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Nella Chicago di Hillary Clinton: sorpresa e sgomento. E gli immigrati hanno paura

Nella Chicago di Hillary, sorpresa e sgomento
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In poche ore a Chicago, la città di Hillary Clinton, il sogno si è trasformato in disfatta. E adesso gli immigrati hanno paura. Il reportage di Luca Pelagatti.

Luca Pelagatti

Hillary Clinton voleva la luna. Peccato: l’ha persa per ben due volte. La prima è stato nel settembre del 1961, durante il secondo anno della scuola di legge a Yale, quando scrisse alla Nasa offrendosi come aspirante astronauta. «Sorry – risposero da Washington. – Accettiamo solo uomini». La seconda è stata ieri: voleva vendicarsi e portare la prima donna ancora più in alto, addirittura nel cielo del potere. Tra le stelle onnipotenti della Casa Bianca. «Sorry, quel posto è mio», ha sbuffato Donald J. Trump ghignando con la sua faccia da joker settantenne al termine di una gara feroce dove chi vince si prende tutto: 290 grandi elettori contro 218. Non sono numeri: sono la distanza tra il trionfo e la disfatta.

Eppure fino all’ultimo qui a Chicago, la città dove Hillary è nata e ha studiato, tutti ci avevano sperato. Anzi, proprio creduto. Bastava ascoltare le parole di Rosario, addetta alle pulizie di inequivocabile etnia latina, impegnata a lucidare marmi nelle sale neoclassiche del Field Museum: «Io ho votato in anticipo per non fare code. Tanto come andrà a finire lo immaginiamo tutti». Ecco, forse la chiave di tutto è proprio qui, nelle parole di Rosario e di tutti quelli che non hanno preso troppo sul serio «The Donald», uno che nelle sue autobiografie - e parliamo di quelle autorizzate - si vanta di essere stato, fin da piccolo, un attaccabrighe. «Alle elementari ho fatto un occhio nero al mio maestro», si pavoneggia il tycoon. I segni del destino vanno interpretati per tempo: e questo forse è un dettaglio che non andava sottovalutato. Non solo questo, è certo. Un altro segnale, troppo facile da citare adesso, a urne chiuse e dopo che lo champagne è stato stappato all’Hilton Midtown sulla Sesta di New York, dove Trump ha stabilito la sua base, lo si poteva notare passeggiando, il giorno prima dell’Election day, tra i prati curati come campi da golf della Chicago University, un posto dove i premi Nobel si contano a dozzine, come le rose dei mazzi. Gli studenti facevano merenda sulle panchine al sole, le case sembravano uscite da un quadro preraffaelita: c’erano anche i prevedibili scoiattoli in cerca di briciole nelle aiuole. Tutto perfetto, tranne un dettaglio: un uomo, capelli grigi e occhi di brace, che sbraitava di non votare questi due mostri, sventolando un cartello dove Hillary e Trump erano dipinti come un vampiro e un Hitler da caricatura. Gli studenti non sembravano neppure notarlo: ma l’America è più grande e forse ingenua dei campus universitari, dove crescono i piccoli geni intrisi di credo liberal. E in tanti, fuori da qui, hanno creduto all’idea ripetuta come un mantra mille volte in questi mesi: «Non fidatevi di Hillary. E’ corrotta». D’altra parte lo ricordate? Trump è quello che ha condotto in tv «The Apprentice», il reality dove forgiava potenziali uomini di successo. Lui, ancora non lo aveva detto, ma per sé aveva già scelto il ruolo da apprendista presidente. E la sua frase celebre «you are fired», ovvero «sei licenziato», adesso se l’è giocata con la Clinton.

