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Luca Sisti

L'ultimo saluto a Moletolo

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Il dolore della famiglia e degli amici per la morte di Luca Sisti: l'ultimo saluto sarà dato alla Cittadella del rugby di Moletolo con una cerimonia civile.

Mara Varoli

In molti daranno l'ultimo saluto a Luca, alla Cittadella del rugby, a Moletolo: là dove c'era il suo mondo. Per la data si dovrà aspettare l'autopsia, ma quel che è sicuro è che sul campo ci sarà una cerimonia civile, nello stile che avrebbe voluto lui, «senza piangersi addosso» e con tutti gli amici che nel tempo hanno avuto la fortuna di mantenere la fiducia di un uomo schietto ed entusiasta della vita.

E Luca Sisti, morto a 32 anni nell'incidente stradale di domenica mattina a Monticelli, di amici ne aveva davvero tanti.

Il dolore della famiglia

«Un ragazzo che - sottolinea con orgoglio lo zio Fabio Faccini, già presidente di Legambiente e consigliere comunale, oggi presidente della Cooperativa sociale «Cigno Verde» - pur avendo dovuto affrontare prove dure, è riuscito sempre a costruire relazioni importanti. Così come gli avevano insegnato il padre e la madre».

Responsabile delle analisi video delle Zebre, «Luca a 22 anni aveva perso papà Gianni, elettricista e manutentore dell'Hotel Baglioni - continua lo zio -, e due anni fa la mamma Flavia, mia sorella, impiegata ai servizi sociali nel comune di Felino: entrambi morti per malattia. E oggi vedere questa calorosa partecipazione per il suo addio, mi ha fatto capire che Luca aveva conquistato i suoi spazi da persona aperta e positiva, nonostante quel grande dolore che ha dovuto affrontare. D'altronde, l'amicizia è un valore che ha proprio acquisito dalla sua famiglia».

Di mamma Flavia, Luca non aveva solo ereditato lentiggini e capelli rossi, ma anche quella capacità di condividere con gli altri le proprie passioni. E di papà Gianni, un grande tuffatore, l'amore per lo sport e la vivacità, inesauribile.

«Dopo il diploma si era iscritto a Scienze motorie, senza però laurearsi - ricorda zio Fabio -, nonostante Stefano Mari, il suo ex allenatore, avesse insistito tanto perché la terminasse. Per Luca, Stefano è stato come un padre: un supplente sempre presente e un punto di riferimento fondamentale».

L'ex allenatore Mari

«Anche senza la laurea - dice commosso Stefano Mari -, Luca ha avuto una brillante carriera sportiva, in qualità di tecnico. Dal judo a 13 anni, quando l'ho conosciuto, era passato al rugby: era un bambino molto generoso e non mancava mai a un allenamento. Aveva fatto presto a diventare capitano della squadra. E i genitori erano sempre con lui: lo portavano all'allenamento e assistevano alle partire. Ha giocato nel Rugby Parma, fino a 18 anni e ha partecipato alle selezioni regionali».

Una biografia che esce a singhiozzo, il giorno dopo lo schianto contro quel grosso palo della luce, che a pensarci fa venire i brividi. A 500 metri da quella casa che gli aveva regalato uno zio acquisito, zio Cirli. Sì perché Luca era nato a Parma, cresciuto in borgo San Giuseppe e poi in quel quartiere, il Rione Colombo, dal forte senso di comunità. Solo da qualche tempo si era trasferito a Monticelli.

Il ragazzo con il sorriso e con una carattere non comune, tant'è che se gli chiedevi «Come va?», lui rispondeva sempre «Tutto bene».

«Ho imparato da lui»

«Luca non aveva bisogno di dimostrare nulla - continua Stefano Mari -. Era spontaneo. E il rugby era stato per lui una scuola importante. A 18 anni in un incidente in motorino si era rotto una gamba e così ha smesso di giocare e ha iniziato a fare l'allenatore con i bambini e con gli under16. Era entrato anche a Giocampus: un entusiasta allo stato puro e un grande catalizzatore di interessi. E con l'Accademia federale aveva avuto l'opportunità di diventare videoanalyst delle Zebre, sviluppando una professionalità riconosciuta a livello internazionale. Un lavoro che lo portava spesso in giro per il mondo e quindi che gli aveva insegnato ad essere autonomo e libero, come voleva lui».

