Il caso

Pizzarotti antiproibizionista, è polemica

Pizzarotti antiproibizionista, è polemica
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Federico Pizzarotti è il primo sindaco italiano a sottoscrivere la raccolta firme promossa dal comitato «Legalizziamo.it» per regolamentare la produzione, il consumo e il commercio di cannabis e dei suoi derivati. Ieri pomeriggio, poco prima del consiglio comunale, insieme al capogruppo di maggioranza, Marco Bosi, Pizzarotti ha infatti incontrato in Municipio Luca Marola del Canapaio Ducale, attivissimo da anni nella battaglia contro il proibizionismo, per aderire alla campagna promossa da Radicali Italiani e numerose associazioni (dalla Luca Coscioni ad Antigone, fino al Forum Droghe) per raccogliere, in sei mesi, le 50 mila firme utili per presentare in Parlamento una legge di iniziativa popolare sulla regolamentazione della cannabis. «Immagino già le polemiche, però credo sia retrogrado non affrontare un tema come questo» ha detto il primo cittadino durante l’incontro con Marola. Un incontro tra pochi intimi ma in diretta streaming sul profilo Facebook di Marco Bosi, il quale non solo ha definito Pizzarotti il primo sindaco «che ci mette la faccia» ma ha anche lanciato una frecciata politica al Partito Democratico: «Il Movimento 5 Stelle è compatto in Parlamento su questo tema, mentre il Pd no, altrimenti avremmo già una legge a riguardo». Di argomento «talvolta trattato in modo banale ma da sdoganare come avvenuto in altre parti del mondo, ad esempio Stati Uniti e Svizzera» ha invece parlato Federico Pizzarotti. «Io non ho mai fatto uso di marjuana, ma credo siano ormai lontani i tempi del proibizionismo» ha aggiunto il sindaco, definendo quello della legalizzazione della cannabis, al pari di matrimoni tra persone dello stesso sesso e prostituzione, un «tema di civiltà e regolamentazione» con possibili ricadute positive da non sottovalutare, sotto diversi punti di vista. In primis quello della lotta alla criminalità organizzata, «che vive di ciò che non viene mai regolamentato». Partita non a caso alle 16.20 dello scorso 20 aprile (giornata mondiale della marijuana) anche grazie ai growshop di tutta Italia (negozi come il Canapaio che commercializzano prodotti per coltivatori e fumatori dell’erba della discordia), la raccolta firme non punta all’arrivo in Transatlantico di una proposta alternativa rispetto a quella che vede impegnati da tempo i membri del gruppo interparlamentare, a lavoro su un testo di legge a riguardo. Piuttosto, si tratta di un’operazione «in coordinamento con lo stesso gruppo», assicura Marola, che poi spiega: «Si lavora alla proposta di legge da un anno e nel frattempo abbiamo potuto pensare ad alcune modifiche da integrare al testo dell’intergruppo, che dovrebbe essere discusso dal Parlamento tra inizio giugno e fine luglio». Tra le altre cose, la proposta popolare prevede la coltivazione di canapa anche per usi commerciali, con la nascita di punti vendita e parametri bio da rispettare. E questi, per il sindaco Pizzarotti, non sono aspetti di poco conto, perché tra vendita legale di cannabis e dei suoi derivati in negozio e spaccio per strada, con conseguenti ricadute per i cittadini in termini di sicurezza, è di certo la prima soluzione quella in grado di «portare allo sviluppo di una filiera controllata che possa togliere soldi alla criminalità organizzata». Oltre al sindaco e a Bosi hanno firmato anche altri consiglieri di maggioranza. E pure Mauro Nuzzo, pentastellato di opposizione, ha annunciato subito la volontà ad aderire alla raccolta di sottoscrizioni.


