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Legionella, un 73enne in gravi condizioni

Legionella, un 73enne in gravi condizioni
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Sono 12 le persone ricoverate al Maggiore che hanno contratto il batterio della legionella. Undici non sembrano destare gravi preoccupazioni, ma un 73enne è in condizioni critiche in Terapia intensiva respiratoria. Intanto, l'Ausl ha dato il via ai campionamenti nel quartiere Montebello per tentare di capire cosa abbia scatenato l'epidemia.

Anziani ma anche persone sotto i 50 anni. Sono dodici le persone ricoverate al Maggiore che hanno contratto il batterio della legionella. Undici sono in reparti internistici - e il loro iter clinico rientra nella norma -, mentre un 73enne, con diverse patologie pregresse, è in condizioni critiche ed è tenuto sotto controllo dai medici della Terapia intensiva respiratoria. In totale, otto uomini e quattro donne, con un età compresa tra i 45 e i 78 anni. Altri due pazienti nel frattempo sono usciti dal Maggiore.

Campionamenti, come e dove

Malati nella maggior parte dei casi residenti o che lavorano nella zona compresa tra via Traversetolo, via Montebello e via Pastrengo. Perché è in quella fetta della città che si concentrano i casi. E' il risultato dell'indagine portata avanti dai servizi dell'Ausl di Parma. Che ha già dato il via ai campionamenti per tentare di verificare che cosa abbia scatenato l'epidemia, concentrata in una zona circoscritta ed esplosa in tempi rapidissimi. Perché il contagio non avviene per ingestione ma inalando acqua sotto forma di «aerosol» generati da rubinetti, docce, fontane, impianti di umidificazione. E - aspetto importante - la legionella non si trasmette da persona a persona. Così diventa fondamentale - anche se non sempre è possibile verificarlo con assoluta certezza - capire dove si annida il microrganismo della legionella. «Tutte le segnalazioni sono arrivate nel giro di tre giorni e provengono da una stessa area della città, il che fa pensare a una fonte di esposizione comune - spiega Franca Sciarrone, responsabile del Servizio di Igiene pubblica dell'Ausl -. Le analisi non sono semplici: i campioni sono stati inviati all'Arpae e a un centro analisi di Bologna. Ma serviranno ancora alcuni giorni per avere i risultati».

Verifiche anche nelle case

L'indagine è partita dalla rete idrico-potabile, ma verranno verificati anche i punti di erogazione esterna, come le fontane, e gli irrigatori su parchi pubblici, che dovranno rimanere temporaneamente spenti in via precauzionale. Controlli verranno anche effettuati sugli eventuali impianti di raffreddamento con «torri di evaporazione» all'esterno. Non si tratta dei moderni condizionatori installati in molte case, ma vecchi impianti presenti soprattutto in ambienti di lavoro. I campionamenti, che andranno avanti fino a lunedì, verranno però attuati anche nelle abitazioni delle persone che hanno contratto il batterio. Tre i tipi di prelievi: uno all'ingresso del contatore, uno dal rubinetto dell'acqua fredda e uno dalla doccia dell'acqua calda. Finora, comunque, i campioni nelle case hanno dato esito negativo. «In via precauzionale abbiamo contattato Iren per la clorazione delle acque - sottolinea Maurizio Impallomeni, direttore dell'area Igiene ambientale dell'Ausl -. In realtà, ci sono poche cose ma utili da fare per cercare di scongiurare il contagio: far scorrere l'acqua sopra i 50º, stando ovviamente attenti se ci sono bambini o anziani; rimuovere e pulire in modo accurato i filtrini dei rubinetti e le cipolle delle docce; non riporre ma lasciare pendenti le docce "a telefono", in modo da evitare i ristagni d'acqua; evitare di usare le vasche idromassaggio».

In campo la Regione

Da parte sua, la Regione ha attivato un’unità di crisi, con competenze tecnico-scientifiche elevate e specifiche, come ulteriore misura di sicurezza per ridurre il rischio di infezione da legionellosi. L’unità è composta, oltre che dalle aziende sanitarie di Parma (Ausl e Ospedale), da esperti dei servizi regionali che si occupano di prevenzione e controllo delle malattie infettive e da esperti di Arpae. Si avvarrà, inoltre, del supporto qualificato di esperti dell’Istituto superiore di sanità (Iss). «In Emilia Romagna - ha sottolineato l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi - è attivo da tempo un piano di controllo e prevenzione della legionellosi tra i più avanzati che, in linea con l’attuale normativa, garantisce standard di sicurezza adeguati. Questa unità di crisi costituisce una misura ulteriore di sicurezza per individuare le cause del focolaio e risolvere rapidamente la situazione. Una decisione presa - ha aggiunto Venturi - considerando la complessità di questa tematica, che richiede interventi molteplici e il coinvolgimento di diversi soggetti». r.c.

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  • Vercingetorige

    30 Settembre @ 12.23

    Ho già detto che la prima epidemia di legionellosi , con alcuni casi mortali , fu segnalata negli Stati Uniti , ad un raduno di ex combattenti . Il microbo venne trovato nell' impianto di condizionamento d' aria. Allora , QUESTA EPIDEMIA , PER IL MOMENTO CIRCOSCRITTA , NELLA ZONA DI VIA MONTEBELLO , FA PENSARE CHE LA FONTE DEL CONTAGIO SIA UNA . GLI AMMALATI SONO DI ESTRAZIONE SOCIALE DIVERSA , CON OCCUPAZIONI DIVERSE , ALLORA BISOGNEREBBE COMINCIARE A CERCARE IN UN LUOGO IN CUI PERSONE DISPARATE SI RITROVANO , e lì si cominci a cercare dagli impianti di condizionamento d' aria.

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