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Via Imbriani ostaggio di rabbia e paura

Via Imbriani ostaggio di rabbia e paura
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La rissa dell'altra sera tra magrebini e slavi ha esasperato ancora di più commercianti e residenti di strada Imbriani. Siamo andati ad ascoltare i loro racconti divisi tra la paura e la rabbia.

Roberto Longoni

E' il mattino dopo, in via Imbriani. La pioggia ha lavato il sangue dalla strada e ha anche ripulito i marciapiedi da chi ogni giorno li sporca. Ma c'è qualcosa che non si annacqua: è la rabbia della gente. Quella non fa che concentrarsi, almeno da un anno a questa parte. Da queste parti si respira esasperazione oltre le soglie dei negozi, attraverso le grate dei citofoni dalle quali filtrano voci tese. Esasperazione e paura, quella di chi si sente dimenticato, quella che fa aprire la bocca solo dietro la garanzia dell'anonimato. Su questo nervo più scoperto di altri dell'Oltretorrente, il giorno dopo la grande rissa ha il sapore di un giorno prima. «E' successo e accadrà ancora. E sarà sempre peggio: c'è da aspettarsi di tutto - sibila un commerciante -. Avrò sentito almeno una ventina di abitanti ripetermi la stessa cosa, in questi mesi: “Prima o poi, ne voglio vedere uno a terra”. Il rischio che a qualcuno si chiuda davvero la vena c'è, eccome se c'è. Così come che ci scappi il morto tra loro...»

Il senso di oppressione
«Loro» sono quelli che la gente del quartiere vede come assedianti della pace quotidiana. Quelli che rischiano sempre più di trasformare via Imbriani in via «Imbirràmi». Specializzati in maratone nel segno della birra, l'altra sera, dopo averla rigorosamente scolata, l'ultima bottiglia l'hanno brandita come arma. Affiancandole mazze da baseball e catene («ma volavano anche biciclette e bidoncini per la raccolta differenziata»). Nordafricani contro giovani originari dell'Est. A prima vista, un regolamento di chissà quali conti in sospeso o forse una semplice contesa per un territorio da conquistare. Difficile si trattasse di semplice antipatia. «Si sono incontrati come in mezzo alla strada come per un appuntamento». E si sono scambiati gentilezze per un decina di minuti buoni. «Andate via, sparite da qui, lasciateci in pace» gridavano gli abitanti dall'alto delle finestre, mentre in strada volava di tutto. Troppo vicini alla scena, i commercianti osservavano in silenzio, terrorizzati, dopo essersi barricati dietro le vetrine dei loro negozi. Il giorno dopo, come vuole il copione, la via della contesa è deserta: i gruppi hanno preferito spostarsi di poche decine di metri, dirottandosi su strada Inzani. In via Imbriani, le porte dei negozi sono di nuovo aperte. E si aprono le chiuse alla piena della protesta. Il dito viene puntato innanzitutto sugli empori etnici. «Troppi, troppo disposti a vendere alcolici a basso prezzo anche a chi è già ubriaco - sibila un negoziante -. In realtà, sono bar camuffati da alimentari». Lattine e bottiglie a buon mercato e a continua portata di mano. C'è chi se la prende con il decreto Bersani, che ha liberalizzato le licenze. Chi direttamente con il sindaco. «Un Comune non ha il potere di impedire una concentrazione simile di negozi che portano turbativa sociale? Qui si è voluto creare un ghetto». Di lusso, semmai, perché anche tra i negozi ce ne sono di bellissimi, così come tra gli appartamenti. «Ma è questo che sta diventando - commenta qualcuno -. Siamo abbandonati. Nemmeno un mercatino si riesce a organizzare, per richiamare i parmigiani in questa strada. Siamo stranieri nella nostra città».

Lo scontro quotidiano
Le etnie sono numerose, numerosi i gruppi che condividono le giornate a suon di sorsi di birra. Solo uomini. «Che spesso occupano l'intero marciapiede - racconta una ragazza -. Così, devi studiare bene il percorso, se non vuoi ritrovarti al centro delle loro attenzioni». E quando una donna deve uscire o rientrare da sola la sera? «Meglio che prenda il taxi. Io faccio così, anche se ho l'auto». Che abbiano acquistato una casa o un'attività, ci sono persone che qui hanno investito risparmi e speranze. «Felice di averlo fatto fino a un paio di anni fa» scuote il capo un commerciante, prima di aggiungere: «Ora venderei. No, non per la mancanza di giro d'affari, ma per la frustrazione per la quale sono andato avanti ad antidepressivi per sei mesi». A parlare è chi dapprima aveva tentato la strada del dialogo. «Per poi scoprire che la gentilezza era interpretata come paura e debolezza. Della serie: dai un dito e ti vedi portare via il braccio». E allora sono volati anche calci e pugni, insieme con gli spintoni e perentori «fuori di qua». Il minimo che ti possa accadere è essere etichettato come razzista. E' quanto si è sentita sibilare contro una signora scesa per l'ennesima volta con flaconi di disinfettante, per ripulire il portone e il marciapiedi dalle esagerazioni di chi aveva segnato il territorio dopo essersi abbassato la cerniera (altri effetti collaterali della birra). Ovvio che trovandosi a tu per tu con uno dei responsabili dello scempio, la donna si sia alterata. «E' così che ringrazi il Paese e il quartiere che ti ospitano?» ha ringhiato, ottenendo per risposta un «razzista» buono per tutte le occasioni. «Lo sono diventata da quando ho conosciuto te!» A lei l'ultima parola.

