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Addio a Ada Bernini, una colonna di Berceto

Il ricordo del sindaco Lucchi: «Una vita piena di dolore e coraggio»

Addio a Ada Bernini, una colonna di Berceto
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E' morta ieri Ada Bernini, nota e amata commerciante di Berceto. Aveva 72 anni. Era la sorella di Livio, storico collaboratore della «Gazzetta» scomparso nel 1985. I funerali si svolgeranno domani alle 15 in Duomo, con partenza dall'ospedale di Borgo val di Taro alle 14.20, verso il cimitero locale. Stasera sarà recitato il rosario alle 20 nel Duomo di Berceto. Ada lascia il figlio Paolo con Daria e Sophie, la sorella Rosanna con Armando e la nipote Arianna con Andrea. Pubblichiamo di seguito un accorato ricordo del sindaco di Berceto.

E' morta Ada Bernini. Una perdita amara. Ritornano alla mente i tanti ricordi vissuti avendo frequentato come scolaro la sua cartoleria e successivamente la sua edicola/paninoteca. Ci conoscevamo da una vita e ogni giorno ci vedevamo. Negli ultimi mesi però non capitava più. Mesi di sofferenza, apprensione, ospedale e cure e poi la sua morte che procura tristezza a tutto il paese e ai tanti villeggianti che la conoscevano.

Non mi era mai capitato, per la morte di altri miei concittadini. Ma con Ada, appresa la notizia, ho sentito impellente il desiderio di recitare un «Eterno riposo», al Santuario della Madonna delle Grazie.

Ada era devota alla nostra Madonna e sono convinto, da credente, che le abbia sempre dato la forza di «sopravvivere» a disgrazie che difficilmente si abbattono su un’unica famiglia, su un’unica persona come è successo a Ada.

I suoi genitori, a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, sono morti quando lei era una ragazzina e da subito ha dovuto diventare mamma dei suoi due fratelli e della sorellina Rosanna.

Ada, come detto, la conoscevo perché aveva continuato, in piazza San Moderanno, l’attività dei genitori che avevano una cartoleria, e io da scolaro andavo a comprare pennini, quaderni, righelli. Aveva il materiale scolastico più moderno, rispetto ad altre cartolerie di Berceto. La cartoleria, seguendo le esigenze del paese negli anni del benessere, si è col tempo trasformata anche in profumeria e perfino in rivendita di giocattoli. La mia generazione (1955) a Berceto è stata la prima che poteva giocare con giocattoli fabbricati e in vendita, non costruiti in casa.

La Piazza, in quegli anni, era il cuore del paese con Franco e l’Ida che avevano il bar San Moderanno aperto dalle 4 del mattino, Tanzi con tutta la sua mercanzia elettrica e soprattutto l’Elvira Brusini con il suo negozio di alimentari e le famose pesche che ancora popolano le menti dei golosi.

Sono anche diventato amico di un fratello di Ada, Paolino (detto Linetto). Inizialmente per motivi politici, essendo lui iscritto al Psi come me, giovane attivista e poi segretario di sezione. Linetto era simpaticissimo e in compagnia con lui, anche se molto più adulto di me, si stava bene. Avevamo perfino organizzato una gita in Jugoslavia nel 1972. Linetto un giorno ha smesso di fare l'autista della Tep per diventare autotrasportatore. Nell’ottobre 1985 un incidente mortale se l'è portato via per sempre, lasciando l'intero paese immerso nel dolore.

Ada, da quel giorno, aveva smesso di sorridere. Aveva perso un fratello, dopo i genitori, ma in definitiva, contemporaneamente, anche un figlio visto che era lei la mamma di tutti i suoi fratelli.

La mia attività politica di Berceto e la sua attività di corrispondente della Gazzetta mi hanno portato a frequentare, diventandone molto amico, l’altro fratello di Ada: Livio.

Con il suo aiuto e l’amministrazione Bettoni, per diversi anni, riuscimmo a far diventare Berceto il centro del mondo con la frequentazione di tanti giornalisti e reti televisive. Il tutto era culminato, come apoteosi, l’11 settembre 1988 con il gemellaggio con i Lakota (Sioux).

Terminava, invece, con una tremenda disgrazia il 22 luglio 1996, la vita di Livio Bernini.

Sono stato vicino a tutti i familiari di Livio, che era un grande amico, tranne che ad Ada. Avevo un malsano pudore e con lei non ho mai parlato di Livio. Quando la vedevo fuori dal suo nuovo locale edicola/paninoteca, ed era raro, mi sembrava di percepire, più che sul suo volto, sulle sue spalle, tutti questi macigni, quei dolori che una vita ingrata le aveva riservato. Anche in questi mesi pensavo spesso ad Ada. Non chiedevo notizie. Non l’andavo a trovare. Volevo dimenticare lei per dimenticare i suoi dolori. Le sue spade nel cuore.

Quando sai che una persona ha sofferto così tanto come Ada ti senti impotente, non ritieni opportuno parlare, perché non ci sono parole che possano dare consolazione. Preferisci farti scusare da lei con la scusa del carattere estroverso. Lei ti vuole bene e tu resti in silenzio, pensando che tuo fratello Piero, i suoi amici e amiche, hanno potuto strappare ad Ada un sorriso nelle festicciole che organizzavano.

Voglio ricordarla con questo sorriso che non ho visto.

Voglio, a nome di tutti i miei concittadini, essere vicino al figlio Paolo, alla nuora, all’adorata nipotina Sophie, alla sorella Rosanna e al marito Armando con la loro figlia Arianna.

Un abbraccio forte al nipote Rocco, figlio di Livio Bernini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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