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Area vasta: Reggio sceglie Parma

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L'Area vasta? Reggio Emilia vuole farla insieme a Parma e Piacenza (e, se ci sta, anche Modena). Ad annunciarlo è stato il sindaco reggiano Luca Vecchi durante un convegno.

Luca Molinari

Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, si schiera con Parma e Piacenza per dar vita a un’alleanza che corra sull’asse della via Emilia, aperta anche a Modena (se vorrà starci). In seguito alla riforma delle Province è infatti in corso una discussione su una nuova suddivisione dei territori, che potrebbero raggrupparsi nella cosiddette Aree vaste. Questo nuovo assetto territoriale – su cui sta lavorando la Regione – dovrebbe portare a un riordino delle funzioni amministrative e quindi a una maggiore collaborazione tra città e aree provinciali.

Di questi importanti cambiamenti si è discusso giovedì sera all’Hotel Parma e Congressi durante l’incontro organizzato dall’associazione politica e culturale Kairòs, moderato dal giornalista della «Gazzetta di Parma» Gian Luca Zurlini. Per l’occasione hanno dialogato tra loro i sindaci di Reggio, Luca Vecchi, di Fidenza, Andrea Massari e il vicesindaco di Piacenza, Francesco Timpano. I saluti della presidente di Kairòs, Stefania Contesini, hanno anticipato gli interventi degli amministratori pubblici, che hanno sottolineato l’importanza di promuovere la collaborazione tra territori per aumentarne la competitività.

Luca Vecchi si è detto pronto ad «allearsi» con Parma e Piacenza, pur non chiudendo definitivamente la porta a Modena. «Il dialogo con Parma e Piacenza lo considero maturo – ha dichiarato il primo cittadino di Reggio –, con Modena invece la situazione è più complicata. Rispetto la posizione del sindaco, del presidente della Provincia e auspico di trovare una sintesi. Se così non fosse, c’è la mia disponibilità ad andare avanti lungo l’asse Parma-Piacenza, pur cercando di mantenere i rapporti con Modena sotto altre forme». L’annuncio è stato accompagnato da una serie di riflessioni critiche sulle motivazioni che starebbero dietro l’unione dei territori emiliani. «Bisogna capirci su cosa intendiamo per Area vasta – ha esordito – perché ho l’impressione che vi sia uno scarto tra ambizioni e processi in corso. Dobbiamo chiederci se parliamo tutti la stessa lingua prima di discutere di perimetri e di chi fa il presidente». Per Vecchi è fondamentale pensare a una «logica cooperativa» tra città. «L’Area vasta – ha proseguito – è un concetto strategico per la competitività internazionale e l’asse della via Emilia si presta a questo tipo di assetto. Ho però l’impressione che stiamo andando in un’altra direzione, perché il movente non è quasi mai il mettersi insieme per diventare più forti, ma per gestire meglio i bilanci».

Per il sindaco di Fidenza «la discussione sull’Area vasta non può ridursi a una partita con tifo da stadio che vede protagonisti soltanto i sindaci dei comuni capoluogo. Ricordiamoci – ha aggiunto – che i due terzi della popolazione vivono in provincia e che i sindaci, se da un lato sono chiamati a difendere il proprio campanile, dall’altro devono compiere uno sforzo culturale e progettuale di non poco conto per unirsi con altri territori». Bisogna lavorare «tutti uniti – ha proseguito Massari –. La politica non deve rompere l’omogeneità naturale dell’Emilia».

Francesco Timpano ha quindi rimarcato l’interesse del territorio piacentino «a dar vita a un’Area vasta che comprenda anche Parma e Reggio. Non bisogna considerare questo nuovo assetto territoriale una super provincia – ha osservato – ma un modo per riorganizzare i servizi pensando ai cittadini».


