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19 gradi in casa: multe da 164 euro per chi sgarra

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Chi vuole godersi un po' di tepore in casa propria rischia una pesante sanzione: il sindaco ha emesso un'ordinanza che prevede sanzioni da 164 fino a 663 euro per chi non rispetta il limite dei 19 gradi di temperatura. Scopri chi si occupa dei controlli e gli adempimenti a carico dei condomini. Nel frattempo, il tasso di smog cala (leggi tutti i dati).

Paolo M. Amadasi

Fino a martedì non si potrà riscaldare la casa oltre i 19 gradi (anziché 20). Per chi infrange l'ordinanza emanata dal sindaco di Parma per contrastare le immissioni nocive in ambiente è prevista una sanzione da un minimo di 164 euro fino a un massimo di 663. Lo stabilisce la stessa ordinanza del Comune di Parma, che parifica coloro che amano il tepore domestico a chi circola per le vie del centro con un veicolo inquinante.

Il limite di temperatura all'interno degli ambienti riguarda anche uffici, attività commerciali, ambienti per attività ricreative (sedi di associazioni) e luoghi di culto. Sono esclusi soltanto ospedali, scuole, case di cura e palestre. Nei luoghi che ospitano attività artigianali ed industriali il limite scende a però a 17 gradi.

La regola antismog, scattata su tutto il territorio regionale dopo che a Modena è stato sforato per 14 giorni consecutivi il limite massimo di concentrazione di Pm10, prevede anche il divieto di utilizzare biomasse (legna, pellet e cippato) per fare funzionare camini aperti.

Secondo il sito del Comune, sono in funzione complessivamente circa 55mila impianti termici: dalla piccola caldaia domestica alla centrale di una grande azienda. E si ritiene che i fumi emessi in ambiente siano responsabili di oltre un terzo del Pm10 rilevato quotidianamente dalle centraline dell'Arpa. Da qui la necessità che gli impianti di riscaldamento siano efficienti e ben manutenuti: oltre ad emettere fumi meno inquinanti, consentono anche di risparmiare combustibile.

L'ordinanza del sindaco Pizzarotti stabilisce che gli accertamenti sul rispetto dei vincoli di temperatura imposti dall'ordinanza siano di competenza della polizia municipale. Spetta loro il compito di accertare se, tanto in casa quanto nei posti di lavoro, i parmigiani aprono un po' troppo il gas. Al momento non si ha notizia né di controlli effettuati, né tantomento di sanzioni elevate.

I vigili urbani sono chiamati a controllare anche che le porte dei negozi siano chiuse quando il riscaldamento è in funzione.

Mentre questi ultimi accertamenti sono comprensibilmente di facile realizzazione (è suffciente vedere se le porte d'accesso sono aperte o chiuse), i controlli sul rispetto dei limiti massimi per la temperatura interna sono più impegnativi. Anche per la necessità di effettuare una rilevazione che non possa essere contestata. Cosa dire se in cucina c'è un grado in più ma una pentola bolle sul fuoco?

Un rilevamento può essere più efficace nei condomini con impianti centralizzati, dove chi effettua il controllo può accedere sicuramente in modo più agevole. Tra l'altro si calcola che i condomini assorbano globalmente più della metà dei consumi energetici residenziali. Tutte le associazioni di categoria dei manutentori e degli amministratori di condominio hanno ricevuto l’ordinanza.

Gli adempimenti nei condomini

In città, secondo dati del Comune, sono 6.500 i condomini e, da soli, assorbono più del 50% dei consumi residenziali di energia. Ve ne sono 2.000 allacciati al teleriscaldamento, altrettanti con caldaia centralizzata e 2.500 con impianto per ogni inquilino. Negli impianti autonomi è lasciato al singolo proprietario l’onere di regolare il termostato interno dell’abitazione, nella consapevolezza che ridurre di un grado la temperatura può dare un beneficio di circa il 7% sulla bolletta.

In presenza di amministratore, sta a questi avvisare il responsabile dell'impianto. «Nel contratto di affidamento della manutenzione dell'impianto - spiegano all'Anaci Parma, associazione di categoria degli amministratori di condominio - è opportuno indicare il terzo responsabile che deve provvedere agli adempimenti relativi al corretto funzionamento degli impianti e al rispetto delle normative. L'amministratore è tenuto ad informare il tecnico e ad accertarsi che sia avvenuta l'esecuzione del lavoro, ma l'operazione tecnica, spetta al manutentore, che è responsabile in caso di inadempienze». Resta la difficoltà materiale del tecnico di adeguare tutti gli impianti in pochi giorni.

«Inoltre - evidenziano all'Anaci - negli impianti centralizzati di vecchia concezione sono presenti centraline con le quali non è possibile impostare una temperatura ambiente, ma solo la temperatura di mandata dell'acqua. E' di fatto impossibile garantire il rispetto del limite dei 19 gradi su tutto il complesso perché i 19 gradi devono essere garantiti nell'unità più svantaggiata».

