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Ucciso da malore nella sua armeria

Addio a Carlo Gonizzi: amarezza e rabbia

Ucciso da malore nella sua armeria
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Chiara Pozzati

Carlo Gonizzi ha risposto da lontano, con un sorriso e un cenno rassicurante, a chi di buon mattino è approdato in via Affò. Un ultimo caffè al bar amico, quindi il rientro nella sua armeria, la «Barsanti». Poi l’imprevedibile.

Il 69enne si è accasciato sul bancone di quella «seconda casa», il suo negozio di armi, quasi certamente vittima di un malore. L’arciere ed esperto di armi non ce l’ha fatta: il corpo senza vita è stato trovato attorno alle nove di ieri mattina. Il quartiere piange questo «pezzo di storia, campione in abilità e umanità». Carlo Gonizzi è morto ieri, proprio alla vigilia della prima udienza in tribunale: per mesi aveva aspettato quell'appuntamento, nella speranza che - ripetono amici e conoscenti - venissero ristabilite verità e giustizia nella pesante vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto.

Insieme all’affetto e alla disperazione, però, ieri mattina in via Affò si respirava anche tanta rabbia. Appunto perché Carlo – un’istituzione in fatto di calibri, pistole e carabine da gara – era finito nei guai un anno e mezzo fa dopo un blitz della Guardia di finanza, che aveva portato al sequestro di munizioni e armi. «Ma la sua responsabilità era ancora tutta da accertare», rimarcano i legali. L’operazione condotta dalle Fiamme gialle era costata all’armaiolo anche gli arresti domiciliari. Al di là di quello che solo un’aula di Tribunale avrebbe potuto chiarire, ha un sapore particolarmente amaro la scomparsa del 69enne che proprio questa mattina avrebbe dovuto presentarsi in aula, insieme ai suoi avvocati, per l’udienza di «smistamento».

«Quella vicenda, peraltro ancora tutta da chiarire con un processo, aveva lasciato pesanti cicatrici – si sfogano amici e conoscenti – anche se era un uomo forte e sicuro del fatto suo, non era più lo stesso». Chi ha difeso a spada tratta Carlo l’ha fatto fino alla fine, con convinzione assoluta: «Qualcuno si è accanito ingiustamente contro di lui e questo quartiere lo sa da tempo». Ma quella verità processuale sembra lontana anni luce e quasi insignificante di fronte alla morte. «Chi sa come sono andate le cose non ha mai avuto dubbi sulla sua innocenza e Carlo questo lo sapeva» ripetono i tanti che si sono precipitati in via Affò, non appena si è sparsa la voce della tragedia. Prima fra tutti Claudia, la compagna del 69enne, che con dignità affonda nell’abbraccio di amici e parenti.

Campione di tiro con l’arco e presidente dell’associazione arcieri «Riccio da Parma», fra gli anni ‘80 e ‘90 «era un preparatore e riparatore di armi da gara a livello internazionale. Un faro per diversi uomini in divisa – che hanno continuato ad andarci anche dopo le vicissitudini giudiziarie - appassionati e cultori del settore. «L’unica amara consolazione: se n’è andato nel luogo che gli era più caro», sussurra chi lo conosceva da sempre, più per sé che per chi ascolta.

Così ieri la via intera era assiepata di fronte all’armeria, mezzo secolo di storia sulle spalle, da generazioni gestita dalla famiglia Gonizzi. Piano piano la speranza è sfumata nel dolore: i commercianti, i dirimpettai e gli amici di una vita sono rimasti impietriti dal responso arrivato dai paramedici del 118 e dai poliziotti delle Volanti, accorsi nella viuzza tra strada Garibaldi e via Verdi a tempo di record.

«Era una persona generosa, prudente, capace di andare oltre bossoli e cartucce – bisbigliano oltre le vetrine di via Affò -. Sapeva ascoltare e farti sentire la sua vicinanza, con discrezione senza mai scadere nell’invadenza». Fin dai primissimi concitati momenti pare non ci fossero dubbi sulle cause del decesso: morte naturale, ma occorre attendere le disposizioni della Procura. Ecco perché non sono ancora state fissate le date di rosario e funerale. Quel che è certo è che Carlo per molti è stato un mito, per qualcuno un papà, per tutti lo storico armaiolo di via Affò.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • la rivolta di atlante

    10 Novembre @ 18.14

    la rivolta di atlante

    PORTATO ALLA MORTE PER DUE VIRGOLE E UN PUNTO E VIRGOLA ... DOPO UNA VITA SERIA E BUONA . QUESTA E' LA GIUSTIZIA ITALIANA IN CUI LA STORIA DELLA TUA VITA E QUELLO CHE HAI FATTO PER LA NAZIONE NON CONTA NULLA . SOLO LA CASTA E LA MAFIA CONTANO E SONO FIGLIE DELLO STESSO PADRE IL POTERE SENZA PIETA' E SENZA MORALITA'. IO CREDO FERMAMENTE CHE CHI SEMINA DOLORE RACCOGLIE DOLORE E QUESTA E' LA SUA PUNIZIONE LA LEGGERA' NEGLI OCCHI DI CHI SA' CHI E' E COME SI COMPORTA. NON C'E' PROCESSO PIU' DURO E IMMEDIATO.

    Rispondi

  • Paolo

    10 Novembre @ 17.03

    Se n'è andata una gran bella persona e sfido chi l'ha conosciuto a sostenere il contrario. Rip Carlo, e salutami Marco lassù.

    Rispondi

  • Paolo

    10 Novembre @ 16.55

    Se n'è andata una gran bella persona e sfido chi l'ha conosciuto a sostenere il contrario. Rip Carlo, e salutami Marco lassù.

    Rispondi

  • klaus

    10 Novembre @ 16.33

    In trincea fino all'ultimo, come si conviene ai veri combattenti, chi non molla mai. Ciao Carlo, salutami Marco quando vi incontrerete. C.

    Rispondi

  • Massimiliano

    10 Novembre @ 14.54

    @federicot, poi, come spesso diceva il mio Comandante ( non molti anni fa) : " MEGLIO UN BRUTTO PROCESSO CHE UN BEL FUNERALE".

    Rispondi

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