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Lutto

E' morto Guido Sani, uomo di sport

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E' morto Guido Sani, uomo di sport e storico collaboratore della Gazzetta. La sua vita, le sue passioni, il ricordo del mondo dello sport parmigiano.

Roberto Longoni

«Eh, grande!». Affabulava fino dal saluto: un punto esclamativo nello sguardo e uno nella voce, Guido tra le doti aveva anche quella di far sentire in fuga dalla mediocrità perfino chi fa fatica a stare nel gruppo. Guido che batteva a macchina con la mano superstite e che correva con un polmone in più degli altri. Lo stesso necessario al guizzo per quel gran parlare, magari inventando, perché la vita anche di questo ha bisogno per essere più vera. Guido Sani è morto ieri mattina, alle Piccole Figlie. Immobile in un letto, si è spento al termine di una sorta di maratona al rallentatore che ha avuto un'accelerazione finale alle 5. Ci ha lasciato soli, dopo un lungo cammino in comune. Stasera alle 21 nella chiesa dello Spirito Santo di via Sant'Eurosia si terrà il rosario; i funerali domani alle 10. Sani era stato dipendente di Banca Monte, podista di buon livello, preparatore atletico per il rugby e per il calcio locali. Ma per noi era e resterà una pagina vivente del giornale: scritta dalla passione per lo sport e dal bisogno di condividerla. Era nato 82 anni fa in via Cantelli. Sopravvissuto alla guerra, rischiò di morire nei primi tempi della pace, dodicenne. Dopo il 25 aprile, con i compagni d'avventura trovò un ordigno inesploso in Cittadella. Chi dice che Guido si sia «limitato» a toccarlo, chi che abbia cercato di forzarlo, per prelevare la polvere da sparo dal suo interno, nella speranza di rivenderla. Come siano andate le cose forse non lo ricordava nemmeno lui, a furia di raccontare versioni diverse. Di certo c'è solo lo scoppio, che procurò ferite a tutti quegli sciuscià nostrani. Guido per mesi fu più di là che di qua, il corpo devastato dalle schegge e l'avambraccio sinistro dilaniato. Ma fu forte nell'aggrapparsi alla vita. E la stessa energia dimostrata nella lotta con la morte l'avrebbe poi aiutato in un'esistenza tutt'altro che facile. Mai una volta che qualcuno l'abbia sentito commiserarsi: Guido era il primo a ridere del suo arto di legno coperto dall'immancabile guanto di lana grigio. Lui, figlio unico di Piera, attrice di prosa, dalla madre aveva preso la propensione all'improvvisazione, alla recita, all'invenzione di palcoscenici nella quotidianità. Quante storie sarebbero nate da quel braccio perduto. E quanti scherzi: da accompagnare con lo stesso riso, fatti o subiti che fossero. Scherzi da spogliatoio o da spazi aperti. Come durante una gita al mare, quando l'allegra brigata si mise a gridare «c'è un morto che spunta» attorno alla protesi piantata nella battigia. Ma le gambe (pur se a loro volta segnate dalle schegge) Guido le aveva ancora. Adatte allo sport, sotto un corpo e una mente animati dalla voglia di riscatto. Longilineo e determinato, Guido si scoprì portato alla corsa: a quella che porta dritto dritto nel sacrificio. Ventenne, è in braghette e canotta, mezzofondista di punta della Libertas Parma e del Diana Piacenza. Partecipa a trofei importanti; gareggia anche al fianco di Ottavio Missoni. Lo incontrerà dopo anni, per caso, su un campo di atletica. Finito l'allenamento, lo stilista apre il bagagliaio dell'auto, allungando un maglione all'amico parmigiano. «Fai il rappresentante?» domanda Sani, che nulla sa di moda. «Più o meno» risponde l'altro. «C'era un vecchio amico al campo. Mi ha regalato questo» fa Guido alla moglie, mostrandole il maglione al rientro. «Ma è di Missoni» esclama Rina. «E tu come fai a saperlo?» Si erano detti sì nel 1965, Rina e Guido: il destino li ha divisi a poche settimane dalle nozze d'oro. Dalla loro unione sono nati Federico, 48 anni, insegnante di educazione fisica, e Matteo, 44, coltivatore. Sani si era sposato qualche anno dopo essere stato assunto alla Banca del Monte. E' soprattutto nella filiale tra via Trento e via Venezia che Guido presta servizio. Ed è qui che un giorno, in una brutale rapina, un bandito rinchiude lui, i colleghi e i clienti in una stanza, prima di lasciar cadere le chiavi sul pavimento, fuori portata degli ostaggi. «Datemi le cinture» intima Sani, non appena il rapinatore esce di scena. Gli altri obbediscono sbigottiti: le cinture unite diventano una corda lunga il giusto perché la mano di legno arrivi ad afferrare la chiave. L'allarme scatta in fretta, e il malvivente finisce in manette. Quando non lavora e non è impegnato a guastare la festa ai rapinatori, Guido fa quel che più gli piace: corre e fa correre. Ultraquarantenne, dopo aver chiuso anche con le gare dei master, diventa preparatore atletico. Dedicandosi alla palla ovale per la Rugby Parma (pronto alla mischia a sua volta: sul treno per Roma rischia di azzuffarsi con Mike Bongiorno) e al calcio, per il Monticelli, il Sala Baganza, la Langhiranese e i giovani dell'Inter Club. Un impegno che, tra i vari premi, gli frutta anche quello per meriti sportivi del Comune di Parma. Una volta in pensione, intanto, Guido si scopre cronista sportivo: non c'è evento podistico o gioco studentesco che non lo veda con la penna in mano. Si concede anche una sortita gloriosa in un campo non suo: in vacanza al camping di Sarzana intervista il regista Ermanno Olmi, e firma una pagina sulla Gazzetta. Ma presto torna ai suoi, di campi: polverosi e sudati. Trent'anni di passione nella passione, a contagiare il prossimo. Fino agli ultimi recenti articoli. Fino agli allenamenti della squadra dei Besiò, le vecchie glorie della Rugby Parma, l'inverno scorso. Solo il taglio dell'ultimo traguardo, solo l'arrivo all'ultima meta potrà tenere ferme le sue gambe e la sua penna. Che di là, vedendolo arrivare di corsa, lo salutino con un «Eh, grande Guido!».

