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La famiglia numerosa e la coppia gay

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Una famiglia numerosa e una coppia gay sposata a New York. Opinioni a confronto sul tema delle unioni civili e delle adozioni per gli omosessuali.

LA FAMIGLIA NUMEROSA

«Io credo nei diritti di tutti, però penso anche che ci siano delle oggettività da salvaguardare: una di queste è la famiglia per quello che è sempre stata, in tutte le culture, e cioè quella formata da un uomo e una donna». Pierluigi Aragosti, medico anestesista, di famiglia ne sa qualcosa: lui e la moglie Andreina – educatrice che si occupa di ragazzi disabili – hanno cinque figli, tre maschi e due femmine, il più piccolo 7 anni, la più grande 17.

Si dichiara «contrario alla logica della contrapposizione, del sì contro il no», così come si dice a favore «della ricerca del bene comune più che del trionfo del proprio punto di vista». Ma detto questo, non rinuncia a ricordare che «va bene tutelare le minoranze, ma non si può nemmeno ignorare la maggioranza». Riconosce che «è bene tutelare chi fa scelte diverse» e che «ci sono situazioni che hanno il diritto di essere riconosciute e trattate con decoro, rispetto e dignità, ma senza degenerare in problematiche opposte». E cioè nel danneggiare la famiglia tradizionale, «che non è che l'abbiano scoperta i cristiani o i musulmani. L'operazione giusta deve essere quella di tutelare le minoranze e i loro diritti, ma senza attaccare la famiglia, altrimenti si fa confusione. Si vuole difendere qualcosa o attaccare qualcos'altro? La difesa delle minoranze è un dovere di tutti, ma attaccare valori universalmente riconosciuti non credo sia una cosa utile per nessuno».

Soprattutto, per Aragosti non va perso di vista il principio secondo cui «il diritto dei soggetti più deboli viene prima di tutto». E per soggetti più deboli intende ovviamente i bambini. Il tema è quello delicatissimo delle adozioni per gli omosessuali, rispetto alle quali il disegno di legge Cirinnà apre un varco con la possibilità di adozione del figlio del partner. «Nessuno è partito dal punto di vista del soggetto più debole, che è il bambino, il quale rischia di diventare oggetto di desiderio più che portatore di diritti. Personalmente credo che sia meglio che cresca in una famiglia tradizionale, ma accetto di essere smentito: il fatto però è che oggi nessuno è ancora stato in grado di esibire studi oggettivi e riconosciuti che dicano da quale famiglia è meglio che un bambino venga adottato, se tradizionale, omosessuale o non so cos'altro. E sarebbe bene fare studi seri prima di legiferare, altrimenti si rischia di decidere non sulla base di evidenze scientifiche, ma dell'emotività». E aperto un varco, non si sa dove si può andare a finire: «Quando devio dalla strada, più vado avanti e più mi allontano».

Sulla stessa posizione la moglie Andreina: «È giusto riconoscere l'unione civile con diritti e doveri anche per chi fa scelte diverse, ma penso che la famiglia tradizionale sia quella formata da un papà, una mamma e dei figli», perché per un bambino «è importante avere come riferimenti una figura maschile e una femminile: è nella diversità che si può formare la personalità».f.ban.

LA COPPIA GAY

«Chiamateli come volete: matrimoni, unioni civili, unioni di fatto... Purché si riesca finalmente ad avere quei diritti che oggi non ci sono». Non bada alla forma Andrea (il nome è di fantasia), omosessuale di 42 anni, da otto una convivenza con il compagno che due anni fa è culminata nel matrimonio, celebrato a New York, a Central park (là si può scegliere perfino la location). Quel che conta per lui è la sostanza: i diritti, per l'appunto. Per questo non comprende il perché del Family day andato in scena sabato a Roma: «Loro i diritti li hanno già. Faccio fatica a capire perché andare a manifestare: loro una famiglia la possono avere e vederla riconosciuta senza alcun problema. Siamo noi, che una famiglia così com'è intesa oggi non possiamo averla, che abbiamo bisogno che ci sia parità di diritti».

Sposarsi a New York è stata una scelta di principio e un po' anche di lungimiranza. «Anche se in Italia non vale, volevamo qualcosa che potesse tenerci uniti e che comunque avesse valore là dove è riconosciuto». E se poi un domani anche l'Italia dovesse riconoscere il matrimonio fra persone dello stesso sesso, tanto meglio: «In quel caso saremo già pronti e ci sarà da fare solo la trascrizione».

