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«Così troviamo l'ecstasy»

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Una notte nelle discoteche dove vanno i minorenni. Una notte per capire se anche nel Parmense gira l'ecstasy tra i ragazzini e quanto alzano il gomito e si «fanno» di alcolici gli under 18. Assieme al giornalista della Gazzetta, ci sono gli operatori dell'Unità di strada.

Chiara Pozzati

«Morire per una pasticca di ecstasy? Succede. Soprattutto se sei nuovo e vuoi fare il superuomo». Matteo (il nome è di fantasia) è parmigianissimo, ha 23 anni, lo incontri in un locale normale. «Dieci anni fa ho iniziato con le canne, poi ho fatto un periodo nero: la mia morosa storica mi ha mollato e mi sono dato alla “roba pesa”. Però sono riuscito a chiudere con la bamba, ora mi diverto, ma senza esagerare».

Ancora una discoteca, ancora anfetamine, ancora storie di giovanissimi che si giocano la vita per una dose di droga, per provare una volta l’effetto che fa o perché «una storia va a farsi benedire, e ci stai male come un cane». E non immaginatevi il caotico e «sfavillante» mondo del divertimento notturno romagnolo o pugliese, qui abbiamo girato per Parma e provincia in un ordinario weekend di sballo. Non è nemmeno una vera discoteca quella in cui approdiamo insieme ai ragazzi dell’Unità di strada dell’Ausl. Una squadra – nome in codice «Dal tramonto all’alba» - abituata ad accogliere con discrezione confidenze, a snocciolare consigli senza mettersi in cattedra, a offrire la possibilità di sottoporsi all’alcol test, informarsi sulle nuove droghe. E magari accaparrarsi caramelle gommose, cracker per tamponare gli effetti dell’alcol, succhi di frutta e preservativi.

Il tour inizia in provincia, anche se tutti i ragazzi concordano: «Ci sono tre locali (e si tratta anche di circoli non solo discoteche) in città, dove si trova di tutto. Specialmente anfetamine». Ne parlano tranquillamente anche con una sconosciuta che li riempie di domande. Ma è così semplice trovare questa roba? Anche le droghe sintetiche? «In realtà dipende molto dai posti in cui vai. Tieni conto che quella roba è consumata soprattutto nei locali che fanno musica thecno, dove i bassi ti battono dentro e amplificano l’effetto della sostanza – ti racconta invece Giovanni, colto, poliglotta, che giura di esser pulito, «eccetto l’alcol s’intende» - In alcuni locali c’è proprio lo “spacciatore autorizzato”, quello che viene lasciato entrare. Tutto a patto che non venda all’esterno. In altri casi scatta il passaparola: vedi uno fatto, ti avvicini e gli chiedi se ha qualcosa. Se ce l’ha te la passa per fartela provare, se no ti spedisce direttamente dal pusher di turno. Ti accorgi di chi la assume anche dall’abbigliamento: spesso indossano i jeans. C’è uno spazio mini all’interno delle tasche anteriori in cui spezzettano le pastiglie. Poi, all’occorrenza, ci infilano il mignolo, se lo portano al naso, sniffano e continuano a ballare».

L’identikit di un pusher? «Quasi sempre uno col marsupio in pista. Comunque oggi senza cellulare e Facebook non fai niente». Ma qual è la mappa dei locali a rischio? Il pensiero è generale: «In quelli chic trovi soprattutto la coca e non si assume più solo in bagno. Lo smartphone si trasforma in una superficie su cui tirare. Poi ci sono quelli sparsi nella vasta zona della via Emilia o verso la Bassa, di pasticche eccome se ne girano».

Intanto la serata decolla. Vedi nugoli di ragazzini che fanno avanti e indietro dal parcheggio – una location dovunque ideale per lo scambio – alcol che trabocca da caraffe zeppe di cannucce. Due diciassettenni fanno l’alcoltest: il verdetto è inquietante. Il primo ragazzino, più simile a un 14enne nonostante si affanni a sostenere il contrario, soffia e il dispositivo schizza. Siamo a 1,9, circa quattro volte il limite consentito e una faccetta quasi orgogliosa di fronte agli amici. Il secondo è 1,4. Dosi da cavallo che non spaventano poi più di tanto: «In fin dei conti mica guidiamo noi». E le ragazze non sono da meno: il copione è quasi invariato con una risposta diversa: «Fintanto che non ho la patente posso fare il pieno, poi più». C’è anche chi arriccia il naso: «Ma come sono venuto qui al banchetto dell’Unità di strada, ho provato prima e l’alcoltest segnava 0,14. Sono tornato a bere, tanto non guido, e livello di alcol si è alzato così poco? Allora ho speso altri 15 euro per niente». L’alcol non spaventa, ma tantissimi liquidano il pesante tributo di giovani morti dei giorni scorsi con un «mi dispiace, ma sembra proprio che se la siano cercata».

