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Babybullismo

«Nessuno le ha divise»

«Nessuno le ha divise»
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Bullismo tra ragazzini a Medesano, interviene la madre di una delle teenager che si sono picchiate: «L'ho punita, ma mia figlia non è una bulla. E perché nessun adulto, tra quelli che hanno visto la lite, è intervenuto a dividerle?». Adolescenti problematici: anche a Parma aumentano i casi di gesti violenti tra teenager. Sulla Gazzetta i campanelli d'allarme che i genitori devono riconoscere.

Giuseppe Labellarte

Si sono picchiate due bambine davanti alla fermata del bus, di fronte a un bar pieno di persone, di adulti: perché nessuno è intervenuto a dividerle?». A chiederlo pubblicamente, attraverso la Gazzetta, è la mamma di una delle teenager delle medie di Medesano venute alle mani nei giorni scorsi. Sua figlia, 12 anni, è quella che ne ha prese meno: l'altra, 13 anni, è finita all'Ospedale. La donna è choccata, racconta di aver sgridato e punito la figlia. Ma non accetta per lei l'etichetta di «bulla»: «Il litigio andava avanti da settimane, anche mia figlia le ha prese ed è stata vittima a sua volta. La ragione e il torto stanno da entrambe le parti, non da una parte sola».

Bullismo e ragazzini, gli episodi si ripetono. Preadolescenti con comportamenti che trascendono le regole. E a Medesano, poche ore dopo, un altro caso. Stavolta dentro alla scuola, sempre le medie nella bufera: protagonisti altri due studenti, anche loro di 12 e 13 anni. Questa volta a scatenare la rissa sarebbero state le offese del più piccolo, preso poi a pugni dal compagno di un anno più grande e finito anche lui in ospedale. Adesso entrambi i ragazzini, la 13enne e il 12enne, sono stati dimessi. E gli adulti dovranno aiutare a capire la portata di quello che è successo.

«Sono stati giorni davvero duri - continua la madre della ragazzina - per mia figlia e per tutta la nostra famiglia. Io non voglio difenderla, ha sbagliato, il suo comportamento è stato grave e per questo l’ho punita, ma la vicenda è stata distorta, trasformando un litigio tra adolescenti in qualcosa di diverso. Mia figlia non è una violenta, e chi la conosce lo sa. Se è arrivata allo scontro è perché è stata esasperata. Il litigio è durato giorni e giorni e anche l’altra ragazza l’ha offesa pesantemente e attaccata più volte. Ripeto non voglio difenderla, ma entrambe hanno sbagliato e entrambe sono venute alle mani, il fatto che mia figlia abbia avuto la meglio è solo un caso, poteva benissimo essere lei all’ospedale». Le persone al bar quella mattina hanno guardato e hanno fatto finta di no vedere, dice la donna: «Perché nessuno è intervenuto?». «Detto questo - continua - ci dispiace molto per le dichiarazioni delle istituzioni, che hanno parlato di vittime e bulli senza chiedere mai la nostra versione. Su internet abbiamo inoltre letto di tutto, cose anche pesanti, con accuse e giudizi su mia figlia sul mio modo di essere madre, da parte di persone che non ci conoscono e non sanno nulla di noi, ma che si sono comunque sentite in diritto di giudicare». I rapporti restano tesi e le famiglie delle due ragazze, ognuna ferma sulla propria versione, anche se per adesso nessuna delle due parti ha sporto denuncia.

Si è chiusa invece con le scuse del ragazzo più grande, e il perdono di ferito e famiglia, la bagarre tra i due compagni venuti alle mani mercoledì mattina.

QUATTRO CASI NELLE SCUOLE DI PARMA NEL 2015

Chiara Pozzati

Raffiche di insulti al compagno emarginato, botte tra bande che si sfidano e postano l’impresa in «diretta Facebook», bulli che sfoggiano muscoli e cattivo gusto nei confronti dei più piccoli. Quest’anno sono già quattro i casi – eclatanti e delicati – emersi dalle indagini dell’instancabile Nav (Nucleo antiviolenza della Municipale), con l’individuazione dei ragazzini terribili e l’annessa denuncia alla Procura dei Minori. Ecco la mappa del dolore, con la cruda consapevolezza che, purtroppo, il linguaggio della violenza non ha quartieri o confini.

