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Maestra sotto accusa, ecco le carte

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Emergono nuovi inquietanti particolari dalla conclusione delle indagini sulla maestra di Traversetolo accusata di insulti razzisti e violenze sui bambini di prima elementare. Ecco le carte dell'inchiesta

Georgia Azzali

«Le persone come te, le parole non le capiscono, capiscono le botte. Come gli animaletti. Se tu parli con gli animali, ti capiscono? No. Se picchi, gli animali capiscono». Una delle «lezioni» impartite agli alunni dalla maestra di Traversetolo: parole captate dalle cimici piazzate in classe dai carabinieri e riportate nero su bianco nell'avviso di conclusione delle indagini.

Insulti in prima elementare

Tre giorni, in cui microfoni e telecamere hanno registrato ciò che avveniva in quella prima elementare, perché ormai l'anno scolastico era agli sgoccioli. Ma oltre ad alcune frasi sconcertanti intercettate, molte sono quelle messe a verbale dai due genitori che hanno fatto denuncia. Un quadro inquietante, che poi sarebbe stato confermato da quattro insegnanti e una bidella della scuola sentiti durante le indagini. Parole - spesso - cariche d'odio, tanto da spingere il pm Lucia Russo a contestare alla donna, 49 anni, origini napoletane, il reato di maltrattamenti con l'aggravante della discriminazione razziale. Un'accusa che poi ha portato il gip Conti a firmare il provvedimento di sospensione cautelare dall'insegnamento per un anno.

«Ti spacco la faccia»

Sono cinque gli alunni citati nel capo d'accusa, ma nel mirino della maestra ci sarebbero stati in particolare un bambino senegalese e un altro piccolo, figlio di immigrati. Un giorno, per esempio, dopo che un'altra insegnante le fa notare un errore nei compiti del bimbo africano, lei chiede alla collega di non fare correzioni. Poi, sempre puntando il dito contro lo stesso alunno, sbotta: «Io ho già i miei problemi, ti spacco la faccia, ti faccio vedere chi è la maestra...», si legge nell'avviso di conclusione delle indagini.

«Guarda questo profugo...»

Lei continua a smentire. Ed è già partita al contrattacco denunciando due persone per calunnia. Al suo fianco c'è sempre il sindacato Gilda. Ma l'atto di chiusura delle indagini (415 bis) è un distillato di accuse pesantissime. Esplosioni d'ira. Parole sferzanti. Riferendosi alla famiglia del bambino senegalese, la maestra non si sarebbe fatta troppi scrupoli a dire: «Sono incivili e quindi il figlio non può essere da meno. Alla madre strapperei il fazzoletto», si legge ancora nel capo d'imputazione. Poi, rivolgendosi a un altro bambino, figlio di stranieri, esclama: «Ma guarda questo profugo con quale matita voleva scrivere...». Una rabbia crescente. Reazioni violente al più piccolo capriccio. Spesso con quell'insopportabile venatura razzista. E' ciò che emerge dagli atti dell'inchiesta. Pagine in cui si leggono anche affermazioni come questa: «Si deve diventare nazisti, questi hanno tutto pagato, io ho difficoltà con le bollette», dice la donna rivolgendosi a uno dei bambini stranieri.

Ingiurie anche ai genitori

Le offese. Ma anche atteggiamenti bruschi, in alcuni casi violenti, secondo la procura.

La donna è anche accusata di aver strattonato e percosso alcuni bambini, come si legge nell'avviso di conclusione delle indagini.

In alcuni casi, poi, nel mirino dell'insegnante sarebbero finiti anche i genitori degli alunni: «Perché non pensa alla sua famiglia, che ha i figli che vanno dal neuropsichiatra?», sbotta un giorno, riferendosi a una delle mamme.

Quell'odio su Facebook

Madri che vengono bersagliate anche su Facebook: tre le donne contro cui la maestra scarica una serie di insulti sul suo profilo, secondo gli inquirenti, che hanno allegato quelle frasi agli atti dell'inchiesta, ora trascritte nel capo d'accusa. In particolare, riferendosi a una mamma, l'insegnante scrive: «Bipede antropomorfo di sesso femminile che con i suoi piercing e la sciatteria della sua apparenza, non avendo una cultura da cui trarre vantaggio e orgoglio, manifesta la sua appartenenza a una società tribale».

Pipì a letto, alopecia, vomito

L'insofferenza delle famiglie cresce con il passare dei mesi. Fino allo scorso aprile, quando due genitori si presentano dai carabinieri di Traversetolo. E' l'inizio dell'inchiesta. Dopo l'episodio che avrebbe fatto scattare la protesta. Una delle vicende più inquietanti riportate nell'avviso di conclusione delle indagini: la madre di un bambino, affetto da una grave patologia, va a scuola e si rivolge direttamente alla maestra, dicendole di non urlare in classe e - soprattutto - di avere un atteggiamento più pacato nei confronti di suo figlio. Ma a quel punto, secondo quanto si legge nell'avviso di conclusione delle indagini, la maestra strattona il piccolo fuori dall'aula, poi gli urla: «Io denuncio tua mamma». Il bambino comincia a piangere. Una reazione da stress. Ma altre, ben più gravi, vengono riportate negli atti dell'inchiesta: vomito, alopecia, pipì a letto.

Mancanza di controlli

E chi doveva «controllare» quell'insegnante? Non l'avrebbe fatto, secondo la procura. L'ex dirigente scolastica dell'istituto è indagata per favoreggiamento, perché i genitori l'avrebbero informata di quanto stava accadendo in classe, ma non furono presi provvedimenti. La preside si sarebbe infatti limitata a comunicare al Provveditorato l'apertura di un procedimento nei confronti della docente e poi la chiusura, una sorta di «archiviazione», senza alcun tipo di azione nei riguardi della maestra.

Ora l'indagine è chiusa: l'insegnante e la dirigente avranno venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti o per decidere di farsi interrogare. Poi il pm valuterà se chiedere il rinvio a giudizio.

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  • marcoTT

    28 Ottobre @ 10.13

    Notasi come il 99% di questi fatii sia causato da una donna!

    Rispondi

  • gianluca

    27 Ottobre @ 15.42

    Povera italia finta... Come diceva Tony Sperandeo in un film Lo stivale appena si finisce di riempire di merda uscirà tutto di fuori. Con nomi nomi e nomi

    Rispondi

  • Enzo

    27 Ottobre @ 13.43

    Non c'è che dire, proprio una persona "dall'eloquio forbito"... p.s. il codice fiscale del PM...?

    Rispondi

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