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Tremila ragazzi «sballati» all'Unità di strada

Tremila ragazzi «sballati» all'Unità di strada
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Tremila ragazzi, molti giovanissimi, hanno chiesto aiuto l'anno scorso all'unità di strada dell'Ausl perchè sotto l'effetto di alcol e stupefacenti. Ecco le «notti brave», secondo il racconto degli operatori sanitari.

Chiara Pozzati

La loro è forse la battaglia più difficile. Perennemente a bordo campo, sempre pronti ad accogliere, guai a farsi avanti per primi. Perché discrezione e fiducia nelle notti dello sballo sono essenziali per raggiungere ragazzini quasi sempre in fuga. Dalla realtà, dai pensieri o, semplicemente, alla ricerca del brivido.

«Diciamo solo che per noi è importante esserci e lavorare in squadra, specialmente coi gestori di discoteche, circoli e organizzatori di eventi. Ecco perché li ringraziamo», parola di Barbara Cantarelli, coordinatrice dell’Unità di strada dell’Ausl.

E lo è anche per gli oltre tremila «contatti reali» avuti solo nel 2014, così vengono definiti gli adolescenti sotto l’effetto di alcol o stupefacenti che si sono rivolti ai professionisti tra fine settimana e serate di festa.

Succede tra penombre complici, a volte pericolose, dei locali e con la musica che batte incessante. Non un modo per bollarli, ma per avere un quadro della situazione. Si tratta di giovanissimi ubriachi o sotto l’effetto di droghe che hanno richiesto il loro intervento in pista. Una media di 250 al mese, anche se in realtà l’andamento è molto altalenante. Di questi tremila, 1512 hanno chiesto di sottoporsi all’alcol test e il 70% è risultato ben oltre la soglia del limite legale per la guida.

Ma come funziona? Sono loro, un po’ per curiosità, un po’ per paura di giocarsi la patente, ad avvicinarsi alla squadra dell’Unità di strada. «Spesso oltre a un banchetto abbiamo uno spazio, messo a disposizione dai locali stessi, in un angolo tranquillo. Teli e cuscini permettono di stendersi. Si chiama “chill out room”- prosegue la Cantarelli - Ci sono bottigliette d’acqua, succhi di frutta, caramelle e snack. Preservativi e i depliant sui rischi delle sostanze: ecstasy, ketamina, coca, speed».

I ragazzi – dai 15 ai 25 anni, solitamente nel 70% dei casi maschi – arrivano su di giri e percepisci l’estremo bisogno di parlare. «E’ fondamentale che il rapporto si basi sulla fiducia reciproca e completa. Sanno che possono contare sulla tutela dell’anonimato e così superano timori e pregiudizi e parlano. Questo è fondamentale per offrire una presenza adulta, esperta e non giudicante nel loro mondo. Qualcuno a cui potersi affidare, fare domande e confidenze. Qualcuno che può aiutarli in caso di malore o a cui affidare l’amico tramortito».

Ma l’azione dei professionisti dell’Unità – composta sia da dipendenti dell’Ausl che da collaboratori specializzati nel sociale – è a tuttotondo. «Attraverso gli inviti ad aspettare che passi l’effetto dell’alcol, quelli a mangiare e idratarsi (a seconda delle sostanze che hanno assunto) e il monitoraggio della temperatura in sala riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo: cioè la riduzione del danno».

Una rete nella rete, perché le varie unità di strada lavorano insieme, coordinate dalla Regione, su tutto il territorio emiliano romagnolo. Ma non solo: «E’ fondamentale l’appoggio dei gestori dei locali e degli organizzatori che ci hanno accolti e ci vedono come una risorsa».

A Parma sono quindici i signori della notte che lavorano fianco a fianco con l’Unità di strada: «E sono tanti quelli che hanno partecipato a corsi di formazione e che si danno da fare con noi in sinergia per la tutela dei ragazzi».

Corsi per i volontari under 20

A scendere in pista, a fianco dei professionisti, saranno gli under 20. Spetterà anche ai ragazzi sensibilizzare (e aiutare) i coetanei sballati in discoteche e durante manifestazioni dov’è previsto un largo consumo di alcol. «Si tratta di una sperimentazione che vede anche la partecipazione dell’Università – spiega Barbara Cantarelli, coordinatrice dell’Unità di strada – ed è un progetto nel quale crediamo fermamente».

Non dei testimonial, quindi, ma dei giovanissimi che parlano lo stesso linguaggio e vivono lo stesso contesto di chi abusa di alcol e stupefacenti, «quindi capaci di avvicinarsi maggiormente anche solo per dispensare le informazioni essenziali che salvano la vita».

Purtroppo il tema dell’uso delle droghe – che ancora fa discutere mezza Italia, politici compresi – va affrontato a 360°, «facendo i conti con una realtà più che scomoda: molti, purtroppo, sono gli adolescenti che fanno uso di sostanze, anche solo saltuario. E allora bisogna pensare a limitare i danni e a proteggerli il più possibile, per evitare che dall’abuso scivolino nella dipendenza. Non solo: anche per promuovere uno stile del divertimento sano».

I corsi di formazione per i volontari partiranno in inverno. Ch.Poz.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • giuseppe

    14 Settembre @ 16.29

    Concordo: un badile (pesante) per tutti e via al lavoro dall'alba al tramonto! La smetterebbero subito di fare gli idioti! Infallibile.

    Rispondi

  • StekkoPardo

    14 Settembre @ 15.17

    Tremila sono le richieste e non il numero di ragazzi (un ragazzo potrebbe per esempio aver eseguito 10 richieste nel corso dell'anno): solo nel caso peggiore questi corrisponderebbero. E comunque sono sempre tanti!

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    14 Settembre @ 12.05

    la rivolta di atlante

    UN BADILE PER TUTTI E I FOSSI DA PULIRE.. UNA TERAPIA CON RISULTATI ECCELLENTI E COSTI BASSISSIMI.... TROPPO SEMPLICE !

    Rispondi

    • Giorgio

      14 Settembre @ 16.02

      Troppo semplice,e poco costosa....................sui bassi costi non ci guadagna nessuno!!!!!!!!!

      Rispondi

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