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Altre due rapine con coltello

San Leonardo e Oltretorrente: cresce la paura

Altre due rapine con coltello
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L'ultimo della lista è il supermercato di via Imbriani, rapinato ieri pomeriggio. Ma anche una sala giochi in via Trento ha subìto un assalto molto simile.

La lista delle rapine si allunga e in città cresce la paura.

Laura Frugoni, Luca Pelagatti

Il rapinatore con il coltello s'è fatto vivo altre due volte: ieri pomeriggio ha sfoderato una lama di venti centimetri dentro un supermercato di via Imbriani, per una manciata interminabile di secondi l'ha premuta sul fianco di una cassiera, terrorizzata.

Ma ce n'è stata un'altra: rapina in fotocopia, in una sala slot di via Trento.

I resoconti di precedenti raid li avete già letti sul giornale, tutti recentissimi. Gli obiettivi variano (un altro supermarket, un distributore, una ragazza ferma al volante della sua auto): non è detto che l'uomo con il coltello sia sempre lo stesso, descrizioni e identikit non sempre si sovrappongono (è italiano, no è magrebino, è giovane, avrà almeno trent'anni e portati male).

Di sicuro per adesso ci sono i numeri, una conta che bisogna tenere aggiornata di continuo: cinque rapine in una settimana sono tante. Troppe.

«Me li dai 'sti soldi?»

«Mi sono bloccata - racconta la cassiera Anna, che ancora stenta a capacitarsi di quella sua gelida reazione - lui mi ordinava di aprire il registratore e io restavo lì seduta, immobile, con il coltello premuto sul fianco. “Allora, me li dai 'sti soldi?” Alla fine la cassa se l'è aperta da solo».

Erano le 16,30 quando il rapinatore è spuntato tra le porte scorrevoli al «Super Day» di via Imbriani. Poca gente dentro, poca gente anche fuori in una via che spesso è ben più animata. Forse è stato attento a scegliere l'attimo, forse invece è uno che improvvisa (se fosse arrivato più tardi avrebbe trovato un bottino ben più sostanzioso).

Le casse di questo super di quartiere sono due: quella che aveva macinato conti tutta la mattina adesso era chiusa. Aperta solo la cassa addossata al muro con Anna seduta alla sua postazione, due clienti - una donna e un signore anziano - si stavano avvicinando alla cassa con la spesa.

«Il rapinatore non s'è minimamente preoccupato dei clienti - dice la cassiera - quando mi è arrivato da dietro ho visto che portava uno scaldacollo tirato su fino al naso. “Poveretto, ha il mal di denti”, ho pensato. Mi ha buttato la borsa a tracolla nera sul ripiano della cassa, nell'altra mano aveva il coltello e me l'ha puntato sul fianco. “Metti tutti soldi nella borsa”, mi ha ordinato. Io sono stata zitta e ferma, ma a quel punto lui ha visto che sopra il cassetto chiuso c'era la chiave. Mi ha spinto indietro e l'ha aperto da solo: ha preso prima i pezzi da venti, poi quelli da cinquanta. Li ha infilati nella borsa e se n'è andato».

Un bottino scarso

Il malloppo non era granché: più o meno quattrocento euro, ma a quel punto cresceva solo la sua fretta di sparire tra i borghi dell'Oltretorrente. Anna è corsa fuori («urlavo come una pazza») in tempo per vederlo svoltare a sinistra verso piazzale Inzani. Correva. Zoppica un po'.

Sia la cassiera che i due clienti l'hanno visto in faccia perché nella concitazione della rapina lo scaldacollo gli s'è afflosciato sotto il mento, ma anche di questo non pareva troppo preoccupato. «E' un tipo magro, alto circa un metro e settantacinque. Portava un pile a quadretti bianchi e neri, i jeans, scarpe beige. E' brizzolato, gli manca qualche dente, ha un po' di barba, una specie di pizzetto. Italiano, sì. E nemmeno giovanissimo: almeno trent'anni ce li ha. Ed era molto agitato».

Talmente rapido a eclissarsi che quei pochi che erano in strada non sono riusciti a fermarlo. Nemmeno i carabinieri che si sono sguinzagliati nel dedalo dei borghi sperando di scovare l'uomo in fuga («prima di venire al supermercato mi hanno chiamato diverse volte al telefono, mi hanno fatto un sacco di domande», dice Anna), ma niente. L'ha fatta franca anche stavolta.

Pensavo fosse un cliente

«Pensavo fosse solo un cliente mattiniero. Invece era un bandito». Il titolare della sala slot di via Trento, all'angolo con via Cagliari, quell'uomo lo ricorda bene: altezza media, occhi verdi, una sciarpa davanti al viso e un cappuccio bordato di pelo calcato in testa. L'ultimo dettaglio: il coltello. Che ad un certo punto ha sentito anche sulla pelle.

«Era mattina, avevo appena aperto la sala. Ho avuto giusto il tempo per togliere la giacca e iniziare a controllare gli apparecchi quando è entrato». A quell'ora, le dieci del mattino, di solito in via Trento passeggiano le casalinghe indaffarate nella spesa di ogni giorno. Quel balordo arrivato a piedi da via Cagliari invece cercava un tesoro. Possibilmente facile da incassare. «Mi è venuto incontro e ha pronunciato la classica frase: “questa è una rapina”. Io senza pensare l'ho spinto. E lui con la lama mi ha ferito una mano».

