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Voleva tornare a Parma il barista ucciso

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Guillaume LeDramp, il 34enne morto nell'assalto al ristorante Belle Epoque, che aveva vissuto sette anni a Parma, voleva tornare nella nostra città e magari aprirvi un locale. Lo rivelano gli amici parmigiani. Leggi le loro testimonianze.

Monica Tiezzi

Un ragazzo di 34 anni, bello ed estroverso, che adorava stava dietro il bancone e che sognava di tornare volentieri a Parma, magari a gestire un suo bar o un ristorante. Un trentenne che voleva dare una svolta alla sua vita e costruire un futuro con mattoni solidi.

È il ritratto di Guillaume LeDrampe, morto venerdì sera nell'esplosione al ristorante Belle Epoque, in rue de Charonne, nel locale parigino dove si trovava come cliente insieme ad alcuni amici, nell'undicesimo arrondissement, quello dove più si è abbattuta la furia dei terroristi.

È lui la vittima «parmigiana» della tragedia di Parigi: perchè nella nostra città Guillaume ha vissuto per sette anni, dal 2004 al 2010, lavorando al Tonic di via Sauro e frequentando la movida parmigiana. E oltre a viverci a Parma, Guillame era molto conosciuto, pieno di amici che lo stimavano e che ora lo piangono distrutti.

Originario della Normandia, Guillaume, laureato in Lettere, era approdato a Parma per un Erasmus alla facoltà di lingue del nostro ateneo. In città aveva cambiato diversi appartamenti, dividendoli spesso con amici. In breve si era innamorato di Parma e aveva cominciato a lavorare al Tonic e contemporaneamente alla Cariparma e alla Polidoro Web.

La sua passione restava però il contatto con la gente. «Guillaume non era fatto per lavorare in giacca e cravatta. Dopo il suo rientro in Francia, si era stabilito a Parigi e aveva lavorato anche in una banca, ma non gli piaceva. Lui amava il bar e la ristorazione - dice Carlo Brozzi, che all'epoca del soggiorno parmigiano di Guillaume lavorava al ristorante La Scarpetta, in via Sauro, a due passi dal Tonic - Eravamo diventati amici. L'ho rivisto a settembre a un matrimonio di amici comuni. Mi aveva confidato che era un po' stanco di Parigi, dove ultimamente lavorava in una brasserie, e che non gli sarebbe dispiaciuto tornare a Parma. Era un ragazzo sempre cordiale e positivo, pieno di vita, un fautore della pace. È terribile che sia morto così» aggiunge Carlo. Che ha postato sul web la foto più commovente dell'amico: sorridente, con la bandiera arcobaleno della pace tesa fra le mani. Una foto che oggi suona come un lascito.

«Guillaume? La persona più alla mano e briosa che abbia mai conosciuto, piaceva a tutti. Sono per metà francese, facevamo parte dello stesso gruppo di amici - dice Patrick Bonati, che lavora al Mood Cafè di piazzale Sant'Apollonia - Quando ho saputo della sua morte sono crollato». «Non l'ho mai visto arrabbiato. Adorava stare fra la gente e parlava un italiano perfetto» ricorda Andrea Pietralunga, ex gestore de «Le Malve».

«Ci siamo visti a Parma due mesi fa - aggiunge Daniele Bernini del Toga Bar, in via Università, che aveva conosciuto Guillaume quando gestiva il Pirù di via Farini - Gli piaceva Parigi, ma ha aggiunto che gli sarebbe piaciuto aprire un locale a Parma, o comunque in Italia. Quando mi ha chiamato dalla Francia un amico comune, Cedric, spiegando che Guillaume era nella lista delle vittime, non ci volevo credere. Mi sembra ancora impossibile. Era una persona onesta e di gran cuore».

«Anche se non ci vedevamo spesso, era il mio migliore amico. E non c'è molto altro da aggiungere» dice con la voce roca per l'emozione Yann Clement, studente francese che ha condiviso con Guillaume gli anni dell'Erasmus a Parma. Oggi Clement vive e lavora a Monaco di Baviera, ma è sempre rimasto in contatto con Guillaume, che era andato a trovarlo in Germania il mese scorso. «È rimasto qui quattro giorni, sono state belle giornate, sempre a ridere e scherzare. Era un simpaticone, gentile e adorabile. Ma non un ragazzo leggero: amava leggere e tenersi informato».

E fra una serata al ristorante e una birra sul divano di casa, c'era stato spazio anche per le confidenze. Dopo diverse storie sentimentali naufragate («Lui era così: facile a innamorarsi, ma altrettanto a stancarsi», dice Clement), Guillaume aveva voglia di stabilità, anche sul lavoro. «Stava valutando se continuare a lavorare nei locali e si era anche iscritto - dice Yann - ad un corso per ottenere l'abilitazione per diventare maestro di scuola. Voleva un futuro più solido». Un futuro che è stato stroncato venerdì sera alle 21.36, quando i terroristi hanno fatto irruzione al «La Belle Epoque». Lasciando a terra in una pozza di sangue Guillaume e altre 9 persone inermi.

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