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IL CASO

Consulente fa sparire quasi 4 milioni dei clienti

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Nel giro di nove anni avrebbe fatto sparire quasi 4 milioni di euro dei propri clienti, facendo transitare parte della somma sul conto di un pensionato suo complice. Promotore finanziario, parmigiano, è ora sotto processo per appropriazione indebita aggravata e continuata. Ricettazione, l'accusa per l'anziano fiancheggiatore.

Georgia Azzali

Lui, promotore finanziario, avrebbe trovato il modo per far fruttare alla grande i (propri) soldi. Perché quel fiume di denaro che gli avevano affidato alcuni clienti per investirlo e farlo lievitare sarebbe finito sui suoi conti correnti e su quelli di un complice: oltre 3 milioni e 700mila euro nel giro di poco meno di nove anni. Il professionista, parmigiano, 68 anni, e il fiancheggiatore, 73, residente a Reggio, sono stati citati a giudizio, dopo un'inchiesta coordinata dal pm Lucia Russo: il primo, ormai ex promotore di Banca Fineco (che è del tutto estranea ai fatti), è accusato di appropriazione indebita aggravata e continuata, l'altro di ricettazione continuata e aggravata. La prima udienza, nonostante l'inchiesta fosse stata chiusa già qualche anno fa, si è svolta nei giorni scorsi, ma il procedimento è stato subito rinviato all'aprile del prossimo anno. Diverse, comunque, le strade processuali scelte dai due: il promotore ha deciso di patteggiare, dopo aver concordato con la procura una pena (sospesa) sotto i 2 anni, mentre l'altro imputato affronterà il processo.

Certificato penale «sporcato», ma niente carcere per il consulente: gran parte delle somme sparite dai conti sono comunque state recuperate e bloccate durante l'inchiesta. Decine i clienti gabbati, benché non tutti siano stati identificati, e sei quelli che hanno deciso di costituirsi parte civile.

Già dal 2003-2004 il promotore si sarebbe dato da fare per creare il tesoro. Le sue «vittime»? Preferibilmente anziane e in diversi casi con conti cointestati a figli, coniugi o conviventi. Tutte conquistate da quel consulente così garbato, professionale e rassicurante. Si fidavano di lui. E hanno continuato per anni a farlo. Tanto da affidargli tutti i propri risparmi affinché lui li investisse e li facesse fruttare. C'era chi consegnava al consulente assegni in bianco, oppure con la dicitura «mio proprio»: di fatto, un via libera al promotore per fare di quei pezzi di carta ciò che desiderava. Secondo la procura, infatti, il controvalore di quegli assegni veniva poi versato dal professionista sui propri conti correnti e anche su quelli del pensionato. Non meno di 2 milioni la cifra complessiva che sarebbe transitata sui conti del 73enne reggiano. Che continua a negare di aver avuto accordi con il promotore, ma per l'accusa quel capitale vertiginoso è assolutamente ingiustificabile considerando che l'uomo può contare su una pensione da 1.800 euro al mese. E troppi, comunque, sarebbero quei soldi anche ipotizzando investimenti super redditizi da parte del pensionato.

In particolare, il promotore si sarebbe appropriato di 2.700.000 euro appartenenti a undici clienti, residenti tra Parma e provincia, facendo poi confluire circa 2 milioni su vari conti del pensionato, accesi in diversi istituti di credito, e il resto versandolo sui propri conti o comunque facendolo «sparire». Tutte persone beffate a cui è stato possibile dare un nome. Ma l'inchiesta, grazie anche a una consulenza tecnica che ha ricostruito i percorsi degli assegni e i movimenti bancari, ha stabilito anche che altri 877.000 euro sarebbero arrivati illecitamente sui conti dei due imputati e ulteriori 190.000 su quello del pensionato. Denaro finito sui conti dei due tramite versamenti in contanti o con assegni circolari. Da quali conti venissero queste somme non è stato possibile accertarlo, ma - secondo la procura - comunque soldi «privi di giustificazione alla luce delle condizioni personali e delle attività da essi esercitate e pertanto ritenuti riferibili ad altri clienti allo stato non identificabili», si legge nel capo di imputazione.

Un giochino che avrebbe funzionato per anni. Fino alle prime denunce, nel 2012. E all'avvio dell'inchiesta. Che ha ricostruito le vie dei soldi e dell'inganno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Bastet

    15 Marzo @ 10.35

    nome,cognome e foto!!!

    Rispondi

  • Francesco

    15 Marzo @ 08.27

    brundofrancesco@libero.it

    Come al solito, non c'è nome ne cognome.

    Rispondi

  • Marzio

    15 Marzo @ 08.16

    Purtroppo và così, ci sono mille modi di fregare il prossimo. A me ad esempio, non hanno versato il tfr nel fondo pensionistico che avevo sottoscritto. Se lo moltiplichiamo per il numero dei dipendenti, la cifra non è tanto inferire a questa. Andiamo ad aggiungerci l'accumulo della quota sociale (55€ al mese x 5 anni) i 4 milioni li superiamo. Credo che parlarne possa essere uno strumento per arginare questo fenomeno che sta dilagando, purtroppo per paura di perdere il posto di lavoro, la gente si rassegna e subisce queste cose.

    Rispondi

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