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Medico molestatore: il 10 marzo il "faccia a faccia"

Medico molestatore: una sesta donna lo accusa
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Nel corso dell'udienza preliminare tenutasi ieri in tribunale, si sono costituite parte civile le cinque donne che avevano denunciato un medico al quale si erano rivolte per problemi di obesità e dal quale sostengono di avere subito molestie sessuali. Il gup ha accolto la richiesta della difesa di sentire lo specialista durante la prossima udienza, in programma per il 10 marzo. E li potrebbe esserci il faccia a faccia con le sue accusatrici, che ieri erano in parte presenti in aula.

Francesco Bandini

Ieri mattina in tribunale, all'udienza preliminare, erano presenti due delle sue presunte vittime. Ma quel medico 62enne che loro e altre tre donne accusano di violenza sessuale continuata e aggravata non l'hanno potuto guardare negli occhi, perché lui in aula ha preferito non comparire. Ci sarà invece il prossimo 10 marzo, quando, come chiesto dalla difesa, sarà sentito per poter raccontare la propria verità su quei molteplici episodi che gli vengono contestati, storie squallide di palpeggiamenti alle parti intime, proposte indecenti e molestie di vario tipo compiute su pazienti che si erano affidate alle sue cure per risolvere i loro problemi di obesità, salvo poi vedersi oltraggiate e umiliate.

Ad accogliere la richiesta di ascoltare il medico è stato il gup Maria Cristina Sarli, che ha invece rigettato le altre due istanze avanzate sempre degli avvocati difensori Paolo Moretti e Michele Villani: quella di acquisire i tabulati telefonici, per stabilire se il medico e le sue accusatrici si conoscessero anche prima delle visite mediche effettuate dallo specialista; e quella che puntava a ottenere una perizia per valutare se i presunti palpeggiamenti che sarebbero stati compiuti sulle pazienti non fossero in realtà manovre necessarie nel corso di quelle visite mediche. Entrambe queste richieste della difesa, come detto, sono state respinte. Come pure sono state rigettate anche le due richieste avanzate dalle parti civili: quella di citare come responsabile civile la clinica in cui il medico operava e quella di eseguire un sequestro conservativo sui beni del chirurgo. E così tutto è rinviato a marzo, quando, dopo che il medico sarà stato ascoltato, si saprà se andrà o meno a processo e con quale rito: se si procedesse con l'abbreviato, potrebbe beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

Sono cinque le donne che accusano lo specialista in chirurgia dell'obesità, senologia oncologica e ricostruttiva, di averle pesantemente molestate nel corso di visite mediche o, comunque, della loro degenza in una clinica parmigiana, in un periodo compreso fra il 2009 e il 2013. Le donne hanno un'età compresa fra i 20 e i 60 anni: a far scattare l'inchiesta, condotta dai carabinieri di Sala Baganza coordinati dalla pm Daniela Nunno, è stata la più giovane delle vittime del medico, che in una prima occasione, il 7 giugno 2013, dopo essere stata fatta spogliare, era stata palpeggiata più volte, mentre in un'occasione successiva si era sentita rivolgere la richiesta di praticare un rapporto orale. Salvo poi, dopo aver detto al chirurgo di voler lasciare la clinica, sentirsi minacciare con queste parole: «Se vai via, ti faccio pagare tutto l'intervento, 13mila euro».

Ma a quei cinque casi denunciati – e per i quali ieri si è tenuta l'udienza preliminare – se n'è aggiunto un altro, relativo a un episodio che si sarebbe verificato in epoca molto più recente, il 3 dicembre scorso: una circostanza che starebbe a testimoniare che il medico molestatore non avrebbe affatto perso il brutto vizio di palpeggiare le proprie pazienti. Questo sesto caso è quello denunciato da una donna di 54 anni di Varese, che ha riferito che, durante un ricovero nella clinica, mentre lei era a letto, il medico avrebbe alzato il lenzuolo e messo una mano sulle parti intime, per poi fare la stessa cosa con la giovane paziente che era nel letto a fianco. In seguito, il chirurgo avrebbe anche scattato delle foto alla zona pubica, dopo aver ordinato alla donna di spogliarsi completamente nonostante le perplessità avanzate dalla paziente: «Fammi fare il mio lavoro», era stata la secca risposta del dottore.

Ora, a quanto pare, lo specialista non lavora più nella clinica in cui operava in precedenza, dalla quale sarebbe stato allontanato, ma continua a farlo nel proprio studio privato, dove può visitare regolarmente, dato che nei suoi confronti non è ancora stato adottato alcun provvedimento, né cautelare da parte della magistratura, né disciplinare da parte dell'Ordine dei medici.

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