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ROMAGNA CENTRO-PARMA 0-1

Il Parma accenna una fuga

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Non è stato semplice, ma alla fine il Parma ha fatto i tre punti che cercava contro il Romagna Centro. Decisivo il gol di Baraye al 12' della ripresa. Ora al secondo posto, cinque punti indietro, c'è il San Marino.

Paolo Grossi

A metà ripresa Rodriguez ha calciato dal limite dell'area e il pallone è finito in curva nord. All'uscita abbiamo incontrato il fortunato tifoso che si portava a casa la palla catturata al volo. Anche questo è il bello della serie D... Partiamo dal colore perché la partita in sé ha offerto pochi spunti. Il Parma l'ha vinta, ed era quello che contava di più, anche per approfittare appieno della frenata dell'Altovicentino, fermato sul pareggio sabato nell'anticipo con il Legnago. Un successo di misura arrivato grazie alla pazienza invocata alla vigilia da Apolloni. Forse il pareggio in bianco con il Forlì, con i due o tre grossi pericoli corsi nel finale, avrà suggerito ai crociati un atteggiamento più ordinato. Fatto sta che gli avversari fino a 5 minuti dalla fine non si sono mai visti dalle parti di Zommers. In compenso però anche il Parma s'è mostrato decisamente spuntato, fors'anche perché Longobardi, per una volta, è parso sfasato. La rete decisiva non è stata il coronamento di un tambureggiante assedio della favorita che non riusciva a passare, ma un'estemporanea, quanto bella, combinazione Agrifogli-Sowe-Baraye.

Primo tempo soporifero

La gara era partita su ritmi bassi, che il Parma, in campo con il 4-4-2, stentava ad alzare. Dopo una punizione da destra di Lauria respinta di pugni dal portiere Bissi, Longobardi non arriva di testa su un cross di Messina mentre al 27' Baraye, ben lanciato in area da Corapi, calcia rasoterra ma fiacco un pallone catturato in due tempi da Bissi. Alla mezz'ora si fa male Saporetti che esce in barella, sostituito da Agrifogli. Il Parma non solo non è pericoloso, ma non ci va neppure vicino e Apolloni si fa prendere insolitamente dal nervosismo nei confronti dell'arbitro per alcune decisioni controverse sulla trequarti campo e viene invitato alla calma. L'unico leit motiv in attacco sono i cross, peraltro ben pennellati, di Messina da destra, su cui però Baraye e Longobardi mai trovano il tempo per la deviazione vincente. Prima dell'intervallo anche Giorgino prende una botta sotto l'occhio destro ed esce: nell'intervallo verrà rilevato da Rodriguez. Il difetto del Parma è stato, in un primo tempo del tutto insipido, la mancanza di movimento senza palla in fase d'attacco. Solo Messina, generosamente, si proiettava senza sosta sulla sua fascia. Per il resto poche idee e poca brillantezza. In questo casi può supplire, a volte, l'energia nervosa, la carica agonistica, ma ieri doveva essere rimasta nello spogliatoio. Nulla da dire invece sulla fase difensiva, impeccabile al punto che Zommers ha dovuto fare un paio di scolastiche uscite aeree e nulla più.

Varianti tattiche

Si riparte e Apolloni per cercare di far aprire un po' il bunker romagnolo torna al 4-2-3-1 spostando Baraye a sinistra, Sowe a destra e accentrando Lauria alle spalle di Longobardi. Corapi si danna l'anima a tutto campo ma la palla continua a girare troppo lenta e i romagnoli hanno tutto il tempo di posizionarsi in massa nei trenta metri difensivi chiudendo gli spazi.

Il gol arriva così come un lampo nel buio: Agrifogli crossa da sinistra, Sowe recupera la palla in area sulla destra si accentra e serve una palla filtrante a Baraye, a cui non resta che controllare e, di piatto destro, infilare nell'angolino sull'uscita del portiere. Il Parma prende confidenza e Rodriguez chiama Bissi a una difficile deviazione su un tiro diretto al sette. A questo punto Apolloni si gioca anche l'ultimo cambio: esce Sowe ed entra Musetti, con ritorno di Lauria a destra.

Il Romagna Centro fa i suoi tre cambi e prova ad affacciarsi in avanti schierandosi con il 4-3-3: un sinistro potente di Ridolfi dai sedici metri passa a lato della porta crociata. Ma è l'unica fiammata, il Parma può festeggiare i tre punti con i consueti giri defatiganti.

Gioco da ritrovare

I tifosi gialloblù sono loggionisti, buongustai, abituati bene. Godono dei successi, certo, ma sanno leggere tra le pieghe. Quella di ieri è stata una partitina. Però non mancano le note positive: la prima è la classifica, che sorride. La seconda è la saldezza da vera roccaforte in fase difensiva. Nessuno in campionato è ancora riuscito a fare un gol su azione al Parma e questa è una straordinaria base di partenza per qualsiasi progetto di promozione in Lega Pro.

Ieri Apolloni ha rimodellato la squadra tatticamente anche a gara in corso per cercare di renderla più penetrante. Il fatto che abbia tenuto a riposo sia Ricci che Melandri probabilmente significa che li ha visti stanchi e in calo fisicamente. Però ha avuto ottime risposte da Agrifogli e anche Rodriguez ha ben figurato.

