Orrore

Ospizio lager: i nomi degli "aguzzini"

Ospizio lager: i nomi dei 7
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Un'orgia di insulti, umiliazioni, crudeltà: e poi pugni, calci, derisioni. Scoperto un altro ospizio lager in provincia di Parma: a Bazzano, una frazione di Neviano degli Arduini, gli anziani malati di Alzheimer dovevano subire maltrattamenti allucinanti. I carabinieri hanno arrestato sette persone. Ai domiciliari sono finiti Silvia Guazzetti, 45 anni, nata a Castelnovo Monti e residente a Ramiseto; Pietro Di Nuzzo, 30 anni, campano, residente a Canossa; Angelo La Macchia, siciliano, 29 anni, residente a Quattro Castella; Malika El Wahab, marocchina, 57 anni, residente a Traversetolo; Annamaria Selva, napoletana, 49 anni, residente a Canossa; Hafida El Fathaoui, marocchina, 36 anni, residente a Neviano degli Arduini; Agnese Palladini, nata a Scandiano, 33 anni, residente a Lesignano Bagni. Un gruppo misto: uomini e donne, italiani e stranieri, a cui si aggiungono altri cinque dipendenti della struttura socio-assistenziali che hanno ricevuto un'informazione di garanzia per gli stessi reati. Per due operatrici indagate è stata chiesta la misura della sospensione dal servizio, e in questo caso l'ultima parola spetta al giudice che deciderà dopo l'interrogatorio di garanzia.

Laura Frugoni

Si fatica a non abbassare lo sguardo: nei filmati la pietà e il rispetto hanno fatto schermare i volti degli anziani, ma si vedono le loro braccia ossute e supplicanti, i corpi fragili abbandonati sul pavimento. E gli strattoni, i calci e le sberle che piovono improvvisi, gli schifosi balletti di chi fa il verso al loro passo barcollante. Se non bastasse guardare la violenza, tocca anche sentirla nei dialoghi registrati: «ti do un calcio nelle palle, vattene», «ti prendo e ti butto giù dalla finestra», «ti seppellisco viva». Un'orgia di insulti, di epiteti crudeli: scimmia, sgorbio, cretina, mostro, fai schifo.

Non servono invece parole per capire come mai i carabinieri abbiano chiamato l'indagine «Cerbero», il mostruoso cane a tre teste della mitologia greca che vigilava l'ingresso degli inferi. L'inferno di quegli anziani era confinato al secondo piano della residenza «Villa Matilde» di Bazzano, frazione di Neviano degli Arduini, struttura che ospita una settantina di anziani. Nel reparto al secondo piano ci stanno i malati di Alzheimer, o che soffrono di patologie psichiatriche invalidanti. I più vulnerabili, i più indifesi.

L'indagine, coordinata dal pm Lucia Russo, è stata scrupolosa ma anche molto rapida - c'era l'urgenza di spezzare quel giogo il più in fretta possibile - ha portato all'arresto di sette operatori della struttura per concorso in maltrattamenti aggravati. Il terremoto è arrivato ieri mattina, con l'esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare: alcuni si sono trovati i militari alla porta di casa, altri sono andati a prenderli direttamente sul posto di lavoro.

Gli arrestati

Ai domiciliari sono finiti Silvia Guazzetti, 45 anni, nata a Castelnovo Monti e residente a Ramiseto; Pietro Di Nuzzo, 30 anni, campano, residente a Canossa; Angelo La Macchia, siciliano, 29 anni, residente a Quattro Castella; Malika El Wahab, marocchina, 57 anni, residente a Traversetolo; Annamaria Selva, napoletana, 49 anni, residente a Canossa; Hafida El Fathaoui, marocchina, 36 anni, residente a Neviano degli Arduini; Agnese Palladini, nata a Scandiano, 33 anni, residente a Lesignano Bagni. Un gruppo misto: uomini e donne, italiani e stranieri, a cui si aggiungono altri cinque dipendenti della struttura socio-assistenziali che hanno ricevuto un'informazione di garanzia per gli stessi reati. Per due operatrici indagate è stata chiesta la misura della sospensione dal servizio, e in questo caso l'ultima parola spetta al giudice che deciderà dopo l'interrogatorio di garanzia.

Il muro d'omertà spezzato

L'indagine dei carabinieri di Neviano è partita non senza fatica, come hanno spiegato il capitano della Compagnia di Parma Giovanni Orlando e il maresciallo Danilo Melegari, comandante della stazione di Neviano.

