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Parma inquinata, cosa fare?

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Dal dossier di Legambiente Parma risulta la città più inquinata in regione nel 2015. Un'emergenza smog che continua anche a gennaio e che, come spiega Manrico Guerra, fa male a cuore e a polmoni: «Gli ambulatori dei medici sono pieni». Quali saranno gli interventi previsti dal sindaco Pizzarotti? Quali sono le regole da seguire e quando tornerà a piovere?

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  • la rivolta di atlante

    31 Gennaio @ 00.55

    la rivolta di atlante

    DEMOLIZIONE DI UN PAIO DI MONTAGNE APPENNINICHE E RESPIRA TUTTA LA PADANIA..... ORAMAI È UNA UNICA CITTÀ.

    Rispondi

  • Maurizio

    30 Gennaio @ 23.44

    Però è interessante notare che chi invoca provvedimenti si lamenta se si fanno i blocchi del traffico, si lamenta se si impone di abbassare il riscaldamento di un grado.... che altri provvedimenti si possono fare? se si mettessero a fare i seri controlli negli appartamenti il vostro commento sarebbe..... sono li solo per fare cassa..... Forse prima di scrivere a caso sarebbe meglio utilizzare il meno possibile le auto e per lo meno coprirsi di più in casa invece di stare a mezze maniche e con 25 gradi di temperatura....

    Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    30 Gennaio @ 21.03

    Dedicato a chi crede che lo stop alle auto sia risolutivo, senza tener conto di chi non può fare a meno di muoversi per lavorare: "Anche a Torino i trasporti causano il 35% della concentrazione media annua delle polveri sottili (Pm 2.5)." Corriere della Sera, 27/12/2015. Il resto, secondo voi da dove viene, dalle flatulenze bovine? "In genere i veicoli con motore diesel emettono una quantità maggiore di particolato fine rispetto ai veicoli con motore a benzina. Questo è dovuto alla maggiore viscosità del carburante che non permette un'ottimale miscelazione con l'ossigeno e favorisce quindi la formazione di prodotti intermedi allo stato liquido o solido. Altrettanto certo è il legame fra la cilindrata del veicolo e la quantità del particolato prodotto: più potente è il veicolo e maggiore è la quantità di particolato prodotto. L'incrocio di queste due osservazione fa si che i mezzi commerciali pesanti siano i maggiormente inquinanti assieme agli autobus, seguiti dai commerciali leggeri e dalle automobili." Legambiente Padova.

    Rispondi

    • Danyel

      31 Gennaio @ 12.01

      come ha scritto gia' qualcuno: per auto, camion(tir specialmente) ed autobus diesel, passare subito al green diesel:https://www.google.it/?gws_rd=ssl#q=green+diesel+caratteristiche . tra l'altro, si potrebbe ottenere del diesel ecologico anche dalle barbabietole da zucchero, bisognerebbe che partisse la sperimentazione SUBITO nel zuccherificio Eridania di S.Quirico, magari cosi' si da una mano anche agli agricoltori...

      Rispondi

    • Filippo Bertozzi

      31 Gennaio @ 07.43

      Se consideriamo poi che la stragrande maggioranza dei impianti di riscaldamento centralizzati nelle città va a gasolio (come le auto diesel), traete voi le considerazioni. "Considerando l’entità delle emissioni connesse alla combustione domestica della legna, che nel periodo invernale possono costituire oltre il 60% delle emissioni primarie complessive di polveri sottili (inventari delle emissioni Inemar delle regioni dell’area padana), non vi è dubbio che appare necessario definire azioni speciche per limitarne l’impatto sulla qualità dell’aria." Franco Zinoni, Direttore Tecnico Arpa Emilia Romagna, su Ecoscienza n.1, 2015. Come vedete, "autorevoli fonti" non sempre dicono quel che qualcuno vuol far passare come Verità assoluta. In pianura padana, fermare le auto private potrebbe non risolvere in maniera consistente il problema.

      Rispondi

      • Nicola Martini

        31 Gennaio @ 12.43

        Sig. Bertozzi quanto indicato nei suoi post credo sia condivisibile. Agire sul trasporto su gomma (merci e passeggeri) è una delle strade da intraprendere in quanto parte significativa degli inquinanti (non solo le PM) è prodotta da questo comparto. Incidere anche su altri trasporti come quello aereo riducendo all'osso le tratte sotto i 500 km non guasterebbe dato che viene bruciato cherosene. Come da lei rilevato poi la conversione dei sistemi di riscaldamento a gasolio è un'altra delle soluzioni praticabili. Non c'è poi da tralasciare il comparto della produzione d'energia, anch'esso sul banco degli imputati a causa degli impianti ad olio combustibile. In Italia puntare sulle rinnovabili non guasterebbe. Ad es. il geotermico sarebbe da implementare (in Toscana impianti concepiti 100 anni fa producono il 26% ca. dell'energia regionale). Se si vuole combattere l'inquinamento serve una visione d'insieme. Una politica trasporti più attenta è uno dei tasselli fondamentali. Cordialmente.

