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Mense: ecco come mangiano i bambini

Mense: ecco come mangiano i bambini
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Dal 10% al 30% dei pasti serviti nelle mense scolastiche di Parma viene «rispedito al mittente» perchè non gradito. Ecco cosa rifiutano i bambini, perchè, e quanto si riesce a recuperare per le mense dei poveri.

Pierluigi Dallapina

Il riso alla cantonese e il pollo all’ananas sono già stati serviti. Giovedì sulle tavole delle mense arriveranno il byrek e il riso in brodo vegetale, due piatti tipici della tradizione culinaria dei Balcani, perché nonostante le polemiche politiche il progetto «Menu interculturali a scuola» andrà avanti. La promessa arriva direttamente dal vicesindaco Nicoletta Paci, che coglie l’occasione per fare il punto sulla ristorazione scolastica nel suo complesso, a partire dalla quantità degli scarti alimentari, e da quell’1,3 per cento di cibo recuperato e destinato alle mense dei poveri.

«Prendiamo nota giornalmente dei piatti poco consumati e non graditi. Cerchiamo quindi, le volte successive, di cucinare gli stessi alimenti in modo da renderli più appetibilia», specifica la Paci, che prova a chiarire il quadro fornendo alcuni dati sugli scarti. «Nel menu autunno-inverno 2015/2016 – prosegue – il livello medio di scarti rilevati dalla ditta Camst è tra il 10 e il 30 per cento, vale a dire che da 1 a 3 utenti su 10 non hanno consumato l’intera porzione o alimento».

Camst è la ditta che gestisce la ristorazione alle scuole elementari e medie, mentre Serenissima si occupa dei nidi e delle materne. «Il cibo non consumato può essere avviato al recupero», dice il vicesindaco, per poi specificare che «per ragioni igienico-sanitarie occorre infatti che il cibo non sia transitato nel piatto degli alunni», altrimenti «non può essere previsto il recupero».

Gli alimenti non sprecati finiscono nelle mani di Caritas, che a sua volta servirà i pasti recuperati nelle mensa del centro caritativo di via Turchi e nella mensa «Padre Lino». «Il recupero del cibo da parte di Caritas è attivo in 190 classi - specifica la Paci - e rispetto al complessivo quantitativo dei pasti somministrati, viene recuperato annualmente da Caritas circa l’1,3 per cento».

A proposito di risparmio, non poteva mancare un accenno alla ventata ecologica legata all’uso dell’acqua del rubinetto al posto di quella in bottiglia. «L’utilizzo dell’acqua di rete – fa sapere Paci – ha permesso di non produrre 29 mila bottiglie di plastica al mese, equivalenti a 1.015 tonnellate di pet».

Restando in tema di numeri, si passa dalla conta delle bottiglie a quello degli euro che devono spendere le famiglie per poter usufruire del servizio di ristorazione scolastica. «La tariffa giornaliera è definita in base al valore dell’Isee posseduto dal nucleo familiare. Chi ha un Isee oltre gli 11.764,90 euro paga 6,18 euro a pasto, al pari dei residenti fuori comune, chi ha un Isee da 6.360,18 a 11.764,89 euro paga 4,12 euro, e chi ha un Isee da 0 a 6.360,17 euro, paga 2,30 euro a pasto. Esiste la possibilità di applicare un’esenzione parziale o totale dal pagamento della tariffa, di fronte a situazioni di grave disagio economico e o sociale». Infine, chi ha due o più figli frequentanti il servizio di ristorazione scolastica, e ha un Isee inferiore ai 20 mila euro, potrà chiedere la riduzione della tariffa.

A DIETA PER MOTIVI RELIGIOSI

Un «esercito» di bambini, dal lunedì al venerdì, si siede a tavola e consuma il pranzo in mensa. «In totale, gli utenti iscritti al servizio sono 11.532, divisi fra gli 8.693 delle scuole primarie e secondarie di primo grado, i 634 dei nidi d’infanzia comunali, i 1600 delle scuole dell’infanzia comunali e i 605 delle scuole dell’infanzia statali», premette la Paci, prima di passare in rassegna i numeri legati alle diete. «Il numero globale degli utenti che seguono una dieta è 1383, di cui 1248 bambini e 135 adulti», dice, per poi dimostrare che le diete per motivi religiosi o etici superano le diete legate ad una patologia certificata da un medico.

Infatti, sono 858 i bambini che non mangiano determinati alimenti per questioni di carattere religioso o etico, mentre sono meno della metà (390) quelli che evitano determinate sostanze in quanto allergici o intolleranti.

«Le diete per motivi etici o religiosi non necessitano di certificazione medica, ed esistono sei possibili menu differenti, come quello privo di carne suina e dei suoi derivati, quello privo di carne suina, di crostacei e di molluschi, quello privo di carne bovina e dei suoi derivati, quello privo di carne bovina e di carne suina, quello privo di tutti i tipi di carne e, infine, quello privo di tutti i tipi di carne e dei prodotti ittici».