In una piccola frazione le voci viaggiano a mille, «ma il chiacchiericcio non si materializzava mai in una denuncia», dicono gli uomini dell'Arma, a cui quella fastidiosa pulce nell'orecchio era arrivata da un po'. La breccia nel muro di silenzio è arrivata da un'operatrice che aveva svolto un tirocinio a Villa Matilde. «Ha avuto il coraggio di riferire un episodio di indubbia gravità». Questa la scena a cui le toccò assistere, inorridita: un degente aveva inavvertitamente fatto cadere il piatto di pasta appena servito. Un'operatrice l'aveva preso per il collo, costretto a inginocchiarsi e a mangiare la pasta sparsa per terra.

Finalmente c'era una denuncia da cui partire. Un gesto per nulla scontato in quel contesto: la ragazza era stata minacciata («se parli vedi che ti succede»).

Un'indagine rapida

E' la fine di ottobre 2015: l'indagine si mette in moto, il giudice autorizza immediatamente l'utilizzo delle intercettazioni ambientali. Vengono installate diverse telecamere nascoste, tutte nel reparto comune del piano, che ospita una ventina scarsa di anziani: i maltrattamenti sono stati accertati su una dozzina, ma gli occhi elettronici hanno documentato scene su scene, una più sconvolgente dell'altra. «Almeno un centinaio di condotte offensive e maltrattamenti», specifica il capitano Orlando. Arriviamo a febbraio: ormai il quadro è chiaro e assolutamente allarmante, ormai è tempo di arresti ed è storia di ieri.

Le immagini continuano a passare: si vede un uomo rannicchiato a terra, «l'hanno lasciato lì per ore: per loro era una specie di punizione». Se non stai zitto e buono, se non fai quello che ti dico io ne pagherai le conseguenze. Si vedono gli operatori che dal gabbiotto osservano le persone che dovrebbero assistere e vegliare, li deridono sprezzanti, nemmeno fossero allo zoo: «La mammut maledetta si sta alzando, ha una faccia da scimmia».

Quella serie impressionante di video si spera sia da stimolo per l'attività investigativa: anche questo è stato detto chiaro ieri mattina. Perché è vero che le brutalità e le violenze accertate sono circoscritte solo su quel piano della struttura all'interno del reparto comune dove s'è potuto filmare tutto quel che succedeva. E' stato specificato che «la direzione non è coinvolta in nessun episodio», che la struttura rimane aperta, nessun paziente è stato trasferito. Ma è anche vero che spesso i dipendenti «turnavano» tra loro e per alcuni non s'è potuta accertate la reiterazione del reato. Il dubbio che l'occhio elettronico abbia registrato solo una parte, seppure agghiacciante e poderosa di quell'inferno, rimane.

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  • giorgio

    20 Marzo @ 08.28

    NON VORREI SBAGLIARMI MA LA MEDICINA E' DA MOLTO TEMPO DIVENTATA UN GIRO DI SOLDI E BASTA. NON C'E' PIU UMANITA'. A COSA SERVE RIEMPIRCI DI PILLOLE PER FARCI SCAMPARE DI PIU' SE POI NEGLI ULTIMI ANNI SI FINISCE COSI'!

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    • Vercingetorige

      20 Marzo @ 12.25

      UN "GIRO DI SOLDI" , MA ANCHE UN "GIRO DI TECNOLOGIA" . Oggi la figura del Medico di Medicina Interna , o del Medico di Medicina Generale , si è deprezzata a favore di Specialistica e Tecnologia . Adesso ci sono le "linee guida" e i "protocolli" . Un elenco di accertamenti e terapie da fare nei diversi casi . Uno , due , tre e quattro. Quando li hai fatti , credi di essere a posto , ma non è così . Certo , aiutano a non dimenticare qualcosa di importante , ma ci vuole sempre un Medico che faccia una valutazione globale del paziente , prima di passare , se , necessario , all' approfondimento specialistico, altrimenti si rischia di perdersi in un labirinto di esami e terapie , a volta , addirittura , interreagenti l' una con l' altra. Va bene la "linea guida" ,ma non va ripetuta "a pappagallo" . Bisogna prima metterci la testa ! UN ALTRO GROSSO PROBLEMA E' LA COMUNICAZIONE. I Medici non comunicano abbastanza coi pazienti e coi loro famigliari .

