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Giglio, il primo pentito «re» dell'operazione Sorbolo

Giglio, il primo pentito «re» dell'operazione Sorbolo
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Una breccia nella 'ndrangheta emiliana: Giuseppe Giglio, 48 anni, imprenditore cutrese di Montecchio e arrestato durante l'operazione Aemilia, sarebbe pronto a collaborare. Un pezzo da 90 dell'organizzazione, secondo gli inquirenti, e con grossi interessi anche a Parma: è ritenuto uno dei protagonisti della maxi operazione immobiliare di Sorbolo targata Grande Aracri.

Georgia Azzali

Avrebbe scelto di collaborare con gli inquirenti. E la fotografia della 'ndrangheta emiliana potrebbe diventare sempre più nitida. Perché Giuseppe Giglio, imprenditore cutrese, da anni con casa e attività a Montecchio, è ritenuto un pezzo da novanta della cosca. Il primo a farsi avanti tra gli oltre 200 imputati del processo Aemilia, come anticipato ieri da Repubblica e dalla Gazzetta di Reggio. E che Giglio, 48 anni, sia considerato un numero uno, lo dimostra la richiesta di condanna fatta dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi nei suoi confronti: 20 anni, con tanto di sconto dovuto alla scelta del rito abbreviato, altrimenti ne avrebbe rischiati dieci in più.

Oltre trenta i capi di imputazione contestati a Giglio, a partire dall'associazione mafiosa, di cui è ritenuto uno degli organizzatori: il re degli appalti della cosca, secondo gli inquirenti, e un vero specialista del sistema delle false fatturazioni. E' uno dei grandi protagonisti della maxi operazione immobiliare di Sorbolo, insieme ad esponenti di spicco della 'ndrina, come Alfonso Diletto, i fratelli Sarcone e Michele Bolognino. Un affare da quasi 20 milioni di euro: 200 unità immobiliari - tra appartamenti, garage e cantine - tra via Genova, via Torino, via Trieste e via Marmolada. «Il gruppo criminale organizzato - aveva sottolineato il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - ha posto in essere in piena autonomia una complessa operazione immobiliare, operando tuttavia come volano per gli investimenti provenienti dall’organizzazione criminale facente capo al Grande Aracri e con la specifica funzione di produrre ricchezza, parte della quale da retrocedere a Cutro. Una doppia, concorrente, finalità di profitto dunque, da realizzarsi nell’imprescindibile connubio tra adattamento ai modelli imprenditoriali propri della realtà emiliana e l’imprinting propriamente mafioso delle forme di definizione dei conflitti o di sopraffazione dell’altrui contraria volontà».

E' così, infatti, che Francesco Falbo, l'imprenditore edile di Sorbolo, imputato per utilizzo di soldi provenienti dalla cosca, entra progressivamente nel mirino degli uomini dell'associazione. Pressioni e minacce continue, finché è costretto a cedere gran parte delle quote delle sue società. E per risolvere l'«impasse» tre riunioni di n'drangheta, tra gennaio e febbraio del 2012, sarebbero state tenute negli uffici della Giglio srl.

Ma il giro d'affari di Giglio e famiglia a Parma è ben più ampio. A metà gennaio, su richiesta della Dda di Bologna, il gip Alberto Ziroldi ha fatto scattare il sequestro preventivo della Cts srl, ditta edile e di autotrasporto, con sede in via Emilia Est 216. Una società, intestata fittiziamente a Giulio Giglio, fratello di Giuseppe, e costituita - secondo gli inquirenti - nell'ottobre 2014 per poter «svuotare» un'altra srl, la Trs, con sede a Sorbolo, che era stata messa sotto sequestro. Il 21 ottobre dello stesso anno, infatti, il ramo d'azienda relativo alle attività di autotrasporto nella provincia di Parma è stato ceduto dalla Trs alla Cts. Un modo per salvare quell'asset, visto che erano scattati i sigilli sulla Trs.

Dall'Emilia al Veneto fino alla Calabria: questa la fetta dell'impero dei Giglio «sigillata» un mese fa. Oltre alla Cts, erano state sequestrate la Agro-Turist Giglio snc, la Giglio Società Agricola e la Service srl, tutte e tre con sede a Crotone, ma anche la Tmc srl di Bassano del Grappa. Edilizia, intermediazione immobiliare, ma anche ristorazione: vari gli investimenti dei Giglio.

Business di cui ora Giuseppe potrebbe rivelare retroscena e protagonisti. In carcere al 41 bis da più di un anno, è stato trasferito in un altro penitenziario. L'avvocato, Fausto Bruzzese, che lo difendeva, ha rinunciato al mandato. Segnali inequivocabili: Giglio ha cominciato a percorrere un'altra strada.

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  • Michele E

    17 Febbraio @ 13.43

    E' possibile sapere qualcosa di più sulle dichiarazioni del cutrese che diceva che "i Carabinieri, la Polizia e i giudici hanno sempre "mangiato" coi cutresi"? Qualcuno delle FFOO lo ha denunciato o ha preso posizioni a riguardo?

    Rispondi

    • Maurizio

      17 Febbraio @ 19.10

      Perchè non ha in parte ragione? senza andare a scadere sulla provenienza geografica è appurato che la mafia sia infiltrata ovunque e anche ad esempio nell'inchiesta delle case a luci rosse della nostra città io mi ricordo che i coinvolti erano anche avvocati e soprattutto anche alcune persone appartenenti alle forze dell'ordine. Con questo non difendo nessuno, dico solo che lo schifo ha raggiunto ormai livelli altissimi, non sappiamo ormai di chi fidarci anche in casa nostra

      Rispondi

  • Gio

    17 Febbraio @ 08.49

    Giorgio R.

    Ovunque va certa gente ovunque porta malessere e assurdità ma perché ALLORA NON RIMANETE NELLA VOSTRA TERRA dove si narra che non c'è lavoro perché c'è la mafia o la malavita n genere e poi ....una volta qui la importate qui ?

    Rispondi

  • Gio

    17 Febbraio @ 08.47

    Giorgio R.

    Ah non era emiliano di Parma ? Cutrese. Come la stragrande maggioranza di chi ha rovinato questo territorio. Forti responsabilità ha chi ha esportato un metodo assurdo. UNO SCHIFO ! Vanno via dal loro territorio perché vivono male e però esportano cose che portano miseria, omicidi e assurdità scandalose. Tutto è partito da residenze obbligate di taluni che invece del carcere nella loro zona natia li hanno portati qui dentro al carcere o con residenza obbligata e a poco a poco anche i proseliti o famigliari ci hanno rovinato il territorio.....quasi tutta l'italia...!

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    17 Febbraio @ 05.39

    la rivolta di atlante

    OPPALALA TRA I LUPI HANNO TROVATO UN LEONE CHE SE LI MANGIA....

    Rispondi

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