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Matteo: «A 13 anni vittima dei bulli»

Matteo: «A 13 anni vittima dei bulli»
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Può bastare un diverso modo di vestirsi, per diventare vittime di bullismo. A Matteo, 13 anni, è invece stata fatta pagare un'origine diversa da quella degli altri.

Chiara Pozzati

«Se sei il casinaro o il “fighetto” allora va tutto bene: puoi anche arrivare all’ultimo anno che entri nella cerchia dei popolari, i “giusti”. Se no, ti prendono in mezzo: perché non porti il risvoltino ai pantaloni, per la felpa che indossi o non indossi, perché sei un “terrone”, anche se la geografia dice il contrario».

Tutto il giorno, tutti i giorni. Ecco il racconto di chi vive soprusi in quelle aule di scuola che dovrebbero formare anziché affondare. Matteo (il nome è inventato per proteggere un 13enne in difficoltà, ma il resto è tutto vero) frequenta una scuola media di Parma e sa quanto può far male l’adolescenza. Anche grazie a lui siamo riusciti a squarciare il velo sul mondo degli under 14, fatto di cattiverie gratuite e personaggi come la «cozza», il «puzzone» e gli «strani», semplicemente da evitare, eccetto quando servono appunti, quaderni o merende. Quasi fossero obbligati alla solitudine.

Lui non è niente di tutto ciò, è semplicemente «reo» di non essere parmigiano fino in fondo. «Per mesi il pensiero di andare a scuola mi dava la nausea, stavo male - ammette con l’umiltà di chi non ha nulla da nascondere -. Ma ho cercato e cerco tuttora di resistere».

Così abbiamo raccolto la sua testimonianza, insieme a quelle di altri studenti, anche dopo il drammatico caso della 12enne di Pordenone che si è lanciata dal balcone.

Una vicenda su cui pare aleggi lo spettro del bullismo che riguarda tutti. E guardando Matteo, alto, slanciato, perfetto col sorriso furbetto e gli interessi a 360 gradi, circondato dall’affetto di una famiglia solida, proprio non ci credi.

Non vuoi credere che anche Parma sia imbrigliata da queste stupide leggi ferree che separano i ragazzini «giusti» da quelli emarginati, «sfigati», sempre ammesso che questa definizione abbia un senso. E la preadolescenza – ma alle superiori, specialmente i primi anni non cambia – si popola così di personaggi bene e di goffi lasciati soli o peggio derisi.

«Prima mi facevano più male – confida Matteo – e ancora spesso mi trovo da solo, con tutta la classe contro, anche quando ho ragione a ribellarmi». Così, il 13enne ha chiesto aiuto: si è confidato con un amico più grande di qualche anno e con la sorella Clara (anche questo nome è di fantasia), esile e bellissima, così ferocemente innamorata della vita.

Anche Clara ha vissuto la sua parte di guai e prese in giro, lacrime e sofferenze «fino al clic che ti salta in testa. Improvvisamente capisci che standoci male fai solo il loro gioco e si accaniscono ulteriormente – ti svela la ragazza, di 17 anni -. Ho instaurato rapporti sani e veri lontano da qui, perciò pazienza se non trovo amiche in classe. In fin dei conti vado a scuola per studiare, non per socializzare».

Ti dice con la disarmante lucidità di un adulto, prima di concludere: «Quando tutto passa, perché non va più di moda canzonarti, ti accorgi di essere ancora più forte».

Già, tutto ciò che non uccide fortifica, ma comunque ci vuole la stoffa per riuscire a stringere i denti. «Consigli utili da dare a chi finisce nel bersaglio dei soliti idioti? Ce ne sono pochi perché devi trovare la forza dentro di te – va dritto al sodo Matteo -. Però ci sono alcune dritte che io stesso ho seguito. Primo: farsi scivolare addosso le cattiverie. In fin dei conti è meglio non chiedere pareri sui vestiti e basarsi sul proprio personalissimo gusto. Ciò che indossi deve piacere e far star bene te, pazienza se gli altri non capiscono. Secondo: non emulare gli altri, ma se puoi fai buon viso a cattivo gioco. Cioè cerca di studiare l’atteggiamento dei compagni, non tutto è da buttar via, ma mai e poi mai devi perdere te stesso».