Le reazioni

«È una presa di posizione molto forte, grave e inopportuna». Non usa mezzi termini il capogruppo di Altra Politica in consiglio comunale Maria Teresa Guarnieri. L’iniziativa del sindaco Pizzarotti a sostegno della raccolta firme sulla regolamentazione della cannabis - sostiene Guarnieri - è un vero e proprio «schiaffo per una città che richiede fortemente sicurezza e contrasto allo spaccio. Se si sostiene la liberalizzazione della cannabis non si capisce poi come si possa perseguire chi spaccia e reca danno ai nostri cittadini. Pizzarotti deve capire che è il sindaco di tutti -conclude- e non tutti condividono la sua posizione». «Come sindaco di Parma ha fatto un passo troppo lungo, non tutti la pensano come lui» le fa eco Franco Cattabiani di Civiltà Parmigiana, mentre Giuseppe Pellacini dell’Udc tuona: «Da genitore dico che se mio figlio venisse a casa con uno spinello non ne sarei per niente felice e credo che molti altri parmigiani la pensano come me. Non sono assolutamente d’accordo con l’iniziativa del sindaco e presenterò un’interrogazione a riguardo -continua il consigliere centrista-. Liberalizzare il commercio delle droghe vuol dire giocare con la salute della gente. Anche le sigarette fanno male, certo, ma la marijuana ha effetti peggiori della nicotina. Se la sua è una scelta personale - conclude Pellacini - non c’è nulla da dire, ma come primo cittadino credo che Pizzarotti abbia fatto un gesto inopportuno: un sindaco non deve permettersi di pubblicizzare qualcosa che attualmente va contro la legge, la salute e la morale. È un atteggiamento lesivo per l’intera comunità: io non la penso come lui e mi sento leso». «Non tutti i punti della proposta mi sembrano francamente condivisibili, però è chiaro che bisogna porsi ormai il tema della legalizzazione delle sostanze definite leggere - dice invece il capogruppo Pd, Nicola Dall’Olio, a titolo personale -. Lo stanno facendo anche diversi paesi occidentali e l’obiettivo comune è quello di togliere dal sommerso un consumo che finanzia la criminalità organizzata». Ettore Manno dei Comunisti Italiani si dice invece «d’accordo col cammino che sta portando verso la depenalizzazione», tanto da essersi «reso disponibile ad autenticare le firme raccolte». «Quello della legalizzazione è un tema di coscienza personale e non politico -sostiene Roberto Ghiretti di Parma Unita- e se Pizzarotti, che ha già dato prova delle sue idee patrocinando in passato la Festa Antiproibizionista, ha firmato a titolo personale avrà avuto le sue ragioni. Io mi informerò e poi vedrò cosa fare, magari ne parleremo anche all’interno del movimento. Però questo è un tema complesso -dice infine Ghiretti-, come quello delle politiche necessarie per contrastare l’abuso di alcol tra i giovani e indirizzarli alla pratica sportiva per non ritrovarseli su una panchina a fare tutt’altro. Sarebbe bello che i Radicali proponessero anche una raccolta firme su questi temi per le nuove generazioni». b.f.


