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Scolari malati, certificati medici addio

Scolari malati, certificati medici addio
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Rientro a scuola dopo una malattia: cambiano le regole. Il certificato medico non sarà più necessario. Tutte le novità e i pareri di docenti, medici e genitori.

Patrizia Celi

Tra le novità del nuovo anno scolastico i parmigiani troveranno a settembre anche l’abolizione del certificato medico per la riammissione scolastica in caso di assenza superiore ai 5 giorni. Un provvedimento assunto recentemente dalla Regione Emilia Romagna con la Legge Comunitaria per il 2015. «La norma di semplificazione voluta e approvata dalla Regione solleva pediatri e medici di assistenza primaria da un pesante quanto inutile adempimento burocratico e toglie un obbligo alle famiglie, tuttora imposto nonostante non sia più previsto dal Testo unico delle leggi sulla Pubblica istruzione 297/1994» spiega il consigliere regionale del Pd Massimo Iotti.

L’argomento è delicato perché la nuova norma di fatto trasferisce ai genitori la responsabilità del rientro a scuola dopo un periodo di malattia (anche infettiva). Così, ancor prima che arrivino le disposizioni attuative, la legge inizia a fare discutere genitori e insegnanti.

Favorevoli alla nuova norma regionale sono i pediatri di base, che lamentano il proliferare di certificati il più delle volte inutili e confidano nel senso di responsabilità di mamma e papà. «Capita spesso che, dinanzi a forme lievi di gastroenterite o febbre leggera, la famiglia non ci contatti neppure. Poi passa in ambulatorio per avere il certificato di riammissione e noi dobbiamo redigerlo basandoci sul racconto dei genitori, non avendo seguito il caso. Così il nostro intervento diventa una pura formalità» spiega Emanuele Voccia, pediatra di libera scelta e responsabile provinciale di Cipe (Confederazione italiana pediatri).

Di diverso avviso molti insegnanti e gran parte dei genitori intervistati, che non vedono di buon occhio questo onere, a loro dire potenzialmente pericoloso per la salute degli studenti. «Lasciare a mamma e papà la responsabilità di stabilire se il bambino è guarito non è corretto - dice Chiara, madre dell’adolescente Luca e della piccola Maria, che frequenta la scuola primaria -. Il genitore non ha conoscenze adeguate ed è coinvolto emotivamente. C’è il rischio di sbagliare e recare danno non solo al proprio figlio, ma anche agli altri bambini della classe».

I pediatri però ricordano che i loro ambulatori sono sempre aperti e che, nel dubbio, il genitore può richiedere una visita per il proprio figlio, prima di riportarlo a scuola. «Siamo disponibili, come sempre, per situazioni di reale urgenza o richieste della famiglia - spiega Paolo Bocchia, pediatra e consigliere della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) -. Con questa norma il nostro lavoro scrupoloso potrà così essere concentrato sui casi che effettivamente necessitano di valutazione». «Di fatto ci sono altre forme di vita in comunità, come ad esempio il catechismo e l’attività sportiva, nelle quali il rientro da malattia è già deciso solo dai genitori. Per non parlare poi dei bambini e ragazzi non vaccinati, che vanno a scuola senza problemi, pur essendo un potenziale veicolo di epidemie - aggiunge Voccia -. Quello che serve è un patto sociale con oneri per tutti, basato sul senso di responsabilità».

Tra l’esigenza istituzionale di ridurre la burocrazia e il timore delle famiglie di una minore tutela della salute degli studenti, per ora il dipartimento di Salute pubblica dell’Ausl di Parma non commenta, in quanto la legge è stata deliberata, ma le disposizioni attuative non sono ancora giunte alle Aziende sanitarie. L’Emilia Romagna non è la prima regione a legiferare in tal senso: la Lombardia fu la prima nel 2003; da segnalare la recente sentenza favorevole alla Liguria del Consiglio di Stato (marzo 2014), a seguito del ricorso presentato dai genitori al Tar.

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  • Vercingetorige

    27 Luglio @ 19.05

    LE MALATTIE CONTAGIOSE DEVONO ESSERE DENUNCIATE , dal Medico che fa la diagnosi , all' Ufficio di Igiene Pubblica dell' AUSL La denuncia all' Ufficio di Igiene Pubblica dell' AUSL non è un "certificato per la scuola" . Poi, se volete discutere su quanti Medici facciano la denuncia , e quanti non la facciano , è un altro discorso.......Il "certificato per la scuola" serviva a giustificare l' assenza , non aveva finalità epidemiologiche.

    Rispondi

  • RuizM.

    26 Luglio @ 10.56

    Finalmente. ...

    Rispondi

    • Biffo

      26 Luglio @ 19.09

      Bravo, così chi, prof o alunno, si fosse ammalato di qualche morbo che contagia, quando il bravo bimbo rientra, se lo becca tutta la classe, compresa la tua prole... finalmente. Una mia collega insegnante, che, per fare l'eroina di turno, era venuta a scuola con febbrone da influenza, e se ne vantava poule, era stata redarguita, giustamente, dal preside, e invitata a tornarsene immediatamente a casa.

      Rispondi

  • Biffo

    26 Luglio @ 10.55

    Così, nel vaso di malattie epidemiche, si ammalerà tutta la scuola, compresi prof, presidi e bidelli.

    Rispondi

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