Legionella

Montebello, qui la gente ha ancora paura

Niente docce per i giocatori

Sabato in Municipio tavolo interistituzionale convocato dal sindaco
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Legionella, tutte le paure degli abitanti del quartiere Cittadella: «Nessuna risposta, continuiamo a vivere alla giornata nella speranza di non essere i prossimi contagiati». Ancora off-limits le docce della Montebello in via De Gasperi, costola di piazza Maestri. Anche ieri durante una partita di piccoli grandi atleti molti genitori hanno raccontato che hanno preferito usare bottiglie di acqua anziché le docce.

«Le risposte delle istituzioni? Non abbiamo saputo nulla. Non siamo tranquilli per niente: continuiamo a vivere alla giornata, nella speranza di non essere i prossimi contagiati dalla Legionella». O ancora: «Ma possibile che nel 2016 non si riesca a individuare la fonte del contagio? E’ più plausibile che ci siano scoperte “scomode” dietro le analisi». Perché il punto per il Montebello, ma non solo, rimane questo: la verità sul focolaio che è deflagrato nel quartiere Cittadella ancora sfugge. Dopo l’ultimo ampio report fornito dall’Unità di crisi regionale, con (pochi) numeri essenziali, non si dipana il mistero sull’epidemia che «è ormai conclusa», come ribadiscono le autorità sanitarie. Ma non si placa il bisogno di risposte. E non a caso Lorena Poggi, dna fidentino, ribadisce che «nonostante il campetto da calcio della Montebello, funzioni regolarmente ho vietato a mio figlio di farsi la doccia lì. I timori rimangono, così come molti dubbi». A darle manforte in un sabato bigio è anche Marco Marchinetti: «Onestamente non so più cosa pensare – va al sodo il papà che lavora nel quartiere Cittadella -. Non possiamo fare a meno di chiederci: non hanno dato risposte perché non possono, nel senso che non hanno i risultati in mano, o non vogliono?». «Sicuramente c’è poca informazione, l’impressione è che nemmeno gli esperti abbiano un’idea precisa – azzarda cauta Luisa Zammarchi -. Essendo diffidente per carattere, in questa vicenda vedo qualcosa di “occulto”: probabilmente qualcosa sanno, ma non vogliono diffonderlo pubblicamente per non generare panico». Scettici anche Marcella Ghidini e Diego Borgognoni, madre e figlio baristi: «I primi tempi le persone di piazzale Maestri avevano paura perfino a prendere un caffè – spiega lei, pragmatica – le risposte date alla Gazzetta, alla gente? In realtà da quel che ho letto non è stato detto nulla di sostanziale». Anche secondo Diego «c’è molta fretta di archiviare questa faccenda, di far calmare le acque». «Risposte? Dagli enti non abbiamo saputo niente – chiosa Alberto Rosi mentre porta a spasso un cucciolo che incanta il quartiere -. Adottiamo tutte le precauzioni possibili, ma certo non ci sentiamo sicuri. Viviamo alla giornata nella speranza di non essere i prossimi colpiti». Sul capitolo informazione tardiva e gestita malamente, poi prendono la parola in tanti. «Non sono soddisfatto delle informazioni diffuse, però credo non sia facile gestire una situazione di questo genere – commenta Stefano Benassi - Non abbiamo nemmeno capito fino in fondo se l’epidemia sia circoscritta al quartiere». «Onestamente non vivo nella paura – dice invece Massimiliano Parenti, che abita nel quartiere San Lazzaro – però che sia stata gestita male, in ritardo e che sia stato detto tutto e niente è vero». Anche per Pier Luigi Tramalloni, da mezzo secolo in piazzale Maestri, «la sostanza è che non ci ha capito niente nessuno». Sull’informazione «carente» concordano Ilenia Rastelli e i coniugi Elisabetta ed Agostino Pregevole. Ma secondo marito e moglie «l’impressione è che stiano andando a tentoni e rimane inquietante, nonché grave, che nel 2016 le istituzioni non siano in grado di accertare la fonte del contagio». Invece Giovanni Bocchi, che approda in piazzale Maestri da Fornovo, sostiene che «nonostante le ultime comunicazioni siano state rassicuranti, la percezione è che la vicenda sia stata sottovalutata. E, soprattutto fra i genitori, rimane la preoccupazione». Più fiducioso Giovanni Lucca 48anni che assicura: «a me rasserena molto che non siano state prese delle misure per l’ospedale della Città di Parma, perché vuol dire che fondamentalmente l’emergenza è rientrata». Anche Filippo Cogni, che frequenta solo saltuariamente la zona rossa, si dice sereno: «Purtroppo nel mondo ci sono tante cose da affrontare, e la legionella è una di queste».

