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Bryan: il ginecologo già condannato per un altro caso

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Ha avuto una condanna in una causa civile per un'altra gravidanza con esiti tragici il ginecologo che si è occupato di Bryan, il bimbo nato senza gambe, malformazione mai diagnosticata durante la gestazione. Leggi i particolari della sentenza del Tribunale di Parma.

Monica Tiezzi

Non c'è solo il caso di Bryan, il bambino nato senza gambe all'ospedale Maggiore - una malformazione mai rilevata durante la gestazione - fra le vicende che coinvolgono T.B., medico di base a Sala Baganza e ginecologo, una delle figure professionali chiamate in causa per il caso del bimbo nato disabile.

Il professionista - sospettato, nella vicenda di Bryan, di non aver eseguito la cruciale ecografia morfologica che avrebbe rivelato la grave anomalia - è stato condannato nel 2013 dal Tribunale di Parma per il caso di un'altra bimba, nata con gravi problemi e morta a quattro anni di vita. Una sentenza che non è stata appellata e che ha costretto il medico, anche tramite la sua assicurazione, a sborsare oltre mezzo milione di euro come risarcimento per le sofferenze causate alla piccola e ai genitori.

In un'intervista esclusiva rilasciata alla Gazzetta il 14 gennaio scorso sul caso Bryan - nella quale il medico ha sostenuto di aver eseguito la morfologica, ammettendo di non aver visto la malformazione - alla domanda se avesse mai avuto in passato problemi legali derivanti dalla sua attività di medico e ginecologo, T.B., alla presenza del suo avvocato Alfredo Cortesi, aveva risposto di no, aggiungendo: «Ho trent'anni di esperienza, ho seguito migliaia di gravidanze e non mi era mai capitata una cosa simile». Dichiarazione mai smentita nei giorni successivi né da lui né dal suo legale.

La sentenza, depositata al Tribunale di Parma nell'ottobre 2013, si riferisce a una causa civile intentata dai genitori della bambina (la chiameremo Francesca, ma non è il suo nome) nata nel 2003 con «gravissime compromissioni del proprio stato psico-fisico», come si legge nella sentenza, e morta nel 2008.

Il medico viene condannato per aver tenuto un «comportamento improntato ad imprudenza e imperizia» in relazione ai risultati di analisi fatte eseguire sulla gestante che avevano rivelato indizi di un'infezione da citomegalovirus, che può causare gravi danni al feto.

Lo specialista, si legge nella sentenza del giudice Renato Mari, «non pose diagnosi di infezione... e non provvide ad inviare la gestante presso un centro di riferimento per la patologia da citomegalovirus, né a richiedere (almeno) l'avidity test ed urgentemente esame di amniocentesi» che, si legge ancora, avrebbero potuto diagnosticare in modo inconfutabile l'infezione. La mamma non subì danni fisici ma non potè, non essendo informata dell'infezione e dei rischi che correva Francesca, prendere l'eventuale decisione di interrompere la gravidanza, si legge nel documento del Tribunale.

Il giudice condanna quindi il medico a risarcire sia il danno biologico subito da papà e mamma, che videro lentamente spegnersi la figlia fra grandi sofferenze, che il danno patito da Francesca, nata totalmente inabile. Vengono anche stabilite somme risarcitorie per la perdita del lavoro da parte della mamma - vista l'esigenza di doversi occupare a tempo pieno della bimba - e per le spese mediche e legali sostenute dalla coppia.

Viene chiamata a rifondere il danno l'assicurazione stipulata dal professionista per la sua attività come medico di base in convenzione con l'Ausl, dal momento che T.B. era anche medico di famiglia della mamma, oltre che specialista in ginecologia. Una competenza, spiega la sentenza, che a maggior ragione doveva far valere nella valutazione della paziente e del feto.

La direttrice dell'Ausl Elena Saccenti, intervistata al riguardo, spiega che «l'azienda era all'oscuro di questo procedimento. Non ci risultano segnalazioni o lamentele su questo professionista come medico in convenzione con l'Ausl». Aggiunge anche, in riferimento al caso di Bryan: «Stiamo valutando con attenzione tutti gli aspetti della vicenda. È stata nominata la commissione congiunta fra Ausl e Azienda ospedaliero-universitaria incaricata di far luce sul caso. La Regione ha indicato come esperto super partes Nicola Rizzo, responsabile del reparto di ostetricia e medicina dell'età prenatale del policlinico Sant'Orsola di Bologna».

«Non ero a conoscenza di questo precedente del mio assistito e in ogni caso ho un segreto professionale da rispettare - dice, interpellato sulla sentenza venuta alla luce, Alfredo Cortesi, legale del medico -. Mi sembra comunque che questo caso non abbia attinenze con quello per il quale sono stato chiamato ad assistere il ginecologo».

