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Liberi gli altri due tecnici della Bonatti: le prime foto

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«Io sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente, ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia». Questo il messaggio scritto in stampatello su un foglietto di quaderno pubblicato sul profilo Facebook di Sabratha Media Center. Così come la foto che pubblichiamo e che mostra Gino Pollicardo e Filippo Calcagno dopo la liberazione.

"Abbiamo bisogno delle nostre famiglie": è quello che dicono i due tecnici liberati in un video, di 19 secondi,  pubblicato sempre sulla pagina Facebook del Sabratha Media Center. Ecco il video

La liberazione di Gino Pollicardo, uno dei quattro tecnici della Bonatti rapiti a luglio in Libia, era stata annunciata dal figlio Gino junior dicendo: «E' finita, è finita», mentre stava entrando in casa. La moglie Ema Orellana in lacrime ha detto: «L'ho sentito al telefono».

 I due ostaggi italiani liberati in Libia, a quanto si apprende da fonti di intelligence, sono nelle mani della 'polizià locale e presto saranno trasferiti 'zona sicurà e presi in consegna da agenti italiani che li riporteranno in patria. La liberazione è uno sviluppo dei tragici fatti dell’altro ieri che hanno portato all’uccisione degli altri due sequestrati.

 Ieri il sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti, citando informazioni degli 007 sul terreno, aveva assicurato che i due italiani «sono vivi». Pollicardo e Calcagno erano stati rapiti in Libia nel luglio del 2015 insieme a Fausto Piano e Salvatore Failla, che sarebbero rimasti uccisi mercoledi» durante un blitz delle milizie di Sabrata, a ovest di Tripoli. Tutti e quattro, dipendenti della Bonatti di Parma.

Chi sono i quattro tecnici rapiti: le schede

Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono stati vittima di un rapimento, nel caos della Libia post Gheddafi, il 20 luglio scorso nella zona di Mellitah, a 60 km di Tripoli. Lavoravano tutti per la Bonatti, un’azienda di Parma impiegata nella costruzione di impianti petroliferi per conto di Eni.
Pollicardo e Calcagno sono stati liberati, mentre Piano e Failla sono stati uccisi ieri, a Sabrata. Secondo una prima ricostruzione degli avvenimenti, quest’ultimi erano stati separati da Pollicardo e Calcagno. La loro morte sarebbe avvenuta durante un trasferimento su un convoglio attaccato dalle forze di sicurezza libiche. Altri testimoni sostengono che siano stati usati come scudi umani dai jihadisti dell’Isis.
- FAUSTO PIANO, 60 anni, meccanico, di Capoterra (piccolo comune dell’hinterland cagliaritano). Nel suo paese, dove vivono i suoi genitori e la moglie, faceva sempre ritorno. Il sindaco di Capoterra due settimane dopo il sequestro aveva organizzato una fiaccolata per chiedere la sua liberazione. Piano - secondo le fonti libiche - è stato ucciso ieri a Sabrata insieme a Salvatore Failla.
- SALVATORE FAILLA, 47 anni, è di Carlentini, paese del siracusano, dove abita la sua famiglia. Failla, sposato, padre di due ragazze di 22 e 12 anni, saldatore specializzato, spesso era costretto a lunghe trasferte all’estero per il suo lavoro. L'operaio che da diversi anni lavorava per la Bonatti; prima di recarsi in Libia era stato impegnato in un altro cantiere in Tunisia.
- FILIPPO CALCAGNO, 65 anni, di Piazza Armerina, in provincia di Enna è uno dei due ostaggi liberati. La famiglia del tecnico, sposato e padre di due figlie, risiede nel comune siciliano. Calcagno, il più anziano dei quattro sequestrati in Libia, ha lavorato diversi anni all’estero prima con l’Eni poi con la Bonatti. Il tecnico è stato liberato, insieme a Pollicardo.
- GINO POLLICARDO, 55 anni, di Monterosso (La Spezia), anche lui liberato. Nel piccolo borgo delle Cinque Terre, dove vivono anche la moglie e i suoi parenti, il tecnico è molto noto. Il figlio Gino junior ha annunciato oggi la sua liberazione e la moglie Ema Orellana, in lacrime, ha riferito di averlo «sentito al telefono». (ANSA).

La liberazione di Gino Pollicardo, uno dei quattro tecnici della Bonatti rapiti a luglio in Libia, era stata annunciata dal figlio Gino junior dicendo: «E' finita, è finita», mentre stava entrando in casa. La moglie Ema Orellana in lacrime ha detto: «L'ho sentito al telefono».

 I due ostaggi italiani liberati in Libia, a quanto si apprende da fonti di intelligence, sono nelle mani della 'polizià locale e presto saranno trasferiti 'zona sicurà e presi in consegna da agenti italiani che li riporteranno in patria. La liberazione è uno sviluppo dei tragici fatti dell’altro ieri che hanno portato all’uccisione degli altri due sequestrati.

 Ieri il sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti, citando informazioni degli 007 sul terreno, aveva assicurato che i due italiani «sono vivi». Pollicardo e Calcagno erano stati rapiti in Libia nel luglio del 2015 insieme a Fausto Piano e Salvatore Failla, che sarebbero rimasti uccisi mercoledi» durante un blitz delle milizie di Sabrata, a ovest di Tripoli. Tutti e quattro, dipendenti della Bonatti di Parma.