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  • paolo

    24 Ottobre @ 13.21

    il problema è semplicemente che ci si deve rassegnare che sebbene siamo nel 2016 non è che quando c'è un problema c'è la soluzione e se non la si trova in qualche giorno c'è negligenza. Anche l'influenza fa star male molte persone, e molte altre muoiono. quindi confidiamo nelle istituzioni e speriamo che si risolva tutto per il meglio.

    Rispondi

  • francesco

    23 Ottobre @ 20.36

    Comunque al centro della mappa del contagio c'è proprio la Città di Parma, avranno anche escluso che il suo impianto di torri di raffrescamento sia implicato ma come detto da qualcuno siamo sicuri che ci venga detto sempre la verità?

    Rispondi

    • 23 Ottobre @ 21.39

      (Dalla redazione) Beh, sono i comunicati ufficiali delle autorità sanitarie che escludono la clinica. Nel mondo reale questi comunicati sono estremamente attendibili, anche se i risultati non sono ancora definitivi. Nel mondo delle teorie cospirative un po' meno.

      Rispondi

      • francesco

        24 Ottobre @ 16.30

        Non intendevo che il Comune o la Gazzetta ne' tanto meno l'USL nascondessero i risultati delle analisi, ma visto che è stato appurato che su questi grossi impianti non vengono fatti controlli, chi ci dice che una volta scoppiato il caso legionella alcuni responsabili della manutenzione non si siano affrettati a buttare litri di cloro nei vasconi, a prescindere, prima del controllo dell'USL? Ormai la paura sta passando ma come sempre (in Italia) finirà che la responsabilità non è di nessuno

        Rispondi

  • Vercingetorige

    23 Ottobre @ 18.26

    SENTITE , adesso , questa psicosi della legionella , sembra diventata la pubblicità del Mulino Bianco ! Quello che era possibile dire , su base tecnicamente corretta , è stato detto . Non si può "rivelare" quel che non si sa. Le precauzioni igieniche che le persone possono prendere sono state ampiamente dette dappertutto . La fonte del contagio , per il momento , non è stata identificata , e succede abbastanza spesso , non solo a Parma, e può darsi che non sia identificata mai . Peraltro , non è detto che sia una sola. Che sia nel luogo contro il quale qualcuno punta il dito con gran clamore non si può escludere , ma bisogna anche chiedersi come mai , se così fosse , in quel luogo ci sia stato , a quanto pare , un solo caso , e non un' epidemia tra tutti gli ospiti , come ci fu nel famoso "albergo dei Legionari" di Philadelphia nel 1976 ( non nel 1956 ! ) . A questo punto , se volete andare a cercare il dinosauro nel lago di Loch Ness , buon viaggio !

    Rispondi

  • Filippo

    23 Ottobre @ 15.20

    Addirittura non far fare la doccia ai figli. Certa gente dovrebbe mettersi in una campana di vetro, e non uscirne più: farebbe un favore a tutta la società.

    Rispondi

  • Michele

    23 Ottobre @ 11.27

    mandra_sala@libero.it

    @sabcarrera oggi è stato fantastico. Bravo. Tuttavia, le torri non sono state l'aggancio alla epidemia. Restano grosse ombre sui movimenti fatti di nascosto sull'acquedotto, cisterne strane, tonnellate d sanificante, metodi di depurazione non efficienti e/o installati male, controlli non eseguiti.... silenzio su tutto.. perché ?

    Rispondi

    • 23 Ottobre @ 16.04

      (Dalla redazione) Per l'ultima volta: le autorità sanitarie hanno escluso, ancora pochi giorni fa con il comunicato di venerdì, che l'epidemia sia stata generata dall'acqua dell'acquedotto.

      Rispondi

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