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  • Michele E

    20 Marzo @ 07.41

    federicot e secondo te "internet" come si ripaga? A quelli che ci campano sopra importa eccome! Sei veramente molto meno acuto di quello che credi di essere, fattene una ragione. Se ci sono centinaia di siti che danno le notizie "gratuitamente" sfoglia quelli lì, senza venire tutte le volte a rompere le palle alla Gazzetta con le solite tue storie!

    Rispondi

    • 20 Marzo @ 07.57

      REDAZIONE - Sbagliato: federicot è acutissimo. E ha capito che un altro sito così paziente non lo trova più. Quando profetizza le nostre sventure lo fa solo come scaramanzia: se chiudessimo noi dove va a scrivere? Comunque tranquillo, vecchio federicot: la Gazzetta è viva e lotta insieme a te!

      Rispondi

      • federicot

        20 Marzo @ 10.06

        federicot

        Io attendo sempre risposta alla mia domanda , ma non arriva. la non risposta è molto significativa. @ Michele Quanto a internet , NON sta in piedi coi ricavi dei giornali. Mi dici quando è stata l'ultima volta che hai pagato per vedere qualcosa su internet? qualsiasi cosa ( non parlo di acquisti on line di beni materiali) ma di acquisti per vedere un sito o una informazione, un orario di un aereo....un numero di telefono, qualsiasi info.

        Rispondi

        • Michele E

          20 Marzo @ 16.29

          I giornali non mantengono internet, mantengono loro stessi. Non gliene si può fare una colpa! Quanto guardo un sito gratis lo pago con la pubblicità o (peggio) con la profilazione o (ancora peggio) tramite contributi pubblici se è ritenuto di pubblica utilità, oppure col biglietto aereo se guardo un orario sul loro sito. Tu quanto hai pagato per vedere l'ultimo film su Canale5 ? Gli hai mai scritto di togliere le interruzioni? Adesso rispondimi che non hai la televisione, ma sicuramente tua nonna (quella che ha le chiavi fuori dalla porta, così nessuno entra) ce l'ha.

          Rispondi

        • federicot

          21 Marzo @ 07.52

          federicot

          non hai risposto alla mia domanda, sembra che nessuno voglia rispondere alle mie domande. Io rispondo alla tua. Si ho la tv, la guardo molto poco. la pubblicità non la pago io la paga canale 5. io non tiro fuori un euro.

          Rispondi

        • Michele E

          21 Marzo @ 10.54

          Se le tue sono domande retoriche non c'è bisogno di rispondere, dovresti capirlo da solo. Veramente Canale 5 non paga la pubblicità, la fa pagare, e tu versi l'obolo andando a far spesa. Evidentemente non ti sono chiari molti dei meccanismi su cui sali in cattedra... Ma che concorso hai vinto?

          Rispondi

        • federicot

          21 Marzo @ 11.39

          federicot

          Hai ragione tu sono un deficiente qualsiasi che pensa di essere più furbo degli altri. Mangio pane, economia marketing e internet da circa 25 anni... evidentemente ho sbagliato tutto nella vita. Solo che non mi risultano giornali che campano di internet nè che internet campi di pubblicità. Ma se hai evidenze diverse...

          Rispondi

        • Medioman

          21 Marzo @ 18.08

          Le strutture di rete, da ARPANET in poi, vengono pagate in primis dallo Stato, per scopi "militari" o istituzionali. Poi, esistono strutture "locali", in ambito regionale o provinciale, sempre "pagati" (con deficit di bilancio di vario genere) da enti locali, quindi anche da te, se pagi qualche tassa. Inutile ricordare le reti di Ferrovie, Autostrade, Banca d'Italia.... secondo te, chi le paga? In secundis, esistono varie forme di pagamento per "accesso alla rete", a consumo o in abbonamento. Tu usi solo Wi-Fi a scrocco? Terzo: per poter accedere alla rete, serve un qualche ammenicolo (computer, telefonino, eccetera); a te, li regalano? Quarto: con radio o televisione accesa, posso tranquillamente dedicarmi ad altro lavoro; se, invece, devo usare una tastiera, devo dedicarci un tot di tempo (che, per me, può essere denaro); il tuo tempo non vale niente?