Quella ferita alla mano

Gusto un graffio, per fortuna. Ma il messaggio è chiaro: lascia stare gli eroismi. E dammi i soldi che è meglio. Il titolare è stato quindi spinto verso il bancone, obbligato a scavalcarlo e ad aprire lo scomparto dove stanno i contanti. «Ha preso il fondo cassa. Per fortuna ha sbagliato il momento. Se fosse arrivato poco dopo la somma avrebbe potuto essere ben più alta».

Ma era un rischio calcolato: poco dopo sarebbero arrivati anche i clienti, quelli veri, e il balordo evidentemente lo sapeva bene. Ha tenuto a bada l'avidità e preferito la tranquillità di agire. Come fanno quelli che il colpo lo preparano e non si fanno prendere dalla frenesia. «Forse stava aspettando qui intorno e ha atteso che io fossi da solo nella sala», prosegue il gestore. Poi la fuga verso via Cagliari come raccontano le immagini delle telecamere che ora le forze dell'ordine stanno analizzando senza sosta. «Ho lanciato l'allarme e nel giro di pochissimo sono arrivate le pattuglie. Il paradosso è che subito dopo la fuga del rapinatore è entrato per davvero un cliente». Sarebbe bastato quel primo giocatore a fermare la razzia? Impossibile saperlo. Certo è che il bandito se n'è andato con alcune centinaia di euro mentre le ricerche nel quartiere si sono in breve esaurite. «Si sarà infilato in una strada laterale. E in quel caso come fai a trovarlo?».

Resta però la rabbia di chi si è visto derubare. Oltre al brivido che lascia quella gelida carezza di un coltello. «Ero da solo, cosa avrei potuto fare?», è l'ultima domanda. Assolutamente nulla. E questo l'uomo con il coltello lo sa bene. Ecco perché adesso è nascosto da qualche parte. Ma il coltello è sempre a portata di mano. Presto potrebbe servire di nuovo.

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  • marirhugo

    23 Dicembre @ 20.56

    quando e se Parma avra un giunta gradita alla gazxzetta di Parma vedrete che queste notizie verrano date in modo diverso: non leggeremo piu' " cresce la paura" non sarà " un'altra rapina" sara "una rapina" non vedremo piu la notizia in prima pagina" Quando le giunte erano gradite al giornale, in prima pagina a malapena ci andavano gli omicidi, Quando e se avremo una giunta gradita, la gazzetta di parma smettera di cercare di terrorizzare i lettori: Non avremo piu quartieri sotto assedio, strade paralizzate, i cittadini non avranno piu "paura" Qundo e se tutto questo avverra'la gazzetta diventera' meglio ridiventera "La Pravda di Parma"

    Rispondi

    • Filippo

      27 Dicembre @ 08.55

      filippo.cabassa.1970@gmail.com

      Volevo commentare qualcosa, ma commentare marirhugo è come sparare sulla croce rossa

      Rispondi

    • 23 Dicembre @ 21.03

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Basta la frase "A malapena gli omicidi" perchè tu ti illustri da solo, nella tua scontata banalità e nella tua ignoranza (in senso letterale, non offensivo). Ma a Natale si deve essere tutti più buoni: quindi buon Natale. E ringrazia la pazienza della "Pravda" se c'è un posto dove si pubblicano i tuoi commenti......

      Rispondi

  • Lillo

    23 Dicembre @ 15.31

    Sarà anche una percezione la nostra..quella sulla scarsa sicurezza...ma io anni fa questa percezione non l'avevo e adesso mi è venuta. Mi è venuta perchè mi sono entrati in casa mentro ero in casa, perchè sono entrati in casa di mia madre a fidenza, perchè molti dei miei vicini e conoscenti sono stati vittime di furti in casa e quando mando mia figlia a scuola ho sempre un pò timore di qualche rissa sul bus o per strada...perchè leggo sul giornale di questi episodi...si io ho proprio timore e percezione di scarsa sicurezza!! che brutto vivere cosi...

    Rispondi

    • federicot

      23 Dicembre @ 18.07

      federicot

      Mi chiedo dove hai vissuto fino ad ora....nel mondo delle favole. La cosa più pericolosa sul Bus oggi è la guida dell'autista. Provato l'altro ieri, mei pù. ....leggo sui giornali....a posto.

      Rispondi

  • Vercingetorige

    23 Dicembre @ 12.28

    UN MOMENTO CHE' TIRO FUORI LA "VELINA" DELLA STEFANI ! Dunque , vediamo : i reati in Italia sono in diminuzione , i delinquenti c' erano anche una volta , anche più di oggi , l' immigrazione (esterna ed interna ) non c' entra nulla con la delinquenza. La paura dei Parmigiani è dovuta ad una percezione errata. Hanno le traveggole !

    Rispondi

  • Biffo

    23 Dicembre @ 12.20

    Ma Parma non era risalita a valori più alti di prima, come qualità della vita?

    Rispondi

  • ANONIMUS

    23 Dicembre @ 10.51

    federicot. Non sarai amico del Pizza e di Renzi? Visto che a sentire loro va tutto bene!! O forse i problemi non esistono fino a quando non toccano te o qualcuno che ti é vicino.

    Rispondi

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