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L'imam: «Dobbiamo stare con i giusti»

L'imam: «Dobbiamo stare con i giusti»
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Non è stato solo un invito al dialogo, ma molto di più. Nel giorno in cui la moschea di via Campanini ha aperto le porte alla città, l'imam Layachi esorta i musulmani di Parma «a fare una scelta di campo trasparente coraggiosa».

Laura Frugoni

«Anche noi musulmani siamo chiamati a una scelta di campo. Alla responsabilità e alla chiarezza. Questo è il momento di stare con i giusti».

Serviva un messaggio accorato e nitido, serviva una voce che spegnesse il cicaleccio delle recriminazioni, dei «ma voi» «ma noi» rimbalzati tra due mondi spesso ostinatamente lontani anche di fronte al fuoco indistinto e globale dei kalashnikov.

La voce autorevole che s'è alzata ieri nella preghiera del venerdì nella moschea di via Campanini è quella dell'imam Kamel Layachi. Arrivato da Treviso (l'imam di Parma è in Yemen a trovare la famiglia), consapevole di quanto importante, quasi epocale, fosse il gesto della Comunità islamica di Parma: «Oggi decide di aprire le proprie porte e il proprio cuore per abbracciare tutta la città, a partire dal sindaco. Diamo il benvenuto lui, ai rappresentanti delle istituzioni civili e religiose e a tutti i cittadini che hanno accettato il nostro invito».

Un fiume di gente s'è inginocchiato sui tappeti della moschea. Centinaia di persone, un meltin pot di razze ed etnie che passa la pausa pranzo inginocchiato a pregare («per noi è normale: alcuni venerdì ce ne sono anche di più»). Un drappello di agenti in divisa vigila discretamente davanti all'ingresso. Entrano solo gli uomini della Digos in borghese: salutati come vecchi amici. Sorrisi e strette di mano anche per i giornalisti.

L'imam cita un documento sottoscritto dieci anni fa da decine di comunità islamiche che si erano riunite a Bologna. Quel documento era già una scelta di campo, metteva nero su bianco la condanna assoluta del terrorismo. Una condanna che non fosse solo morale, ma supportata dai fatti. Dai gesti concreti. «E' vietato fornire supporto morale o logistico a persone sospettate di voler far uso di violenza per colpire la società». Il dovere è uno solo: denunciare.

L'imam scandisce quel messaggio e quel dovere, tanto più urgente dieci anni dopo contro la minaccia dell'Isis. Ricordando la strage di Parigi, ha un pensiero per lei, Valeria Solesin, «la ragazza di Venezia uccisa ingiustamente da questi barbari che hanno infranto la legge di Dio». Valeria che studiava alla Sorbona e che insieme ad Emergency «era andata a servire gli ultimi».

Ai musulmani indica la direzione: «Abbiamo bisogno di educare, prevenire, vigilare. Dobbiamo rafforzare il dialogo, per far sì che le porte di questo centro rimangano sempre aperte». Li esorta a schierarsi, «senza nessun tentennamento: serve un'azione comune» Invita i giovani alla prudenza e all'equilibrio. «Vivete in un Paese che vi dà la libertà di culto, fatene buon uso. Diffidate di chi vuole trascinarvi nella cultura della violenza. Usate Internet con moderazione, consultatevi con gli imam più preparati. Questo è il vostro Paese: amatelo».

Si rivolge alle donne, il loro ruolo è fondamentale: «Insegnate con il vostro esempio ai vostri figli l'amore per la vita e il rispetto per gli altri».

Allah Akbar, ripete l'imam Layachi. «Dio non è con loro. Allah è più grande della loro malvagità. Allah è più forte della loro barbarie e dei loro crimini».

Il sindaco Pizzarotti

«Ho apprezzato con tutto il cuore le parole dell'imam - ha detto il sindaco Pizzarotti ieri mattina alla folla radunata in moschea - noi siamo qui per ribadire il senso di comunità. Una comunità di cui fate parte e ce lo dobbiamo ricordare anche quando motivi economici, religiosi e razziali cercano di farcelo dimenticare». Le parole dell'imam Layachi «sono pesanti e importanti: danno l'idea della maturità del Centro islamico e di chi lo frequenta. Noi siamo qui per tendervi la mano e lavorare insieme. Dipende da noi stabilire che rapporto vogliamo avere. Solo insieme possiamo superare questa diffidenza che qualcuno vuole fare passare e costruire compiutamente quella società cosmopolita a cui Parma da sempre aspira. Sta a tutti noi voler andar oltre questo difficile momento». Nel segno di questo dialogo Pizzarotti ricorda la costituzione imminente della Consulta dei popoli con l'elezione del consigliere comunale aggiunto «che possa farsi portavoce delle istanze di tutti».

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  • RENZ

    22 Novembre @ 09.05

    R E N Z

    Chissà se a sind Pizzarotti e On.PD Romanini, venerdì alla moschea, hanno insegnato quei versetti del Corano che, se li sai, non ti scannano durante gli attentati.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    21 Novembre @ 19.18

    PERO' , VISTO CHE PIZZAROTTI , venerdì , è andato in Moschea , domenica , come minimo , dovrebbe andare a Messa !

    Rispondi

  • xxl

    21 Novembre @ 17.56

    nilus75

    Diciamo che l'inizio del discordo mi lasciava un po' perplesso, "Anche noi musulmani siamo chiamati a una scelta di campo. Alla responsabilità e alla chiarezza. Questo è il momento di stare con i giusti" senza specificare chi sono i giusti però mi lasciava perplesso. Sicuramente dopo ha recuperato definendoli barbari che hanno infranto la legge di Dio, ecc. Speriamo cada il muro di omertà che molti musulmani hanno, purtroppo molti sanno ma preferiscono tacere. Avrei gradito tra le parole "DENUNCIATE SE SAPETE"

    Rispondi

  • RENZ

    21 Novembre @ 17.34

    R E N Z

    Brutta la mossa di PIZZAROTTI e ROMANINI di andare alla moschea. Se le nostre autorità vanno ad omaggiarli... allora hanno ragione LORO a dire che sono LORO le vittime. Ho letto che PIZZAROTTI non era andato alle celebrazioni del 4 Novembre.

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    21 Novembre @ 16.34

    la rivolta di atlante

    CHISSA' SE IL SINDACO ERA SCALZO O SE GLI HANNO FATTO UN LASCIAPASSARE ..... PER IL MEDIOEVO.

    Rispondi

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