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VILLA MATILDE

La tirocinante: «Continue minacce di morte»

La tirocinante: «Continue minacce di morte»
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Le prime pesantissime intimidazioni in diretta, quando fu testimone delle botte e degli insulti all'anziano costretto a mangiare dal pavimento. E le minacce di morte che le arrivano da venerdì scorso, quando sette persone sono state arrestate e cinque indagate a piede libero per i maltrattamenti ai pazienti di Villa Matilde di Bazzano. La tirocinante che con la sua denuncia ha dato un'accelerata all'indagine dei carabinieri di Neviano parla per la prima volta.

«Ti uccido». «Hai finito di vivere». Una, due, dieci telefonate. Le voci di un uomo, di una donna, di un'altra ancora, e la paura che ti resta incollata addosso quando altrettanto d'improvviso torna il silenzio. E' accaduto venerdì, quando i video-choc dei maltrattamenti agli anziani di Villa Matilde hanno fatto il giro d'Italia, sette operatori sono finiti ai domiciliari e altri sei indagati a piede libero.

«Minacce di morte, si rende conto di che incubo sia? Questa è gente che non va per il sottile, e ho dovuto chiedere aiuto per tutelarmi». A parlare è quella che tutti ormai conoscono come «la tirocinante»: la donna che con la sua denuncia ai carabinieri di Neviano ha dato un'accelerata all'indagine che i militari stavano già portando avanti con il coordinamento della Pm Lucia Russo.

«Cosa mi ha fatto decidere di espormi? L'umanità. Quando vedi picchiare e insultare un essere umano che non può parlare e difendersi... Ho pensato che un domani sarebbe potuto capitare a mio padre o a me: nessuno è immune».

Com'è arrivata a Villa Matilde?

«Sono una economo-dietista, lavoravo in un hospice. Quando il mio contratto è scaduto ho frequentato a Parma il corso per operatore sociosanitario per un motivo anche personale: assistere al meglio mio padre, che ha una malattia rara. Il corso prevedeva un tirocinio, e ho chiesto io di andare a Neviano. Conoscevo qualcuno che ci lavorava, s'immagini lei che doppio tradimento è stato...».

Quanto tempo è durato il tirocinio?

«Doveva essere di un mese. Inizialmente ero al primo piano, poi sono stata mandata al secondo. Il primo giorno in cui ci ho messo piede sentivo urla, minacce, tutte quelle parolacce che ho poi riascoltato nei video dei carabinieri. E poco dopo ho assistito in cucina a quell'episodio sconvolgente...».

L'anziano costretto a mangiare a terra la pasta caduta?

«Sì. Credevano non ci fossi. Il paziente è stato preso per il collo, l'operatrice gli ha messo il muso nella pasta come neanche si fa a uno scarafaggio e lo ha costretto a mangiare dal pavimento mentre veniva picchiato. Picchiato, sì: nessuno l'ha ancora detto, ma è così. E quando mi ha visto sono partite le minacce: “Se denunci, io ti ammazzo”».

Lei a quel punto cosa ha fatto?

«Sono andata dal direttore (ora indagato per omessa denuncia, ndr.) per raccontargli l'accaduto. “E' la tua parola contro la sua”, mi è stato risposto. E nonostante il mese non fosse passato, ha firmato il foglio del tirocinio, congedandomi».

E' andata subito dai carabinieri?

«Quasi. Prima sono andata al primo piano, a raccontare le stesse cose a una responsabile, ma anche lì non mi hanno dato retta. Sono sicura che tanti sapessero ma si trinceravano dietro la paura di perdere il lavoro».

Ci sono stati altri maltrattamenti a cui ha assistito prima di andarsene?

«Sì. C'era caldo, e c'erano anziani che chiedevano di bere. Ma nessuno gliene dava: “Siamo in poche, questi fanno sempre la cacca e noi dobbiamo cambiarli”. Quel luogo era un lager, hanno fatto bene a definirlo così».

Si è ripetuto che il secondo piano, quello dei malati di Alzheimer, fosse un reparto a sè, con operatori dedicati, e che proprio per questo fosse difficile accorgersene.

«Chiunque sia mai stato in un ospedale o in una struttura di cura sa che nessun reparto può essere a se stante. La cucina dà un unico servizio, la lavanderia idem. Non stiamo parlando di un distaccamento. Se ci fosse stato un decesso nessuno avrebbe saputo nulla?».

Tornando a quel giorno, lei poi è andata dai carabinieri.