PARLA UN EX TOSSICODIPENDENTE

Trentotto anni, una crocchia di capelli rasta, tatuaggi fin sulle nocche e un fedele compagno a quattro zampe, Liam, che non lo perde mai di vista. Ecco l’altra faccia della medaglia. Dopo il viaggio nelle notti da sballo under 18, c’è l’incontro con Francesco (il nome è di fantasia) un habitué del Drop in center, il servizio dell'Ausl che si occupa di dipendenza. Siamo nell’avamposto di speranza, per tossicodipendenti e alcolisti adulti che non hanno contatti costanti con i servizi di cura dell’Ausl.

«Io andavo ai rave party, da quando avevo 16 anni. Qui a Parma sono pochi, sporadici, c’è qualcosa soprattutto nell’Appennino o nella Bassa. E’ stato allora che ho provato acidi e pastiglie. E’ stata un’escalation: prima ne facevo uso solo in pista, poi ho cominciato tutti i giorni, sono arrivato fino a 13 pasticche in una botta sola». Ti rovescia addosso il suo curriculum, con calma, senza mai smettere di guardarti negli occhi.

«L’ho fatto per provare. Non ero depresso, tantomeno annoiato. Erano gli anni ‘90. Oggi sono pulito da quasi quattro anni e l’unica cosa da dire ai ragazzi è occhio. Occhio a quello che fumate, sniffate, mangiate, sorseggiate. Non si può mai sapere fino in fondo cosa c’è dentro quella roba».

E ai genitori? «I segnali per accorgersi di quello che sta succedendo a vostro figlio ci sono. Soprattutto gli sbalzi di umore. Diventano improvvisamente affettuosi, avvezzi ad abbracci e baci anche senza un motivo apparente. O, viceversa, irascibili o inclini a scatti d’ira – anche violenti- incontrollabili».

Da un morso a una merendina e fa un passo indietro: «Non si inizia dal nulla con le droghe sintetiche, o almeno per la mia generazione non è stato così. Prima cominci con le canne, quindi cerchi coca e anfetamine, poi incappi nell’eroina. Nel mio caso è stata quest’ultima a rovinarmi. Prima dei 21 anni non l’ho toccata, poi sono arrivato a bucarmi. E quello significa raschiare il fondo».

Ma come faceva a mantenersi? «Dopo la terza media ho iniziato a lavorare come saldatore, quindi ho frequentato un corso per diventare perito elettromeccanico. Una pasta negli anni novanta ti costava 30 mila lire, oggi ti bastano 10 euro per prenderti una capsula, con all’interno meno di un grammo di roba. Uno dei motivi per cui ho iniziato a bucarmi è stato proprio per risparmiare. Se fumi l’eroina l’effetto dura meno e ti serve una quantità maggiore per avere gli stessi effetti». Però è finito in carcare ed ha pagato («puoi dirlo forte») le sue colpe: «Sono finito in cella quattro volte, per furto, rapina, una volta anche spaccio e tutto era legato alla droga».

Ma perché provare e finire alla deriva? «Per curiosità, non è sempre vero che serve un motivo». Anche se la vita di Francesco non è sempre stata semplice: «Mio padre è morto di overdose, a quei tempi stavo a Milano e abitavo coi miei nonni. Ero diventato il figlio del quartiere e in tanti cercavano di tenermi lontano da giri pericolosi. Poi sono arrivato a Parma, per abitare con mia madre che nel frattempo si era rifatta una vita con un altro uomo. Qui sono entrato nel tunnel».

