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Scala: «Parma rinasce anche con il calcio»

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Nevio Scala parla a ruota libera della società, della squadra, del mercato, dello staff e dei suoi giocatori ma anche della città...

Sandro Piovani

Disponibile come sempre. «Ma solo fino a mezzogiorno perché poi voglio pranzare con la squadra». Il Tardini si svuota, terminata la conferenza stampa per la presentazione di «Parma facciamo squadra». E lui, Nevio Scala, presidente del Parma Calcio 1913, si siede nei banchi occupati dai giornalisti. Informalmente. Sembra di essere tornati agli anni '90, quando le interviste si facevano davanti ai bastioni della Cittadella. Vent'anni dopo Parma ha voglia di tornare ad essere protagonista e non solo nel calcio. «I messaggi che abbiamo lanciato dall'inizio sono semplici. Messaggi di umiltà, di disponibilità. Di pulizia. La gente che ha vissuto negli ultimi anni cose terribili, ha visto in noi gente che nel passato aveva dato cose importanti. La gente ha capito che questo modo di fare calcio può essere applicato alla quotidianità. C'è voglia generale di rinascita e spero che anche il calcio possa aiutare. Nessuno di noi è immune da critiche ma adesso dobbiamo proseguire. La gente ha capito che c'è stato questo ritorno ad un certo modo di fare calcio. E ci hanno seguito».

E' quasi tempo di bilanci, a tre giornate dalla fine del girone d'andata. Contento?

«Dire contento è riduttivo. Si sta facendo un lavoro straordinario, che va al di la di ogni aspettativa. Bisogna ricordarsi come è iniziata questa avventura. Quello che più mi emoziona è la costruzione della squadra: il 3 di agosto avevamo 5 giocatori in prova al primo allenamento. Non c'erano sedie dove sedersi. Facevamo le riunioni a casa mia o di Marco Ferrari o al Barilla center. Con Minotti, Apolloni... Questo significa che da allora è stato fatto un lavoro di straordinario. Devo fare i complimenti alla società, a Minotti, Galassi, Apolloni e Pizzi. Perché quando si lavora di fretta si rischia sempre di sbagliare».

Se l'aspettava tutto questo entusiasmo?

«Il messaggio che abbiamo lanciato è efficace. Il calcio fatto a modo nostro. Siamo Parma. Rinascere non era semplice. E nessuno di noi pensava di questi livelli di entusiasmo e non solo a Parma. Siamo presi come modello in molti posti. Siamo considerati una realtà simpatica. Umile e modesta, senza fare promesse. Nel calcio non si può. Abbiamo il dovere di fare di tutto per tornare nella massima serie. Che è un obbiettivo, non un imperativo».

Anche i calciatori sembravano, almeno all'inizio, colpiti da questa organizzazione del club.

«Li abbiamo messi nelle condizioni di essere giocatori di qualità. E loro hanno dimostrato di essere uomini veri e giocatori di qualità. C'è uno spogliatoio straordinario, hanno costruito un'amicizia importante tra di loro. Mi ricorda un po' il mio Parma. Vivo con loro spesso: vedo una grande unità d'intenti».

E adesso c'è il mercato. Tra eventuali tagli ed acquisti. Come lo state affrontando?

«Non credo che dobbiamo prendere qualcuno. Avevamo quattro portieri ed uno è andato. Vignali ha chiesto di avvicinarsi a casa. La squadra è competitiva, non abbiamo necessità di fare interventi. Gli infortunati stanno recuperando. In ogni caso questo non è il mio compito. In ogni caso se ci sarà un'opportunità importante, la coglieremo di certo».

Più 6 sulla seconda: forse ora il vero il rischio è che il Parma pensi di aver già vinto il campionato.

«No. Dopo la vittoria di Rovigo ho detto alla squadra che abbiamo fatto qualcosa di importante ma non abbiamo ancora ottenuto niente. Piedi per terra senza pensare al passato. Mai essere presuntuosi, questo ho detto loro. Stiamo lavorando su questo, perché tecnicamente la squadra non si può discutere. Niente programmi o tabelle».

Tanti elogi, da ogni parte. Ma c'è qualcosa da migliorare in questo Parma?

«Quando le cose vanno bene, l'unico problema è l'esaltazione, considerare tutte le cose molto semplici. Ho parlato con Gigi. Gli ho detto che adesso il suo compito è difficile. Perché in questi momenti può capitare di perdere la concentrazione. E quella voglia di vincere vista a Rovigo. Al di la che si possono migliorare sempre tante cose. E Apolloni ha questo merito: si confronta con tutti, perché sa che il confrontarsi è da persone intelligenti. Si confronta con me ma anche con Minotti, con Galassi. Non dobbiamo cadere nella trappola dell'esaltazione. E per ora pensare solo al Ravenna».

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