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"Ma Elisa merita un'altra foto": la riflessione di Chiara Cacciani

Elisa Pavarani

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La riflessioni di Chiara Cacciani su quella foto (presa da Facebook e pubblicata da tutti i media) che ritrae Elisa e Luigi sorridenti

Chiara Cacciani

Non siamo stati i primi, ma anche noi abbiamo scelto quella foto che ha fatto il giro delle redazioni: un uomo e una donna sorridenti e insieme. Quella foto che conteneva il (non) senso della tragedia e che – in questo senso – era di per se stessa cronaca.

La cronaca che è il pane quotidiano dei giornalisti, certo. Ma a qualche giorno di distanza si può provare a fare un passo in più: andare oltre il dovere di cronaca e condividere con i lettori una riflessione che riguarda il nostro mestiere ma in fondo potrebbe essere collettiva.

L'hanno vista tutti quella foto che ritrae Elisa Pavarani e Luigi Colla e ci racconta di un momento apparentemente sereno. E' diventata di dominio e di "patrimonio" pubblico per essere stata postata su Facebook. Quel social network che cristallizza di giorno in giorno il nostro presente ma anche – a volte – ciò che non siamo: che non siamo più o - nel peggiore dei casi, e penso a tanti episodi di cyberbullismo, ad esempio – quello che non siamo mai stati.

Elisa Pavarani non la era più, quella che era stata in quella foto: non era più serena accanto a quell'uomo, aveva scelto altri sorrisi – i suoi, semplicemente – per descriversi. Quella immagine che ha fatto il giro d'Italia e del web per raccontare l'ennesimo femmincidio l'aveva pubblicata lui, Luigi Colla, a inizio settembre, quando ormai Elisa aveva scelto un'altra strada. Una forzatura, quella foto data in pasto al mondo, dove oggi stride l'ormai famosa risposta al commento di un amico che – tratto in inganno dal possibile significato - chiedeva al 42enne se avessero fatto pace: "Non ancora". Non ancora...

Quella foto che Elisa non aveva scelto ma subìto, e difficilmente aveva gradito. Fa testo la sua, di bacheca Facebook: una carrellata di sorrisi illuminati da due occhi azzurro mare; sorrisi solo suoi, in cui Colla mai compare.

E' per quello che da quella foto dovremmo fare un passo indietro: per dire che chi ha deciso della vita di Elisa non debba avere – ultimo spregio – la possibilità di deciderne anche il ricordo da morta. Il web è padre e patrigno: porta tanta conoscenza ma anche troppa memoria. Penso a Elisa, e penso a una famiglia che fra una settimana, un anno, 10 o 50 troverà sempre e beffardamente quella foto a raccontare di una donna uccisa perché non amava più. O perché si era accorta essere amata non d'amore ma di possesso. Si merita un'altra foto e un altro racconto, Elisa.

Elisa che nonostante tutto ha concesso al suo futuro assassino il maledetto, maledettissimo incontro chiarificatore. Quello che frega tutte, ce lo dicono centinaia di femminicidi. Millenni di sensi di colpa e di inutili, pericolosissime vergogne che inchiodano una ragazza, una donna ad andare con fiducia, senza "armi", di fronte al proprio assassino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Filippo Bertozzi

    15 Settembre @ 21.46

    Trovo molto bello e giusto quel che scrive a proposito della foto della povera Elisa. Mi permetto di aggiungere una riflessione: io sono anche stanco di leggere articoli che descrivono gli assassini come persone miti e taciturne o che non erano mai state violente prima d'ora, dando involontariamente il messaggio che siano persone normali che hanno sbagliato. Così come le dichiarazioni di pentimento o che sono sconvolti, tramite i loro avvocati. Di questi assassini vigliacchi, bisognerebbe solo divulgare foto e generalità, senza dare loro ulteriore spazio o notorietà: non meritano nessuna, neppure inconscia, commiserazione.

    Rispondi

    • Filippo

      16 Settembre @ 09.05

      filippo.cabassa.1970@gmail.com

      La cosa che spaventa di più è proprio che una persona descritta da tutti "mite e taciturna" si possa di colpo trasformare in assassino. Il mostro spesso lo trovi dove meno te lo aspetti, purtroppo.

      Rispondi

  • Bastet

    15 Settembre @ 14.01

    Elisa meritava di vedere l'avanzata delle rughe sul proprio volto!!!!Meritava di diventare madre e nonna!Meritava tante cose Elisa!!!...e quoto Chiara Cacciani!Merita altre foto!...L'essere lercio che ha fatto questo,merita il carcere a vita come tutti gli esseri come lui!

    Rispondi

  • Massimiliano

    15 Settembre @ 13.38

    Elisa si, meritava un'altra foto, ma ancor di più meritava di VIVERE, di vivere una vita intera, mentre, invece è stata ammazzata come un animale da quella bestia che diceva di amarla. Meritava un'altra foto, forse, sicuramente meritava la vita...... Non si può dare colpe ai giornalisti, loro fanno il loro lavoro, hanno il diritto/dovere di documentare, chi legge invece ha il dovere di guardare oltre alla foto..... Pensiero un po' contorto il mio, ma chi vuol capire....

    Rispondi

  • Berta

    15 Settembre @ 09.28

    Mi sembra un insulto pubblicare foto di Elisa accanto al suo assassino. Lo stesso discorso vale per tutte le vittime di mostri criminali, naturalmente. Ma voi giornalisti continuate pure, fregandovene della sofferenza delle famiglie delle vittime.

    Rispondi

    • 15 Settembre @ 11.16

      E' esattamente la tesi sostenuta, con maggior garbo,dall'articolo di Chiara Cacciani.

      Rispondi

  • Valerio

    15 Settembre @ 08.18

    raq.cantiere.hera@gmail.com

    piu' che una foto differente, meritava senz'altro di vivere.

    Rispondi

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