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EDITORIALE

Ci vorrebbero uomini come Giovannino

Ci vorrebbero uomini come Giovannino
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Settant'anni fa usciva il primo numero del Candido di Giovannino Guareschi, un figlio della nostra Bassa. Ecco l'editoriale del nostro direttore.

Michele Brambilla

Settant'anni fa, in un'Italia che si accingeva a festeggiare un Natale ben più povero di quello di oggi, usciva nelle edicole il primo numero del Candido di Giovannino Guareschi. Come nacque e che cosa rappresentò per il Paese quel settimanale - straordinario concentrato di talenti - lo abbiamo già ricordato nei giorni scorsi con un articolo di Egidio Bandini. Oggi vorrei tornare sull'argomento per rammentare a chi c'era, e per dire a chi non c'era, due cose: in quali condizioni era l'Italia subito dopo la fine della guerra, e di quali uomini era dotata.

Cominciamo dalla prima. Il Candido di Guareschi diede, del nostro Paese di quei tempi, una definizione perfetta: «Italia provvisoria». Le nostre città erano ancora, in gran parte, ammassi di ruderi lasciati dai bombardamenti. L'economia era in ginocchio. La politica, un grandissimo punto di domanda. Non si sapeva se saremmo diventati una repubblica o se saremmo rimasti una monarchia; ma soprattutto non si sapeva se saremmo finiti sotto l'ombrello americano o sotto quello sovietico. La guerra civile era tutt'altro che chiusa: odi e rancori erano ancora ben vivi, e i regolamenti di conti all'ordine del giorno. Chi dice che oggi stiamo vivendo il periodo peggiore della nostra storia, forse dovrebbe ripassare un po' la storia.

Comunque. In quell'Italia provvisoria Guareschi si batté con le sole armi che aveva: la penna, l'intelligenza e il coraggio. Di coraggio, ne aveva da vendere. L'8 settembre del 1943, piuttosto che farsi arruolare nella Repubblica Sociale, si era fatto arrestare dai tedeschi ed era finito in un campo di concentramento. Tornato libero, non aveva però goduto dello status di combattente per la Resistenza perché considerato uomo di destra, come peraltro lui stesso si definiva.

Ma Guareschi, prima ancora che essere «di» qualcosa, era un uomo libero. Appoggiò la monarchia al referendum, e perse. Appoggiò la Dc alle elezioni del '48, e vinse. Ma quando si persuase che De Gasperi stava sbagliando, lo attaccò. Per le vignette e gli articoli pubblicati sul Candido fu condannato al termine di processi che oggi sarebbero definiti staliniani; e quando seppe che avrebbe potuto chiedere la grazia, la rifiutò, preferendo farsi quattordici mesi di carcere. Perché un uomo libero è più libero in cella che quando è debitore di qualcosa. Uscito di galera patì il disprezzo di democristiani e comunisti, e l'ostracismo dei colleghi. Il tempo, che è galantuomo, gli ha dato ragione: ancora oggi Giovannino Guareschi è lo scrittore italiano più tradotto nel mondo.

Chi fu, il fondatore del Candido? Un figlio della nostra Bassa - luogo che seppe far divenire universale - e anche, appunto, di quell'Italia: povera di denaro ma ricca di uomini veri. E qui veniamo al secondo punto. La guerra, la miseria, in una parola la sofferenza avevano forgiato una generazione che si sapeva accontentare di quel poco che aveva, ma che non si accontentò del Paese che stava consegnando ai propri figli, e si rimboccò le maniche per ricostruirlo.

Ecco perché ricordiamo, oggi che si parla tanto di crisi, la storia del Candido. Perché per ripartire ci vorrebbero soprattutto uomini come Guareschi: i quali non si possono stanziare in una legge di stabilità.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • la camola

    20 Dicembre @ 17.41

    Se ritornassero questi giovani, partirebbero subito per Roma e caccerebbero via a calci nel sedere gli attuali politici.

    Rispondi

  • gigiprimo

    20 Dicembre @ 12.39

    vignolipierluigi@alice.it

    Mi sono riferito a ' Favola di Natale' per restare nel tema del periodo. Certo che il temperanto di Guareschi ha sempre avuto il sopravvento su le varie vicissitudini della vita. Ma mi sorge un dubbio, sappiamo di essere poveri? O siamo incoscienti? Quale è la differenza fra ieri ed oggi? E chi ha eletto Renzi, Letta o Monti? E chi voteremo in futuro? Non è più 'bianco o nero', è cinqiuanta sfumature di grigio, come la nebbia della bassa, servirebbe ancora quel 'faro'! Auguri di un Buon Natale e speriamo nel 2016, anche se si presenta male, bisesto e di venerdì, teniamoci letti!

    Rispondi

  • marco850

    20 Dicembre @ 10.05

    Un grande!

    Rispondi

  • fredflinstone

    20 Dicembre @ 09.38

    Il più grande scrittore italiano del secolo scorso... ed anche di questo... e dei prossimi a venire !

    Rispondi

  • gigiprimo

    20 Dicembre @ 08.36

    vignolipierluigi@alice.it

    Grazie Direttore! Partiamo dalla 'Favola di Natale', tanto per rimanere in tema? (Spero non aver sbagliato il titolo, vado a memoria)

    Rispondi

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