Pellegrino

Freddo e umidità: chiusa un'altra casa per anziani

Freddo e umidità: chiusa un'altra casa per anziani
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Freddo e umidità: Nas e Ausl, dopo un'ispezione, chiudono la casa per anziani ospitata nell'ex albergo Gardenia di Pellegrino: sgombrati 13 ospiti, fra cui due persone non autosufficienti. Parla la responsabile dell'associazione che gestisce la struttura: «Pronti a fare i lavori»

PELLEGRINO

DAL NOSTRO INVIATO

Paolo M. Amadasi

Stanze da letto fredde, con ragnatele e bagni senza acqua calda, infiltrazioni di umidità dal soffitto, intonaco ammalorato in un corridoio, farmaci custoditi in un armadio non chiuso a chiave e stufe incandescenti prive di protezioni antiscottatura. La casa di accoglienza gestita dall'associazione «A casa mia», inaugurata appena il primo maggio scorso all'interno dell'ex albergo Gardenia, in località Pietra Spaccata, è stata chiusa.

La decisione è stata presa al termine di una ispezione condotta dai carabinieri dei Nucleo antisofisticazioni, alla quale hanno preso parte anche il servizio di Igiene pubblica e un geriatra dell'Ausl. Sul posto è stato chiamato anche il sindaco Emanuele Pedrazzi. Di fronte alle contestazioni mosse da carabinieri e azienda sanitaria, il sindaco ha ordinato la chiusura della casa di accoglienza «per criticità strutturali» e ne ha disposto lo sgombero. L'atto è stato emesso allo scopo di garantire l'incolumità e la sicurezza degli ospiti.

I tredici anziani che si trovavano nell'ex albergo sono stati costretti ad andarsene: una novantenne non autosufficiente è stata trasferita nella locale casa protetta «Pietro Corsini» con un'ambulanza della Pubblica assistenza di Pellegrino; altri hanno trovato sistemazione presso familiari nei paesi di provenienza (Fidenza, Salsomaggiore, Bedonia, Varsi, Borgotaro e addirittura località oltre il confine toscano). Fra chi non ha più parenti e chi li ha, ma presi da problemi di lavoro, l'operazione non è stata agevole e si è conclusa soltanto nel pomeriggio di ieri. Anche perché, all'inizio, alcuni anziani non volevano saperne di allontanarsi da quella che ritenevano ormai essere diventata la «loro» casa.

In paese girava voce che la chiusura fosse stata decisa per inagibilità del complesso, ma il sindaco ha assicurato che la struttura, risalente agli anni in cui Pellegrino rappresentava una allettante meta turistica, non ha problemi del genere. «L'ex albergo - ha sottolineato - è stato ristrutturato con ingenti risorse dalla società che ne ha acquisito la proprietà».

Ora, però, per poter tornare ad accogliere anziani, dovrà essere sottoposto a nuovi rilevanti lavori.

I carabinieri del Nas si sono presentati all'ex albergo Gardenia nella mattinata di lunedì. Appena entrati nel complesso, si sono qualificati alla presidente dell'associazione, Maria Chiara Devoti, che è anche responsabile di staff del sindaco, e hanno chiesto l'intervento dell'Azienda sanitaria. Giuseppina Frattini, direttrice del Distretto valli Taro e Ceno, ha spiegato di aver inviato a Pietra Spaccata la dottoressa Natalia Sodano del servizio di igiene pubblica, accompagnata da alcuni operatori, e il geriatra Giovanni Gelmini.

«Quest'ultimo - ha raccontato - ha avuto il compito di valutare le condizioni degli ospiti e il loro stato di salute. E' emerso che 11 erano autosufficienti o parzialmente autosufficienti, mentre 2 non erano autosufficienti. Nessuno presentava segnali di maltrattamento».

Al personale guidato dalla dottoressa Sodano è spettato il compito di accertare se le condizioni igienico sanitarie e di sicurezza dell'immobile potessero compromettere la salute e la sicurezza di chi vi soggiornava.

«Sono stati trovati ambienti molto freddi e non tutti i bagni delle camere erogavano acqua calda. Inoltre, non funzionava il sistema antincendio - ha spiegato la direttrice del Distretto - e c'erano infiltrazioni d'acqua alle pareti e dai soffitti. Sono emersi anche problemi nella cucina e la stufa non era protetta, per cui qualcuno avrebbe potuto scottarsi».

Al termine dell'ispezione, Nas e Asl hanno stilato un verbale congiunto nel quale si evidenziava l'inadeguatezza della struttura ad accogliere gli anziani, dei quali è stato disposto un «ricollocamento».

