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«Face», da Parma al mondo

«Face», da Parma al mondo
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Si chiama Face – volto, in inglese – ed è un centro all'avanguardia pensato e realizzato da due professionisti parmigiani ex compagni di scuola al liceo Romagnosi, Renato Cocconi (ortognatodonzista) e Mirco Raffaini (chirurgo maxillo facciale). Il loro quartier generale è un'ala intera del complesso dell'Euro Torri, ma sono spesso in giro per il mondo: vengono chiamati per tenere lezioni e spiegare la loro tecnica dalle università più prestigiose, come la Boston University, dalle società internazionali di ortodonzia e chirurgia maxillo facciale e dalle accademie di odontoiatria estetica. Ecco i segreti della loro tecnica e del loro successo.

Claudio Rinaldi

crinaldi@gazzettadiparma.net

C'era una volta l'apparecchio, che ha raddrizzato i denti di eserciti di bambini e bambine. C'era una volta e c'è ancora, per fortuna.

Ma c'è anche un viaggio nel futuro, che parte da Parma e fa il giro del mondo. Che cura bocche problematiche o addirittura deformi. Che viene celebrato alla super esclusiva Boston University e, magari, ignorato nel Ducato.

Eppure è una (straordinaria) storia parmigiana al cento per cento. Nata dietro i banchi del Romagnosi e cresciuta poi negli anni. Cresciuta parecchio: fino a far mettere insieme ambulatori, laboratori e uffici per un totale di 1.500 metri quadrati, un’ala intera del complesso dell’Euro Torri, con una cinquantina di medici, chirurghi, ortodonzisti, radiologi, fisioterapisti, informatici, assistenti e collaboratori al lavoro nel Centro. Face, si chiama. Volto, in inglese. Renato Cocconi e Mirco Raffaini sono le menti, ma anche le braccia: ortognatodonzista il primo, chirurgo maxillo facciale l’altro. Teoria e pratica, pratica e teoria, il tutto nel segno dell’efficienza: perché questo centro è solo «fisicamente» nella periferia nord di Parma. In realtà, appena varcata la soglia ci si sente in America, per non dire su Marte. E si pensa a roba da marziani anche vedendo certe immagini di pazienti «prima» e «dopo». Invece, no: solo tanta ricerca e tanta tecnologia.

Una storia lontana

Amici dai tempi del Romagnosi, le due «menti» del Face Ortho Surgical Center. Raffaini, 57 anni, dopo la maturità si laurea in Medicina a Parma, si specializza con Brusati in chirurgia maxillo facciale e si forma (sia per la chirurgia facciale malformativa sia per quella estetica) in alcuni dei migliori centri del mondo: Parigi, Zurigo, Dallas, Los Angeles, Santa Barbara.

Oggi è professore associato all’Università di Firenze ed è considerato un vero e proprio mago del bisturi. Cocconi, 56 anni, si laurea in Medicina e si specializza in Ortognatodonzia all’Università di Milano e va tre anni negli Stati Uniti, per imparare da alcuni dei migliori specialisti americani. «Andrews a San Diego, Arnett a Santa Barbara, Tanaka a Los Angeles, il Roth William Center di Burlingame, in California, dove ho studiato due anni, sono tra i più grandi nomi dell’ortodonzia moderna», spiega.

«Non è che avessi già chiaro in testa cosa fare “da grande”: ma avevo il desiderio di studiare un approccio nuovo ai problemi dell’ortodonzia, senza limitarsi a prescrivere il “classico” apparecchio, e stop».

L’approccio multidisciplinare

L’approccio nuovo è il segreto del successo. «Il risultato del nostro intervento è così naturale che nessuno può riconoscere cosa sia stato fatto – spiegano Cocconi e Raffaini –. La prima parola d’ordine è multidisciplinarietà: siamo cresciuti proprio confrontandoci, prima noi due, poi noi due più altri professionisti, per imparare a vedere ogni lato del problema. Prendiamo la malaocclusione, un problema assolutamente comune: noi studiamo ogni singolo caso nel contesto complessivo dell’estetica e della funzionalità. L’obiettivo è sempre trovare il trattamento più indicato per raggiungere un risultato funzionalmente valido e esteticamente il più naturale e attraente possibile».

Difficile da raccontare: ma certe foto del «prima» e del «dopo» parlano da sole.