Sono stati presi provvedimenti disciplinari nei confronti di T.B.? Secondo fonti accreditate, il professionista sarebbe stato sospeso per un periodo dall'Ordine dei medici in seguito alla sentenza. Ma l'Ordine dei medici, alla domanda se qualche tipo di provvedimento sia stato mai preso nei confronti del professionista, non dà risposte, spiegando di essere al momento «parte inquirente» e parlando di «attenta acquisizione di elementi».

SENZA VOCE

Quanti «non so», «no comment» e ambiguità sul caso di Bryan e su quello di Francesca. C'è un professionista - sul quale non è giusto gettare la croce, perchè gli esseri umani possono sbagliare, anche se non dovrebbero perseverare - che rilascia dichiarazioni improvvide alla stampa. Un ordine professionale che, invece, di dichiarazioni non ne rilascia nemmeno una. Un avvocato che sostiene di non conoscere la storia legale e i precedenti del suo assistito. Notizie di condanne definitive (e molto pesanti) di medici mai arrivate alle aziende sanitarie per le quali quei professionisti lavorano. Se chi dice di non sapere è in buona fede (non stiamo insinuando il contrario), è grave. Fra il duro destino di Bryan e quello tragico di Francesca, ci sono mamme che hanno riposto piena fiducia in chi si stava occupando di loro e di quel prezioso pancione che cresceva, papà impazienti di stringere i figli, altri genitori felici di diventare nonni. Una fiducia pagata a caro prezzo. È importante fare chiarezza per loro e per Bryan e Francesca, gli unici veri «senza voce» in storie dove le voci sono di volta in volta troppe, troppo poche, o dissonanti.

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  • Filippo Bertozzi

    20 Gennaio @ 21.17

    Secondo me, più che i due errori capitati allo stesso medico con conseguenze per le famiglie, è molto grave il fatto che a specifica domanda, lui abbia negato il precedente. Comprensibilmente, ma comunque grave.

    Rispondi

  • Jack

    20 Gennaio @ 18.50

    Sinceramente non condivido il qualunquismo verso la gazzetta. Se è vero che un ginecologo ha un precedente simile, ripeto SE E'VERO, non dovrebbe più esercitare.

    Rispondi

    • Vercingetorige

      20 Gennaio @ 19.51

      MA FIGURARSI ! Adesso , per un errore , che tutti possiamo commettere , e commettiamo , nel nostro lavoro ( e non è detto che , in tutta la vita , se ne possa commettere uno solo ) , non si può più esercitare ! Per la condanna ad un risarcimento in sede civile , senza reati penali ! Non ci sarebbe più un Medico in giro in tutto il Mondo ( non solo in Italia ! ), ma , poi , cos' è che non potrebbe più esercitare ? Questo è un "Medico di Base" , un "Medico di Famiglia" , convenzionato con l' AUSL per la Medicina Generale , che , avendo la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia , fa anche consulti ostetrico-ginecologici "privati" . Cos' è che non dovrebbe più poter esercitare ? L' Ostetricia e Ginecologia ? La Medicina Generale ? Tutte e due ?

      Rispondi

      • Bastet

        20 Gennaio @ 23.47

        scusa Vercinge,ma il non vedere una malformazione gravissima,come quella del piccolo Brian,è assurdo! Se non fosse altro che,viene fatta appositamente per misurare parametri ,quali la lunghezza del femore,la circonferenza cranica,la lunghezza del piede e delle dita dei 4 arti e se non ricordo male,anche il bacino...e tante altre.poteva sbagliare?si!in un solo modo:"signora,non riesco a vedere i piedi e ad inquadrare nello specifico altre cose,la mando in ginecologia" ...ma avete mai assistito ad una morfologica? ..caso della bimba,ancora + devastante!il citomegalovirus è un comune esame del sangue!nn serve un genio per capirlo " positivo " o " negativo" ...se positivo,si passa direttamente al test di avidità,per capirne se lo si è contratto + di 3 mesi prima,della gravidanza!

        Rispondi

        • Vercingetorige

          21 Gennaio @ 11.16

          SI , queste sono obiezioni fondate. Gli esperti dicono che non vedere malformazioni all' ecografia non è "assurdo" , ma è possibile , e credo che la dottoressa Verratti ed il dottor Gabrielli ne abbiano fatte e viste molte più di me e di lei , ma lei ha ragione quando dice che , non riuscendo ad eseguire la "morfologica" , che può succedere , il ginecologo cosiddetto "privato" , che del tutto "privato" non è , avrebbe potuto indirizzare la paziente altrove. La questione delle IgG anticitomegalovirus non è sempre così lapalissiana nel "positivo" o "negativo" . Un positività , a basso titolo di "avidità" , può essere dovuta ad un contatto col virus in tempi lontani , o ad una vaccinazione , ma ha ragione quando dice che , in caso di positività , è opportuno cercare di capire a quando risalga l' infezione , perché , soprattutto nel primo trimestre di gravidanza e nei due mesi precedenti , può essere pericolosa per il feto.

