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Guida ai film del weekend

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Da «Perfect day», pellicola rock e corale con Benicio Del Toro, a «La Isla Minima» avvincente thriller ambientato in Spagna. Ecco la nostra selezione di film per il weekend.

«UNA SQUADRA IMPERFETTA PER UN MATCH SENZA REGOLE»

Filiberto Molossi

Vent’anni fa, «da qualche parte nei Balcani», in una zona famosa per due cose, lo yogurt e il senso dell’umorismo: dove il teatro di guerra diventa teatro dell’assurdo e l’acqua costa sei dollari al secchio. Ma certe ragazze sono così belle («Sei diversa dall’ultima volta». «Sì, sono vestita...») che ti fanno scordare anche le case dilaniate, le strade sterrate, le vendette sommarie. E’ un film senza protocollo, figlio del paradosso, che cammina agile sul terreno minato della dissonanza, «Perfect day», stallo reale ed emotivo di un gruppo di sradicati («casa tua è ovunque dove ci sia bisogno d’aiuto») in realtà in perenne movimento: a costo di tornare al punto di partenza e lanciarsi nell’ennesima missione probabilmente urgente, sicuramente umanitaria e forse inutile. O forse no.

Una pellicola matrioska, come la definisce giustamente lo spagnolo Fernando Leon de Aranoa, regista anche de «I lunedì al sole» (bello vero: recuperatelo): un dramma dentro a una commedia dentro a un film di guerra dentro un road movie. Una storia che non sfugge i generi, ma, anzi, tra schermaglie sentimentali, bambini che vogliono un pallone e un «rat pack» di angeli con la faccia sporca, li moltiplica: giocando sul contrasto continuo dell’amaro e del dolce, del serio (e a volte tragico) e del faceto.

La giornata (per nulla perfetta) di alcuni cooperanti alla fine della guerra dell’ex Jugoslavia: il disilluso che vorrebbe chiuderla qui, il «matto» che non ha nessuno che l’aspetta, la pivellina idealista, la tosta arrabbiata. Squadra imperfetta per un match senza regole: ma c’è un morto da tirare su da un pozzo. Peccato che nessuno abbia una corda... Bel ritmo, retorica assente, ottimo cast internazionale (Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko, Mélanie Thierry, Sergi Lopez...) e soprattutto un tono da commedia, spesso scanzonata e sarcastica, calato in un contesto assolutamente drammatico. La chiave giusta che fa la fortuna di questa pellicola rock e corale, che guarda a «Mash» ed è già stata applaudita a Cannes: un film in cui la battaglia contro i mulini a vento di chi, per vocazione e per mestiere, porta aiuto agli altri non ha il passo grave dell’impegno sbattuto in faccia, ma diventa piuttosto riflessione disincantata sull’assurdità dell’odio e del rancore, là dove la prima vittima della guerra è ancora e sempre la ragione.

LA ISLA MINIMA

Lara Ampollini

1980, in una zona agricola e arretrata della Spagna. Due ragazzine scompaiono e vengono ritrovate uccise e orrendamente torturate. Juan, ispettore locale, viene affiancato da Pedro che invece viene da Madrid e ha idee e metodi più progressisti. E’ la vecchia Spagna, uscita dal regime franchista, che si confronta con la nuova, non così luminosa, ancora piena di ombre e umori stagnanti come le acque delle zone umide alla foce del Guadalquivir. Qui il mondo contadino è ancora solido, i ritmi del mondo industrializzato sono lontani, arrivano appena gli echi di quelle proteste sindacali che pochi anni prima avevano riportato in superficie la ferocia repressiva del tardo franchismo. Non si parla solo di lavoro quindi, ma di vita e di morte, di dannazione eterna e progresso imminente. O dell’illusione di un progresso che dovrà svincolarsi da istinti bestiali, sanguinari vero legante di una società colpevole e omertosa.