Alla famiglia di Guido l'abbraccio di tutta la Gazzetta.

IL CRONISTA DALLA PARTE DELLO SPORT VERO

Claudio Rinaldi

Ci sono tanti motivi per i quali noi della Gazzetta porteremo per sempre Guido Sani nel cuore. Le migliaia di articoli che ha scritto in tanti anni, l’impulso che ha contribuito a dare all’atletica (che adorava), al running e a tante altre discipline, il suo entusiasta spirito di appartenenza alla «squadra». L'allegria che portava in redazione quando veniva a trovarci (spessissimo, fino a non tanto tempo fa). Diciamolo: anche per le storie inventate che raccontava si faceva voler bene. Quelle sul braccio di legno, sopra a tutte. Più si accorgeva dell'imbarazzo dell'interlocutore e più le raccontava grosse, su come aveva perso il braccio. Le versioni più gettonate erano due: di lui che si era auto-menomato, mettendo il braccio su una rotaia mentre passava un treno, per non andare alla Campagna di Russia, alla quale era stato destinato. O quella dello squalo che lo aveva aggredito, strappandogli il braccio con un morso, e che lui era riuscito a mettere in fuga prendendolo a calci e pugni. Ci ha fatto ridere infinite volte, con la storia della rapina in banca e con quella della proverbiale gaffe con Missoni. Non si poteva non volergli bene, a Guido. Nemmeno quando faceva pressing per ottenere una colonna in più per un suo pezzo sui Giochi della gioventù, o su una gara di podismo. O se la sua prosa non era quella di un principe della penna.

A proposito di Giochi della gioventù (e di Campionati studenteschi) è grazie a lui se sono cresciuti tantissimo, anno dopo anno, pagina (della Gazzetta) dopo pagina.

Gli abbiamo voluto bene, e lo porteremo sempre nel cuore, per la passione che ci metteva, per l'amore per lo sport - quello vero, pulito - che trasmetteva con i suoi infiniti aneddoti, per essere sempre «sul pezzo», a qualsiasi ora, quando la Gazzetta lo chiamava. E anche fuori dal lavoro: se un amico podista gli chiedeva un consiglio, o magari un po' di compagnia per un allenamento lungo e impegnativo, lui c'era. Sempre. Gli abbiamo voluto bene per tutti i sorrisi che ci ha regalato. Per la generosità e per il senso dell'amicizia.

IL RICORDO DEL MONDO DEL RUGBY

Paolo Mulazzi

Guido Sani è stato amato da tutti coloro che hanno avuto a che fare, poco o tanto, con lui nell’ambiente della palla ovale gialloblù.

Non si poteva non volergli bene, perché lui voleva bene a tutti. Arrivò alla Rugby Parma nella stagione 1971-72, stagione di grandi novità: Sani fu il nuovo preparatore atletico, portato in gialloblù da un altro grande compianto, Paolo Quintavalla, che ne assunse la guida tecnica con Giancarlo Dondi appena eletto presidente: «Avevamo pochi mezzi ma ci si divertiva; eravamo amici e questo era importante. Ogni tanto mi veniva a trovare per scambiare quattro chiacchiere. Era una persona cui non potevi non voler bene».

Uno dei rugbysti passato sotto le sue cure è stato Marcello Bersellini, poi futuro presidente della Rugby Parma, che lo volle come preparatore anche a Viadana quando là andò ad allenare: «Per me era quasi un fratello maggiore; una persona incredibile, di grande umanità. Metteva molta passione nel suo lavoro ed era quasi più un confidente che un preparatore atletico. Gli abbiamo fatto un mare di scherzi: una sera stavamo facendo un allenamento nel campo adiacente al vecchio “Lanfranchi” di viale Piacenza, c’era una nebbia fittissima, gli abbiamo rubato l’arto artificiale che aveva nello spogliatoio piantandolo in mezzo al campo melmoso e lui: “Maledetti!” ma sempre col sorriso tra le labbra».