Analisi

Paolo Emilio Pacciani

Se c'era una cosa da fare ieri, dopo l'eliminazione in Coppa Italia e ancor più dopo il pareggio interno dell'Altovicentino, era vincere. Anche a costo di sacrificare il bel gioco. E la vittoria è arrivata.

Questo fatto, in questo particolare momento del campionato, supera per importanza ogni altra considerazione, per quanto valida. Il Parma ha vinto, viva il Parma. Perché ora ha “virtualmente” tre punti di vantaggio sui vicentini (che sono a meno sei ma devono recuperare una partita, sospesa per infortunio all'arbitro mentre erano in vantaggio) e “di fatto” cinque sul San Marino, che sta risalendo bene la corrente della classifica e che ieri è andato a vincere sul campo del tosto Arzignanochiampo.

L'altra faccia della medaglia di questo assolato pomeriggio novembrino è una prestazione abbastanza incolore degli uomini di Apolloni, che hanno faticato moltissimo a trovare la via della rete e che sono riusciti a passare grazie a una prodezza di Baraye (sempre più capocannoniere della squadra, ora a quota sette) ben imbeccato dal giovane Sowe. Il fatto che Bissi abbia dovuto fare una sola vera parata (sul gran tiro di Rodriguez) dopo aver “raccolto” nel primo tempo le deboli conclusioni di Lauria e Baraye, la dice tutta sulla pericolosità del Parma.

Il Romagna Centro, a differenza del Lentigione, aveva impostato una partita unicamente difensiva e lo aveva fatto con grande ordine, chiudendo ogni spazio ai crociati, riuscendo ad imbrigliarli. Troppo lento il giro di palla del Parma, che non riusciva nemmeno a sfondare sulle fasce. Insomma, nessun rischio in difesa ma anche pochissime occasioni create. Poi la bella rete di Baraye che ha fatto felice tutto il Tardini. Bene così, ma Apolloni deve ritrovare la freschezza e l'incisività del mese scorso.

Commenti

Alberto Dallatana

La gara l'ha risolta lui, con un palla ricevuta non senza un pizzico di fortuna, infilata in rete con grande freddezza e precisione. La vittoria contro il Romagna Centro porta la firma di Yves Baraye, al settimo sigillo in campionato, bravissimo a concretizzare una delle poche occasioni avute. Non è il capocannoniere (Nocciolini del Forlì e Pera del Delta Rovigo sono a quota otto), ma è il giocatore che nel girone D ha segnato più di tutti su azione, visto che nessuno dei suoi gol è arrivato dal dischetto (anche dagli undici metri comunque non se la cava male, a giudicare da come ha battuto e trasformato quello contro la Ribelle nel turno preliminare di Coppa Italia, un mese fa). Pur non offrendo una prestazione sontuosa, come ad esempio quella contro la Correggese, nella quale segnò tre gol che erano uno più bello dell’altro, ieri il senegalese s’è mostrato in ripresa rispetto alle partite contro Forlì e Lentigione, nelle quali non era riuscito a lasciare un segno sulla gara. Ma va anche detto che, di questo Parma, Baraye è l’uomo più controllato e marcato dagli avversari, i quali hanno ormai capito quanto possa essere pericoloso lasciare che si liberi e vada al tiro.

È stato difficile trovare varchi in questa partita?

«Decisamente sì, gli avversari non ci hanno lasciato quasi mai spazi, non si sono mai scoperti, per cui è stato molto complicato fare il nostro gioco. Probabilmente avremmo dovuto far girare palla più velocemente, anche se non dobbiamo farlo per forza, e avere più pazienza, ma noi vogliamo fare gol il prima possibile per «aprire» la partita. Personalmente ho avuto pochissimi spazi e fatto fatica a trovare la palla giusta. Ma non è certo la prima volta, lo sappiamo. Sarà spesso così».

Nel primo tempo ha giocato al centro della trequarti, nel secondo tempo è partito da sinistra. Dove si trova meglio?

«Non ho una posizione preferita: mi piace girare, cambiare posizione, anche perché spesso stando nella stessa zona gli spazi vengono a mancare. Per questo, variando, si può essere maggiormente imprevedibili».

Ma quanto è difficile riuscire realmente a sorprendere avversari così accorti?

«Non sempre le cose vengono come vorresti, ci sono anche gli avversari, che mi aspettano e mi aspetteranno. Ci studiano su Sky, iniziano a capire molte cose di me e di noi. Entrano duro, spesso usando anche i gomiti, mi provocano per innervosirmi, ma io so cosa mi attende e sono pronto, non perdo la testa».

Oggi per la prima volta ha giocato dall’inizio insieme a Sowe, cui sta facendo un po’ da «chioccia» anche per via della lingua (proviene dal Gambia, che è all’interno del Senegal, ndr). Come lo ha visto?

«Bene, perché è un giocatore bravissimo, con grandi potenzialità. Parliamo la stessa lingua, per cui spesso aiuto lui e Fall quando non capiscono le indicazioni. Ma spesso, quando in tanti gli parlano o gli gridano qualcosa, nella concitazione della partita, lui fa fatica a capire. Occorre pazienza per spiegargli le cose, anche se in campo questo non è semplice».

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