Gli esperti

Chiara Pozzati

Saranno «leggere», ma gli effetti possono essere devastanti. Dall’apatia totale nei confronti del mondo, a vere e proprie reazioni paranoidi. Dalla memoria ridotta a «colabrodo», all’alterazione di personalità, specialmente negli adolescenti. Ma – e non è un dettaglio – in alcuni individui può determinare l’insorgenza di psicopatologie che in caso contrario sarebbero rimaste sopite. Non parlano per slogan e nella loro carriera toccano con mano gli effetti delle cosiddette droghe leggere. Tre voci, tre esperti a confronto che spazzano via dubbi e sfatano miti. «Durante l’assemblea generale a New York sul tema della droga è stato confermato che l’uso di cannabis, fuori dal contesto medico, è proibito dalla legislazione internazionale. Dunque qualunque Stato pensi di attuare sperimentazioni di tipo diverso viola le convenzioni internazionali. Non solo: l’Oms, giusto un mese fa, ha pubblicato un intero volume sui danni alla salute provocati cannabis fuori dal contesto terapeutico». È una premessa doverosa secondo Gilberto Gerra, direttore del Dipartimento di prevenzione contro la droga e il crimine dell’Onu, che, tra un volo e l’altro, trova il tempo di affrontare con noi un tema assai delicato. Ed è proprio Gerra a ribadire gli effetti di queste sostanze stupefacenti tutt’altro che innocue: «L’uso provoca una riduzione delle capacità cognitive e danni alla memoria, sia a breve che lungo termine. Avvengono poi sottili ma pesanti cambiamenti di personalità nel soggetto, di cui si accorgono soprattutto le persone più vicine. Ma nel tempo sono scientificamente provate vere e proprie alterazioni cerebrali». Ma c’è un altro aspetto particolarmente allarmante: «Esiste un’enorme variabile individuale di soggetti, condizionati anche dalla genetica, in cui l’uso di cannabis provoca l’insorgenza di gravi disturbi psicotici». Sintomi pesanti, come attacchi di ansia e stati paranoici, molto simili a quelli provocati dalla schizofrenia. A snocciolare dati significativi è poi Giuseppe Fertonani Affini, psichiatra del Sert, dirigente medico dell’Ausl. «La cannabis è considerata l’anticamera alle droghe pesanti. Il 45% circa dei pazienti in carico al Sert ha poi sviluppato forme di poliabuso», va al sodo l’esperto. «Non solo: nell’arco degli ultimi dieci anni, anche sulla base di marijuana sequestrata dalle forze dell’ordine, è stato riscontrato che la concentrazione del principio attivo nei cannabinoidi è passata dal 2,4% al 60%, se teniamo conto di alcune partite rinvenute e analizzate. Questo aumento esponenziale provoca una dipendenza fisica e psichica pesante, così come lo è il percorso di riabilitazione». L’età più delicata? «Sicuramente quella compresa tra i 13 e i 21 anni – chiosa ancora Fertonani Affini – e quando parliamo di alterazioni cognitive, parliamo di deficit di attenzione, di carenza delle funzioni esecutive – cioè la capacità di pianificare e programmare – e di sindrome amotivazionale». Ossia il «mal di vivere», l’apatia verso il mondo. Il primario del Pronto soccorso, Gianfranco Cervellin, accende infine i riflettori su altre conseguenze strettamente legate all’abuso di sostanze: «Occorre ricordare che in Pronto soccorso non ci prendiamo cura solo di giovani che collassano a causa dell’incetta da stupefacenti, ma anche con altri eventi strettamente legati all’uso/abuso di droghe. Parlo soprattutto di incidenti stradali e risse». Ed è proprio sul fenomeno sempre più diffuso del «cocktail sballo e alcol» che pone l’attenzione il numero uno del reparto delle emergenze. «Io vorrei rilanciare con una domanda – aggiunge Cervellin –: siamo sicuri che le classificazioni leggere o pesanti in merito alle sostanze stupefacenti possano essere effettuate? Mi chiedo ad esempio: le centinaia di nuove sostanze che ci troviamo di fronte di che categoria fanno parte? Tra i “non classificati” vorrei ricordare il mefedrone che, solo nel 2015, ha mietuto ben 34 vittime certificate».

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  • Daniela

    02 Maggio @ 10.58

    Pizzarotti a livello personale può pensare e fare quello che vuole. Come sindaco e quindi rappresentante della volontà popolare non si deve permettere certi gesti.

    Rispondi

  • Lorenzo

    01 Maggio @ 16.03

    e andiamo avanti a tacere sull'altra canapa (legale e già coltivata), pensare che si poteva fare un piano di piena occupazione a Parma; qui c'è solo interesse a promuovere centri sociali (...) e amici che hanno negozi.

    Rispondi

  • Filippo

    01 Maggio @ 09.08

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Sindaco, quando ti hanno detto "Sarai un sindaco stupefacente" non intendevano questo!

    Rispondi

  • ubaldo degli ubaldi

    30 Aprile @ 23.52

    Bravo Pizzarotti, così si fa! A tutti gli altri gli auguro orde di spacciatori maroccocalabresi sotto casa, nonchè la benzina a 2 € e di andare in pensione a 98 anni...

    Rispondi

  • 1999NA

    30 Aprile @ 23.40

    Bravo Pizzarotto, non ti ho votato, perchè il movimento a cui fai/facevi riferimento, è composto da fenomeni, ma ultimamente mi sei sempre più simpatico. Mi fanno sbracare dalle risate , tutti questi moralisti da tastiera, che tuonano contro la cannabis, ma che magari alla sera, a cena con gli amici, si fanno abbondanti scalfarotti di rosso/bianco, e poi si mettono al volante.Magari sono gli stessi che attaccano la giunta, quando emette le ordinanze per il divieto di vendita degli alcolici, nelle zone della movida. Il loro motto è:"Le canne no, ma lo stordimento da gin tonic e coca e bacardi s"i!!!!!!!!!!!!!

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