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L'Inps fa il «ponte»: protestano i pensionati

L'Inps fa il «ponte»: protestano i pensionati
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La pensione di gennaio per molti arriverà solo oggi, a cinque giorni dalla «naturale» scadenza. Protestano pensionati e associazioni di consumatori per un «bisticcio» burocratico che si ripeterà ad ottobre. Scopri perchè.

Monica Tiezzi

Brutto inizio d'anno per tanti pensionati parmigiani, che ieri - dopo i tre giorni festivi di inizio anno - contavano di ricevere l'assegno mensile. Fin dal mattino in Gazzetta sono arrivate telefonate che lamentavano il mancato accredito della pensione. «Ci contavo, devo affrontare un viaggio e con tutte le scadenze di fine anno sono un po' a corto....», lamentava una vedova in attesa dell'assegno di reversibilità del marito. «Non bastano i continui tagli alle pensioni, ora cambiano il giorno di pagamento senza avvertirci», dice inviperita una coppia di pensionati. «Non riesco a capire... voi ne sapete di più?», chiede preoccupato un altro anziano.

Per avere informazioni alle segreterie telefoniche dell'istituto occorre un pin fornito solo ai titolari di pensione, ma alla fine la questione è stata chiarita dalla sede centrale Inps di Roma.

Un passo indietro: il pagamento delle pensioni è stato uniformato dal decreto legge 65 del 21 maggio 2015 («Disposizioni urgenti in materia di pensioni, ammortizzatori sociali e tfr») che stabilisce, all'articolo 6, la «razionalizzazione delle procedure di pagamento»: tutti gli assegni, dal primo giugno 2015, «sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se festivo o non bancabile (ossia giornata di apertura delle banche, ndr)». Una regola che riguarda pensioni, assegni, pensioni e indennità di accompagnamento per gli invalidi civili e rendite vitalizie Inail.

Precedentemente - spiegano dalla sede centrale Inps - i giorni di pagamento erano scaglionati dal primo al 16 del mese, a seconda del cognome del pensionato, ma anche a seconda del tipo di assegno percepito. Un caos burocratico al quale è stato messo fine.

Sempre l'articolo citato stabilisce però un'eccezione alla regola: «Nel mese di gennaio 2016 il pagamento avviene il secondo giorno bancabile». Un'eccezione che ne contiene un'altra, inespressa. Se infatti tutti gli istituti di credito sono rimasti chiusi venerdì primo gennaio, lo stesso non può dirsi sabato 2 gennaio, quando gli sportelli di Poste Italiane hanno regolarmente funzionato, al contrario delle altre banche. Ergo: il secondo giorno «bancabile» per i titolari di un conto corrente di Poste Italiane è stato ieri - e questi pensionati hanno visto l'accredito dell'assegno - mentre tutti gli altri sono rimasti «a secco».

L'Inps assicura che oggi, così come previsto dalla normativa, tutti gli assegni saranno regolarmente accreditati e spiega che alle nuove regole è stata data ampia diffusione: «Non possiamo avvisare via posta tutti i 21 milioni di pensionati che mensilmente ricevono un assegno dall'istituto. Abbiamo fatto un grande sforzo fornendo 16 milioni di pin per poter avere tutte le informazioni necessarie vie telematica», dicono dalla sede centrale Inps.

Qualcosa di più, comunque, si poteva fare per dare informazioni chiare, come ha rilevato ieri anche una nota di Federconsumatori, che insiste sul fatto che gli assegni saranno pagati a ben cinque giorni dalla «normale» scadenza.

Ecco dunque un promemoria per i pensionati. Il «bisticcio» di gennaio si ripeterà ad ottobre: pagamento sabato primo ottobre per chi ha un conto corrente alle Poste, lunedì 3 per tutti gli altri. Accredito per tutti anche il 2 maggio, vista la serrata generale del primo maggio. Nei restanti mesi del 2016 l'accredito sarà per tutti il primo del mese.

Dal prossimo anno si cambia ancora. Il decreto legge stabilisce infatti che «a decorrere dal 2017 i pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese».

LA RISPOSTA DI INPS

Riguardo le notizie apparse su alcuni quotidiani ieri, lunedì 4 gennaio, ed oggi, in relazione al pagamento delle pensioni nel mese di gennaio 2016, si ritiene necessario precisare quanto segue.

L’Inps ha diramato il 24 dicembre il comunicato stampa con il quale ha reso nota la data di pagamento della rata di pensione del mese di gennaio 2016.
Lo stesso comunicato è stato contestualmente pubblicato sul sito Istituzionale.

L’Inps ha pagato le pensioni il secondo giorno bancabile del mese di gennaio - che è il 4 gennaio per Poste Italiane ed il 5 gennaio per le banche - come previsto da una legge dello Stato (l’articolo 6, comma 1, della legge n. 109 del 2015).