   La proposta   

«Festival Verdi nei teatri della via Emilia»

Dar vita a un grande Festival Verdi che abbia Parma come baricentro e metta a sistema i teatri della via Emilia. È una delle proposte lanciate giovedì sera dal sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, che ha sottolineato come determinate eccellenze e competenze locali – come ad esempio l’educazione reggiana e la Ferrari – siano un patrimonio non solo dei singoli territori, ma degli elementi distintivi per tutta l’Emilia. Dal punto di vista istituzionale invece, secondo Vecchi bisogna fare in modo che le Aree vaste siano «enti in grado di promuovere azioni di scala europea, altrimenti finiranno per gestire soltanto strade, scuole e pianificazione territoriale». Per superare questo rischio bisogna promuovere «una serie di operazioni da Piacenza e, al limite, fino a Modena – ha rimarcato Vecchi – . È necessario mettere intorno a un tavolo le città e stendere dieci grandi progettualità che diano la spina dorsale alla struttura dell’Area vasta». Per Vecchi «si tratterebbe di un riformismo per certi versi rivoluzionario, che darebbe un altro significato e valore al nuovo assetto territoriale regionale». L.M.


   Prospettive   

L'Upi promuove l'Area vasta: «Identità condivisa»

Gli imprenditori emiliani all'Area vasta ci credono, tanto che da tempo hanno già cominciato a organizzarsi per sostenere questa evoluzione dell'assetto territoriale. Risale infatti allo scorso ottobre la firma di un protocollo d'intesa fra Unione parmense degli industriali, Confindustria Piacenza e Unindustria Reggio Emilia che va proprio in questa direzione. A ricordarlo è il presidente dell'Upi Alberto Figna, che accoglie con favore la posizione di Reggio Emilia espressa dal suo sindaco al convegno dell'altro giorno. «Il disegno prospettato in un primo momento – ricorda Figna – di dividere l'Emilia in due aree vaste, ovvero Parma con Piacenza e Reggio Emilia con Modena, non ci aveva visto d'accordo, in quanto non congruente con le aspettative di crescita e di integrazione di questi territori». Il valore di mantenere l'Emilia occidentale unita (possibilmente anche con Modena) in un'unica Area vasta per il numero uno degli imprenditori parmensi deriva dalle «forti identità culturali, economiche, storiche e sociali di questi territori. E in più ci sono collegamenti fra aziende che sono assolutamente importanti e che possono venire coltivati se c'è il giusto approccio». Dunque, ben venga la scelta di Reggio, che secondo Figna «segue una logica di buon senso e di grande integrazione anche a livello infrastrutturale, a partire da aeroporto di Parma e stazione Mediopadana di Reggio». La nascita dell'Area vasta può rappresentare, secondo il direttore dell'Unione parmense degli industriali Cesare Azzali, l'occasione per «creare un'identità grazie alla quale, pur rimanendo ciascun territorio saldamente ancorato alla propria storia, si dà vita a un'immagine complessiva unitaria in cui il nome Emilia diventi sinonimo di qualità, sotto i diversi profili che abbiamo coltivato negli anni». Insomma, l'obiettivo deve essere quello di «trasformare una scelta di riassetto istituzionale in un'occasione per creare una nuova identità che ci consenta di essere riconoscibili, in una dimensione europea e internazionale, come interlocutori dal punto di vista culturale, turistico, economico e sociale, per attrarre relazioni, investimenti e collaborazioni da cui possono poi nascere delle opportunità». I vantaggi, secondo Azzali, sarebbero evidenti: «Si avvierebbe un processo che ci permetterebbe di inserirci in un processo di trasformazione in corso a livello europeo e internazionale con quelli che sono i punti di forza dei nostri territori, che per alcuni versi sono simili e per altri hanno specificità che potrebbero essere valorizzate da tutti nell'interesse di tutti». f.ban.