Oggi, però, questo è per loro ancora un sogno. Mentre quello che potrebbe diventare realtà, se passasse il disegno di legge Cirinnà, è il riconoscimento dell'unione civile e la possibilità di adottare il figlio del partner. E queste cose, per Andrea e il suo compagno, sarebbero già tanto: «Una gran cosa, una conquista di civiltà».

La cosa che più angoscia Andrea è il pensiero di non avere il diritto di avere accanto a sé la persona che ama in caso di bisogno, ad esempio in caso di emergenza medica. «Io ho deciso di passare la mia vita con lui e vorrei che nel momento del bisogno ci fosse lui accanto a me. Questo, oggi, non è possibile, non c'è nulla che ci tuteli. Perché?».

Quanto alle adozioni, Andrea sarebbe per consentire non solo quella del figlio naturale del partner, ma di permetterle senza limitazioni anche per le coppie omosessuali. «Se parliamo della possibilità per un bambino di essere cresciuto da due persone che si amano e che amano lui, non vedo dove sia il problema: meglio darlo a due persone omosessuali che lasciarlo in balia del nulla. E poi sappiamo bene che ci sono coppie omosessuali che possono essere una famiglia molto di più di certe coppie eterosessuali». E problemi per la formazione del piccolo non ne vede proprio: «Di sicuro uno non diventa omosessuale perché cresce in una coppia omosessuale. Quanto alla formazione della sua personalità, non è importante che le persone che lo crescano siano di sesso diverso: conta invece che cresca in un ambiente in cui è amato e con persone che riescono a trasmettergli valori positivi».

Detto questo, Andrea è onesto fino in fondo e ammette: «Io e il mio partner abbiamo entrambi 42 anni: anche se fra qualche anno in Italia dovesse essere introdotta la possibilità di adottare per gli omosessuali, non lo faremmo: saremmo troppo avanti con gli anni e non sarebbe l'ideale per il bambino».

Andrea e il suo partner sono talmente rispettosi della sensibilità altrui da evitare effusioni in pubblico: «Capiamo che a qualcuno può dare fastidio. Comunque non abbiamo mai avuto problemi». Anche se, ammette, «i pregiudizi sono ancora troppo diffusi».f.ban.

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  • Filippo

    03 Febbraio @ 18.09

    "L'operazione giusta deve essere quella di tutelare le minoranze e i loro diritti, ma senza attaccare la famiglia": ma chi è che attacca la famiglia?! Su, Aragosti, faccia il bravo e smetta di vedere fantasmi!

    Rispondi

  • sabcarrera

    02 Febbraio @ 21.06

    Come distrarre la popolazione da problemi ben più seri

    Rispondi

    • Marco

      03 Febbraio @ 14.51

      eh certo, c'è sempre qualcosa di più serio dei diritti civili...

      Rispondi

    • gigiprimo

      03 Febbraio @ 09.16

      vignolipierluigi@alice.it

      Vero !

      Rispondi

    • Filippo

      03 Febbraio @ 07.58

      Certo, peccato ci sia sempre qualcosa di più serio... Tipico esempio di benaltrismo...

      Rispondi

  • bila

    02 Febbraio @ 18.37

    A me i discorsi di omofobia, di religione, di natura ecc. non interessano, dico solo che non avrei mai e poi mai voluto essere stato un figlio di coppia gay (sarei sprofondato di vergogna...da bambino parlando). Per cui, vedendo la cosa dalla parte dei bambini, con questo presupposto come potrei essere d'accordo?

    Rispondi

    • LaoTzu

      03 Febbraio @ 07.21

      Non essere d'accordo è una cosa, imporre a tutti i propri pregiudizi è un'altra, anche perchè riconoscere i diritti civili delle coppie di fatto (anche omosessuali) non limita in alcun modo i diritti di chi crede nell'istituzione del matrimonio sia civile che religioso.

      Rispondi

      • Medioman

        03 Febbraio @ 10.42

        Scusami, ma non capisco; quale dovrebbe essere la differenza di "diritti civili" tra le coppie di fatto, e chi invece decide di rimanere single? Non ti pare una discriminazione anche questa? Se vuoi fare qualunque tipo ti "contratto", nessuno ti vieta di andare da un notaio e scrivere ciò che più ti piace. Nel sistema anglosassone, puoi dare "diritti" anche ai tuoi animali, non solo alle persone.

        Rispondi

        • LaoTzu

          03 Febbraio @ 15.44

          Ci vuole un livello culturale sotto le suole delle scarpe e una coscienza civile sotto lo zero assoluto per non comprendere il significato del termine "diritti civili"... oppure ci vuole tanta malafede. In poche parole: o ignoranti o pecoroni.

