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Eramo: «Basta bullismo in chat». Parlano i genitori

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Cyberbullismo, il preside della Fra' Salimbene-Jacopo Sanvitale pubblica sul sito della scuola le chat violente di alcuni alunni su whatsapp ed esorta le famiglie: «Adesso basta insulti e bullismo in chat. È ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro». E parlano anche il rappresentante dei genitori e il pedagogo Damiano Felini.

Enrico Gotti

«Secchione», «bimbominchia», «obeso», «dovresti morire in una maniera lentissima e molto dolorosa», «handicappato»: parole che sono pietre, scritte da studenti dodicenni, di scuola media, su un gruppo whatsapp, lette sul telefonino da coetanei e adulti. Il preside, Pier Paolo Eramo, ha deciso di pubblicare le schermate degli insulti sul sito della scuola media Fra Salimbene, per reagire e trovare soluzioni: «È ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro».

Per la prima volta, una scuola decide di denunciare pubblicamente quanto avviene nel mondo parallelo di chat e smartphone, per rompere un muro di silenzio e invitare tutti a riflettere. Solitamente avviene il contrario: le scuole vogliono parlare il meno possibile, all’esterno, di casi di bullismo e cyberbullismo, che sono comunque frequenti in ogni istituto.

«Dopo molte esitazioni – scrive il preside Pier Paolo Eramo - scelgo di pubblicare sul sito della scuola alcuni messaggi che due nostri alunni si sono scambiati su un gruppo whatsapp di una delle nostre classi delle medie. Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell’assenza degli adulti. E non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo».

«E’ ora di chiedersi – continua il dirigente scolastico - se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza. E’ ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell’educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità. Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. E’ troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora».

«Ci ho pensato a lungo – ribadisce Pier Paolo Eramo – ma quando in una settimana vedi tre casi simili, uno perde la pazienza. È una cosa costante, è come un rumore di fondo, c’è un giro di messaggi, la maggior parte innocui, ma ci sono anche insulti pesanti, gruppi creati per prendersela con un alunno o un insegnante. Prendono in giro uno scrivendo che è grasso, che puzza, che si veste alla Caritas. Anche quando andavamo a scuola noi c’erano insulti così, ma un conto è farlo in diretta, in uno spazio e in un tempo definito, con tutto il coraggio che ci vuole per agire nella realtà, un conto è mandarlo a tutti in un gruppo whatsapp».

A preoccupare preside e docenti è il fatto che i genitori sottovalutino la «potenza di fuoco» dei nuovi strumenti. «Dicono: sono “ragazzate”, “stavano scherzando”. Ma se io sono tuo padre e scopro che fai queste cose il cellulare tu non lo usi più per un anno – sottolinea il dirigente - Questi fatti succedono in tutte le scuole. Qualche settimana fa alcune ragazze della scuola media si sono fatte le foto con il cellulare in palestra, mentre si cambiavano, per poterla tenere e poi minacciare di mandarla in giro. Poi ovviamente arriva il genitore della vittima e ti chiede: ma la scuola cosa fa?». In classe gli alunni non possono usare il telefonino, ma lo portano con se di nascosto, e lo adoperano in bagno o all’intervallo.

«E' una minoranza che si comporta così, ma non si può perdere la vita a correre dietro a queste cose, ognuno deve fare la sua parte – è l’appello – non si possono abbandonare i ragazzi nella giungla tecnologica da soli, non bisogna dare per scontato nulla: siamo iperprotettivi nella vita reale mentre in quella virtuale lasciamo i nostri bambini senza alcun controllo. Abbiamo bisogno dell’impegno di tutti gli adulti, in tutti i momenti della giornata».

Il commento della Maestri (Pd)

«L'iniziativa di denuncia del prof. Eramo è meritoria e rappresenta un’importante assunzione di responsabilità del mondo scolastico di fronte alle problematiche di bullismo e cyberbullismo, purtroppo dilaganti in particolare tra gli adolescenti. La condanna di episodi di questa natura non è sufficiente se, come adulti, famiglie e rappresentanti delle istituzioni non ci interroghiamo sull'uso distorto delle nuove tecnologie che possono rappresentare, al tempo stesso, una grande opportunità di crescita e uno strumento di prevaricazione reciproca». Lo dice la parlamentare Pd Patrizia Maestri sulla denuncia del preside dell’istituto comprensivo Sanvitale- Salimbene di Parma sugli episodi di bullismo e cyberbullismo tra gli adolescenti.
«Gli adolescenti sono spesso inconsapevoli delle conseguenze gravi dei loro comportamenti - aggiunge Maestri - e per questo vanno aiutati insieme alle loro famiglie affinchè possano avere occasioni di formazione e sensibilizzazione. Alla Camera sono in discussione due proposte di legge che affrontano il problema del contrasto al fenomeno cyberbullismo, ma anche questo non basta e non basterà senza una comune assunzione di responsabilità. I nostri ragazzi non possono essere lasciati soli di fronte alle opportunità e alle insidie delle nuove tecnologie. L’iniziativa del prof. Eramo ha il merito di aver aperto un dibattito pubblico su questi problemi. A lui va il mio ringraziamento e il mio sostegno nella missione educativa che si propone di svolgere». 

