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Sequestro a casa Ghirardi

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Ieri, a Carpenedolo, l'ufficiale giudiziario ha sequestrato arredi e suppellettili in casa Ghirardi. Un sequestro che arriva dopo il ricorso di Energy T.I. Group. E non è l'unica novità per l'ex presidente del Parma ...

Ieri mattina Tommaso Ghirardi, ex presidente del defunto Parma Fc, nella sua casa di Carpenedolo, ha ricevuto la visita dell’ufficiale giudiziario del Tribunale di Brescia, che ha messo in atto il sequestro a titolo conservativo di beni mobili e arredi dopo il ricorso dell’ex socio del Parma Fc, che aveva acquistato il 10% della società crociata, ovvero Energy T.I. Group.

Tre camion stracolmi

Assieme agli addetti del Tribunale si sono palesati a Carpenedolo anche tre camion per prelevare i beni che ora sono sotto sequestro a titolo conservativo. Una decisione disposta dal Tribunale di Brescia lo scorso ottobre per un ammontare di 4 milioni e 560mila euro. Sui camion così sono finiti arredi, quadri, opere d'arte e tutto quanto poteva avere un valore economico importante. Un sequestro che fa seguito agli atti emessi dal Tribunale di Brescia nell'ottobre scorso.

Il 22 ottobre il primo sequestro

Il Tribunale di Brescia infatti già il 22 ottobre scorso aveva disposto il sequestro conservativo dei beni di proprietà dell’ex presidente del Parma Fc Tommaso Ghirardi per un ammontare di 4 milioni e 560mila Euro. Il tribunale lombardo aveva infatti accolto il ricorso di Energy TI, gruppo del settore energetico che nel 2014 era diventato socio del Parma prima dei vari passaggi di proprietà, dall'albanese Taci a Manenti, figure entrate in scena nell'imminenza del tracollo definitivo del club gialloblù.

Energy, socio «tradito»?

Un ingresso in società, quello dell'Energy, che sembrava - in tempi ancora non sospetti - portare denaro sonante nelle casse sociali, garantendo l'afflusso di soldi freschi. In realtà, di lì a pochi mesi, era scoppiato il bubbone: i nodi erano venuti al pettine tutti in una volta, tra pignoramenti e fughe di calciatori, finché si era scoperchiato il «buco», con il periodo più nero prima del fallimento, con l’arrivo di Manenti e al conseguente crac della società ducale. Energy Ti Group aveva rilevato nella primavera del 2014 il 10% delle quote del Parma stipulando un contratto di sponsorizzazione pluriennale. Il prezzo? 5 milioni, di cui 3 milioni e 950mila euro versati nelle casse del club. I magistrati dovranno poi accertare se Ghirardi ha indotto i manager di Energy TI ad acquistare le quote in base a un bilancio «non veritiero» risalente al 30 giugno 2013, quindi antecedente all’inizio del crac. E se, con un quadro alterato della reale situazione economica, li avrebbe convinti a investire entrando nella società. È importante sottolineare che la decisione presa dal tribunale di Brescia a tutela di Energy TI Group è una misura cautelare e preventiva.Red. Sport

Novità anche per il Parma FC

La vicenda di ieri, come ha spiegato il telegiornale di Tv Parma, non ha nulla a che vedere con il fascicolo d'indagine aperto per bancarotta fraudolenta dalla Procura di Parma. Intanto nel crac del vecchio club spuntano nuovi debiti. Saranno discussi in tribunale il 25 novembre prossimo. A inizio settembre i curatori fallimentari Anedda e Guiotto comunicarono che il Giudice Rogato aveva chiuso lo stato passivo Parma F.C. L’importo complessivo dei crediti, ovvero la voragine di debiti che aveva inghiottito il club, ammontava ad oltre 107 milioni di euro di cui oltre 51 privilegiati. I crediti non ammessi erano quasi 49 milioni. Cifre che però potrebbero a breve aumentare di altri 16milioni e 659 mila euro, toccando quota 124 milioni. Il 25 novembre prossimo infatti, il giudice prenderà in esame le domande tardive, contenute nel nuovo progetto di stato passivo elaborato dai curatori. Un altro capitolo della lunga lista di istanze, un ressa di creditori in gran parte rimarrà insoddisfatta, salvo gigantesche azioni di responsabilità verso ex amministratori e sindaci. Nel nuovo progetto di stato passivo il ruolo di maggior creditore spetta a Equitalia che si è vista riconoscere altri 14 milioni dovuti dal vecchio Parma alla casse dello stato. Altri, perché 11 erano già inseriti nel prospetto depositato a luglio. E' nella lista dei privilegiati al pari di ex dipendenti e l'Inps. Tra le istanze tardive come chirografari, cioè con scarse possibilità di incassare il credito, per cifre comunque nettamente inferiori ci sarebbero Enel energia e Conad e un agente, Alessandro Lucci, manager di Francesco Lodi. A questi vanno aggiunte alcune società dilettantistiche . Alla Juventus Club parma club andrebbero 27mila euro che vanno aggiunti ad un altro credito reclamato nei mesi scorsi Ci sono anche Cantera Ribolla di Palermo, i piacentini del San Giuseppe, il Saturno Guastalla e lo Sporting Scandiano. A dimostrazione che il crac del Parma fc ha causato danni anche ai settori giovanili di tutta Italia.

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