«Sì, nonostante le minacce. So che anche altre due tirocinanti hanno testimoniato ma io sono l'unica ad aver fatto denuncia. Non ne ho saputo più nulla fino a venerdì, quando ho ascoltato la notizia al telegiornale e ho visto quei video sconvolgenti. Ero allibita...».

Non se l'aspettava?

«Sinceramente credevo che fosse solo la crudeltà di una operatrice, e che gli altri coprissero lei. Invece ci sono 12 indagati. Sono tanti, dodici. E se penso che da una cosa piccola che ho fatto io è venuto fuori tutto questo... Mi chiedo come faccia un operatore a dormire la notte quando sa che cosa accade nel reparto vicino. Dov'è la linea di confine tra chi fa del male e chi vi assiste e tace?».

Era così difficile per i familiari accorgersi di ciò che accadeva?

«Sì, erano molto bravi a coprirsi l'un l'altro. Se non picchi davvero in un certo modo, gli ematomi non vengono. E per il resto come fanno anziani in quelle condizioni a comunicare i soprusi quotidiani a cui sono sottoposti? Alcuni familiari qualcosa sospettavano, ma non di così grave: venerdì mi hanno chiamato piangendo e ringraziandomi».

Continuerà a fare questo lavoro? Teme che essersi esposta le possa creare problemi?

«Per il momento resto lontana da Parma e mi occupo di mio padre. Ma quando cercherò un lavoro e sapranno che ho agito per i più deboli, chi assumeranno? In un Paese normale non dovrebbe esserci dubbio, ma si vedrà. Ora il mio unico pensiero è che per gli ospiti del secondo piano di Villa Matilde venga fatta giustizia. E più voci siamo, più possono venire alla luce queste situazioni terribili».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • E

    23 Marzo @ 08.30

    Che dire ogni commento e' superfluo complimenti alla tirocinante ! Ha fermato questo scempio ..poi non so se avete parlato delle rette che pagavano i parenti ...io conosco una persona che ci aveva messo suo padre so quanto pagava non so se si puo' scrivere ....era meglio se pagava una badante! Visto la massa di incompetenti che ci lavorava

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    22 Marzo @ 19.22

    la rivolta di atlante

    SOLO L'ARDIMENTO DEL CAMBIAMENTO POTRA' SCONFIGGERE LA IMMOBILITA' DA POSSIBILI QUERELE . IL DIRITTO ALL'INFORMAZIONE E ALLA PAROLA E' SUPERIORE A QUALSIASI DIRITTO , IMPORTANTE E' NON INVENTARSI I FATTI O LE PAROLE ALTRUI - LA LIBERTA' DI STAMPA E' IL LIMITE DI OGNI ALTRA LIBERTA'. SE L'INFORMAZIONE AUDACE DOVESSE PASSARE SEMPRE DAL NOTAIO O DAL PRETORE A CHE CAVOLO SERVIREBBERO I GIORNALI COSI' CENSURATI E TACITURNI , GIUSTO AD IMPACCHETTARCI IL PESCE AL MERCATO.

    Rispondi

    • 22 Marzo @ 20.16

      REDAZIONE - Passaggi quasi poetici, ma il significato resta contorto

      Rispondi

  • Remo

    22 Marzo @ 12.09

    subito in galera chi minaccia l'encomiabile tirocinante, e buttare via la chiave!(onorevoli parmigiani, potete proporre in Parlamento un aumento delle pene x questi individui, non persone, e soprattutto che ci sia la "certezza della pena"?) E la tirocinante, subito assunta come "controllore" di queste strutture,a tempo indeterminato, dall'Asl di Parma!!!

    Rispondi

  • federicot

    22 Marzo @ 10.02

    federicot

    Credo che la responsabilità e il gesto della tirocinante siano encomiabili. Non è così banale denunciare una cosa del genere, specie da parte di chi si trova in condizione di totale subalternità ( un tirocinio appunto) sia lavorativa che psicologica. Bisogna che persone come lei emergano e vengano in qualche modo riconosciute e stimate. BRAVAAAA

    Rispondi

    • Michele E

      22 Marzo @ 11.05

      Forse è "il senso" di responsabilità ad essere encomiabile... dico "forse" perchè fare le pulci ad un Accademico della Crusca è pericoloso! P.S. Petaloso, ti abbiamo risposto in tre di là, ti è sfuggito?

