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Carra e l'avventura del Parma

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Il direttore generale Luca Carra racconta com'è partita l'avventura del Parma 1913 e parla degli obiettivi della società crociata.

Michele Ceparano

Quella del Parma è un'avventura iniziata questa estate i cui primi protagonisti furono Nevio Scala, Marco Ferrari e Luca Carra, rispettivamente l'attuale presidente, il suo vice e il direttore generale della società crociata. E' proprio Carra - l'uomo che in società segue tutta la parte amministrativa e organizzativa, dagli sponsor a chi cura i campi, e che si occupa delle relazioni con Lega e Figc e dei rapporti con i dipendenti - a raccontare l'inizio di una storia che ha fatto ritrovare a una città e a una tifoseria l'entusiasmo perduto. Il dirigente crociato fa anche un bilancio della prima parte della stagione e guarda avanti, ai traguardi che il club si è dato per il futuro. Il racconto parte, dunque, da quest'estate. Un'estate molto calda e non solo dal punto di vista climatico. «Tre amici al bar», si potrebbe intitolare se fosse un film. Uno in meno del classico brano di Gino Paoli, ma con un grande progetto. Magari non proprio cambiare il mondo, ma riportare il Parma in campo dopo il fallimento della vecchia gestione. «E' vero - sorride Carra - siamo partiti a giugno ed eravamo in tre: io, Scala e Ferrari. All'inizio eravamo addirittura in due perché Ferrari mi aveva chiamato ancora prima che Scala accettasse». Per riunirsi una «location» di fortuna. «Ci trovavamo al San Biagio - spiega -, il bar del Barilla Center». A pochi passi c'è il supermercato Unes. «Un giorno - ricorda - abbiamo visto Fausto Pizzi (l'attuale responsabile delle giovanili crociate, ndr) uscire di lì con la spesa, lo abbiamo fermato e gli abbiamo chiesto se voleva partecipare anche lui alla rinascita del Parma. E lui ha accettato». Storie da calcio d'altri tempi in cui l'entusiasmo era al primo posto. Ed è stato quello a far dire a Carra, che al Parma aveva già lavorato e che in quel momento era responsabile marketing dell'azienda Erreà, subito sì. «Quando Ferrari mi ha chiesto se volevo partecipare al progetto - prosegue -, ho accettato con piacere. Ovviamente ne ho parlato con Angelo Gandolfi (patron dell'Erreà, ndr), ma la cosa mi piaceva molto perché questa è una società solida. Conoscevo poi già l'ambiente e i dipendenti del Parma, tutta gente di grande professionalità». E' stata una lotta contro il tempo. «Beh, subito non c'era nulla - aggiunge -, poi pian piano abbiamo iniziato a costruire. Ma per un po' di tempo abbiamo fatto davvero le riunioni al bar». Poi tutto è partito. «Quando finalmente la Figc ci ha dato il titolo - spiega - abbiamo avuto a disposizione le strutture. Ma a luglio, la più grossa difficoltà era rappresentata dal fatto che tu parlavi con giocatori e sponsor ma non potevi promettere nulla perché finché c'era la cordata di Corrado in ballo, era tutto in forse. Bisognava che la gente si fidasse di noi fino al 27 luglio. Apolloni e gli altri l'hanno fatto. E adesso siamo qui». Così come si sono subito fidati i tifosi. «Già dalla prima settimana di campagna abbonamenti avevamo numeri incredibili - dice soddisfatto - e siamo riusciti da subito a contattare tantissimi sponsor. I giocatori, da cinque che ne avevamo in prova, hanno cominciato ad arrivare».

Torna un attimo sul discorso-abbonamenti, un vero e proprio boom che ha fatto parlare anche fuori dai confini del Ducato. «L'obiettivo era quello di battere i 3500 abbonati fatti dal Siena in serie D l'anno prima - puntualizza -. Noi ne abbiamo fatti quattromila in due giorni. Arrivare a diecimila era difficilissimo, quasi impensabile. E poi solo paganti, non tessere omaggio o sponsor. Ci siamo riusciti. Devo anche dire che i tifosi ci credevamo forse più di noi». La stagione in campo finora «è andata benissimo. Ora bisogna restare concentrati. Siamo favoriti per il salto di categoria ma non l'abbiamo ancora fatto». Il Parma, anche fuori dal campo, ha tanti progetti: «Proseguire l'ottimo rapporto che abbiamo con il Comune, in particolare con l'assessore allo sport Marani ma anche con il sindaco Pizzarotti che questa estate ci sono stati molti vicini, e con la Provincia». E poi c'è lo stadio. «Vogliamo - promette - renderlo ancora più vivibile per tutta la città. Abbiamo dato il via alla progettazione del museo per fare del Tardini la casa di tutti e non solo un luogo dove si va due ore alla domenica». Carra è anche un tifoso crociato e gioisce per l'entusiasmo che accompagna la squadra: «Stiamo ottenendo i risultati che ci aspettavamo. Da tifoso di vecchia data che partecipava alle trasferte mi riempie di gioia vedere la partecipazione che c'è quest'anno al seguito del Parma. Andare in trasferta è una festa, come dovrebbe sempre accadere quando ci si muove per un avvenimento sportivo». Un'atmosfera «bucolica» che nella prossima stagione potrebbe purtroppo cambiare. «Noi vogliamo andare in Lega Pro - conclude - ma sappiamo che sarà diverso, a cominciare da questo bel clima. Per seguire il Parma, ad esempio, occorrerà la tessera del tifoso e poi saranno tante le “nobili decadute” che vorranno sbarrarci la strada. Noi, però, continueremo come società ad andare avanti con lo spirito che abbiamo oggi e che la maturità dei nostri tifosi fotografa perfettamente».

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