Il caso

Nove anni di persecuzioni: stalker ancora libero

Nove anni di persecuzioni: stalker ancora libero
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Lo stalker è un 41enne, benzinaio, che ha già subito due condanne e ora rischia la terza. La vittima è una postina 39enne. La ricostruzione di questa vicenda incredibile

Una persecuzione a suon di molestie e minacce - per l'accusa - che dura da nove anni. Un amore corrisposto - secondo l'imputato, un benzinaio 40enne - per cui è pronto a tutto. Anche ad affrontare processi in serie. «Signor giudice, mi deve capire...quando vedo quella donna lì... perdo la testa, ma è lei a mandarmi segnali inequivocabili», la strenua difesa in aula dell'imputato. Galeotto fu il pieno di benzina. Una sosta dopo l'altra per far rifornimento di carburante, un sorriso dal posto guida scambiato per un cenno d'intesa. E nella testa dell'uomo si insinuò un'infatuazione che lo ha fatto finire in un mare di guai. Per un amore che lui dice corrisposto, ma che la vittima ritiene frutto di vaneggiamenti, il 40enne parmigiano ha già dovuto affrontare due processi con altrettante condanne e ora ne rischia un'altra.

Lo stalker può essere un ex partner, un vicino di casa, un amante o addirittura un familiare. Non esiste l’identikit del potenziale persecutore, chiunque, in determinate condizioni, potrebbe ritrovarsi a esser vittima. Ne sa qualcosa la vittima di questo incubo infinito, una postina 39 enne costretta a subire le attenzioni morbose del benzinaio da nove anni. L'imputato, come detto, aveva perso la testa per quella cliente, colei che, abbassando il finestrino, gli diceva: «Trenta euro senza piombo, grazie». Una cliente e basta, stando all'imputazione che lo ha fatto finire sotto processo per uno stalking che più lungo non si può. Un'innamorata, secondo lui. Un'apparizione che si era poi concretizzata altre volte, per motivi di lavoro. Di lei, stavolta. La donna, che di mestiere fa la portalettere, aveva infatti suonato più volte a casa dell'uomo - uno scapolo che vive con la mamma - per consegnare bollette e raccomandate. Segnali, per lui, di una corrispondenza di amorosi sensi. «Ogni volta che passa sotto casa mia mi manda dei baci», aveva detto lui. Attrazione fatale, dunque. Ma, stando all'accusa, solo invenzioni dell'uomo. E a nulla era servito, a fargli cambiare obiettivo, un iter giudiziario poco confortante. Una prima condanna a un anno e mezzo, datata 2011, relativa a persecuzioni iniziate nel 2006. Seguita da un'altra, lo scorso anno, per il reiterarsi delle stesse. L'uomo è anche finito in carcere per sei mesi dopo il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla sua «ossessione». Un vero e proprio incubo per la donna. Appostamenti sotto casa, al lavoro e inseguimenti in auto per cercare di avvicinarla. In venti giorni, lo stalker le aveva mandato 260 sms. Un'ombra nella sua vita, una presenza che scandiva le giornate. Dopo aver raccontato tutto al marito, era nata la decisione di denunciare l'uomo. Ma la querela non aveva fatto cambiare atteggiamento al benzinaio. La «caccia» alla donna era continuata. Ma oltre ai soliti appostamenti sotto casa, ai pedinamenti in auto e a piedi, i toni si erano fatti più violenti, con parole forti. Era partita una seconda denuncia per stalking.

Anziché desistere, l'uomo aveva cominciato a rivolgere le sue attenzioni al marito. Nell'accusa si parla di telefonate notturne, di sms dai contenuti irripetibili, di scritte volgari - in cui si ventilavano presunti tradimenti della donna - davanti alla scuola frequentata dai figli della coppia. Come detto una persecuzione iniziata, secondo l'accusa, nel 2006. L'imputato aveva iniziato a perseguitare la donna con una serie di telefonate, ma anche pedinandola, appostandosi davanti a casa, lasciandole bigliettini sotto il tergicristallo dell'auto. Invaghitosi della ragazza, sposata, che nulla aveva mai avuto in comune con lui, l'avrebbe «tormentata» per anni, mettendo in atto - si sosteneva nelle denunce presentate dalla vittima - una gravissima e pesantissima condotta persecutoria, nonostante i numerosi interventi anche da parte del marito della donna e dei carabinieri di volta in volta intervenuti. Il dramma vissuto dalla coppia si era chiuso (apparentemente) lo scorso anno quando il molestatore era stato messo ai domiciliari. L’entrata in vigore della legge sullo stalking aveva permesso ai carabinieri militari di intervenire. L’uomo era stato costretto a restare in casa. Ma anche da lì, secondo l'accusa, avrebbe continuato con i suoi deliri amorosi. Dalla sua, una testimonianza: quella della madre che ha raccontato in udienza di incontri clandestini del figlio con la postina in casa sua. A dar torto all'imputato ci sono però già due sentenze (una confermata in appello) e il racconto della vittima. Spetta al giudice Pasquale Pantalone, il prossimo 26 gennaio, emettere il verdetto. d.b.

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  • Biffo

    05 Dicembre @ 16.30

    Il giorno poi in cui alla donna capiterà qualche guaio, allora apriranno un'inchiesta, come sempre

    Rispondi

  • Francesco

    05 Dicembre @ 10.04

    Stendetelo per sempre, a mali estremi, estremi rimedi. Allora la " giustizia" si attiverà a proteggere i delinquenti, visto che le oneste persone non lo sono.

    Rispondi

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