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  • Nicola Martini

    05 Dicembre @ 14.11

    Purtroppo si è dinanzi alla solita gestione dei problemi all'italiana. A fronte di un possibile razionale riassetto delle Province con drastica riduzione del numero delle medesime mantenendone le funzioni e l'elezione diretta da parte dei cittadini degli Organi di funzionamento, si è optato per la riorganizzazione impostata dalla L.56/2014 che tra le varie ha creato pure un sistema di elezione di II livello che personalmente considero decisamente discutibile. Un indirizzo di questo tipo si accompagna bene con l'impronta data alla riforma costituzionale, che probabilmente avrà ricadute negative sul controllo democratico popolare (basta vedere le discussioni passate sull'elezione dei Senatori e il tipo di Legge elettorale che ci si è dati). Il concetto di Area Vasta appare una struttura amministrativa fumosa, che da certe dichiarazioni rischia pure di divenire, per funzioni, un competitor della Regione. Per il resto è bene chiarire che se l'ottica di aprirsi alla cooperazione coi territori limitrofi può essere positivo bisogna definire bene in quali materie questo sia possibile. Può essere ottimale, infatti, collaborare per quanto riguarda l'erogazione dei servizi,le attività economiche, l'Università e così via dicendo ma ad es. non si può inserire i trasporti come l'AV in un'ottica di Area Vasta. I nostri Amministratori si debbono impuntare in quanto territori difficilmente raggiungibili sono destinati al declino. Non si può pretendere che città come Piacenza, Parma e Modena debbano andare a prendere l'Alta Velocità a Reggio, oltretutto ricordando che a Parma erano state garantite diverse coppie di treni AV al giorno (inizialmente 12 poi scese a 6) che non si sono mai viste. Anche l'ottica di collegare il Verdi alla Mediopadana è poco razionale in quanto sia per le città che per gli aeroporti (questi sì risorse d'Area Vasta), le stazioni del Tav sono funzionali solo se di prossimità. Una stazione a 35/40 km serve a poco. All'estero (Spagna, Germania, Francia e sopratutto Giappone) dove la presenza antropica è elevata le stazioni in linea del Tav sono distanti anche solo 20 km tra loro. In realtà ciò accade anche in Italia (es. relazione AV Venezia M.-Padova, 28 km ed in futuro anche PD-VI-VR). Se questo è il concetto di buona pianificazione territ., a modesto parere di chi scrive, se ne può fare anche a meno. Negare la costruzione di fermate in linea anche a Parma, Modena e Piacenza quando si ha intenzione di costruire la IV corsia dell'A1 non è razionale.

    Rispondi

  • cavalcanicholas

    05 Dicembre @ 10.19

    odioreggio@gmail.com

    Il gran ducato non cè più, ognuno corra per se. Parma con Reggio non è nemmeno pensabile.

    Rispondi

  • Giuseppe

    05 Dicembre @ 09.51

    No Grazie, ci è bastato il furto della stazione mediopadana della TAV e la posizione della Regione sulla TIBRE. Parma è e resta marginale per una Regione che ci ignora. E' ora di diere basata.

    Rispondi

    • 05 Dicembre @ 09.56

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Forse il modo di dire basta è proprio non pensare di poter sempre andare per conto proprio. Se Parma e Reggio si fossero messe d'accordo su dove fare aeroporto e Mediopadana anzichè innnescare un doppio derby, oggi avremmo un vero polo di interscambio trasporti anzichè una struttura in difficoltà e una che deve ricorrere ai bus con 40' (!) di viaggio

      Rispondi

      • federicot

        05 Dicembre @ 11.24

        federicot

        eh dillo forte a tutti gli UBALDIANI. che se non abbiamo una stazione e un aeroporto tra Parma e Reggio è colpa del fu sindaco.

        Rispondi

        • Betti

          05 Dicembre @ 15.50

          la leggenda narra che sia stato Prodi a volerla a Reggio

          Rispondi

        • Giuseppe

          05 Dicembre @ 15.16

          La scelta scellerata sulla stazione mediopadana è stata fatta quando il sindaco, consenziente, era Lavagetto che prono al potere politico regionale, in un assmblea pubblica che contestava la sua posizione, teorizzo addirittura vantaggi per Parma. Il potere decisionale della Regione prima e ora non tutela Parma.

          Rispondi

        • antonio

          05 Dicembre @ 17.51

          O forse è stato Grossi?

          Rispondi

        • federicot

          05 Dicembre @ 17.37

          federicot

          se ti piace credere questo...

          Rispondi

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