La dottoressa Frattini ha quindi aggiunto che, in base alla normativa, «la casa di accoglienza è una struttura di passaggio, non solo per anziani, nella quale le persone che hanno problemi abitativi sostano per periodi brevi».

LA PRESIDENTE: «PRONTI A FARE I LAVORI»

PELLEGRINO

D'estate il panorama deve essere incantevole. Ieri, le nuvole basse riducevano la visibilità a poche decine di metri. E una pioggerellina insistente impregnava abiti e animi. Il giorno dopo lo sgombero, l'ex albergo Gardenia era un andirivieni di familiari passati a ritirare indumenti e oggetti degli anziani costretti ad andarsene. La nipote di un'ospite non si trattiene. Nemmeno di fronte ai rimbrotti del marito: «Scriva che qui stavano benissimo. Da quando è qui, mia zia è migliorata. C'è qualcuno che vuole danneggiare la struttura».

Maria Chiara Devoti, 35 anni, presidente dell'associazione «A casa mia», accetta di aprire le porte del complesso alla Gazzetta e di illustrarne il funzionamento. Per presentarsi, sottolinea di possedere il secondo master Eunomia e il master ForsAm dell'Anci in pubblica amministrazione.

Attraverso l'ingresso-segreteria, un tempo reception dell'albergo Gardenia, si accede a un salone dominato da un camino acceso, con il focolare chiuso da un vetro. A lato, l'impianto di ventilazione forzata, di metallo, è esterno e accessibile. Il soffitto di uno dei corridoi che portano alle camere (una dozzina, tutte con il bagno privato) è scrostato: il colore è tutto sollevato. «Abbiamo riparato un'infiltrazione d'acqua dal piano superiore - giustifica la Devoti - ma l'imbianchino ha detto che per il ripristino dell'intonaco bisogna attendere che si asciughi bene». Sul retro, ci sono sacchetti di cemento e una carretta.

Le camerette, alcune singole, altre doppie («chi vive qui decide se condividere la stanza, o stare da solo»), sono rivestite di perline in legno. Il legno abbonda anche sulla facciata

La Devoti si siede al tavolo. Di fianco, una scacchiera usata dagli ospiti. «Noi - corregge - li chiamiamo abitanti. Gli anziani e i loro familiari sono soci di “A casa mia”, associazione senza fini di lucro ma non onlus, in quanto siamo ancora in attesa di riconoscimento. Chi sceglie la nostra struttura lo fa per esigenza di supporto abitativo o di compagnia. L'associazione si autosostiene: paga l'affitto per l'utilizzo dell'ex albergo e dà lavoro a sei dipendenti, la maggior parte dei quali assunti con contratto a tempo indeterminato. Qui, la sera, si mettono tutti intorno al camino a chiacchierare o a fare qualche partita a briscola o a scacchi. Partecipano anche alcuni volontari, specie familiari degli anziani».

Pur scossa per l'improvvisa chiusura, non nega le carenze evidenziate nell'ispezione. «Noi però - sottolinea - guardiamo avanti. Il nostro tecnico ha detto che in dieci giorni lavorativi tutto può andare a posto, in quanto non si tratta di un intervento particolarmente complesso. Il vero problema è dovuto ai passaggi burocratici: dovremo sentire i proprietari dell'immobile (una società con sede in centro Italia, ndr) e accordarci. Bisogna capire come reperire i fondi».

Oltre alle contestazioni sulle condizioni strutturali dell'immobile e sull'impiantistica (acqua fredda dai rubinetti, camere non adeguatamente riscaldate, impianto antincendio non funzionante), l'Ausl ha rilevato la presenza di due persone non autosufficienti. In base alla normativa, la struttura non dovrebbe accoglierne. «Negli ultimi tempi - afferma la presidente - le condizioni di una delle abitanti erano peggiorate e i familiari avevano chiesto la valutazione per ottenere l'assegno di accompagnamento. Una prima volta, il responso era stato negativo».

I Nas hanno rilevato inoltre la presenza di 13 ospiti, uno oltre il tetto massimo previsto dalla legge. «Gli abitanti della struttura sono 12 - sostiene la sua versione la Devoti -: l'altra persona è una donna che ci è stata temporaneamente affidata per un progetto di inserimento lavorativo». P.M.A.