D’altra parte i sondaggi lo avevano detto: uno dei valori più importanti era la ricerca di novità. Hillary, già senatrice, poi first lady e pure segretario di Stato certo non poteva passare per volto sconosciuto. E adesso nel partito democratico qualcuno si chiederà: «Dove abbiamo sbagliato?». Forse a non prendere per buono il commento ingenuo ripetuto innumerevoli volte davanti a un seggio da chi usciva dopo avere votato: «Cosa mi aspetto da un buon presidente? Che si prenda cura di me». Un sogno irrealizzabile, è ovvio, una pretesa teneramente infantile. Ma in una terra dove in tanti, in questi pochi anni, si sono trovati derubati del sogno di vivere un po’ meglio dei loro padri, e tanto meglio dei loro nonni, anche le promesse impossibili possono far girare la testa. Ora Trump avrà il suo bel da fare per passare dalla lusinga alla realtà. E trovare il modo per coccolare questo popolo stranamente smarrito.

Uno sconcerto che nelle ore dello spoglio iniziava ad invadere gli occhi anche di chi in Hillary aveva sperato, come i camerieri sudamericani della Cantina Laredo, tra i grattacieli del centro. Quelli che vedendo le prime proiezioni hanno smesso di ridere e poi, col passare degli exit poll, anche di smazzare margaritas. Tanto anche ai clienti era passata la voglia di bere. Sarà un caso: la cucina doveva chiudere alle 22. Alle 21 la sala era desolatamente vuota.

«Noi siamo preoccupati della vittoria di Trump - si sfoga uno degli addetti dietro il bancone. - E’ logico: ha detto che vuole chiudere la porta davanti a chi, come noi, arriva da un altro Paese». Una dichiarazione di intenti tutta da soppesare e che, di certo, esclude i parenti: Melania, la sua maliarda terza consorte, è nata in Slovenia. Ivana, la seconda moglie ora in causa con il tycoon, è della Repubblica Ceca.

Anche per questo cruccio, forse, con il passare delle ore in tanti hanno accelerato il passo verso la solita metropolitana fracassona puntando diritti a casa, per rifugiarsi davanti alle tv, a farsi stordire dal balletto delle proiezioni, dal gioco delle grafiche in rosso e blu. Come il colore dei partiti che in un risiko tutt’altro che virtuale conquistavano, contea dopo contea, il paese.

In un altro locale a due passi dal fiume, la Sweetwater Taverne, fino al giorno prima c’erano almeno dieci tv sintonizzate ognuna su uno sport diverso, su una differente gara di baseball, basket, hockey, football. Anche ieri sera erano sincronizzati su emittenti concorrenti: Fox, Cnn, Cbs. Strano però trasmettevano tutti la stessa sfida: quella all’ultimo voto. Quando è arrivata la mezzanotte poi negli stati centrali degli Usa il risultato è apparso ormai definitivo. Certo mancavano ancora i voti della lontana Alaska e di alcuni stati, definiti troppo sospesi per essere attribuiti con certezza di decimali nelle proiezioni degli statistici; con gli «zero virgola» non si scherza quando sono in ballo i destini degli Usa.

Nel frattempo, però, era arrivata, come un presagio definitivo, la frase di un video su Twitter dove Barack Obama vaticinava una sconfitta annunciata: «L’America rimarrà la più grande nazione e qualunque cosa accada il sole continuerà a sorgere domattina». Vero. Però adesso che la luce inizia a filtrare sulle strade di Chicago risalendo dalle rive ancora addormentate dello sterminato lago Michigan, chissà come mai, tira un gran vento gelato.

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  • Parmigiana

    10 Novembre @ 20.21

    Gazzetta crei una rubrica ad hoc per Vercingetorige, i suoi commenti sono meglio della notizia! Interessanti preparati e facili da leggere

