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Lancio della molotov, tre denunciati

Lancio della molotov, tre denunciati
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Tre giovani sono stati denunciati per il lancio della molotov contro i pusher di via Venezia: sono due reggiani e un parmigiano. La Digos esclude il movente politico.

Roberto Longoni

Hanno la faccia e la fedina pulita i tre giovani denunciati dalla Digos per il lancio della bottiglia incendiaria all'incrocio tra via Venezia e via Naviglio Alto. Nessun precedente, nessuna affiliazione politica (almeno a livello ufficiale): per ora, si escludono perfino simpatie sospette. Gli inquirenti al momento negano in modo categorico il movente politico. I tre nemmeno sarebbero del quartiere più volte sceso per strada per chiedere aiuto contro il perenne assedio degli spacciatori. Anzi, due di loro neanche sono di Parma: R.M. e G.D., per la mezzanotte di fuoco sarebbero venuti da oltre l'Enza.

Uno dei reggiani ha 26 anni, l'altro ne ha 24, così come S.M., l'unico parmigiano del terzetto. Il loro anonimato è durato ben poco per gli investigatori della questura. Poche ore di indagini serrate, e il terzetto è stato individuato dalla Digos, con i nomi che finivano sul registro degli indagati per costruzione di armi e danneggiamento.

I curricula dei giovani e le questioni topografiche affievoliscono, ma non escludono del tutto l'ipotesi del raid razzista. Ipotesi che in un primo tempo sembrava la più credibile, soprattutto per una strana coincidenza: sempre nella notte tra sabato e domenica, verso le 3, è stata data alle fiamme forse con un grosso petardo la cassetta della posta dell'onlus «Svoltare», al civico 6 di borgo Onorato. Il palazzo ospita richiedenti asilo e persone in difficoltà. Accanto ai resti carbonizzati della cassetta della posta sarebbero state trovate anche tracce di benzina. Tra i due episodi (sui quali indagano la Digos della questura e i carabinieri) sembra che non ci siano collegamenti.

Che quella di via Venezia sia comunque stata una spedizione punitiva l'ammetterebbero anche gli indagati. I giovani avrebbero raccontato di un litigio, sempre in quella zona, un paio di giorni prima, con alcuni spacciatori di colore. Se non c'è stata la rissa, poco c'è mancato: lo scontro si sarebbe chiuso con un minaccioso «arrivederci». Può bastare per lanciare una molotov? La versione è difficile da verificare, anche perché i pusher coinvolti nella vicenda si sono ben guardati dal farsi trovare dalle pattuglie della Squadra volante intervenute l'altra notte. Erano a distanza di sicurezza dal tratto di marciapiedi sul quale è stata scagliata la bottiglia incendiaria (tanto che ai denunciati non è contestato il reato di tentata strage). Hanno osservato un po' le fiamme e poi si sono allontanati in sella alle loro bici (si fa per dire, loro, visto che sono sempre rubate): più che preoccupati, infastiditi dalla necessità di traslocare la vetrina dello spaccio di qualche isolato.

E' stato più facile per loro scivolare nell'ombra. I tre, invece, hanno lasciato troppe tracce dietro di sé per sperare di farla franca. Altri, oltre ai pusher, erano per strada in quei frangenti. Innanzitutto il titolare del bar Laguna, all'angolo di via Naviglio Alto, impegnato a pulire il pavimento prima della chiusura del locale. L'uomo ha raccontato di aver visto la fiammata per terra, a pochi metri dal bar. «Lo scoppio è stato sul marciapiedi, ma la fiammata si è allungata su tutta la sede stradale verso la vicina filiale della Banca di Lodi - ha spiegato -. Tuttavia non ha colpito nessuno».

Il commerciante ha subito telefonato al 113. Intanto, un altro testimone avrebbe fatto in tempo a prendere i numeri di targa dell'utilitaria grigia con tre persone a bordo dalla quale sarebbe stata lanciata la bottiglia incendiaria. Le telecamere della zona avrebbero poi fornito altri dettagli fondamentali per la caccia all'uomo.

Forse (le indagini proseguono nel riserbo più assoluto, e non ci sono ricostruzioni certe) l'utilitaria sarebbe stata trovata prima ancora dei suoi occupanti. A bordo, anche una mazza da baseball. Visto che di spedizione punitiva pare che si sia trattato e che l'obiettivo (solo da sfiorare) erano i pusher sorge un altro sospetto. Che quell'avvertimento incendiario fosse legato a una vendita non proprio «corretta»? Potrebbe essere una pista, se gli indagati fossero segnalati come assuntori di stupefacenti. Invece, nemmeno a questa schiera appartengono. La macchia nera lasciata dalle fiamme sul marciapiedi di via Venezia ricorda un'ombra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Berta

    24 Maggio @ 13.34

    Le telecamere italiane (o chi le controlla?? Dubbio legittimo...) sembrano razziste al contrario. Individuano e scatta la denuncia IMMEDIATA solo per gli italiani, gli aventi passaporto estero non li smuove nessuno. Ah, i miei commenti sono tristemente ironici, potete anche pubblicarli ogni tanto....

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