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  • Vercingetorige

    17 Febbraio @ 18.21

    CARO "PRAMZAN" , anche mia madre è morta , a 94 anni , per un esteso infarto mesenterico , in Ospedale , dove è stato anche tentato un intervento chirurgico "in extremis". E' stata in Ospedale gli ultimi tre giorni della sua vita , altrimenti è sempre stata in casa sua , con l' aiuto mio ( che non abitavo con lei ed , in casa mia , non avevo posto per tenerla , né mia moglie l' avrebbe tenuta) e di alcune persone regolarmente pagate . Mio padre è morto anche lui in Ospedale , a 79 anni , dopo una ventina di giorni di ricovero e dopo quattro anni di non autosufficienza , durante i quali mia madre lo puliva e lavava nel letto come un bambino. Nessuno dei miei due genitori ha finito la sua vita in un "ricovero" , e , questo , per me , come per lei , è motivo di soddisfazione , ma crede che si possa chiedere a tutti di fare quel che abbiamo fatto noi ? Crede che tutti ne abbiano la possibilità , oltre che la volontà ? I miei figli , per me, temo proprio che non lo faranno. Sono troppo occupati negli affari loro . Ma , sia il mio caso che il suo , rivelano la totale assenza delle Istituzioni , e, questo , mi pare inaccettabile.

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  • Berta

    17 Febbraio @ 17.37

    Insomma, se sono autosufficienti o anche parzialmente autosufficienti e in grado di intendere e di volere, e VOGLIONO RESTARE LÌ perché nonostante tutto vi hanno trovato sollievo e soprattutto compagnia, lo stato o chi per lui non dovrebbe interferire nelle loro decisioni. Se lo stato, come di fatto succede, non offre nessun servizio decente ai propri cittadini siamo ai limiti dell'abuso di potere e secondo me si tratta di un'ingerenza grave nella vita privata altrui. Uno vive dove gli pare e come gli pare o in base alle proprie PERSONALI possibilità, ci mancherebbe altro! @Pramzan: purtroppo l'essere allettati può essere un problema irrisorio a confronto con altre patologie che colpiscono la psiche. In questi casi tenerli a casa è praticamente un'utopia se non hai la fortuna di vivere in una villa di almeno due piani in cui mantenere una certa sana distanza (sana per i 'sani') e anche i soldi per pagare delle badanti fisse tutto l'anno.

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  • Berta

    17 Febbraio @ 17.24

    Non generalizziamo adesso. All'improvviso le 'istituzioni' si svegliano ma, come all solito, senza proporre allcuna soluzione pratica. Villa Alba, per esempio, era un appartamento completamente nuovo ma lì venivano torturati. Cioè, l'importante quando arrivi ad avere certe esigenze è come ti trovi in un posto dal punto di vista dei rapporti umani. Immagino che la gran parte di questi anziani in concreto siano dei 'montanari' di carattere e di fibra, quindi magari per loro erano privazioni d'importanza secondaria visto che hanno dichiarato di trovarsi bene lì. Perché, in fondo, quanti anziani vivono tutti i giorni con problemi di riscaldamento anche in casa loro? E cosa fanno le istituzioni, il Comune ecc? Assolutamente NULLA. Mi sembra populistico e demagogico chiudere un posto d'accoglienza di questo tipo, pur con tutti i suoi limiti, senza offrire, in cambio, NESSUNA alternativa. Troppo facile e comodo lavarsene le mani così, non credete?

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    • Maurizio

      17 Febbraio @ 19.07

      Berta i fatti di Parma e Pellegrino sono diversi, stanare chi maltratta gli ospiti è difficile perchè se ti viene un controllo tu vedi chi entra e se continui a comportarti male non sei molto furbo, per eventuali lividi poi essendo una struttura per anziani è facile dire che sono caduti, a Pellegrino invece è diverso perchè appena arriva l'ispezione non è che riscaldi subito l'ambiente e copri l'umidità. Concordo su quello che dice lei alla fine, troppo facile lavarsene le mani ma anche troppo facile per noi accusare, nel caso di pellegrino il comune altro che smistare per qualche tempo gli anziani in altre strutture non può fare più di tanto, l'unica cosa per me sarebbe ritornare ad investire sul pubblico ma si sa, nel pubblico ci sono i manager super pagati che tagliano ciò che funziona

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  • Pramzan

    17 Febbraio @ 14.26

    Caro Verci, la situazione ognuno se la gestisce come può. Ho tenuto in casa mia madre per sette anni su una sedia a rotelle. I primi quattro potevo alzarla e portarla anche in bagno, poi si e allettata totalmente. Così le hanno riconosciuto l'accompagnamento. Avevo una cugina a curarla, e poi quelli dei servizi sociali a lavarla e accudirla un'ora al giorno. (Anche festivi). Tutto a titolo oneroso, ovviamente. Tutti i pasti glieli ho sempre preparati io, dato le medicine ed imboccata. Se se la faceva sotto il pomeriggio o la notte la pulivo io. 365 giorni l'anno! Niente vacanze, feste e quant'altro. Per fortuna ero appena andato in pensione. Quando ancora era in cognizione mi raccomandava di non mandarla in un ospizio. Ne aveva paura. E io non l'ho fatto perché sarebbe stata una mancanza grave nei suoi confronti. Un anno fa (a 91 anni), dopo un sospiro più profondo del solito mi è morta tra le braccia. Ma era a casa sua, come avrebbe voluto.