      Rispondi

      • federicot

        22 Marzo @ 14.34

        federicot

        io non conosco bene il senso di responsabilità, inteso come locuzione, quindi non obietto nulla . Può essere che sia più idoneo e corretto. non mi interessano le vostre tre risposte perchè ho ragione io e basta. Sono certo che nelle risposte non ci sono i numeri richiesti.

        Rispondi

        • Michele E

          22 Marzo @ 22.46

          I numeri richiesti sono uguali al tuo grado di umiltà.

          Rispondi

  • leone leo

    22 Marzo @ 08.55

    Roba da mafiosi. Guardate da dove provengono gli indagati...........................La giustizia deve avere la mano pesante. Speriamo.

    Rispondi

    • silviococconi

      22 Marzo @ 09.39

      Sì, ma gli atteggiamenti mafiosi non sono solo al Sud, ma anche qui ... eccome, basta andare a toccare qualche minimo privilegio o qualche sicurezza lavorativa, anche se non meritata, come in questo caso ; a volte anche con l'assensodei sindacati !? ... A me è successo 8 anni fa a ... e mi sono dovuto dimettere !? ...

      Rispondi

      • Biffo

        22 Marzo @ 11.32

        Tu prova solo a contattare, per telefono, un assessore, un consigliere comunale, ma non a Roma, Milano, Parma, ma a Fidenza o a Soragna. Se poi ci riesci, prova a fargli presenti certe carenze, con la massima cortesia, e poi vedi se non esce il mafiosetto settentrionale, intoccabile ed onnisciente. Siamo sudditi, non cittadini.

        Rispondi

        • 22 Marzo @ 13.28

          REDAZIONE - Pubblico il commento solo perchè interpreto che la parola mafiosetto e i comuni citati non sono collegati ma sono un semplice esempio ipotetico. Altrimenti noi e lei rischieremmo una querela: vediamo sempre di stare attenti ai termini che usiamo, specie per quelli (parlo anch'ìo in generale) che poi strepitano contro la nostra "censura"

          Rispondi

        • silviococconi

          22 Marzo @ 15.34

          Finchè non avremo il coraggio di dare del mafioso a chi ha questi atteggiamenti, non debelleremo questo "cancro nazionale" che è la ns. vergogna davanti al mondo e di cui mi vergogno di essere italiano !

          Rispondi

        • federicot

          22 Marzo @ 18.54

          federicot

          siamo tutti mafiosi nel nostro piccolo. Chi più chi meno. Io ci starei attento a dare del mafioso in giro.

          Rispondi

        • silviococconi

          22 Marzo @ 15.27

          Cara Redazione, anche Voi siete omertosi perchè avete omesso il nome di una nota ditta presente in città che ha ed ha avuto nei miei confronti comportamenti omertosi: per qual motivo dare del mafioso ad una persona è censurabile (quando è ovvio che il senso è inteso in un atteggiamento comportamentale) più che dargli del cretino ?! ... Che invece può essere solo diretto alla persona ?! ... O volete forse difendere la casta dell'UPI da cui anche questa azienda dipende ?! ...

          Rispondi

        • 22 Marzo @ 15.59

          REDAZIONE - 1) Se domani un lettore mi scrive che silviococconi è un pedofilo, secondo lei io lo pubblico? Ecco: allora quello che lei non vorrebbe fosse fatto a lei (giustamente), ovvero un commento diffanatorio e senza verifiche dalla controparte non lo facciamo a nessuno. Se lei ha subìto comportamenti non ortodossi vada a denunciarli, altrimenti - come le ripeto - il suo commento di prima equivale a chi mi scrivesse che silviococconi è un pedofilo o uno spacciatore di droga ecc. ecc. Ps. E se non conoscete il codice penale o le leggi sui mezzi di comunicazione, evitate di parlarne. Grazie

          Rispondi

        • federicot

          22 Marzo @ 15.25

          federicot

          e basta con ste quereleeeeeeee. vai a lavorare in catena di montaggio o in miniera se non vuoi querele

          Rispondi

        • 22 Marzo @ 16.00

          REDAZIONE - Mangiato pesante? E comunque ricorda sempre la vecchia alternativa: fatti un sito tuo (come direbbe Crozza) e lì ci pubblichi tutto quello che vuoi. Buona giornata.

          Rispondi

        • federicot

          22 Marzo @ 18.52

          federicot

          mica faccio informazione io ...

          Rispondi

        • 22 Marzo @ 18.56

          REDAZIONE - E' un peccato, con tutto quello che ne sai...

          Rispondi

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