«Oggi gli spacciatori lavorano solo col cellulare o via Facebook, oppure se conosci un tossico ti fai accompagnare direttamente dal venditore». Francesco è pulito «ma combatto ogni giorno per non ricaderci e comunque sono schiavo del metadone, ecco perché voglio mettere in guardia i ragazzi». ch.poz.

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  • Giovanni Ferrari

    17 Agosto @ 17.08

    sembra LERCIO!!!

    Rispondi

  • marco

    17 Agosto @ 13.58

    articolo completamente inventato, su tutte le assurdità scritte queste sono le più belle.."tre locali a parma dove si trova sempre di tutto"...è falso,infatti ben si guardano a fare nomi....e poi assurdità che solo un 90enne di S.Maria del taro può crederci...."gli spacciatori indossano sempre i jeans"..anche questa fa molto ridere..."lì puoi riconoscere dal marsupio"...sempre più redicoli...

    Rispondi

    • 17 Agosto @ 15.11

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - 1) Impara l'educazione. Per stavolta ti ho tolto gli insulti, la prossima lascio fare al cestino 2) Ma cestinandoti avrei sottratto ai lettori questa lezione di arroganza e di aria di superiorità. Ovviamente con firma anonima... 3) Oppure sei così ferrato in materia che il prossimo articolo sull'argomento dovremmo affidarlo a te...?

      Rispondi

      • giuseppe

        17 Agosto @ 16.44

        @ Marco: il solito gestore di pub o discoteca che si affanna a difendere l'indifendibile? Che tristezza...

        Rispondi

        • marco

          17 Agosto @ 20.50

          Non ho scritto nessun insulto e infatti il post non è stato tagliato in nessuna parte ..quindi non capisco perchè dovete dire "per stavolta ti ho tolto gli insulti". l'inchiesta è totalmente falsa,riconfermo,sono pronto a discuterne quando volete con la giornalista..infatti avete evitato di mettere i nomi dei locali,e i nomi dei volontari citati sapendo che dopo avreste dovuto dimostrare quello che avete scritto. ovvero il falso condito da luoghi comuni e assurdità. ..Ma davvero volete farci credere che gli spacciatori li puoi riconoscere dal marsupio ??? e la parte dove dice che portano i jeans per tenere le pastiglie triturate nella taschina anteriore cosicchè possano infilarci il mignolo per poi tirare su la polvere dal naso mentre ballano?? Falsità al limite del redicolo.

          Rispondi

        • 17 Agosto @ 20.57

          REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Su una cosa devo darti ragione: non aveva salvato la cancellazione dell'insulto, che ti qualificava abbinandoti allo striscione squadrista che ci faceva le stesse accuse su una vicenda che (se non ricordo male) è invece poi stata confermata, almeno per ciò che abbiamo scritto, e sta andando avanti nel suo iter giudiziario (che ovviamente non significa che ci siano già colpevoli, ma solo persone accusate, esattamente come scrivevamo noi "pennivendoli"). Quanto al resto, ti vedo decisamente informato sul tema: il prossimo reportage lo affideremo a te. Però ricordati: sul nostro "ridicolo" giornale non basta un comodo nickname, ma occorre il coraggio di metterci nome e faccia. A costo di vederlo poi finire su uno striscione degno del peggiore squadrismo. Da chi dà tante lezioni e patenti di obiettività, avrei preferito anche vedere l'onestà intellettuale di chiedere scusa per quel gesto, degno del famigerato ventennio.

          Rispondi

        • marco

          18 Agosto @ 13.31

          Non capisco perchè date per scontato tutte le volte che sia uno del sovescio a scrivere,mai stato più lontano da esso...invece di rispondere sui miei punti? Forza fuori i nomi dei locali!! paura di querele?? no perchè anche sentendo i ragazzi dell'unità di strada quelle cose assurde e redicole non sono mai state dette!!!

          Rispondi

        • 18 Agosto @ 15.41

          REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Prima domanda: perchè il "pennivendola" ti qualifica allo stesso livello di quello striscione. Seconda domanda: è ovvio che in un articolo del genere non si fanno i nomi dei locali, perchè saresti sicuramente querelato e non potresti dimostrare di avere ragione solo basandoti su una racconto di un terzo, che anche se vero non sarebbe dimostrabile con prove. Terzo: a te come ad altri piace pensare che in Gazzetta ci alziamo il mattino e ci inventiamo storie e notizie. Tu pensi che un giornale così durerebbe a lungo, in una città in cui alla fine si sa tutto di tutti ? Quarto: è giustissimo criticare un giornale, e anche il nostro può offrire mille motivi per farlo. Ma provate una volta buona a tirarvi via quello strato datatissimo di pregiudizio anni '70 e quelle frasette preconfezionate (Vedi "pennivendola" a una collaboratrice precaria...): ecco, è in questo che sei simile a quelli dello striscione fascistamente vergognoso.