          Rispondi

        • Bastet

          21 Gennaio @ 22.03

          appunto! se un medico vede positivo,il minimo è indirizzare la paziente verso il test d'avidità!ed è evidente che tutto questo non è stato fatto! un'eco non è come una morfologica!quest'ultima è fatta per misurare arti e organi. se c'è un dubbio,si va in ginecologia!e mi sa che anche questo non sia stato fatto. un bravo ecografo di ginecologia /ostetricia,avrebbe visto subito. al mio bimbo contarono tutte le dita dei 4 arti... io quando lessi un positivo al citomegalovirus scoppiai a piangere ad esempio --' e la mia ginecologa mi fece fare il test d'avidità. per fortuna venne contratto prima dei tre mesi,stando ai valori...però mi creda,avrebbe contato anche lei le dita dei 4 arti di mio figlio!ne sono certa!come avrebbe visto il femore .Scusi la "l'arroganza" ma ne sono davvero convinta.

          Rispondi

  • ParmaAlè

    20 Gennaio @ 14.07

    Ragazzi ma cosa centra il vecchio caso con questo? In quello vecchio è già stato giudicato e ha pagato quello che doveva pagare se non ho capito male. Questo articolo a mio avviso sembra solo un modo per indirizzare l'opinione della gente in un verso. I due casi sono totalmente diversi. Se un cardiochirurgo che opera 100 persone all'anno e sbaglia 2 operazioni nella vita (questo è quello che trapela dai vari articoli) è un cattivo cardiochirurgo? Cara gazzetta oggi per la prima volta mi siete un po' caduti con questo articolo, secondo me fuori luogo.

    Rispondi

    • Oberto

      20 Gennaio @ 17.50

      in effetti per certi aspetti concordo con quello che dici.

      Rispondi

  • Vercingetorige

    20 Gennaio @ 12.30

    ANCHE SENZA ESSERE GIORNALISTA non posso non rilevare le numerose imprecisioni che ,a mio parere, costellano gli articoli che riempiono la pagina 1 e la pagina 5 della "Gazzetta" di oggi.Intanto l' Ordine dei Medici non è un Organo Tecnico ,e non gli compete sindacare nel merito diagnosi e terapie, per cui ,quando "di dichiarazioni non ne rilascia nemmeno una " fa solo ,decorosamente,la sua parte. Poi è fuorviante il titolo : "Il Medico del caso Bryan".Nel "caso Bryan" non c' è "un Medico", ma ce ne sono diversi. Adesso l' AUSL e l' Ospedale, nell' interesse delle rispettive Istituzioni ,sembrano voler dare la croce addosso al "privato", che , poi , così "privato" non è , dato che è convenzionato con l' AUSL per la Medicina Generale , poi , essendo specialista in Ostetricia e Ginecologia , effettua anche consulti ostetrico-ginecologici al di fuori della Convenzione. La condanna precedente che ha ricevuto è stata una condanna civile , non penale , per cui ha dovuto pagare un danno , ma non risulta aver commesso reati. Se andate a guardare sul suo Certificato Penale non troverete traccia di quella condanna. In realtà , la madre di Bryan è stata vista , e sottoposta ad ecografie , non soltanto da lui , ma anche nel Servizio Pubblico , e nessuno pare essersi accorto di nulla . "Può succedere" , dicono gli esperti . Il Ginecologo "privato" dice di aver fatto la "morfologica" , che , però , in cartella non si trova. Allora , AUSL e Ospedale non potevano avvisare la mamma della malformazione , perché non sapevano che ci fosse , ma l' hanno avvisata che , nella sua documentazione , mancava un esame determinante ? Per quanto riguarda l' "eventuale decisione di interrompere la gravidanza" la Corte di Cassazione ha recentemente sentenziato che non esiste un diritto alla "non vita". Che l' AUSL non fosse al corrente della precedente condanna civile del suo convenzionato dipende dal fatto che il Tribunale non ha nessun obbligo di trasmetterle le sue sentenze. Avrebbe potuto essere a conoscenza della vicenda solo se fosse stata chiamata a partecipare all' indennizzo , ma , visto che , a pagare , pare sia stata solo l' assicurazione privata del Professionista , l' AUSL poteva pure non saperne nulla. Infine , si accomuna il caso del piccolo Bryan a quello della giovane donna morta in una Casa di Cura Privata di Rapallo per un intervento di ernia del disco .Lì c' è una condanna penale ,solo mi domando: visto che è stata lesa la "quarta" arteria lombare,quante ce ne sono ?

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    20 Gennaio @ 11.33

    la rivolta di atlante

    NON È MALASANITÀ ...... È MALATO IL SISTEMA ITALIA.

    Rispondi

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