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  • Biffo

    02 Dicembre @ 17.24

    I genitori del giorno d'oggi sono o dei pappamolla o vivono in ostaggio permanente dei loro figli. Il controllo del cellulare è doveroso, anche dato che sono i genitori a pagarne le ricariche, profumatamente, favorendo le imprese becere ed insulse della prole, composte da capponi griffati e gallinelle padovane idiote.

    Rispondi

  • Pipo

    02 Dicembre @ 15.17

    Ne vogliamo parlare sul fatto che la scuola ha abolito da tempo educazione civica? Certo scrivendo così la scuola se ne lava le mani come fa del resto su tutti i casi di ragazzi problematici.

    Rispondi

  • rodolfo

    02 Dicembre @ 11.09

    Non sarebbe più facile imporre di spegnere i cellulari durante le lezioni? E chi non lo fa e viene beccato si becca una bella nota?

    Rispondi

    • Franca

      02 Dicembre @ 17.33

      della nota se ne fregano,una bella interrogazione di quelle che escono con le ossa rotte|

      Rispondi

  • matteo

    02 Dicembre @ 08.45

    Ma per favore. Ditemi voi se questa è una notizia da mettere in prima pagina a caratteri cubitali! Tra tutte le notizie importanti che ci sono da mettere in prima pagina, proprio questa? E' davvero così importante da essere in prima pagina come la notizia primaria? Questa è una delle innumerevoli motivazioni per le quali viene dimostrato costantemente come la gazzetta sia ormai alla frutta non avendo più, sempre che l'abbia mai avuta, l'impronta di ruolo giornalistica. Come dire, sono in 4 gatti, fanno il minimo indispensabile e spessissimo riciclano le solite notizie e le solite tematiche. In pratica sempre gli stessi temi e le stesse notizie.....(spesso di carattere sessuale).....eheheeh e già, non capite, non avete ancora compreso che si nota maggiormente quello che traspare di quello che dite!

    Rispondi

    • 03 Dicembre @ 07.50

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - In attesa che matteo (probabilmente senza figli adolescenti) fondi un giornale o un sito per spiegare alla Gazzetta come si fa giornalismo (non sarebbe il primo, e forse neppure l'ultimo....), la risposta è: sì, è una notizia. Quanto ai temi sessuali credo che occupino uno 0,..% (qualche tabù da risolvere?). Infine, questa firma matteo pontificante non la ricordo nei commenti ogni volta che abbiamo lanciato inchieste impegnate e non legate al "sesso". Strano, per un lettore così preparato e impegnato....

      Rispondi

  • la rivolta di atlante

    02 Dicembre @ 07.37

    la rivolta di atlante

    ALLELUJA, MA NON DEVE ESSERE UN CONTROLLO DI PENSIERO SOLO DI COMPORTAMENTO. COME SGRIDARLO SE RUTTA A TAVOLA.... BON TON.

    Rispondi

    • rodolfo

      02 Dicembre @ 11.07

      Anche a casa mia chi rutta più forte vince una portata in più, dov'è il problema

      Rispondi

      • Antonino

        02 Dicembre @ 18.17

        come e' cambiata la vita, io 25enne laureato medico a tavola mi e 'scappato un rutto, mia madre ( ex maestra) era lla mia sinistra mi ha sganciato un ceffone e in dialetto mi disse ; va davanti a una pu... ma non davanti a tua madre. questa era educazione...

        Rispondi

      • Franca

        02 Dicembre @ 17.36

        lo dicevo :è una generazione persa! e alludo ai genitori non ai figli...

        Rispondi

    • federicot

      02 Dicembre @ 09.58

      federicot

      noi a tavola facciamo la gara di rutti....vince sempre mia figlia.

      Rispondi

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