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Insulti agli alunni: maestra indagata e sospesa

Insulti agli alunni: maestra indagata e sospesa
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Indagine dei carabinieri su segnalazione di alcuni genitori. La donna è accusata di insulti razzisti e maltrattamenti

Laura Frugoni

Insulti. Parolacce. Sfottò di stampo razzista. Un campionario di offese crudeli, tanto più gravi perché sarebbero uscite dalle labbra di una maestra. Destinatari i bambini della sua classe, i più piccoli e indifesi visto che parliamo di una prima elementare.

Ci risiamo, purtroppo. Neanche il tempo di spegnere gli echi della bufera sull'insegnante di Collecchio e un'altra storia cupa si scoperchia dentro una scuola, questa volta a Traversetolo.

«Siete un branco di scemi, non capite niente, siete degli asini, tornatevene nella giungla da dove siete venuti, branco di scimmie ladre».

«Stai fermo altrimenti ti spacco la faccia, ti prendo a calci nel sedere, meno male che finisce la scuola così quando non ti vedrò più stapperò lo champagne». «Ma guarda se devo occuparmi di un bambino che ha la faccia del colore della m...».

Sono alcune delle frasi agghiaccianti messe nero su bianco dai carabinieri di Traversetolo che avevano iniziato a indagare lo scorso aprile, coordinati dal pm Lucia Russo della Procura di Parma. L'insegnante, che ha 49 anni e in quella scuola aveva un incarico di supplenza annuale, è indagata per maltrattamenti, ma c'è un'altra persona che si trova sulla graticola. L'ex dirigente dell'istituto scolastico dovrà rispondere di favoreggiamento: in sostanza, una volta venuta a conoscenza dei comportamenti della maestra non avrebbe fatto nulla di concreto per fermarla, tanto meno l'avrebbe denunciata all'autorità giudiziaria.

La notizia è stata diffusa ieri, dopo che erano stati notificati alla maestra e all'ex dirigente gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Ma un passaggio cruciale c'era già stato alla metà di settembre, alla vigilia della riapertura delle scuole quando il gip del Tribunale di Parma Maria Cristina Sarli - esaminate le prove messe insieme dagli investigatori - aveva deciso di adottare una misura cautelare severa nei confronti della maestra, così come richiesto dalla Procura. Un'ordinanza di sospensione dal pubblico ufficio che di fatto le ha impedito di tornare a sedersi dietro qualsiasi cattedra.

Una vicenda delicata e complessa e non solo perché l'orizzonte è una scuola elementare. C'è un clima pesante, chi punta il dito e chi si difende strenuamente. Soprattutto lei: la maestra ieri ha affidato la sua versione al sindacato Gilda, per dire che non è vero niente, sono tutte calunnie.

Stiamo ai fatti trasmessi fin qui: l'indagine, fanno sapere i carabinieri, era partita dalle segnalazioni dei genitori di due alunni esasperati dall'atteggiamento della maestra. Come si è articolata? Su più fronti: in quegli ultimi giorni di lezione la docente era ignara di essere osservata e ascoltata dalle «cimici» ben nascoste dai militari. Alle videoregistrazioni si sono aggiunte molte testimonianze, non solo di genitori, ma anche di colleghi della maestra. I carabinieri fanno riferimento a violenze sia fisiche che psicologiche: nel primo caso non si tratterebbe di vere e proprie percosse, piuttosto di strattonamenti e azioni «decise» come quella di buttar fuori dalla classe un bambino a spintoni o di prenderlo per un orecchio e depositarlo fuori dalla porta. C'è poi «l'aggravante di aver commesso il fatto con finalità di discriminazione di odio etnico-razziale». E sono gli insulti a chi aveva la pelle scura. Dal quadro investigativo emerge che il «metodo» era quello, adottato un po' con tutti i bambini. Ovviamente i più vivaci erano quelli maggiormente presi di mira.

Resta un altro nodo cruciale: «Quelle frasi non le ho mai dette», ha fatto sapere ieri la maestra accusata. Nell'interrogatorio di garanzia, il giudice gliele ha ricordate una per una. La maestra avrebbe ammesso di averne pronunciato alcune. Per altre le risposte sono state «non ricordo», e pure «non lo escludo».

LA DIFESA DEL SINDACATO

Una caccia alle streghe dove la strega però proprio non ci sta. E contrattacca: la cattiva non sono io. Una vicenda «che ha il sapore della chiacchiera paesana ingigantita». Così liquida Salvatore Pizzo del sindacato autonomo Gilda degli insegnanti la vicenda della maestra sotto accusa. E' stata lei stessa - che è assistita dall'avvocato Patrizia Caruso - ad affidare in questa prima fase la sua difesa pubblica al sindacato che in questi mesi ha preso a cuore le sue sorti.

Il ritratto che tratteggia Pizzo è di una donna «con oltre dieci anni di insegnamento alle spalle, una preparazione eccellente visto che è laureata, apprezzata dai genitori di molti alunni».

Tra l'altro le cronache si occuparono di lei esattamente un anno fa per tutt'altri motivi: fu vittima di un grave caso di stalking.