Racconta tanto, Alberto Rodríguez, regista e sceneggiatore che con questo film ha portato a casa 10 premi Goya. E lo racconta bene, utilizzando l’involucro di genere, la coppia antitetica (sì, un po’ come in «True detective», serie uscita curiosamente in contemporanea al making of del film), e una regia davvero magnifica, ipnotica nel ritrarre scenari naturali ed esistenziali da capogiro, rabdomantica nel cogliere gli impercettibili affioramenti della vera natura umana sul viso di un personaggio. Atmosfere da percepire con tutti i sensi, dal sapore piccante dei granchi di fiume, alla pioggia che batte i personaggi come fantocci stremati nella scena della punizione del «colpevole», per niente liberatoria. Quello che abbiamo inseguito fin lì, la soluzione del giallo, è davvero la soluzione per un delitto durato decenni e che ha reso colpevole un intero Paese?

BELLE & SEBASTIEN

Lisa Oppici

Un’amica da cercare rischiando la vita, un padre ritrovato, la natura meravigliosa ma anche, a volte, minacciosa.

L’amica è la bella Angelina, che di ritorno dalla guerra (siamo nel settembre 1945) è vittima di un incidente aereo ed è da tutti data per morta (ma non da Sebastien, né da Belle, né da César). Il padre è il grande segreto e la grande scoperta della vita di Sebastien. La natura è quella magnifica delle Alpi. Nei primi cinque minuti si avverte già molto chiaro uno dei limiti più forti del film: un bozzettismo oleografico fin troppo accentuato e una rappresentazione dell’ambiente non tanto da documentario quanto piuttosto da cartolina (gli animali in primo piano che guardano la discesa in slitta di Sebastien). Per il resto questo «numero due» diretto da Christian Duguay spinge molto sul pedale dell’avventura e dell’azione (l’aereo, la lotta con le fiamme che stanno divorando la foresta…) e sul tema del rapporto padre-figlio, che resta sottotraccia filo conduttore costante. La sceneggiatura qua e là arranca, come su un sentiero di montagna, e il taglio resta tra il favolistico e l’elementare. Ma tutto sommato è dignitoso cinema per famiglie, per un pubblico anche più allargato rispetto al primo film. Le Alpi e la loro meraviglia fanno il resto.

IL PROFESSOR CENERENTOLO

Michele Ossani

Leonardo Pieraccioni, ormai ogni due anni, prova ancora a farci ridere con una commedia da lui diretta e interpretata, fatta uscire nel periodo di Natale.

Pochi i cambiamenti nella struttura e nei toni di questa sua ultima pellicola, che assomiglia pur sempre a una «fiaba» delle sue, anche se forse l’idea era di lasciare a casa un po’ di romanticismo e di inserire qualche nota di grottesco. Pieraccioni interpreta un ingegnere, che per evitare il fallimento della sua impresa di costruzioni, tenta una rapina in banca, ma finisce in carcere a Ventotene, dove lavora di giorno nella biblioteca del paese. Una sera durante un dibattito aperto al pubblico conosce una donna affascinante, ma un po’ sciroccata, che lo scambia per un educatore. Lui alimenta l’equivoco e inizia a frequentarla durante l’orario di lavoro diurno, salvo dover ritornare in cella entro mezzanotte…

Alla sua dodicesima regia, Pieraccioni realizza una pellicola leggera ma non molto brillante scritta insieme a Domenico Costanzo e all’amico Giovanni Veronesi. Persa ormai da tempo la freschezza e la giocosità dei primi film («I laureati», «Il ciclone» e «Fuochi d’artificio»), l’attore toscano tenta di rinnovarsi, ma il suo umorismo appare stanco e forzato e si affida a dialoghi e a situazioni più spesso imbarazzanti che divertenti (vedi i duetti tra lui e Davide Marotta). Tutta la seconda parte, in cui inizia una sorta di avventura per riappropriarsi di una collana, è priva di interesse. Solamente Massimo Ceccherini introduce nel film un po’ di comicità scorretta, ma la pellicola è complessivamente debole e un po’ sgangherata.

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