Esistono altri due menu speciali che però necessitano di certificato medico, e si tratta del menu privo di carne, pesce e uova, e quello senza carne, pesce, uova e latte. Al di là di questi casi, alcuni alimenti sono banditi dalle mense scolastiche: «Sono escluse le bibite gassate e zuccherate, i fritti e le torte con creme», specifica la vicesindaco, per sottolineare il rispetto di sani principi alimentari nella composizione dei menu.P.Dall.

PORZIONI MINI

Sulla salubrità delle pietanze che finiscono nei piatti delle mense non sembrano esserci dubbi. Ma la bontà del giudizio cambia se si passa dalla qualità alla quantità del cibo servito, perché nel secondo caso la lamentela è unanime: quando i bambini escono da scuola hanno fame. E il rischio è che, se non controllati, si ingozzino di merendine.

«Diverse mamme mi hanno segnalato che i loro figli escono da scuola affamati», conferma Alice Carcelli, presidente del comitato mensa della scuola primaria Rodari, che chiede di differenziare le quantità in base all’età del bambino. «Non è possibile – sostiene – che un alunno che frequenta la quinta elementare abbia la stessa quantità di cibo di un bambino di prima. In base alla mia esperienza, ho notato che ad essere scarsi sono i secondi piatti».

Anche il condimento delle verdure non abbonda. «Durante due ispezioni mi è capitato di mangiare insalata completamente scondita. A volte dipende dalla scarsa attenzione nel mescolarla», dice la Carcelli.

Manuela Cortellini, presidente del comitato mensa della scuola Martiri di Cefalonia, premette: «Sarò andata in mensa una ventina di volte e non ho mai trovato una qualità indegna, a parte per quanto riguarda le zucchine». Per poi ribadire la lamentela sui condimenti: «La verdura con poco sale e poco olio rischia di essere slavata, e quindi più difficile da mangiare» spiega, ricordando di aver fatto anche diverse note di non conformità per quanto riguarda il peso degli alimenti serviti nei piatti.

«C’è poi chi si lamenta della pasta troppo cotta o troppo cruda, della frittata umida e della pizza impregnata di umidità, perché riscaldata nei forni a vapore», aggiunge la Cortellini.

La presidente del comitato mensa della scuola Sanvitale - Fra’ Salimbene, Anna Vitali, fa questo appunto: «I menu sono studiati per chi pranza a scuola tutti i giorni, ma nella nostra scuola ci sono bambini che mangiano in mensa solo due giorni alla settimana. Bisognerebbe studiare menu anche per loro, più flessibili, in modo da variare le loro diete».

Cinzia Vernazza, presidente del comitato mensa della scuola Anna Frank, spende una parola a favore dei menu etnici. «Quest’anno sono stati organizzati meglio, perché accompagnati da un video di presentazione. È vero che i bambini non abituati a certi sapori fanno fatica a mangiare piatti strani, però i menu etnici sono stati rivisti e italianizzati».P.Dall.

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  • bichouk

    15 Marzo @ 15.32

    Circa 8 anni fa ho lavorato come maestra in scuole materne comunali e devo dire che si mangiava come al ristorante. Ora ho l'esperienza delle mie figlie, che ritiro dopo pranzo, e spesso tornano a casa affamate. Ammetto che la grande è un po' schizzinosa, ma la piccola, che mangia carote crude e divora i "bruxelles"come li chiama lei, a casa spesso pranza di nuovo con me e non è particolarmente in carne. Al di là delle modalità di preparazione noto inoltre una certa monotonia nel menù. Viene proposta una o due volte alla settimana pasta in bianco e anche il pesce imparato la fa da padrone. Circa una volta alla settimana il secondo piatto è costituito da formaggio asiago o mozzarella ma se per caso un bambino non ha mangiato il primo, come pasto è un po'poco. Si tira spesso in ballo l'obesità infantile ma i bimbi paffuti sono una netta minoranza, poi comunque il pasto più sostanzioso anche a tal scopo dovrebbe essere il pranzo e non la cena.

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  • FrancS

    15 Marzo @ 12.12

    Conosco chi ha lavorato per Camst nelle mense scolastiche per anni. Chili e chili di roba buttata.. e non solo quelli rifiutati a tavola. Ma anche vari "avanzi" della preparazione ancora nelle varie teglie, per non parlare di frutta e verdura. Magari non ovunque così, ma in vari posti sì. E non solo scuole. Altro che poveri.. forse ci sfamerebbero mezza Caritas

    Rispondi

  • Rodolfo

    15 Marzo @ 10.39

    Dunque su 10 chili di carne, mediamente 2 chili vanno sprecati, non è un po' troppo? A me hanno insegnato che il cibo non deve essere sprecato dunque non solo i bambini non lo sanno ma chi prepara il menù è uno sprovveduto. Già sento il parere del dietologo del nutrizionista dello psicologo ....... E poi i pasti sono pagati

    Rispondi

    • Giuseppe

      15 Marzo @ 14.37

      <<chi prepara il menù è uno sprovveduto. >> ESATTO !!!!