E le foto del «dopo», spesso, sono la «prova sul campo» del successo. «Durante i corsi che teniamo, mostriamo alcuni nostri pazienti dopo il trattamento – racconta Cocconi –. E mai, dico mai, nessuno riesce a individuare il trattamento eseguito. Obiettivo di tendere alla naturalezza centrato al cento per cento, quindi».

Il computer simula l’intervento

Il centro dell’Euro Torri è stato aperto nel 2004. «E abbiamo investito da subito sulle tecnologie più all’avanguardia – dicono Cocconi e Raffaini –. A cominciare da quella per la radiografia tridimensionale, che ci permette di simulare virtualmente i trattamenti più complessi». In sintesi: una volta effettuata la radiografia in 3D, si studia la diagnosi con l’approccio multidisciplinare di cui si è detto (analizzando gli aspetti dell’ortodonzia, della chirurgia maxillo facciale e, nel caso, della chirurgia estetica). Si va dai problemi più semplici che vengono risolti con apparecchi ortodontici di vario tipo, alle malaocclusioni su base scheletrica che richiedono interventi coordinati dell’ortodontista e del chirurgo, alle più complesse procedure multidisciplinari.

Un particolarissimo software del computer «virtualizza» il trattamento: simula quello che sarà dopo l’intervento. Quando tutto soddisfa tutti i requisiti di partenza (risultato funzionalmente valido e esteticamente naturale e attraente), si procede.

Parma fa scuola nel mondo

Ogni anno 120 medici da tutta Europa frequentano corsi di aggiornamento al Centro Face. Altri corsi vengono organizzati all’Hotel de la Ville del Barilla center e all’Università di Firenze. E Cocconi e Raffaini vengono ripetutamente invitati in giro per il mondo. Un rapporto speciale esiste da anni con Boston: anche lo scorso dicembre Leslie Will, chairman del dipartimento di Ortodonzia della Boston University (prima, stesso ruolo ad Harvard) ha invitato i due parmigiani a tenere un corso di due giorni (Tema: «Il volto. Come una diagnosi incentrata sull’armonia del viso può cambiare radicalmente il trattamento di problematiche ortodontiche e chirurgiche») per ortodontisti e chirurghi maxillo facciali delle due prestigiose università del Massachusett e della costa Est.

Visto il grande successo del corso, Cocconi e Raffaini sono stati «ingaggiati» come «visiting professor» dal Dipartimento, onore molto raro riservato a pochissimi studiosi stranieri. Nel corso degli anni, non si contano gli inviti a tenere lezioni alle università, alle varie Società nazionali e internazionali di Ortodonzia e Chirurgia maxillo facciale, alle Accademie di odontoiatria estetica (quella statunitense, quella europea, quella internazionale).

Per dare l’idea, questa è l’agenda del 2015 dei due studiosi parmigiani: in marzo corso a Parigi per la Società francese di ortodonzia, in maggio a Firenze, invitati dalla famosa European Academy of Esthetic Dentistry per il suo meeting, in giugno in Lettonia al Congresso delle Società chirurgiche dell’Est Europa, in agosto negli Usa, in Colorado, alla prestigiosa American Academy of Esthetic Dentistry (unico team europeo invitato), in settembre a Londra al congresso mondiale di Ortodonzia (unico team ortodontico-chirurgico invitato), in ottobre a Melbourne al congresso mondiale della International Society of MaxilloFacial Surgery, in novembre in Sudafrica per tenere un corso per la International Federation od Esthetic Societies).

Più vanno in giro per il mondo e più si irrobustiscono le radici parmigiane. Del resto, una delle prime diapositive è sempre quella che mostra Verdi e un bel prosciutto pronto per l’affettatrice («Dobbiamo pure spiegare da dove veniamo», sorridono i due). Tentenna solo una volta, Renato Cocconi, nel raccontare (con più che comprensibile entusiasmo) tutto ciò che il centro Face è diventato.

E’ quando gli si chiede se c’entri, in qualche modo, in tutto quello che ha messo in piedi, la sua grandissima passione per l’arte contemporanea. Lui che ha disseminato sculture e quadri lungo i corridoi del Centro. Lui che usa i tagli di Fontana anche come sfondo delle diapositive delle presentazioni e che cita Platone e l’imitazione della realtà quando parla dei pazienti di Face. «Be’, in qualche modo sì. L’attenzione per il bello. Ecco la cosa in comune tra il mio lavoro e la mia passione».

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