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Gioco d'azzardo: a Parma 96 in cura

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La dipendenza da gioco d’azzardo è un problema che riguarda soltanto chi ne è affetto, oppure danneggia anche le famiglie dei giocatori? Questa la domanda al centro del seminario «Sono affari di famiglia: azzardo e relazioni familiari» organizzato dall’Ausl di Parma. I dati riguardanti il fenomeno sono allarmanti e in continuo aumento: a Parma e provincia i Servizi dell’Ausl hanno seguito 96 persone nel 2015 di cui 38 nuovi utenti.

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  • bruno

    23 Aprile @ 13.18

    PER BERTA E REDAZIONE Le macchinette sono legali e garantite dallo stato e che dire dei 65 mila punti vendita grattini e lotterie istantanee, per che le macchinette sono la fobia di politici e demagoghi e i grattini e i vari 10 e lotto o win for life ( o il superenalotto con raddopio della giocata ) NO? Il gioco come tutte le esagerazioni, alcol in testa e tabacco pure , può causare dipendenza, certo ma TUTTI I GIOCHI e tutte le esagerazioni, anche il cibo o la shopping mania fa male al portafoglio eppure i centri commerciali sono pieni e le merendine vanno a go go. Ci vuole come in tutte le cose un metro e una misura, visto che faticate a capire la differenza fra una macchinetta a 1 euro di giocata e le giocate maxi alle VLT o terminali videolottery nelle apposite sale dedicate oppure le grattate a 20 euro, prima di sparare sempre contro le macchinette informatevi cosa dicono i dati di seguito riportati. UNA INDAGINE RECENTE AFFERMA: Tra i giochi d'azzardo che riscuotono maggior successo in testa si collocano i 'gratta e vinci' (71%), in diminuzione rispetto al 2012 quando a preferirli era il 77%. "Attualmente sono ben 60 le tipologie, diversificate per prezzo e tipo di vincita, disponibili nei posti più comuni e frequentati anche dai ragazzi, come i bar, gli autogrill, i supermercati o i distributori automatici installati presso i centri commerciali - spiega Molinaro -. In ordine di preferenza seguono poi lescommesse sportive (49%), il bingo e la tombola (33%) e il totocalcio (28%). Non mancano coloro che giocano acarte (24%) e al video poker o slot (14%). Circa tre quarti dei giovani - continua Molinaro ha speso non più di 10 euro nel mese antecedente lo svolgimento dello studio, il 18% ha speso tra gli 11 e i 50 euro e l'8% oltre 50 euro". -------------------------------------------------------------- In Italia i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo in trattamento sono 12.376. Il dato è aggiornato al giugno scorso ed è stato per la prima volta fornito dal ministero della Salute. Sino ad ora erano note (alcune) cifre a livello regionale. I giocatori presi in carico (con patologia certificata) sono quindi molti di meno di quelli (ma qui si tratta di stime) considerati “problematici” che in Italia sarebbero circa 800mila.

    Rispondi

  • Berta

    23 Aprile @ 10.38

    Non ho usato parolacce, mi pare. Quindi non si può scrivere un'informazione obiettiva e perfettamente riscontrabile come il fatto che la legalizzazione del gioco d'azzardo (Sale Bingo e slot) è NATA dal governo PD con D'Alema presidente e che le società ad esso collegate, altra informazione oggettiva, fanno a capo a ex-politici legati allo stesso PD? Siete messi ben imbavagliati in Italia se rischiate una querela per dire che il re è nudo...

    Rispondi

    • 23 Aprile @ 10.53

      REDAZIONE - Nessun bavaglio, come vede. Dipende dai termini che si usano e come si usano

      Rispondi

  • Berta

    23 Aprile @ 09.41

    @Bruno. Il fatto che le slot siano presenti nei bar dove tra un bicchierino e l'altro molti 'giovani-anziani' e meno giovani consumano la loro solitudine ti sembra un caso? Chi riempiva anni fa a Parma le ricevitorie del lotto lasciandoci anche 1/3 della pensione, i bambini? Sono loro le principali vittime, i 'giovani anziani', che poi si indebitano con banche e soprattutto le finanziarie. Altri squali sempre pronti ad adescare le loro vittime per mettere le mani sulle pensioni. E le famiglie poi raccolgono i cocci. Sarebbe interessante verificare quante 'cessioni del quinto' sono dovute alla ludopatia. Altra inchiesta-indagine che non si farà mai... Perché non pubblicate i miei commenti?