          Rispondi

      • gigiprimo

        03 Febbraio @ 09.15

        vignolipierluigi@alice.it

        Anche l'uso della cannabis, dicono, non faccia male ad alcuno, ma non ti auguro di incontrare per strada uno che l'abbia assunta! guarda soltanto il 'casino' (anche se l'istat o chi lo stila non lo confessa) creato dalla legge sul divorzio che non risolve tanti casi, femminicidi ! Naturalmente non bisogna dimenticare la chiusura dei manicomi, e il mancato riconoscimento di malattie mentali esacerbate da abbandoni 'legali' . Immagino che fra qualche anno avremo famiglie numerose anche con genitori gay! Lo Spirito Santo fa miracoli!

        Rispondi

      • Filippo

        03 Febbraio @ 08.01

        È così ovvio, che non mi spiego come non ci arrivino tutti. Dopo 30 anni di berlusconiano instupidimento televisivo, il livello culturale di questo paese è veramente basso.

        Rispondi

        • LaoTzu

          03 Febbraio @ 10.08

          Concordo pienamente con l'osservazione del sig. Bertozzi e aggiungo che la Chiesa cattolica e il clero hanno fatto di tutto perchè il livello culturale di questo paese rimanesse il più basso possibile, per poter contunuare a manipolare le menti impunemente. Basta ascoltare le arroganti e paradossali ragioni del loro dissenso, peraltro totalmente anticristiane, per rendersene conto.

          Rispondi

  • Nicola Martini

    02 Febbraio @ 17.59

    L'argomento in questione fa discutere da molti anni ormai. In Italia, purtroppo, nonostante sia necessaria da anni una Legislazione organica sino ad ora si è rimasti arenati non prevedendo tutele specifiche per fenomeni comunque esistenti, come le coppie di fatto e le relazioni tra individui dello stesso sesso. L'estensione di diritti (civili) basilari alle predette coppie, a parere di chi scrive, è cosa non più procrastinabile e non solo per il semplice fatto che il fenomeno ha raggiunto dimensioni rilevanti ma anche perché v'è un insieme di problematiche più o meno collaterali connesse che necessitano di essere risolte con approccio legale. La questione inerente ai minori poi è letteralmente un mondo a sé, e sarebbe meschino (a modesto parere dello scrivente) utilizzarla strumentalmente, indipendentemente dal fine. Personalmente considero che l'interesse del minore debba essere preminente e che lo Stato abbia il dovere di regolare circostanze di fatto che si vengono ad instaurare con le forme di convivenza differenti dal matrimonio tradizionale. Anche se in questo Paese si fa finta che non esista la questione, ad esempio, la prole di uno dei conviventi instaura rapporti (anche affettivi) con il partner del genitore biologico (sia nel caso delle coppie etero che omosessuali). Curarsi della questione, appunto, ad es. con la c.d. "stepchild adoption" non guasterebbe in quanto lasciando le cose al caso chi rischia di risentirne è proprio il minore. Riguardo la questione più spinosa ovvero l'adozione alle coppie omosessuali, che comunque non è all'ordine del giorno, personalmente, negli anni sono divenuto quantomeno possibilista. Sebbene consideri la coppia costituita da uomo e donna la struttura ideale per la crescita del bambino, credo si debba analizzare le possibili varianti sempre nell'interesse del minore. Da oltre un decennio in svariati Stati (es. Spagna ed UK) è attiva l'adozione alle coppie gay pertanto v'è la possibilità di studiare l'effetto sui minori di questo istituto giuridico. Non sarà facile creare uno studio del tutto indipendente ma si dovrebbe riuscire a capire le criticità delle adozioni delle famiglie monogenitoriali oppure composte da coppie dello stesso sesso. Se non dovessero riscontrarsi controindicazioni specifiche e dovesse risultare che le condizioni del minore migliorino rispetto l'istituzionalizzazione, credo si dovrebbe iniziare a discutere seriamente anche della questione adozione monogenitoriale/coppie gay. Mi sbaglierò.

    Rispondi

    • Filippo

      03 Febbraio @ 07.56

      Come sempre, condivido al 100% quel che scrivi.

      Rispondi

      • Nicola Martini

        03 Febbraio @ 13.54

        Grazie.

        Rispondi

  • Gianni Cesari

    02 Febbraio @ 17.55

    giannicesari

    Non capisco questa ipocrisia delle coppie di fatto quando è già istituito e regolamentato il matrimonio civile. Non bastano due gradi di unione, matrimonio religioso (facoltativo) e civile (pure facoltativo)? I miei genitori non erano sposati, nè in chiesa, nè in Municipio. Come è stata? uno schifo! Se ci fossero stare regole per le coppie di fatto sarebbe stato cmq uno schifo.

    Rispondi

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