        Rispondi

        • Filippo Bertozzi

          31 Gennaio @ 17.39

          Ricambio le cordialità: è sempre un piacere avere a che fare non solo con una persona competente come lei, come dimostra ogni volta che parla di trasporti, ma anche obiettiva nell'analizzare problemi e soluzioni. Invece spesso ci si trova a confrontarsi con talebani di una o dell'altra sponda, che parlano per partito preso, senza capire conseguenze e ricadute di determinate prese di posizione.

          Rispondi

        • Nicola Martini

          01 Febbraio @ 13.37

          Sig. Bertozzi, la ringrazio. Concordo pienamente sul fatto che sia necessario un confronto su basi razionali. Quando si iniziano a trattare questioni rilevanti a livello ideologico si rischia di fare grossi danni. Negli anni vi sono stati molteplici esempi di argomenti importanti trattati con metodologie che ricordano più il tifo da stadio che altro. Un es. su tutti il ciclo dei rifiuti. Pur sapendo di andare accanto ad un argomento delicato, da anni considero (un male) necessario l'inceneritore, in quanto nelle realtà medie il concetto rifiuti 0 (obiettivo da perseguire beninteso) è ben distante dall'essere realizzato, in quanto è difficile ridurre l'indifferenziato sotto il 20%. Per un decennio è stato irresponsabile smaltire il pattume secondo il modello Napoli, portandolo a casa d'altri pertanto. L'alternativa all'incenerimento è il conferimento in discarica, cosa ancor peggiore in una zona ricca d'acqua come la nostra. Per l'aria si può far molto, se si inquina l'acqua è finita.

          Rispondi

  • Remo

    30 Gennaio @ 20.18

    non posso che quotare...(approvare;-)

    Rispondi

  • Nicola Martini

    30 Gennaio @ 20.00

    Il problema di fondo è la mancanza di una politica seria in ambito trasporti che garantisca un'alternativa adeguata all'auto. Se si guarda ai modelli esteri avanzati (es. Germania, Francia o Giappone) si noterà come anche nelle realtà medie (città al di sopra dei 100.000 ab.) i trasporti su ferro siano effettivamente incentivati. Le costanti sono generalmente: una fermata dell'Alta Velocità in linea (spesso stazione principale dei servizi a lunga percorrenza), svariate stazioni sulla rete storica nel perimetro urbano in cui sono operativi servizi regionali, suburbani e metropolitani ed infine una rete urbana ben strutturata di tipo metrotranviario o tranviario (alle volte con le caratteristiche del Tram-treno per l'operatività suburbana sulle linee ferroviarie tradizionali). Si possono citare molte città con modelli simili, più o meno sviluppati. In Francia si può fare l'esempio di Besancon, in Germania Freiburg im Breisgau, in Giappone gli esempi si sprecano (Toyama, Echizen, Shunan, Toyoashi ecc.). In Emilia, purtroppo, si guarda ancora ad una linea AV pesantemente sottoutilizzata in quanto si è puntato su un modello disfunzionale che prevede una stazione a Reggio che dovrebbe servire un bacino d'utenza improbabile da Modena a Piacenza (10.000 km quadrati per 2.000.000 di residenti). In nessuna realtà normale si sarebbero lasciate città di 100/200.000 ab. sulla linea AV sguarnite di fermata in linea con la pretesa che si servano di una stazione a oltre 35 km di distanza. L'AV va caricata seriamente con i convogli a lunga percorrenza in modo da rendere le reti storiche (a seguito dei dovuti adeguamenti) delle ferrovie a vocazione regionale per le tratte suburbane e metropolitane come capita all'estero. Neanche da dire che puntare come è capitato ad esempio in Francia e Germania sulla creazione di reti metrotranviarie e tranviarie anche in città di 120.000 ab. sarebbe l'abc ma basta vedere cosa è capitato a Parma. Anziché riportare nei ranghi il progetto di un sistema a guida vincolata di trasporto di massa che era divenuto sovradimensionato negli anni ad un livello normale (rete metrotranviaria perlopiù di superficie) si è pensato di restituire i fondi come se nulla fosse, nonostante le linee di bus sull'asse nord-sud carichino quotidianamente ca. 30.000 passeggeri. Per il trasporto merci basta far l'esempio della Pontremolese che attende di essere raddoppiata da quasi 40 anni. A modesto parere di chi scrive basterebbe gestire la questione con raziocinio.

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