          Rispondi

        • marco

          19 Agosto @ 10.16

          Voi smettete di scrivere articoli falsi,ripeto i ragazzi dell'unita di strada,a detta loro,quelle cose non l'hanno mai dette!! secondo me lei non ha neanche letto l'articolo se no qualche dubbio gli sarebbe salito visto la cosa assurda dei jeans e del marsupio..ripeto..i ragazzi dell'unita di strada ,che io consco,non hano mai detto certo cose,e sono stati prorio loro a dirmelo...Le vostre fonti non confermano la vostra storia. Articolo inventato.

          Rispondi

        • 19 Agosto @ 12.34

          REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Non ci sono solo le testimonianze degli operatori di strada: quindi comunque parlare di articolo "inventato" la dice già lunga sull'obiettività con cui stai affrontando l'argomento. Quanto agli operatori di strada, se a loro sono state attribuite cose non dette, possono benissimo inviare alla Gazzetta una rettifica , che per legge sarebbe pubblicata. Ma, alla faccia del tuo "smettete di scrivere articoli falsi", alla Gazzetta non capita spesso di dover pubblicare rettifiche o smentite. Proprio come nel caso dello striscione squadrista, nonostante i termini fossero molto simili ai tuoi.

          Rispondi

  • giuseppe

    17 Agosto @ 12.01

    Federicot: non ti va bene il militare? Benissimo, allora facciamo finalmente LAVORARE in fabbrica o nei campi sotto il sole questi imbecilli: vedrai che si schiariranno le idee!

    Rispondi

    • Antonio

      17 Agosto @ 17.23

      fatemi lavorare a me in fabbrica o nei campi, visto che ho una laurea magistrale 110 e lode e sono due anni che sono disoccupato

      Rispondi

  • RENZ

    17 Agosto @ 10.28

    R E N Z

    ... 21 anni è ancora OGGI il limite x acquistare alcolici negli USA. In Italia, la prima birra in pizzeria l'ordinai che avevo 11 anni sebbene Il limite in IT sia sempre stato a 18 (e non mi sono "bruciato"... ma questa è un'altra storia)

    Rispondi

  • RENZ

    17 Agosto @ 10.01

    R E N Z

    In California, mitica terra della tolleranza e di Charles Bukowky, Sono andato la prima volta all'età di anni 23. in un dinner "on the road": mi hanno chiesto la carta d'identità per dimostrare un'età superiore ai 21 anni, perchè avevo ordinato una birra, Quando ho superammo di poco, senza avvedercene, le 65 miglia all'ora (105 Km/h) in una highway a 6 corsie, due poliziotti in moto ci hanno seguiti, fermati e caldamente invitati a non superare il limite (niente multa, solo un convincente avviso)

    Rispondi

    • federicot

      17 Agosto @ 10.11

      federicot

      e infatti là nessuno si droga, tutti rispettano i limiti...Non ci nono omicidi, furti , rapine. MIAMI....florida tra le capitali del malaffare e una delle città a maggior tasso di delinquenza al mondo. Magari fai esempi un po' più calzanti, credo che da questo punto di vista abbiamo poco da imparare dagli americano. La stessa pena di morte non sembra essere molto efficace, visto che omicidi e serial killer abbondano.

      Rispondi

      • RENZ

        17 Agosto @ 16.05

        R E N Z

        Guarda che se gli USA praticassero il sistema "all'Italiana" sarebbero come il MESSICO, la COLOMBIA e il VENEZUELA. Non ci vuole molto a fare i raffronti. La "severità" USA, pur fra imperfezioni e carenze, è alla base del modello di convivenza delle democrazie anglosassoni / protestanti. Sistema pessimo... ma tutto sommato migliore di tutti gli altri (come disse Churchill)

        Rispondi

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