    Rispondi

  • Oldsailor

    10 Novembre @ 19.21

    Falsi come lapidi! Si, sto parlando dei massimi rappresentanti mondiali e dei media. Abbiamo assistito pochi giorni fa alla cena di "addio" tra mister Obama e il nostro Renzi, che gli rifilava delle leccate tali da depilarlo! Senza contare tutti gli altri che davano Donald per spacciato. Ora però che le cose sono cambiate, tutti a baciargli il deretano; Hollande e la Merkel per primi! Questo dimostra due cose: uno, la inaffidabilità degli "exit Pool", che hanno dimostrato ancor una volta di azzeccarci come il nostro mitico "conoscitore atmosferico" Zambrelli! Due: il distacco della politica dal popolo, nonostante il lecchinaggio spudorato dei media a favore del potere in carica! Mi vien da vomitare quando sento questi 4 gallinacci sgallettati; ma "INTELLETTUALI" che parlano di poveri idioti decerebrati (la massa) che ragionano di pancia e di stomaco! Questo vuol dire che ste persone non hanno capito una cippa di quello che vuole il POPOLO! Il popolo, vuole una politica che gli sia vicina e che non lo vessi in continuazione! Vuole una GIUSTIZIA VERA! e non quella farsa a cui assistiamo giornalmente! Vuole che lo strapotere di questi loschi individui venga drasticamente ridimensionato; e mandato a casa chi non fa il suo dovere! Vuole che finisca questa immigrazione clandestina di miserabili, ladri, puttane, spacciatori e delinquenti vari; come se non ne avessimo anche troppo di autoctoni! Vuole che si indaghi a fondo su tutte queste COOP e "Onlus" che mangiano a sbafo alle nostre spalle! Vuole lavoro GIUSTAMENTE retribuito! Vuole circolare di sera senza il rischio di essere rapinato, pestato o violentato! In poche parole, vuole che la politica scenda al suo livello; e non il contrario! Benvenuto Donald, se riuscirai a metterti d'accordo con Putin e lascerai che la "vecchia Europa" si faccia i C...suoi senza "ombrelli" USA; ne avremo tutti da guadagnarci! Spero solo che non faccia la fine di Kennedy!

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    • 10 Novembre @ 21.17

      (dalla redazione) Un consiglio: usi meno punti esclamativi.

      Rispondi

  • Vercingetorige

    10 Novembre @ 16.54

    Tutto l' "establishment" italiano (e non solo ) , politici , giornali , televisioni , sta letteralmente mingendo contro vento per l' elezione di Trump . Personalmente mi scappa un po' da ridere guardando le facce dei conduttori televisivi e dei loro ospiti. Sembra che gli sia morto il gatto. Facce da funerale di terza classe fatto a debito. Che questa elezione possa segnare l' inizio della fine del "Quinto Potere" ? Guardate però la risposta dei Mercati Finanziari e delle Borse . Superato un primo momento di panico , durato solo poche ore, sono in forte risalita in tutto il mondo. Questa non è un' opinione. E' un fatto . Sono soldi . Un sacco di soldi , e le chiacchiere stanno a zero !

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  • Vercingetorige

    10 Novembre @ 12.29

    Anche le principali ragioni per cui è stato eletto Trump mi sembrano tre . LA PRIMA : rappresenta il "cow boy" , tipico capo della famiglia patriarcale della tradizione americana. Larga parte degli Americani non vuole come Presidente una donna. SECONDA : ha promesso posti di lavoro. Negli Stati Uniti ci sono regioni , del cosiddetto "rust belt" e del "midwest" , che vivevano soprattutto di industria manifatturiera . Con la "globalizzazione" del mercato e l' abolizione delle barriere doganali molti industriali americani ( come anche italiani ) , hanno "delocalizzato" , cioè hanno trasferito le fabbriche all' estero , dove pagano meno tasse e pagano molto meno la mano d' opera. Questo ha notevolmente impoverito quelle regioni . Ora Trump ha promesso di prendere provvedimenti contro gli imprenditori che "delocalizzano" e di reintrodurre dazi doganali per le merci in entrata negli Stati Uniti. Questo potrebbe lasciar sperare che gli industriali riaprano le fabbriche che avevano chiuso. TERZO : il voto a Trump è stato un voto di protesta contro l' "establishment" . Grillo ha esultato dicendo che è un grande "vaffa" . Comunque Trump , forse , è un astuto uomo d' affari ( tuttavia , assumendo la Presidenza , dovrà cedere ad altri , per Legge , la gestione di tutte le sue attività e del suo patrimonio ) , ma di politica in genere , e di politica estera in particolare , è totalmente ignorante. Essendo l' uomo che , schiacciando un bottone , può distruggere il mondo , la cosa non può lasciar tranquilli. Per esempio , sembra non voler accettare il principio per cui gli USA , in quanto membri della NATO , sono tenuti ad intervenire a difesa di altri Paesi dell' Alleanza , se attaccati. La difesa dell' Europa , e dell' Italia , si è sempre fondata , finora , sul presupposto dell' "ombrello" americano . Se venisse a mancare , bisognerebbe provvedere altrimenti . Ad avere un arsenale nucleare , in Europa , attualmente , sono la Gran Bretagna , che , però ha scelto di uscire dall' Unione , e la Francia. Basterà , o dovremo farci la bomba atomica anche noi ? Il Presidente degli Stati Uniti è circondato da una fitta rete di esperti che lo informano e lo consigliano , ma , disgraziatamente , sembra che lui non ascolti niente e nessuno . Già ora si dice che diverse Agenzie , tra cui la CIA , gli abbiano trasmesso rapporti riservati , ma dicono che non li abbia neanche letti.