L’Inps, le banche e Poste italiane non traggono alcun vantaggio dall’anticipo o dal posticipo delle date di pagamento delle pensioni. Le somme necessarie per il pagamento delle pensioni, infatti, transitano dai conti di tesoreria ai pensionati nello stesso giorno fissato dalla legge per il pagamento delle pensioni, senza che vi sia alcuna giacenza sui conti correnti dell’Istituto, mentre i flussi informativi per l’effettuazione dei pagamenti sono inviati dall’Istituto a Poste Italiane ed alle banche con circa 10 giorni di anticipo rispetto alla data del pagamento: nessuna influenza sugli accrediti, pertanto, è esercitata dal ponte festivo di inizio anno.

Non è possibile anticipare il pagamento all’ultimo giorno del mese precedente in quanto le pensioni, a differenza degli stipendi, sono già pagate in anticipo: il pagamento effettuato il 4 e il 5 gennaio è, infatti, relativo alle pensioni di gennaio 2016.

Si ricorda, infine, che l’art. 6 della legge 17 luglio 2015, n. 109, che ha permesso di effettuare i pagamenti di tutte le pensioni il primo giorno bancabile di ogni mese, ivi comprese quelle dei dipendenti pubblici e dei pensionati Enpals che fino a giugno 2015 erano pagate infra mese, ha inoltre previsto, anche in relazione alle nuove normative sui pagamenti nell’area euro, che il pagamento delle pensioni, a partire dal 2017, avvenga il secondo giorno bancabile del mese, come avvenuto nel corrente mese di gennaio e non più il primo come avverrà per i restanti mesi del 2016 con eccezione di maggio, ottobre e novembre.

PENSIONI: ALLE DONNE SEIMILA EURO IN MENO

Nel 2014 il numero dei pensionati è sceso a 16,3 milioni (-134 mila unità rispetto al 2013). La riduzione più significativa è quella delle pensioni di vecchiaia. Per chi resta migliora la media dell’assegno: 400 euro all’anno in più rispetto all’anno precedente per una pensione media lorda arrivata a 17.040 euro. Lo rileva l’Istat nel suo focus sulle «condizioni di vita dei pensionati» sottolineando che il reddito medio pensionistico netto è stimato in circa 1.140 euro mensili.

Le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati (52,9%) e ricevono mediamente importi annui di circa seimila euro inferiori a quelli maschili. Le donne sono però la stragrande maggioranza (87%) dei soggetti che cumulano più trattamenti pensionistici e vivono più a lungo (quasi 3 su 10 pensionate hanno più di 80 anni e le ultranovantenni sono il 6% mentre i pensionati ultraottantenni sono 19,2% e gli ultranovantenni il 2,4%). Sempre le donne sono la stragrande maggioranza (81,4%) del totale di chi percepisce integrazioni al minimo: in numeri assoluti sono 2,9 milioni a fronte di 673mila uomini.

Se avere una laurea non aiuta i giovani italiani a trovare un lavoro, aiuta invece i pensionati ad avere un reddito pensionistico più alto: il pensionato con laurea ha un reddito lordo medio da pensione di circa 2.490 euro al mese, più del doppio di quelli senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).

Ma l’aspetto più interessante del focus Istat è la conferma che le pensioni sono diventate un baluardo di fronte al rischio povertà. Le famiglie con pensionati sono stimate in 12 milioni e 400 mila. Per quasi i due terzi di queste (63,2%) i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile. Se da un lato il reddito netto medio delle famiglie con pensionati è di 28.480 euro, cioè circa 2.000 euro inferiore a quello delle famiglie senza pensionati (pari a 30.400 euro), il fatto di avere un pensionato in famiglia abbassa il rischio che la famiglia scivoli nella povertà e mette al riparo da forte disagio economico. r.c.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • giuliano

    06 Gennaio @ 00.44

    La colpa non è dell' INPS che si è attenuta alla legge del Governo Renzi (’art. 6 della legge 17 luglio 2015, n. 109).

    Rispondi

  • gigiprimo

    05 Gennaio @ 20.08

    vignolipierluigi@alice.it

    Xgherlan : il due non era festa e le poste lavoravano. Per schiacciare il bottone per l'accredito non c'era bisogno di tante person, avevano un mese pet prepararle!

    Rispondi

  • gigiprimo

    05 Gennaio @ 18.21

    vignolipierluigi@alice.it

    Le operazioni avvengono in automatico per chi ha l'accredito in conto. Quindi non capisco perché, se io ho una scadenza al 2 di gennaio la debba pagare in posts e loro possano saltare anche il 4 lunedì, sono dei barbieri? Con i soldi guadagnati dai quattro giorni di valuta vho hanno pagato?

    Rispondi

  • Monty

    05 Gennaio @ 17.23

    Se il primo del mese è festa, se il due è Sabato e il tre Domenica non è colpa dell'Inps ma la valuta sul C.c. bancario o postale deve essere quella del giorno 1 non 2/3/4 0 5, perchè se tu ritardi un pagamento a loro favore ti applicano delle sanzioni.

    Rispondi

  • gherlan

    05 Gennaio @ 17.06

    comunque non è vero che non avevano avvertito: sul sito INPS la notizia era in home page già dal giorno di Natale

    Rispondi

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