Il senso di impotenza
Ma ci sono parole che aspetterebbero la risposta dei fatti. «Abbiamo descritto la nostra situazione in un esposto - ricorda un cittadino -. L'abbiamo firmato in centinaia, per inviarlo a tutti: dal prefetto al questore, dal sindaco al comandante dei carabinieri. Nulla è cambiato». Eppure, molti sono convinti che basterebbe poco, per allontanare da qui le cattive abitudini. «Un presidio fisso per almeno una settimana. Chi vive di spaccio sarebbe costretto a cambiare zona: il quartiere riprenderebbe a respirare. Chiediamo troppo, noi che paghiamo le tasse come i negozianti di via Farina e via della Repubblica?» In fondo, stando al racconto dei commercianti, è stato dopo le ronde in via Savani che il degrado è dilagato in questo lembo di Oltretorrente. «Gli spacciatori sono stati spinti da queste parti». Intanto, alla rabbia di chi abita qui da generazioni si aggiunge l'amarezza dei nuovi parmigiani, a riprova che il razzismo non c'entra nulla. «Quella gente è una vergogna per il nostro Paese - commentano nordafricani che qui lavorano, hanno una casa e crescono i figli -. Noi immigrati onesti siamo i primi a chiedere che ci siano regole e che siano fatte rispettare, per evitare il rischio di generalizzazioni. Invece, in quei gruppi ci sono clandestini che non hanno alcuna voglia di lavorare». Eppure, i soldi per le raffiche di birre (per quanto economiche), li hanno eccome. In quale modo se li procurino è una domanda che viene per logica.

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  • fortunato

    07 Gennaio @ 17.04

    oltretorrente, S.Leonardo, sono quartieri già malati, i prossimi quali saranno??? Avanti cosi si arriverà a barricarci in casa ( ma poi, saremo sicuri anche in casa???). Povera PARMA.......

    Rispondi

    • BETTA

      09 Gennaio @ 20.14

      Ma sig. Fortunato....queste persone sono una risorsa per il nostro Paese! Senza queste persone, come farebbe 'a campare' l'Italia????

      Rispondi

  • Bastet

    07 Gennaio @ 11.04

    ...c'erano dei disgraziati che scrivevano che l'oltretorrente è troppo tranquillo (sarà! ma io ci son passata una volta nell'ultimo periodo,con mio figlio....e non ci passerò mai più!....se non previo arma o corso di krav maga! ho visto una decina di amici cambiare casa.......dove sono quei disgraziati che hanno avuto il cora...non coraggio,ma becco di ferro ,di dire castronate simili?

    Rispondi

  • Bastet

    07 Gennaio @ 11.01

    eh...Verci! ...nn le rileviamo perché non vogliono darcele??? ma robe dell'altro mondo! ma è mai possibile??? ma ci stanno delle amebe,nei luoghi di competenza????

    Rispondi

  • Bastet

    07 Gennaio @ 10.58

    rissa tra magrebini e slavi.....o tra magrebini e gente dell'est???? perché son cose diverse. ...e secondo me,erano dell'est!....

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    07 Gennaio @ 02.16

    la rivolta di atlante

    FORSE NON SONO STATO CAPITO , SENZA IDEOLOGIE E ISMI , QUESTO QUARTIERE HA BISOGNO DI UNA BONIFICA LEGALE FORZATA . CHIUDERE SENZA PREAVVISO , RASTRELLARE CASA PER CASA E ESPELLERE CHI E' FUORILEGGE . SE NON CI PENSA LO STATO PRIMA O POI CI PENSERA' LA BANDA PIU' FORTE CHE VINCERA' IL CONTROLLO DEL TERRITORIO ED E' COSI' CHE SI PERDE LA LIBERTA' E LA DEMOCRAZIA .... TOGLIENDO LA SICUREZZA E LA FORZA DI AZIONE ALLE PERSONE ONESTE CHE HANNO LOTTATO PER GENERAZIONI PER CREARE UN PAESE CIVILE. FATE LA LEGGE CHE SERVE ADESSO , DOMANI E' TARDI.

    Rispondi

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