Una gran bella lezione da un tredicenne speciale e prezioso.

«Le dicevano “Sei brutta”. E' diventata anoressica»

«Parma come Pordenone? No, non siamo a quei livelli. Anche se le prese in giro a voce e i video su WhatsApp non mancano. Però un conto sono gli scherzi, le battute col sorriso sulle labbra, un conto è la cattiveria… E comunque io non mi butterei mai giù dal balcone perché c’è sempre una speranza e un modo per difendersi». Ancora una volta il peso delle parole sfugge e su di esso si dividono i preadolescenti parmigiani. Francesco, Marco, Giovanni, Giulia, Sara e Martina, tutti tra i 13 e i 14 anni, passeggiano amabilmente a pochi passi dalla Piazza. «Una mia amica veniva presa in giro perché le dicevano che era brutta – ti confidano le ragazzine - ed è diventata anoressica».

«A un ragazzo che conoscevo hanno fatto un video col cellulare mentre alcuni compagni gli calavano i pantaloni. Però era uno scherzo, non l’hanno mica postato su internet…» fanno eco i maschietti, quasi a sdrammatizzare un episodio che fa rizzare i capelli. Il grappolo di studenti con cui parliamo ammette candidamente che sì, sono i «popolari» a dettare le regole. A decretare chi può far parte della «Parma bene» e chi non lo merita. «Mettiamola così: solitamente ci sono quelli che fanno i “fighi”, tutti con l’ultimo iPhone, il giubbotto di Woolrich, l’ultima Louis Vuitton, i capelli perfetti e poi tutti gli altri».

Dura la vita per gli adolescenti «qualunque», magari più interessati ad altro rispetto all’ultima moda. Anche se gli under 14 hanno già chiaro «chi ha i soldi e chi no – ti dicono spietati – e questo fa molto».

Insomma non serve andare tanto oltre i confini nostrani per accorgersi che le prepotenze e la solitudine (virtuali o reali) si annidano anche nelle nostre aule. E sono talmente all’ordine del giorno che, pure i ragazzini sembrano assuefatti all’ingiustizia: «Certo non è carino escludere qualcuno, ma è sempre meglio che canzonarlo via WhatsApp o altro». Insomma, anche per salvarsi la reputazione, è meglio non ricambiare il sorriso della compagna di classe considerata «cozza». Non invitarla alla festa perché è goffa e lasciare che sia sempre sola fra i banchi. «Almeno non glielo dici in faccia e non la ferisci…».Ch.Poz.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • bichouk

    21 Gennaio @ 17.49

    Purtroppo per chi non ha letto la notizia completa non è facile fare commenti, bisognerebbe conoscere un pochino meglio i fatti. Gli episodi di bullismo purtroppo ci sono sempre stati e c'entrano ben poco con gli stranieri. . ai miei tempi bastava avere qualche chilo in più o portare gli occhiali. Forse adesso i ragazzi sono più fragili . Un fatto grave di bullismo è stato riportato nei giorni scorsi ed è avvenuto a Pordenone..mi chiedo come alcuni commentatori riescano a vivere in una città che disprezzano tanto ed essere addirittura assidui lettori del quotidiano locale!

    Rispondi

  • federicot

    21 Gennaio @ 14.28

    federicot

    wow! sui furti commessi da stranieri ( presumibilmente commessi...) valanghe di commenti. Sugli atti perpetrati da minori a danno di un altro nulla. Quando dico che mi vergogno dei miei concittadini ho purtroppo sempre e solo ragione.

    Rispondi

    • Michele E

      21 Gennaio @ 16.43

      Puoi sempre cambiare concittadini!

      Rispondi

    • gianlucapasini

      21 Gennaio @ 16.00

      Tiratela meno

      Rispondi

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