    Rispondi

    • Medioman

      10 Novembre @ 16.46

      Signor Vercingetorige, alcuni mie conoscenti americani mi dicevano (qualche settimana fa) che le cose non stavano come ce le raccontavano i giornali in Italia. Infatti, non si sono sbagliati. Trump era così sicuro di vincere che disse: se perdo, non so se accetterò il verdetto. Per quanto riguarda gli arsenali nucleari, io sarei più preoccupato di quelli russi, cinesi, indiani, nord coreani e di quelli a disposizione di certi Paesi arabi. Comunque, si chiama democrazia; decide il popolo, non i soliti saccenti nostrani.

      Rispondi

      • Vercingetorige

        10 Novembre @ 17.52

        Infatti , signor "Medioman" , è proprio in considerazione della strisciante proliferazione di armi nucleari in certi Paesi , come Cina , India , Pakistan , Corea del Nord , forse Iran ( Israele non ce lo vogliamo mettere ? ) che le eventuali incertezze sull' "ombrello" americano assumono un aspetto destabilizzante. La Russia , in quarant' anni di "guerra fredda" , ha dimostrato di saper gestire il proprio non meno bene degli Stati Uniti. Non so quali "Paesi Arabi" , attualmente , abbiano un arsenale atomico , a meno che lei non voglia considerare "Paese Arabo" l' Iran , che , però , al momento , sembra non ce l' abbia ancora , poi , pur essendo una Nazione Islamica , è un "Paese Arabo" assai atipico. Comunque , nessuno mette in dubbio il diritto degli Americani ad eleggersi il proprio Presidente. Si dice , però , che , forse , sono un po' diversi da quelli che vediamo al cinema.

        Rispondi

  • Vercingetorige

    10 Novembre @ 11.10

    Le principali ragioni per cui Hillary non è stata eletta sono tre. PRIMA RAGIONE : la maggior parte degli Americani voleva , come proprio capo , qualcuno che rappresentasse la tradizionale famiglia patriarcale americana . Quella del pioniere che , con la sua "colt" ed il suo "winchester" cacciava indiani e banditi , difendendo i suoi campi ed il suo bestiame. La maggior parte degli Americani non vuole una donna come Presidente. SECONDA RAGIONE : Hillary è già stata "first lady" per tutta la presidenza del marito , poi è stata Segretario di Stato ( la carica politica più importante in USA dopo il Presidente ) con Obama, poi è stata Senatrice per lo Stato di New York. Ora si è presentata come aspirante alla Presidenza. Gli Americani a questo punto si sono domandati se volesse fare della Casa Bianca una corte reale a discendenza ereditaria. TERZA RAGIONE : si dice che fosse sostenuta e legata ad ambienti finanziari di dubbia reputazione.

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