C’era anche l’azzurro Marco Pulli, poi allenatore gialloblù, in quel periodo ma la sua conoscenza data ancor prima degli anni ‘70, nella disciplina per eccellenza di Guido: «L’ho conosciuto alla Stella Azzurra: io facevo i 400 e gli 800 metri, lui era alle ultime gare; poi l’ho ritrovato alla Rugby Parma. Aveva un umorismo, mai greve, coinvolgente che cementava il gruppo. Abbiamo perso un amico e un grande sportivo, una persona alla quale è impossibile trovare un punto negativo».

Sani, negli ultimi tempi, era vicino alla squadra Old gialloblù. Giacomo Banchini, nel direttivo del Club dei Cuori Gialloblù di cui fanno parte anche alcuni ex giocatori che si dilettano appunto con gli Old, lo ricorda: «Con molta emozione, lo conoscevo da più di 40 anni. Un positivo uomo di sport; una persona onesta, amante dei giovani, dello sport, pieno di ironia: ci ha fatto passare degli anni stupendi».

IL RICORDO DEL MONDO DELL'ATLETICA

Laura Ugolotti

Il suo sorriso, la gentilezza e la passione sconfinata per lo sport. Chi lo ha conosciuto, Guido Sani se lo ricorda così: allegro, disponibile e con la battuta sempre pronta. «Era un grande entusiasta, della vita e dello sport: credeva nei suoi valori più veri – racconta Gianfranco Beltrami, medico sportivo federale –. Aveva un bellissimo rapporto con i giovani, era capace di annullare qualsiasi divario generazionale, forse anche perché era sempre sorridente». Beltrami ha conosciuto Sani molti anni fa, «da quando ho iniziato a frequentare il mondo dello sport, che io mi ricordi lui c’è sempre stato». «L’ho visto l’ultima volta in primavera. Aveva l’abitudine, quando lo incrociavo in bicicletta, di invertire la marcia per venirmi a salutare. E lo fece anche quella volta». Matteo de Sensi, presidente Fidal regionale ha conosciuto Guido Sani quando, da bambino, ha iniziato a giocare a Rugby. «Per lo sport e per gli sportivi era un punto di riferimento, un compagno, una guida. La città gli deve tanto e il Cus è orgoglioso di avere fatto la sua storia anche grazie a lui». Anche Rossano Rinaldi, oggi presidente del Parma Baseball, ha condiviso con Guido Sani un periodo al Cus Parma: «L’ho conosciuto all’inizio degli anni ‘90, quando sono stato presidente, e nonostante la differenza di età è nata un’amicizia che poi è durata nel tempo. Quando dirigevo la sezione Atletica ci incrociavamo spesso in pista. “Tu di atletica non ne sai niente”, gli dicevo sempre per prenderlo in giro, ma la verità è che lui amava lo sport: tutto lo sport, soprattutto quello minore, come il baseball. Fu un grande tifoso della nostra squadra: ogni anno gli regalavo l’abbonamento e veniva a vedere tutte le partite. A volte veniva a fare il guardialinee: mi faceva sorridere ma ci teneva tantissimo. Allegro, sempre disponibile: era una gran brava persona. E non solo perché adesso non c’è più». E chi ha avuto la fortuna di conoscere Guido Sani sa che lo era davvero. Ieri la notizia della sua scomparsa ha lasciato senza parole il mondo del podismo che per anni ha frequentato e raccontato. «Senza di lui non si sarebbe parlato di questo sport in tante occasioni – dice Graziano Berti segretario dell’Atletica Manara -. C’era sempre e tutti gli volevano bene». «Per me era quasi un nonno – aggiunge Carolina Baldi, portacolori dell’Atletica Casone Noceto, che spesso Guido ha intervistato -. Mi incitava, mi incoraggiava. Era una persona speciale». «Quando è nata la nostra squadra, 12 anni fa – racconta Fabrizio Mattioli del Circolo Minerva – lui era il cronista di punta di questo sport e fino a che ha potuto ha continuato a seguire le gare, anche per questo era benvoluto da tutti». «Una gran bella persona – lo ricorda Andrea Fanfoni della Polisportiva Torrile -: intelligente, ironica e dal grande cuore. Faceva tenerezza vederlo alle gare con il freddo e la pioggia: sempre presente, sempre con la battuta pronta. Ci mancherà». Sì, ci mancherà.

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  • marco850

    04 Settembre @ 13.48

    gran persona, r.i.p.

    Rispondi

  • corra

    04 Settembre @ 09.20

    l.ho conosciuto personalmente quando mio figlio giocava nella squadra in cui lui era il preparatore atletico,ho un bellissimo ricordo di quel periodo, era una persona stupenda,riposa in pace.

    Rispondi

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