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    • Vercingetorige

      17 Febbraio @ 18.54

      CARO "PRAMZAN" , se le assistenti domiciliari della Cooperativa venivano da sua madre anche nei giorni festivi , eravate privilegiati , perché , di norma , nei festivi non vengono . Lasciano i pasti precotti per due giorni il giorno prima. Non fanno assistenza al pasto perché hanno troppa gente da servire e non ce la fanno . Quando , tornando dal lavoro , mi fermavo da mia madre , non aveva toccato un boccone. Non fanno medicazioni né terapie perché non hanno qualifica sanitaria. Bisogna chiedere l' intervento del Servizio Infermieristico dell' AUSL . Mia madre era diabetica e doveva ricevere iniezioni di insulina. Ci sono andati per qualche giorno , poi hanno smesso , dicendo che , una puntura , possono farla tutti , senza disturbare gli infermieri dell' AUSL , e di dare l' incombenza a qualche vicino di casa ( !!!) . Lei , poi , era fortunato , perché era in pensione , ma io non lo ero , ero figli unico , mia madre era vedova e sola , e io non avevo supporto in famiglia .

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  • Vercingetorige

    17 Febbraio @ 12.39

    VE L' AVEVO GIA' DETTO IN UNO DEI MIEI MESSAGGI DEI GIORNI SCORSI SU "VILLA ALBA" . Ricordate ? Avevo detto che ci sono stati alberghi che hanno fatto passare gli ospiti per "villeggianti" . L' Albergo "Gardenia" di Pellegrino sarà l' unico ? E' noto che molti Alberghi e Pensioni , soprattutto in zone collinari della nostra provincia , che contavano su "villeggianti" che non ci sono , o non ci sono più , se la passano male , e così si sono trasformati in Case di Riposo per anziani o in Centri di Accoglienza per "profughi" . SU QUESTA BASE DOBBIAMO ANDARE AVANTI , se vogliamo tentare di risolvere il problema , e non è detto che ci riusciamo . Ma l' argomento , su questo "forum" , suscita valanghe di truculenti messaggi di ammazzasette e storpiaquattordici , che , naturalmente , non servono a niente, perché non vanno alla radice del problema. VOGLIAMO PROVARE A METTERE QUALCHE PUNTO FERMO ? Accantoniamo , per il momento , la questione dei "profughi" , e rivolgiamoci a disabili , ammalati cronici , vecchi non autosufficienti . DOVE SI METTONO ? I non autosufficienti hanno bisogno di strutture adeguate con personale adeguato . DOVE SONO ? Gli Ospedali non li vogliono , perché , ispirati ai principi dell' UNIVERSITA' COMMERCIALE "BOCCONI" ( questo è il suo vero nome completo ) , costano molto e rendono poco . Se qualcuno riesce ad entrare , hanno fretta di buttarlo fuori . Sono stati aperti Reparti di Lungodegenza , ma i posti sono insufficienti , e , anche lì , han fretta di dimettere. Poi ci sono questioni più prettamente cliniche , sulle quali , al momento , sorvolo . I FAMIGLIARI SONO DISPERATI ! Negli appartamentini di condominio di 60 - 80 metri quadrati in cui viviamo oggi , come volete fare a tenere un non autosufficiente , che gira barcollando e berciando per casa , magari smanettando col gas , e se la fa addosso ogni mezz' ora ? I servizi domiciliari , in appalto a cooperative, sono inadeguati , Un' oretta al giorno , al massimo , per ciascun assistito , nei giorni feriali . Alzata , toilette , consegna dei pasti precotti , senza assistenza al pasto. Tutto lì . Niente terapie . Allora , a Parma , abbiamo un Ente Pubblico , A.S.P. "Ad personam" ( ex IRAIA ) , che , di fonte ad un problema così grave , risponde solo con un comunicato in cui dice : "La Struttura non è mia , quindi non c' entro". SONO I FAMIGLIARI DISPERATI ad andare a pregare di accettare vecchi , ammalati cronici non autosufficienti a Strutture che non potrebbero riceverli .

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