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Un parmigiano alla scuola di informatica senza prof

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C'è anche Claudio Mutti, giovane parmigiano diplomato all'Ulivi, fra i tre italiani ammessi quest'anno - su centinaia di candidati - all'innovativa e selettiva scuola di informatica «Ecole 42» di Parigi. Scopri la sua storia.

Monica Tiezzi

Ci sono passioni che ti accompagnano da sempre nella vita, altre - altrettanto travolgenti - che scopri per caso. È stato così per il parmigiano Claudio Mutti, 19 anni, maturità all'Ulivi conseguita il giugno scorso (98 su 100) e oggi fra i tre italiani (su poco più di 200 studenti selezionati in tutto il mondo) ammessi all'innovativa Ecole 42 di Parigi: una palestra di informatica a caccia di talenti, con l'ambizione di diventare la risposta europea alla Silicon Valley.

E dire che Claudio il corso di informatica (attivo al liceo Ulivi dal 1997) non l'aveva neanche scelto, preferendo il latino. «Poi, in quarta, ho conosciuto un ragazzo della scuola che lo frequentava. Ho cominciato con lui ad entrare nella materia ed è stato un colpo di fulmine. L'informatica mi è sembrata l'espressione più pura della logica, un'architettura che non consente errori» dice Claudio, papà parmigiano che lavora in polizia, e una leggera cadenza francese che gli viene dalla mamma, originaria dell'Alsazia.

Claudio ha iniziato a studiare informatica da solo - bruciando le tappe - con corsi on line, assegnandosi i compiti e facendoseli correggere sul web da studenti più esperti. «Un metodo di studio a me congeniale, che ho ritrovato anche alla 42», spiega. Da una cugina francese ha saputo della scuola di informatica nata due anni fa alla periferia di Parigi e il febbraio scorso ha partecipato alla pre-selezione on line, quattro ore di prove di logica e memoria. La risposta: idoneo al test di ammissione.

A settembre lo studente parmigiano si è ritrovato nel nuovissimo edificio del 17esimo arrondissement, dove ha sede la scuola, assieme a una pattuglia di altri 874 aspiranti studenti da tutto il mondo, «anche Usa e perfino Mongolia. Alla scuola non importa neppure sei hai un diploma o meno, basta che tu abbia fra i 18 e i 30 anni e sia in grado di superare le selezioni online. L'ambiente eterogeneo che si crea è molto stimolante, si può imparare tanto dagli altri, informatica e non».

Le quattro settimane di selezione? «Nuotare o affogare. Dieci ore al giorno al pc e appena il tempo per un boccone. Al mattino veniva assegnato il pdf con le consegne, poi c'era un video introduttivo, a volte scherzoso, con alcune “dritte”. Alle 23,45 il termine inderogabile per la consegna degli esercizi. Ricordo il primo, un programma per risolvere il sudoku».

A dispetto della competizione per essere ammessi, grande collaborazione fra candidati. Una formazione fra pari easy e creativa, nella migliore tradizione Jobs-Gates, in una sede aperta 24 ore su 24 e sette giorni su sette, con mille Mac a 27 pollici sempre disponibili (e la scuola è pure gratis), l'angolo con lo street food, e i locali relax dove consumare il panino portato da casa o schiacciare un sonnellino. «Il senso della comunità è cruciale, ci si aiuta a vicenda. Sei fuori se non sai lavorare in team e se non sai reagire ai fallimenti», dice lo studente parmigiano. Nessun professore in cattedra ma un'equipe pedagogica formata da programmatori tutti sotto i 40 anni, spiega ancora Claudio, con la quale i rapporti sono soprattutto via social media.

Al termine della maratona, i superstiti erano poco più di 200. Fra i quali Claudio. Il tempo di tirare il fiato, trovare un alloggio a Parigi e a metà novembre tutti di nuovo a programmare. «Ora i ritmi di lavoro sono meno frenetici rispetto alla selezione. Ho una deadline fra un mese, inizio domani. Devo riscrivere la “printf”, una funzione base nel linguaggio di programmazione C, molto utile ma difficile da costruire». Gli crediamo sulla parola.

Claudio non sa quanto resterà nella scuola: «Qui niente è prestabilito. C'è chi frequenta pochi mesi per specializzarsi in un settore, chi resta quattro anni, anche se il corso di solito è di tre. Io vorrei approfondire tutte le branchie perchè non ho ancora capito cosa mi piace di più. Aspetto con fiducia lo stage al termine del primo anno e quello alla fine del terzo».

La «42» è troppo giovane per avere statistiche, ma finora oltre il 70% degli studenti è stato giudicato preparato, ed eventualmente pronto per essere assunto, dai datori di lavoro degli stage. «Sono aperto a qualsiasi occasione di lavoro - dice Claudio - Magari in Giappone o Corea, visto che ho il pallino dell'Asia». O magari a Parma.

FORMAZIONE AL TOP

L'Ecole 42 è stata fondata due anni fa da Xavier Niel, 48 anni, alla guida delle aziende di telecomunicazioni Iliad e Free, uno degli uomini più ricchi di Francia. Nato in una famiglia modesta, autodidatta, Niel ha voluto una scuola affatto paludata, con il talento come unico requisito di accesso, basata principalmente sulla formazione fra pari e gratuita. Xavier Niel paga sette milioni di euro l'anno per mantenere la struttura, «e se qualche studente ha bisogno di un prestito per vivere a Parigi, faccio da garante con le banche», sostiene. La scuola è frequentata da oltre 2.700 giovani, lo stile è quello easy, informale e creativo alla Steve Jobs, l'ambizione quella di diventare la risposta europea ai centri di formazione della Silicon Valley.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Remo

    23 Dicembre @ 11.11

    in Italia una cosa del genere difficilmente potrà succedere... a meno che qualche nostro illuminato imprenditore abbia voglia di investire sul Futuro ! ;-)

    Rispondi

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