          Rispondi

        • federicot

          22 Marzo @ 19.05

          federicot

          E dai... la domanda è precisa e nessuno risponde. voglio sapere quanto incassa un sito che fa informazione vendendola. Rigiro la domanda perchè così detta poi si interpreta male: voglio sapere chi è disposto a pagare una informazione su internet, acquistandola direttamente da chi la fornisce, che sia una articolo, un orario di un treno , una numero di telefono da un elenco. Su internet compriamo cose, sempre di più, oggetti reali, qualcuno è stato bravo ed è riuscito a vendere musica in abbonamento, nessuno fino ad ora riesce a vendere informazioni su internet e farsele pagare direttamente dal consumatore finale. Perchè queste informazioni per quando ci si lavori e ci si dedichi tempo non hanno un mercato . E' una semplice questione di domanda e offerta. tutto qui. Wiki si basa su donazioni ad esempio, ma quanti di voi sarebbero disposti a pagare per WIKI? se da domani vi dicono che sono 50 cent a consultazione? che fate??? Vado avanti o è sufficiente?

          Rispondi

        • Medioman

          23 Marzo @ 10.10

          Hai mai sentito parlare dei siti che "vendono" visure camerali? Non è "informazione"? Piuttosto che prendere l'auto e andare in Camera di Commercio, posso essere disponibile a "pagare il servizio". Se, invece, voglio sapere cos'è successo a Parma, mi costa meno (in soldi e in tempo) comprare quattro fogli stampati su carta.

          Rispondi

        • 22 Marzo @ 19.09

          REDAZIONE - Per la milionesima (o miliardesima?) volta: 1) quello che incassi tu con la tua attività sono affari tuoi, quello che incassiamo noi sono affari nostri; 2) tutte le tue curiosità le puoi facilmente esaudire facendoti un sito tuo, nel quale peraltro potrai sfoggiare la vasta preparazione di cui ci gratifichi quasi ogni giorno e con cui il medico legale di Montalbano ti direbbe una frase che finisce con "cabasisi"; 3) è sufficiente, grazie (Già solo oggi credo sia il decimo commento o giù di lì: ti deve essere sfuggito che magari una redazione oggi avrebbe qualche altro tema di cui occuparsi oltre alle tue ripetitive lezioncine...).

          Rispondi

        • Bastet

          21 Marzo @ 17.39

          ah,beh allora....se mangi marketing da 25 anni.... come se fosse garanzia. c'è anche gente che fa il medico da 30.....magari senza laurea! ecco.....e mi tocca sentire queste assurdità anche nel 2016...." io mangio pane economia e marketing"...che suona tanto come quelli che "lei non sa chi sono io".....e meno male,aggiungerei!

          Rispondi

        • Michele E

          21 Marzo @ 15.30

          Non ti conosco personalmente (e non ci tengo nemmeno) quindi se hai sbagliato tutto nella vita non ne ho idea. Che tu pensi di essere più furbo degli altri ne dai evidenza un commento sì e l'altro pure, e non sono il solo commentatore ad avertelo fatto notare più volte. Se i giornali non campano di internet di cosa campano? Ah, di vendite. Quindi potranno anche fare pubblicità alla copia cartacea. O No? Per "Internet" poi sarei curioso di capire cosa intendi (in realtà non me ne frega niente), non è un "campo" delimitato e circoscivibile. P.S. non mi stupisce che tu sia un genio di marketing...

          Rispondi

  • Remo

    19 Marzo @ 22.16

    io proporrei una raccolta firme a livello nazionale per un referendum x aumentare le pene detentive per chi fa del male a donne, anziani e specialmente disabili e bambini, e soprattutto per avere la "certezza della pena", cioè che i vigliacchi siano messi veramente in galera, e che per un (molto) bel po' di tempo restino dentro!

    Rispondi

  • Bazzanese

    19 Marzo @ 21.25

    Spero vivamente che l'azienda possa liberarsi di queste vergognose persone....... propongo una raccolta firme.....

    Rispondi

  • danila

    19 Marzo @ 17.15

    A SUO TEMPO VORREMMO I NOMI DEI LICENZIATI se ci saranno

    Rispondi

    • andrea_basta

      20 Marzo @ 20.49

      Ottimo suggerimento!! Il mio timore è che i sindacati si metteranno di traverso per difendere questi poveri "lavoratori" che fino alla sentenza della Cassazione devono essere considerati innocenti. Inoltre, poiché troveranno degli avvocati che sgomiteranno per difenderli e tirarla per le lunghe fino alla prescrizione dei reati, questi delinquenti vedrà che non avranno pene adeguate agli odiosi reati che hanno commesso.

      Rispondi

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