Chi sono i quattro tecnici rapiti: le schede

Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono stati vittima di un rapimento, nel caos della Libia post Gheddafi, il 20 luglio scorso nella zona di Mellitah, a 60 km di Tripoli. Lavoravano tutti per la Bonatti, un’azienda di Parma impiegata nella costruzione di impianti petroliferi per conto di Eni.
Pollicardo e Calcagno sono stati liberati, mentre Piano e Failla sono stati uccisi ieri, a Sabrata. Secondo una prima ricostruzione degli avvenimenti, quest’ultimi erano stati separati da Pollicardo e Calcagno. La loro morte sarebbe avvenuta durante un trasferimento su un convoglio attaccato dalle forze di sicurezza libiche. Altri testimoni sostengono che siano stati usati come scudi umani dai jihadisti dell’Isis.
- FAUSTO PIANO, 60 anni, meccanico, di Capoterra (piccolo comune dell’hinterland cagliaritano). Nel suo paese, dove vivono i suoi genitori e la moglie, faceva sempre ritorno. Il sindaco di Capoterra due settimane dopo il sequestro aveva organizzato una fiaccolata per chiedere la sua liberazione. Piano - secondo le fonti libiche - è stato ucciso ieri a Sabrata insieme a Salvatore Failla.
- SALVATORE FAILLA, 47 anni, è di Carlentini, paese del siracusano, dove abita la sua famiglia. Failla, sposato, padre di due ragazze di 22 e 12 anni, saldatore specializzato, spesso era costretto a lunghe trasferte all’estero per il suo lavoro. L'operaio che da diversi anni lavorava per la Bonatti; prima di recarsi in Libia era stato impegnato in un altro cantiere in Tunisia.
- FILIPPO CALCAGNO, 65 anni, di Piazza Armerina, in provincia di Enna è uno dei due ostaggi liberati. La famiglia del tecnico, sposato e padre di due figlie, risiede nel comune siciliano. Calcagno, il più anziano dei quattro sequestrati in Libia, ha lavorato diversi anni all’estero prima con l’Eni poi con la Bonatti. Il tecnico è stato liberato, insieme a Pollicardo.
- GINO POLLICARDO, 55 anni, di Monterosso (La Spezia), anche lui liberato. Nel piccolo borgo delle Cinque Terre, dove vivono anche la moglie e i suoi parenti, il tecnico è molto noto. Il figlio Gino junior ha annunciato oggi la sua liberazione e la moglie Ema Orellana, in lacrime, ha riferito di averlo «sentito al telefono». (ANSA).

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  • Manuela

    04 Marzo @ 11.39

    Ma oggi non è il 4 marzo??? Beh comunque l'importante che siano stati liberati e che siano al sicuro adesso. Peccato che RENZI non sia riuscito a salvare anche gli altri due.

    Rispondi

    • 04 Marzo @ 11.54

      Crediamo che un errore di data, nelle loro condizioni, lo potremo perdonare, no?

      Rispondi

  • Vercingetorige

    04 Marzo @ 11.29

    Quello di destra è Filippo Calcagno , di Piazza Armerina ( Enna) . HA SESSANTACINQUE ANNI ! A sessantacinque anni a lavorare nel Sahara ! Grazie "jobs act" !

    Rispondi

    • danila

      04 Marzo @ 12.01

      e se fosse una sua libera scelta?

      Rispondi

      • Vercingetorige

        04 Marzo @ 12.37

        Ma si figuri se , a sessantacinque anni , va a cuocere al sole del Sahara , e a farsi sparare addosso , per sport !

        Rispondi

        • bubu

          04 Marzo @ 12.59

          ne conosco molto che alla stessa eta' vanno a lavorare anche in posti piu' pericolosi,dovresti evitare di accusare sempre e comunque senza reali motivazioni come in questo caso

          Rispondi

        • Vercingetorige

          04 Marzo @ 14.11

          Un uomo di sessantacinque anni , mandato a lavorare e a farsi sparare addosso nel Sahara , secondo te, non è una "reale motivazione" ?

          Rispondi

        • 04 Marzo @ 13.18

          REDAZIONE - Capisco il senso delle vostre reciproche riflessioni, ma a questo punto spero sarete d'accordo di non proseguire oltre così e lasciare questo spazio ad altri tipi di interventi, anche nel rispetto della gravità e purtroppo della tragicità di questa vicenda

          Rispondi

        • Vercingetorige

          04 Marzo @ 14.00

          Voi ritenete "rispettoso" che un uomo di sessantacinque anni , per maturare una misera pensione , venga mandato a cuocere al sole del Sahara e a farsi sparare addosso , e , per sovrapprezzo , sia pure preso in giro dicendo che lo fa per sport ?

          Rispondi

  • Luigina

    04 Marzo @ 10.40

    E una vergogna .noi dobbiamo acettare tutti i criminali che vengono da noi in nome di profughi e il nostro governo non è riuscito ha fare liberare 4 uomini andati per lavoro io mi vergogno del nostro governo

    Rispondi

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