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Epopea parmigiana

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Una rigorosa ricostruzione delle leggendarie giornate dell'agosto del 1922. Quando l'amore per la libertà spinse i nostri concittadini a insorgere contro i fascisti di Balbo. Ecco cosa avvenne davanti e dietro le barricate.

CHRISTIAN STOCCHI

Parma è sempre vivo il mito delle Barricate del 1922. Il contesto storico è quello di un periodo di notevoli tensioni sociali, quando, dopo lo sciopero nazionale proclamato per il primo agosto dall’Alleanza del Lavoro a tutela delle «libertà politiche e sindacali» («contro le violenze fasciste» e «l’indifferenza dello Stato verso di esse»), esplose la violenza squadrista. Per quanto lo sciopero fosse stato sospeso il 3 agosto, la repressione continuò senza sosta e senza concessioni, al punto quasi ovunque fu imposto a forza l’ordine, mentre «in due soli casi le forze popolari riuscirono a respingere l’aggressione delle squadre fasciste: a Parma e a Bari, realtà nelle quali era consistente la presenza anarchica e sindacalista rivoluzionaria, e, grazie a ciò, gli Arditi del popolo mantennero intatta la loro forza, quando non l’ebbero addirittura accresciuta».

Così sintetizza la situazione di quella delicata fase storica (e in particolare di quei giorni) Andrea Staid, docente di Antropologia culturale al «Naba» di Milano, in un libro su un tema forse poco scandagliato dalla ricerca accademica: quello degli Arditi del popolo. E, in queste pagine, trovano ampio spazio sia le vicende di Parma (già in copertina compare l’immagine della Barricata di via Bixio, datata agosto 1922) sia i protagonisti delle barricate. «Gli Arditi del Popolo», saggio pubblicato da Milieu Edizioni (11,90 euro; 130 pp.), è frutto di un’attenta opera di ricerca, che contestualizza e approfondisce, come spiega già il sottotitolo, «la prima lotta armata al fascismo» del 1921 e 1922. Del resto, «l’antifascismo, – premette l’autore – inteso sia come teorizzazione politica che come risposta militare, nasce quasi contemporaneamente alla comparsa dello squadrismo, ma le prime forme di resistenza […] sono senza dubbio meno note di quelle legate alle esperienze della Guerra civile spagnola e della Resistenza».

Già, ma chi furono e che cosa rappresentarono gli Arditi del popolo? Un’organizzazione antifascista sorta, su iniziativa di Argo Secondari, nel 1921 da una scissione dagli Arditi d’Italia, gruppo combattentistico di reduci della Grande Guerra e dell’impresa di Fiume. I membri erano per lo più attivisti comunisti, anarchici, socialisti, sindacalisti rivoluzionari. Il loro scopo? Opporsi alla violenza squadrista.

Dopo avere analizzato lo sviluppo di questa organizzazione e la funzione della stampa anarchica e comunista, Staid, che non dimentica nemmeno di illustrare i simboli dell’arditismo, si concentra per gran parte dell’opera sui fatti di Parma, in cui spicca naturalmente la figura di Guido Picelli, lasciando quindi ampio spazio alla documentazione fotografica. La mobilitazione popolare fu davvero eccezionale e, dopo cinque giorni di intensi combattimenti, risultò vincente sui circa 10mila uomini reclutati (molti anche da fuori Parma) dai fascisti. Nota l’autore che «Parma era, come dice Italo Balbo nel suo diario: “Rimasta quasi impermeabile al fascismo”. E inoltre, dal luglio 1921, operava contro le aggressioni delle squadre nere l’organizzazione armata degli Arditi del popolo, costituita dal deputato socialista Guido Picelli, che reclutava giovani lavoratori soprattutto tra le fila del socialismo radicale e dell’anarchismo».

Caddero tuttavia dietro le barricate allestite dai movimenti popolari Ulisse Corazza, Gino Gazzola, Carluccio Mora, Giuseppe Mussini, Mario Tomba.

La mobilitazione ebbe una grande capacità di coinvolgimento, in quanto «accanto ai trecento Arditi del popolo ci fu la quasi totalità della popolazione», compresi i ragazzi e le donne.Lo stesso Balbo sembrò, come chiaramente si evince dai suoi diari, guardare ammirato all’organizzazione, alla disciplina e al coraggio delle forze popolari, in particolare degli abitanti dell’Oltretorrente.

Il saggio, arricchito anche da un’utile bibliografia, presenta quindi la trascrizione delle diciotto testimonianze raccolte in occasione del sessantesimo anniversario delle barricate, nell’ambito di un progetto promosso da Ancr e Istituto Storico della Resistenza; queste parole restituiscono appieno l’emozione e la straordinarietà di quelle giornate, anche a distanza di tanto tempo (gli anziani testimoni sono stati inoltre filmati nel documentario «Le barricate di Parma», realizzato nel 1983 a cura di Anna Paola Olivetti e Paola Zanetti).

«Come si son fatte le barricate? – ricorda, non senza intensa partecipazione, Virginio Barbieri, che all’epoca aveva soltanto 15 anni - Si son fatte togliendo tutti i ciottoli dalle strade, va bene, facendo le buche e i marciapiedi sulle strade, i marciapiedi di marmo, il marmo ai marciapiedi messo davanti al riparo delle barricate».

«Picelli era il capo, il condottiero, - tiene a sottolineare invece Giuseppe Azzi – e personalmente, senza direttive di nessun partito, Picelli […] ha creato questi Arditi del popolo e li ha fatti funzionare».

Anche in queste pagine, insomma, stanno scritti in modo indelebile l’amore viscerale di Parma per la libertà e, in particolare, l’orgoglio di un quartiere unico come l’Oltretorrente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Luca

    03 Agosto @ 12.18

    letto di tutto e di più sulle barricate a Parma quello che emerge è che Balbo ordinando il ritiro delle 10.000 camice nere evitò un ulteriore spargimento di sangue consapevole che ormai i "rossi" erano stati sconfitti in tutta Italia. Dopo pochi anni (1925) Mussolini venne a Parma in occasione della posa della prima pietra al monumento a Corridoni in oltretorrente acclamato da migliaia di "popolani".... questi i fatti.

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