Diminuisce lo smog

Mentre si dispongono comportamenti restrittivi per i cittadini su tutto il territorio regionale e ci si interroga sui controlli sulle caldaie, il vento ha spazzato via lo smog. Almeno a Parma. A Reggio Emilia, Modena e Bologna la concentrazione di Pm10 (le particelle inquinanti del diametro di 10 millesimi di millimetro) è superiore ai limiti di legge da ormai quasi venti giorni consecutivi (nel capoluogo regionale c'è stata una interruzione soltanto il 1° febbraio).

La soglia (50 milionesimi di grammo di Pm10 per metro cubo d'aria come media sulle 24 ore) è stata superata a Parma in tutte le giornate dal 21 al 30 gennaio. Con un picco di 146 (peggior dato regionale, rilevato dalla centralina di Colorno) proprio il 30 gennaio. Uno sforamento (seppur minimo: 52) si è registrato anche l'1 febbraio, poi l'allarme è rientrato. Un po' il vento, un po' anche le temperature più miti, che hanno indotto i parmigiani a non esagerare con gli impianti di riscaldamento, e la concentrazione si è abbassata.

In ambito provinciale, prendendo in considerazione gli ultimi sedici giorni, a Colorno (via Saragat) sono stati rilevati dodici sforamenti; nove in città (sia in Cittadella che in via Montebello) e due a Langhirano (Badia di Torrechiara).

La pioggia di mercoledì pomeriggio e le previsioni di ulteriori precipitazioni (tra il pomeriggio di domani e la serata di domenica) potrebbero consentire di «lavare» l'aria della città abbattendo sensibilmente la concentrazione delle particelle inquinanti. A ciò contribuiranno anche i venti, comunque deboli o moderati).

Ciononostante, domenica la città sarà chiusa al traffico. Sarà la penultima delle domeniche ecologiche del periodo autunno-invernale (l'ultima il 6 marzo). A Parma, come in tutti i capoluoghi dell'Emilia Romagna non potranno circolare le automobili diesel Euro 3 (o inferiori), quelle a benzina Euro 1 (o pre Euro), i veicoli commerciali a gasolio Euro 2 (o inferiori) e tutti i ciclomotori e motocicli pre Euro. Le limitazioni vanno dalle 8.30 alle 18.30. Nei centri delle città le stesse limitazioni al traffico si applicano tutti i giorni feriali fino al 31 marzo, sempre dalle 8.30 alle 18.30. Si tratta di misure più stringenti rispetto a quelle di altre regioni, che consentono il transito anche ai diesel Euro 3. P.M.A.

Storia di ordinaria burocrazia

La lotta allo smog? Soffocata dalla burocrazia. Già, perché se per decidere sui provvedimenti da prendere ci si affida ai tempi delle istituzioni pubbliche del nostro Paese, allora stiamo freschi, anzi affumicati. E l'esempio ci viene proprio in questi giorni: martedì è stato proclamato dalla Regione lo stato di emergenza da inquinamento in tutta l'Emilia-Romagna per le città con più di 50 mila abitanti. Una «tempestività» della decisione sulla quale ci sarebbe molto da ridire. Già, perché, udite udite, la norma prevede che le decisioni in materia, in base ai dati dell'Arpae, possano essere prese solo di martedì, chissa poi perché. Martedì, quindi, è arrivata la scelta di attivare l'emergenza: peccato che, a parte Modena, Reggio Emilia e Bologna, da domenica in poi il livello del Pm 10 sia tornato sotto i limiti in tutto il resto della regione. Quindi l'emergenza è scattata quando l'emergenza, di fatto non c'era più. E adesso, per rivedere il provvedimento, bisognerà attendere martedì prossimo. Già, perché anche se nel week-end sono attese piogge abbondanti, le rilevazioni non vengono diffuse perché gli uffici Arpae sono chiusi di sabato e domenica. Risultato? Divieti e revoche arrivano fuori tempo massimo e si trasformano in beffe per i cittadini, trasformati in ostaggi della burocrazia. gzurlini@gazzettadiparma.net

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  • LaoTzu

    11 Febbraio @ 07.33

    Provvedimento sacrosanto!!! Peccato che non saranno in grado di attuare controlli efficaci.

    Rispondi

  • gugliemo

    06 Febbraio @ 19.36

    Fanno editti solo per spaventare la massa, che comincino loro ad abbassare il riscaldamento

    Rispondi

  • efsagrafoi

    05 Febbraio @ 21.43

    Ma come fanno ad entrare in casa mia e misurare che temperatura c'è?

    Rispondi

  • Sergio

    05 Febbraio @ 19.56

    Sicuro che mi faccio trovare ..... ma mi faccia il piacere !!!!!

    Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    05 Febbraio @ 18.52

    Provvedimento giusto, ma inattuabile per impossibilità di controlli efficaci.

    Rispondi

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