Il primo episodio passato sotto la lente del Nav riguarda vere e proprie baby gang - l’età oscilla tra gli undici e i dodici anni – che si affrontavano all’uscita da scuola in quartiere Montanara. Non solo: i duelli - a suon di calci e pugni – venivano filmati dagli spettatori e pubblicati su Facebook. La segnalazione è arrivata agli esperti di via del Taglio verso metà aprile e certamente non è stata sottovalutata. Indagini difficili, tra mezze verità e silenzi corazzati, hanno svelato una realtà inquietante: i round si consumavano (quasi) tutti all’uscita da scuola. Ad esser denunciati come detto, sono stati tutti preadolescenti con storie più o meno delicate alle spalle. Uno dei ragazzi coinvolti fa parte di una famiglia italiana, gli altri sono figli di persone che arrivano da lontano. Parliamo di nord Africa, Africa subsahariana, Europa dell’Est, Filippine.

Un’altra brutta storia è quella che si è consumata in un liceo scientifico della città. A finire nei guai sono stati cinque ragazzi di quarta e quinta – ancora minorenni - che tiranneggiavano alcuni studenti di prima superiore. In questo caso l’indagine ha preso corpo grazie alla segnalazione della madre di una delle vittime, che ha avuto il coraggio di confidarsi col genitore. Quello che è emerso è agghiacciante: una serie di molestie pesanti ed esasperanti al punto che la ragazzina si sentiva costantemente sotto tiro. Bersagliata da prese in giro e insulti pesanti. Anche in questo caso il reparto speciale dei vigili è intervenuto con le denunce alla Procura dei minori.

Ci spostiamo poi in quartiere Pablo. Qui il «bullo» finito nei guai è un bambino, dieci anni appena e di origine nordafricana, che vessava i compagni più piccoli della squadra di calcio. Stesso triste copione anche in zona Moletolo dove un altro preadolescente – un 12enne italiano - è stato identificato e segnalato alla Procura Minori sempre per atti di bullismo che andavano in scena in quartiere nei confronti di alcuni coetanei.

Ma qual è l’identikit del bullo? Prepotente, più forte rispetto ai compagni o che comunque appare tale. Questo secondo gli esperti (in divisa e non). Proviene da ambienti familiari problematici – non necessariamente disagiati - che non gli offrono attenzione o considerazione. Il suo desiderio è intimorire e dominare. Ecco il persecutore. Gode dell’assoluta omertà di vittime (in genere ragazzi timidi, riservati) e dei complici (simili al bullo, ma non altrettanto “abili”).

INDIRIZZI E NUMERI: A CHI RIVOLGERSI

Bullismo e altro, a chi rivolgersi: allo Spazio Giovani che offre servizi gratuiti e accessibili direttamente ai minorenni (in via Melloni 1/B, alla fine di via Cavour, tel: 0521.393337 - 0521.393336) rivolto ai ragazzi dai 14 ai 20 anni; Centro per l’adolescenza e la giovane età di via Mazzini 2, tel: 800724300 (verde) – 0521.393201.

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  • Vercingetorige

    14 Novembre @ 11.43

    QUI IL PROBLEMA NON E' TANTO E SOLTANTO che nessun passante sia intervenuto . Il problema , che farà sì che questi fatti si ripetano , è che nessuno vuole identificare e circoscrivere questi gruppetti di teppisti , collocandoli nel contesto sociale da cui provengono , e colpendoli con la necessaria severità , in nome del "volemose ben" !

    Rispondi

  • Biffo

    14 Novembre @ 10.20

    Come l'ha punita, la mammina premurosa, le ha fatto una ricarica del cellulare da 30€ invece che da 50? E poi, mi piace, la colpa non è delle due cretinette, ma degli adulti, hai capito? Tutto pur di giustificare la prole idiota!

    Rispondi

  • gigiprimo

    14 Novembre @ 08.00

    E perché l'ha lasciata andare a scuola quella mattina da sola sapendo quel che poteva succedere? a parte il fatto che se è vero che la scena si è verificata in prossimità del Comune e delle scuole elementari, non vi fosse un esponente della Municipale.

    Rispondi

    • fabe

      14 Novembre @ 14.19

      Un paese come Medesano sarà ricco di vigli urbani.

      Rispondi

  • sabcarrera

    14 Novembre @ 06.06

    Forse perche chi interviene rischia fisicamente e penalmente.

    Rispondi

    • Michele E

      14 Novembre @ 07.55

      Esatto: o arrivano due mamme ben piazzate e decise oppure, da uomo, tocca una minorenne stro..a e questa ci mette zero secondi a dire che l'hai palpeggiata. Poi chi chiami come testimoni le sue amiche? No grazie, contare fino a 3(mila) prima di sparare accuse.

      Rispondi

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