      Rispondi

    • federicot

      15 Marzo @ 12.27

      federicot

      D'accordo , ma non è quello il messaggio più corretto. Il problema è a monte w non si educano i bambini a mangiare per forza. cominciamo ad acquistare meno roba , in generale.

      Rispondi

  • federicot

    15 Marzo @ 09.04

    federicot

    Il sistema mense scolastiche è piuttosto curato e controllato. Lo dico perchè ho una figlia che ne usufruisce e posso sia confermare quanto scritto in queste poche righe dalla Gazzetta sia il fatto che le materie prime siano molto controllate e che la cura in generale sia piuttosto buona. C'è un'attenzione molto forte anche sull'aspetto nutrizionale e sul bilanciamento degli alimenti. Però i bimbi rifiutano molte pietanze. Dov'è il problema? MANCA TOTALMENTE L'EDUCAZIONE ALIMENTARE! SIA A CASA CHE A SCUOLA. SE METTI UN PIATTO DI BROCCOLI DAVANTI AD UN BAMBINO E GLI DICI MANGIA CHE TI FA BENE HAI GIA' PERSO IN PARTENZA E HAI SBAGLIATO TUTTO , MA TUTTO TUTTO. Poi , ma questa è solo una mia opinione poco condivisa , i bambini dovrebbero mangiare A CASA e non dovrebbero rimanere a scuola fino alle 4 e mezza. Ma non voglio allargarmi .

    Rispondi

    • Giuseppe

      15 Marzo @ 14.34

      <<Il sistema mense scolastiche è piuttosto curato e controllato>> Nonostante questo sia vero, il sapore delle pietanze è, quantomeno, discutibile. >> i bambini dovrebbero mangiare A CASA >> Lei tocca un punto molto delicato; molti genitori danno l'impressione, e spero tanto di sbagliare, che poco importa cosa mangiano e quanto mangiano..........l'importante è che stiano a scuola perchè loro non hanno tempo per venirli a prendere ad ora di pranzo ( la frase illuminante tipica è: va bene.....qualcosina avrà pur mangiato: NON SEMPRE E' VERO) . L'esempio da lei citato con i broccoli, è estremamente calzante: proporre POLPETTE DI PESCE, piuttosto che pizza molliccia per l'umidità della teglia, a dei bambini vuol dire essere coscienti che TUTTO verrà gettato via.

      Rispondi

    • JJ

      15 Marzo @ 12.20

      e perché allora non la tieni a casa tua figlia?

      Rispondi

      • federicot

        15 Marzo @ 14.11

        federicot

        Eh bravo ...lo farei volentieri, ma sarebbe la sola a casa e tutti i suoi amici e amiche sono a scuola e si ammazza di noia. Ma ci ho provato , comunque....

        Rispondi

    • lorenz

      15 Marzo @ 09.43

      lorenzg64@yahoo.it

      Hai ragione, per la prima volta sono d'accordo con te.

      Rispondi

      • Nàno

        15 Marzo @ 11.21

        io pero' non capisco perche' mia figlia mangia la pastasciutta che faccio io che non cucino mai e non mi piace nemmeno farlo mentre quella in mensa fa schifo.......e' possibile che a Parma nelle mense scolastiche ci sia una pasta balordissima di non so di che marca? Perfino la pizza dice che non sia buona, e' il massimo!!! Vi assicuro che mia figlia non ha gusti difficili, anzi!!!

        Rispondi

      • federicot

        15 Marzo @ 11.16

        federicot

        Evidentemente le volte in cui non eri d'accordo eri in errore.

        Rispondi

  • Giuseppe

    15 Marzo @ 08.01

    Posso affermare, con ragionevole certezza, che le percentuali sono errate o, quanto meno, riferite agli anni passati quando mangiavano anche i bambini delle famiglie di immigrati ( che mangiavano tutto.....) ; oggi, che quei bambini non mangiano perchè il pasto non è più gratuito, le percentuali si assestano da un 60% in quelle mense dove è presente la cucina interna ad un 80% in quelle "terminali" dove i pasti arrivano precotti dalla sede di Chiozzola. Tali percentuali , quando vengono proposti pasti etnici, sfiorano il 100% !!!!! E' utile informare chi legge, che la situazione è ben nota sia al Comune che alle aziende che si occupano di ristorazione; le tecnologhe ( figura professionale che si occupa di controlli ) di tali aziende e del Comune, ben sanno quanto cibo viene ritrovato nei contenitori di umido. E' inutile far finta di niente: il problema esiste e non è che, negando l'evidenza, esso possa risolversi. C'è da dire anche che esiste un grosso disinteresse dei genitori che, quando chiamati alle verifiche, si lamentano degli aspetti meno significativi tralasciando il fatto che pagano in cambio del NULLA. Provate a chiedere, ai vostri figli, cosa fanno con il brodo e il pane oppure con la minestrina e il parmigiano.......PROVATE A CHIEDERE, AI VOSTRI FIGLI, QUANTO MANGIANO E QUANTO VIENE GETTATO VIA !

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