Un ragazzo immediato, con un sorriso non fine a se stesso, ma che diceva tanto. E cioè «che la vita - conclude Stefano - va affrontata nel migliore dei modi, con ottimismo. La sua non era superficialità. E io - si ferma Stefano - ho imparato da lui: gli volevo bene».

Volta del Giocampus

«Per noi oggi è stata una giornata impegnativa - interviene Elio Volta, coordinatore del progetto Giocampus -. Da un lato c'erano i bambini da intrattenere, così come avrebbe voluto Luca, e al tempo stesso la grande difficoltà emotiva. Per noi è stata una colonna portante. Era vice responsabile di Giocampus Estate, per l'animazione e per l'accoglienza del mattino: era il primo a divertirsi con i bambini e a travestirsi. Riusciva a trasmettere a tutti la gioia di vivere. Era l'angelo dei piccoli. Senza parlare degli istruttori, per i quali era una figura fondamentale. Da bravissimo sciatore, è stato importante anche per il progetto Neve. E se a Giocampus è stato portato il rugby è merito suo. Ci è sempre stato vicino: riusciva ad abbinare una grande professionalità a una carica di umanità e simpatia. Luca era un numero uno».

L'ultimo saluto

Dopo la cerimonia civile alla Cittadella del rugby, Luca sarà cremato, così come è stato per mamma Flavia e papà Gianni. Ma il suo spirito sportivo, la sua capacità di relazione e quel sorriso non saranno dispersi, ma saranno conservati e serviranno da esempio per altri giovani e per altri giochi che verranno sul campo della «sua» Moletolo. Magari con una borsa di studio.

Il ricordo degli amici Redolfini, Bricoli e Allodi

Gli amici erano la sua seconda famiglia. «Luca Sisti dava tanto e non pretendeva nulla»: è diretto Luca Redolfini, giocatore del Rugby Reggio e prima delle Zebre, che ha trascorso con Sisti l'ultimo sabato sera.

«Dopo cena, mi ha raggiunto a casa e poi con altri amici siamo andati a fare un giro in un locale della provincia. Alla fine, ci siamo salutati e mi ha detto: "Vado a casa, domani vado in Francia per un'amichevole" - continua Redolfini -. Poi, alle nove di mattina sono venuti a casa mia alcuni giocatori delle Zebre per darmi la tragica notizia. Non riuscivo a realizzare, non sapevo cosa pensare. Tanto silenzio. E pensavo alla serata prima: una serata tranquilla, dove non sono mancate le risate. Perché quando pensi a Luca, non si può fare a meno di sorridere».

«L'ho conosciuto tre anni fa sul lavoro - continua Redolfini -. C'è stato subito un ottimo rapporto che si è approfondito fuori dal campo e siamo diventati amici nella vita. La sua dote era di entrare nel cuore delle persone. Con qualsiasi persona riusciva a trovare il modo per entrare in sintonia: in ognuno degli amici cercava un tassello per ricomporre la sua famiglia».

Anche Tommaso Bricoli del Rugby Reggio non si dà pace: «Sono cresciuto nel Rugby Parma e quindi ci conoscevamo sin da piccoli. Il nostro rapporto è diventato più intenso dieci anni fa: da lì è stato un crescendo che ci ha portato ad essere fratelli. Era una persona a cui la vita non ha riservato momenti felici, tuttavia ha sempre mantenuto una personalità forte e un egocentrismo abbastanza spiccato. Era più predisposto ad aiutare che ad essere aiutato. Prima venivano gli altri e poi se stesso». Simone conosceva Luca dall'età di 5 anni, da quando Sisti si era trasferito con la famiglia in via Pietro Zani 14, a San Leonardo: «Lui abitava al secondo piano, io al terzo - racconta Simone Allodi -. E con gli sguardi da bambini è iniziata la nostra amicizia. Giocavamo e bisticciavamo, vivevamo insieme, ma la cosa bella è che io essendo più grande avevo sempre il sopravvento. Quando però Luca ha iniziato a giocare a rugby e ad avere una certa stazza, i ruoli si sono capovolti. Da grandi, la sua camera da letto era il ritrovo di tutti gli amici: i genitori gli avevano insegnato che le porte sono sempre aperte. Perché i suoi genitori erano come lui: generosi e altruisti. Una famiglia accogliente, che sapeva sacrificarsi per gli altri. E Luca sapeva farsi volere bene: un fratello non si dimentica». M.V.

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