«I carabinieri hanno fatto bene a cautelare i bambini - aggiunge Pizzo - ma ora si mette in croce una persona che non ha fatto nulla, sta molto male per queste accuse e per giunta non ha più neanche la possibilità di lavorare. Dopo aver saputo della sua sospensione ha avviato una serie di indagini difensive a sue spese e ha denunciato due persone per calunnia». Riferisce Pizzo che la prima a presentarsi dai carabinieri sarebbe stata la mamma di un bambino della classe «dopo le confidenze ricevute da un'altra insegnante», insegnante che poi avrebbe a sua volta confermato ai carabinieri la storia dei maltrattamenti. Secondo questa tesi a innescare la bufera sarebbero state rivalità e gelosie nate sì nel mondo della scuola, ma tra persone assolutamente adulte. La battaglia della maestra non va avanti solo a colpi di querele nei confronti delle sue principali accusatrici.

«Ha esibito alla Procura prove audio e video che fanno emergere un quadro normale di vita scolastica», insiste Pizzo. Quali prove? Una registrazione fatta dalla stessa maestra (in cui una delle sue accusatrici parlerebbe male di lei con i bambini) e anche un video che in realtà è tra i documenti raccolti dagli investigatori, «ma lei vorrebbe usarlo come prova a suo favore, per dimostrare che in quella classe emergeva il quadro di una normale vita scolastica». E quelle ingiurie? E le offese razziste? «Lei nega di averle pronunciate. Le frasi più gravi sarebbero state riferite da chi l'accusa. Le altre sarebbero normali rimproveri, situazioni all'ordine del giorno in ogni classe, specie quando si ha a che fare con bambini molto vivaci». Per Pizzo una vicenda «su cui si deve ancora fare piena luce». Aggiunge che da tempo in quell'istituto un clima ostile circondava la maestra sotto accusa: «Lo scorso giugno aveva denunciato un genitore per oltraggio a pubblico ufficiale: l'aveva insultata a scuola». l.f.

PARLANO I GENITORI

«Alla supplente erano state affidate due sezioni: con la nostra classe ci sono stati problemi gravi, mentre nell’altra sezione no. Sembra che addirittura alcuni genitori dell’altra classe la volessero anche quest’anno».

A parlare è una delle mamme dei bambini della classe da cui erano partite le denunce alla maestra, sulla quale, evidentemente, esistono opinioni contrastanti.

Fino a 15 giorni fa, a parte chi aveva avviato le indagini, nessun altro nella classe sapeva delle telecamere né dell’indagine. Il problema, però, era ben noto. «Era emerso – racconta la mamma – che la maestra aveva atteggiamenti aggressivi, più che altro verbali, però non con tutti. Aveva preso di mira solo gli elementi più vivaci. Una maestra dovrebbe sapersi rapportare con tutti e soprattutto non avere atteggiamenti aggressivi e violenti, specie coi più piccoli. Però è vero anche anche che nella classe esiste un problema di disciplina. L’anno scorso una bambina è tornata a casa con l’astuccio tagliato e c’è chi, ancora oggi, ruba le merende».

In ogni caso, ad aprile i genitori avevano parlato con la preside: «Ci aveva assicurato che non avrebbe lasciato la maestra sola in classe». Cosa pensate della ex dirigente? «In diversi avrebbero voluto vederla più presente. Sappiamo che aveva anche altri incarichi. Credo, comunque, che l’assegnazione di quella supplente a una classe come la nostra fosse sbagliata». La classe ora appare divisa sui provvedimenti da adottare. «Abbiamo ricevuto la notifica della sospensione dell’insegnante circa 15 giorni fa – racconta la mamma – dobbiamo decidere se costituirci parte civile ma penso che solo una parte della classe lo farà. Io, ad esempio, non penso di farlo». Perché no? «Diciamo che non tutti percepiscono il fatto con la stessa gravità. Però sono felice che ora ci sia un clima più disteso, specie tra i genitori». B.M.S.

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  • Filippo

    26 Ottobre @ 11.27

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Scusate ma se è vero quello che c'è scritto («Quelle frasi non le ho mai dette», ha fatto sapere ieri la maestra accusata. Nell'interrogatorio di garanzia, il giudice gliele ha ricordate una per una. La maestra avrebbe ammesso di averne pronunciato alcune. Per altre le risposte sono state «non ricordo», e pure «non lo escludo».) il giudice deve avere qualcosa di tangibile, credo le intercettazioni ambientali. Forse sono io che non capisco, ma se uno viene sorvegliato con sistemi audio e video questi difficilmente danno spazio ad interpretazioni, e possono scagionare come inchiodare. Diversa è la faccenda dei testimoni. Speriamo comunque che la faccenda venga chiarita al più presto per il bene di tutti. Saluti

    Rispondi

  • Massimiliano

    26 Ottobre @ 07.39

    La solita giustizia da supermercato

    Rispondi

  • Massimiliano

    25 Ottobre @ 23.10

    La solita giustizia da supermercato

    Rispondi

  • Biffo

    25 Ottobre @ 10.26

    O la maestra in questione è completamente stordita, o mi sembra strano che una persona, esposta a numerosi testimoni, nella sua classe, si abbassi a proferire, reiteratamente, certi insulti.

    Rispondi

  • federicot

    25 Ottobre @ 09.42

    federicot

    dove? mah......

    Rispondi

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