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Bullismo

Ragazza picchiata, la madre: «E' ora di fare pace»

Ragazza picchiata, la madre: «E' ora di fare pace»
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Dopo il caso di bullismo tra ragazze al Giordani, parlano le professoresse e la madre della ragazzina che ha subito l'aggressione. «E' ora di fare pace».

Roberto Longoni

La vicenda sta costando molto di più di uno spiegazzato biglietto da cinque euro. Per quella banconota sparita a una quattordicenne in classe si sono scatenati sospetti, rabbie e domande viste come insinuazioni o giudizi. Fino ad arrivare alle minacce e alle botte, in un caso di bullismo al femminile dal lungo strascico. Costa lacrime, preoccupazioni e guai quest'assurda storia: ad almeno due studentesse di prima superiore e alle loro famiglie. E costa fatiche in più e amarezze ai docenti e alla preside di un istituto impegnato a preparare i cittadini di domani oltre che a insegnare.

Ora non è su una delle classiche materie che ci si deve interrogare al Giordani, scuola di frontiera, con i suoi 1.500 studenti provenienti da realtà molto diverse tra loro: per religione, cultura e tradizione (54 le etnie d'origine rappresentate nell'istituto). Ci si deve interrogare su ciò che è accaduto, ed è quanto stanno facendo la preside Lucia Sartori e i docenti, che in questi giorni non hanno mai smesso di parlare con le studentesse e le loro famiglie. «Perché la nostra forza è quella di guardare fino in fondo le difficoltà, per risolverle, fino a trasformarle in opportunità» dice Lucia Ghizzoni, professoressa di italiano oltre che coordinatrice del gruppo dei tutor gapa («i responsabili dell'accompagnamento all'inserimento e al lavoro scolastico di tutti gli alunni delle prime»).

Andare oltre e crescere, senza per questo minimizzare la gravità dell'aggressione a una ragazzina all'uscita di scuola, ma dopo aver visto dalla giusta distanza le cause, per chiudere la questione. «Credo ci siano stati fraintendimenti da ambo le parti - dice Cristina Reda, l'avvocato del foro di Reggio Emilia che difende la quattordicenne -. Ma l'augurio è che questa brutta storia si concluda qui. E' durata fin troppo». Lo stesso concetto espresso dalla mamma della ragazzina: «Desidero solo che mia figlia possa tornare a scuola con la serenità di sempre. Si faccia pace». La donna nei giorni scorsi ha anche avuto un acceso confronto con alcune delle presunte responsabili dell'aggressione. «Mi hanno perfino dato della razzista - scuote il capo -. L'ultima accusa che mi si possa muovere: nemmeno immaginano il sangue che mi scorre nelle vene».

La storia, oltre che controversa, è molto delicata, riguardando minorenni. E, guarda caso, è resa ancora più avvelenata dall'amplificazione dei social network. «Fanno più paura i giudizi su quelli che le botte - sottolinea Rita Sacchetti, docente di italiano - Questi ragazzi non hanno più parole, non hanno più un nome da dare ai loro sentimenti e non si rendono conto della gravità di ciò che scrivono». Mercoledì scorso, durante un'interrogazione, dal portafogli di una studentessa scomparvero cinque euro. La ragazza se ne accorse subito, al ritorno al banco. Il caso venne preso a cuore da una compagna di classe che chiese alle altre se ne sapessero qualcosa. Lei dice di averlo fatto senza insinuare nulla, mentre un'altra, di origini nordafricane, avrebbe preso la domanda come un'accusa.

Il tam tam di facebook e whattsapp fece dilagare la questione: tra gli insulti. La notte non portò per niente consiglio. Il giorno dopo, giovedì, si sarebbe passati al «ti aspetto fuori, con le mie amiche». Oltre i cancelli della scuola - stando a una prima ricostruzione - la quattordicenne sarebbe stata circondata da una quindicina di ragazze, magrebine e italiane. E solo il deciso intervento di una studentessa marocchina l'avrebbe liberata da quel cerchio stretto attorno a lei (dopo che le erano state messe le mani al collo, le era stato sferrato un calcio allo stomaco e le erano stati tirati i capelli).

Pareva finita lì, ma in realtà - stando a quanto denunciato dalla ragazzina - le minacce sono proseguite. Così, il giorno dopo, la quattordicenne, dopo essersi presentata a scuola, si è fatta riaccompagnare a casa a metà mattinata. Sabato non è entrata in classe. A questo punto è scattata la denuncia. «E' da giovedì che parliamo con queste ragazze - sottolinea la vicepreside Enrica Biribicchi -. Entrambe sono passate di qui in lacrime. Siamo alla ricerca di un equilibrio, per chiarire la questione». Magari basterà uno sguardo diverso, quello che sa dare solo chi è davvero forte, per andare oltre. Per arrivare al livello di cui parla la preside. «I ragazzi che arrivano qui, in prima, sono di una fragilità estrema. Ma quando escono, dopo la maturità, sono cresciuti. E' anche questo che ci rende fiere di un lavoro così difficile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Baddi

    17 Dicembre @ 15.14

    La madre non ha proprio niente da invidiare e io essendo del Giordani so la storia in modo diverso!! La ragazza è stata accusata senza alcun motivo!

    Rispondi

  • Biffo

    16 Dicembre @ 15.35

    La madre dell'aggredita ha dovuto, giocoforza, prendere la strada della pacificazione, altrimenti la figlia sarebbe stata perseguitata dalle compagne imbecilli, per tutta la durata della scuola. Le professoresse, poi, hanno solo il timore che l'Istituto perda il suo buon nome.

    Rispondi

  • Oberto

    16 Dicembre @ 12.45

    questa madre ha tutta la mia stima, mentre i genitori di chi ha aggredito si confermano degni dei figli che hanno, dovevano essere i primi a parlare, chiedere scusa a nome dei figli, e dare tutta la loro disponibilità per arrivare a una punizione esemplare ma anche educativa ai loro figli ( servizi sociali, attività di volontariato, etc. etc.)

    Rispondi

  • Vercingetorige

    16 Dicembre @ 12.04

    OKAY ! VOLEMOSE BEN ! Però la signora non scriva un' altra lettera alla "Gazzetta" se succede di nuovo , com' è probabile !

    Rispondi

  • Bastet

    16 Dicembre @ 10.05

    ...si....e le mamme delle delinquenti??? ma come chi non ha colpa porge l'altra guancia....ma le colpevoli????+ e le loro madri,cosa intendono fare? perché fossero le mie figlie,sicuro requisito il cellulare....e il pc te lo dimentichi!

    Rispondi

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