    Rispondi

    • 23 Aprile @ 10.01

      REDAZIONE - Se i commenti sono corretti come questo vengono pubblicati come decine di migliaia di commenti di tutti i tipi e di tutte le opinioni. Se non sono pubblicati è perchè contengono frasi offensive o diffamatorie a rischio querela

      Rispondi

  • bruno

    22 Aprile @ 21.40

    Nel 2014 il 63% degli italiani con più di 11 anni di età (pari a 34 milioni e 319 mila persone) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con una prevalenza maggiore tra i maschi (76,6%) rispetto alle femmine (50,2%). Continua ad aumentare il consumo di alcol occasionale e al di fuori dei pasti “binge drinking” (25,8% nel 2013; 26,9% nel 2014). I dati Istat, presentati nell’annuale Relazione sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati, forniscono un quadro di base per capire l’importanza e la necessità di azioni di prevenzione alcologica incentrate, in particolare, sul monitoraggio dei comportamenti di consumo a rischio (spesso causa di incidenti e violenze). Proprio per monitorare il consumo a rischio nella popolazione italiana, l’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, tenendo conto anche delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), della Società italiana di alcologia (Sia), e dei nuovi Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti (Larn) ha costruito un indicatore di sintesi, coerente e aggiornato, L’indicatore esprime adeguatamente la combinazione dei due principali comportamenti a rischio: il consumo abituale, quotidiano eccedentario, e il binge drinking. La prevalenza dei consumatori a rischio, elaborata attraverso l’indicatore di sintesi, è stata nel 2014 del 22,7% per gli uomini e dell’8,2% per le donne (età superiore a 11 anni) , l’analisi per classi di età mostra che le fasce di popolazione più a rischio, per entrambi i generi, sono quella dei 16-17enni e quella degli uomini così detti “giovani anziani”, cioè i 65-74enni.

    Rispondi

  • Berta

    22 Aprile @ 12.03

    Un problema per le famiglie? Ma che domanda è??? Le macchinette in TUTTI i bar e in TUTTE le tabaccherie sono un vero e proprio cancro, altro che problema! E senza contare le sale gioco o scommesse che proliferano in tutti i quartieri della città. E di questo flagello sociale dobbiamo ringraziare il governo D'Alema, non dimentichiamolo. Soldi allo stato e alla mafia (una ridondanza...) sulla pelle dei cittadini mentalmente più deboli e delle loro famiglie DISPERATE!

    Rispondi

    • bruno

      22 Aprile @ 13.40

      ?

      Rispondi

    • bruno

      22 Aprile @ 13.39

      PRESIDENTE. Ne ha facolta`. DE BIASI (PD). Signor Presidente, ci sono diversi disegni di legge su questo tema che trovo fondamentale. Non ho alcuna riserva sull’abolizione della pubblicita` del gioco d’azzardo in televisione, sapendo pero` che dovremo parlare anche della pubblicita` online, perche´ gli ultimi morti sono per gioco d’azzardo sul web. Pregherei pero` i colleghi di non dare i numeri a casaccio, perche` altrimenti ingeneriamo anche delle idee stravaganti. Non e` vero, infatti, che per le cure per la dipendenza da gioco d’azzardo si spendono cinque miliardi: magari fosse cosı`! Nella legge di stabilita` dell’anno scorso sono stati stanziati 50 milioni e neanche tutti i Servizi contro le dipendenze (Serd) messi insieme arrivano a 200 o a 300 milioni. Nella delega fiscale del Governo erano presenti 200 milioni di contributo, siamo oggi a 50 milioni. Non e` vero che ci sono tre o quattro milioni di persone che sono in cura, non e` vero neanche che ce ne sono due: magari fossero

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