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«Mia figlia merce di scambio»

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La madre di una 15enne accusa il Vico Basket di aver chiesto 10mila euro per lasciarla giocare nelle Tigers. Il Vico smentisce: «Chieste solo le quote di iscrizione anticipate», le Tigers precisano: «Incomprensioni fra le due società».

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  • Vercingetorige

    09 Ottobre @ 18.16

    Personalmente credo che le Federazioni dovrebbero togliere ogni vincolo societario a ragazzi , e ragazze , di età inferiore ai sedici anni. Si iscrivano alla Società che vogliono , senza vincoli , pagandosi solo la loro quota d' iscrizione , che non sarà certo di 10000 euro . Se ammettiamo la compravendita di bambini e bambine che giocano a palla non ci scandalizziamo poi se , in Banca , ci rifilano le obbligazioni "subordinate" !

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    • Filippo Bertozzi

      09 Ottobre @ 20.08

      Teoricamente giusto, ma credo che non risolverebbe il problema: le società professionistiche si rivolgerebbero direttamente ai ragazzi e alle loro famiglie, con offerte sottobanco. Succede già, con promesse di far giocare i ragazzi in categorie superiori, giusto per convincerli a spostarsi.

      Rispondi

  • ab9pr

    09 Ottobre @ 12.06

    alberto_bianco@alice.it

    Filippo l'articolo non parla di ragazzi delusi e nemmeno di professionismo. Per il comportamento del genitore oggetto dell' articolo sono d'accordo con te..

    Rispondi

    • Filippo Bertozzi

      09 Ottobre @ 15.00

      le problematiche legate ai cartellini, nascono da trasferimenti negati a ragazzi delusi perché giocano poco e vogliono cambiare squadra. Poi i genitori intervengono nella maniera sbagliata e polemizzano sui media. Questo, intendevo.

      Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    09 Ottobre @ 11.30

    @the mari: ammetto di essere insofferente a quei genitori che probabilmente non hanno mai fatto sport agonistico in vita propria, ma pretendono che ai figli si applichino regole da catechismo...

    Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    09 Ottobre @ 10.33

    @ab9pr: Ovviamente ho enfatizzato il concetto, ma nella ginnastica artistica (o nei tuffi) si sono visti alle olimpiadi bambini di 12/13 anni e atleti dell'età della Ferrari sono più l'eccezione che la regola. Per il resto, regole amministrative sui cartellini, che si possono anche non condividere ma nascono per tutelare le società dilettantistiche da "furti" di quelle professionistiche, possono essere usate per insegnare ai ragazzi anche a sopportare delusioni e ad impegnarsi maggiormente per migliorarsi e per ottenere i propri obiettivi. Però ci vuole buon senso: e se spesso manca nei dirigenti sportivi, altrettanto latita in quei genitori che strepitano sui media senza capire determinate dinamiche. @danyel: Non credo che neanche le società giovanili più competitive ne facciano un gran business, però gli capita che gli atleti migliori gli vengano prelevati da quelle professionistiche senza neanche gli vengano riconosciuti i diritti di formazione: a questo servono certe regole.

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  • Lucio G.

    08 Ottobre @ 15.43

    A 15 anni la finalità di qualsiasi attività deve essere formativa ed educativa. Soldi, cartellini, esclusioni, competizioni .... sono parole e comportamenti che non devono esistere. Lo sport, fondamentale, perché è rigore, partecipazione non può sottostare alle regole malsane che si sono venire a creare nelle società anche di pallavolo, basket che imitano il calcio. Quest'ultimo rappresenta l'origine di tutti i mali dello sport. Sono un genitore e NON CI STO. A me interessa educare i ragazzi. Non attraverso i cartellini, i soldi, le partite fatte giocare SOLO per vincere a chi è più bravo. Questo accade anche per i tornei di serie zeta dove i ragazzi a 12, 14, 16 anni giocano perché stanno CRESCENDO.

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    • Filippo Bertozzi

      08 Ottobre @ 17.34

      A 15 anni in qualche sport olimpico si è già vecchi, in altri si esordisce fra i professionisti: se le regole dello sport, che ci sono perché poi può sfociare nel professionismo, non ti stanno bene, tuo figlio mandalo in cittadella o tienilo a casa a giocare alla playstation. Soldi, cartellini, esclusioni e competizioni fanno parte della vita, come dello sport: se ti interessa educare i ragazzi puoi farlo anche senza parlare di cose che evidentemente non conosci.

      Rispondi

      • ab9pr

        09 Ottobre @ 09.15

        alberto_bianco@alice.it

        Filippo il tuo ragionamento è corretto fino a mezzogiorno. A 15 anni non si è vecchi in nessuno sport, in altri è vero che si esordisce nei professionisti ma l'articolo in questione non parla di società professionistiche. Le regole di cui parli tu non sono regole sportive ma prettamente amministrative e commerciali (comprare, vendere, cartellini, ecc.). Nel caso specifico se la proprietà del cartellino è del Vico Basket non mi sembra ci sia nulla di strano. Inoltre in questo caso non tirerei fuori nemmeno il discorso educativo perché la vendita e l'acquisto del cartellino sportivo tra due società è assolutamente normale, anche in squadre NON professionistiche.

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      • the mari

        09 Ottobre @ 07.47

        Meno male che non sei un talebano... Se le società sono l unica alternativa alla cittadella ( che in inverno non offre molte possibilità di fare sport ) perchè le istituzioni non garantiscono il diritto alla pratica sportiva, allora i genitori dovrebbero assolutamente farsi patrocinare da un legale esperto in diritto sportivo per scoprire le ciniche regole che vanno ad accettare iscrivendo i propri figli alle società sportive che ipocritamente inneggiano ai valori dello sport nelle loro locandine ma che si attengono poi scrupolosamente alle ferree norme che le tutelano in queste vicende...

        Rispondi

      • Danyel

        08 Ottobre @ 20.44

        beh, allora mettiamola cosi: DEVONO essere le societa' stesse, nei loro regolamenti e statuti, a specificare se vogliono far sport per educare i giovani, o se lo vogliono fare per "business"! Cosi' giovani e genitori si sanno regolare!

        Rispondi

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