Intervista

Niccolò Agliardi: «Braccialetti rossi mi ha cambiato»

Niccolò Agliardi: «Braccialetti rossi mi ha cambiato»
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«Nella mia vita non c'è mai stato nulla di così deflagrante come Braccialetti rossi, a livello emozionale e umano oltre che professionale», spiega in questa intervista Niccolò Agliardi che sabato sarà al Teatro Magnani.

Mara Pedrabissi

Fino all'anima della parola. Tende a lì l'eloquio pulito di Niccolò Agliardi, “intercettato”, consenziente, su un treno per Roma, all'altezza dei cieli fiorentini, «squarciati di azzurro». Lui con le parole ci lavora, già da prima della laurea in lettere moderne, tesi sui luoghi reali e immaginari nelle canzoni di Francesco De Gregori. Sabato sera sarà al Teatro Magnani di Fidenza, primo ospite della rassegna «Mangiamusica», ultima invenzione del giornalista Gianluigi Negri («Mangia come scrivi», «Mangiacinema»). Agliardi porterà il suo romanzo, «Ti devo un ritorno», Salani editore. Ma, ovviamente, anche le canzoni: così ci si aspetta da uno che ha firmato successi per Laura Pausini («Simili», insieme alla stessa cantante e a Edwyn Roberts), Emma e molti altri.

Di norma, il successo di una canzone illumina chi la interpreta e non chi l'ha composta. Il tuo è uno dei rari casi di parolieri famosi...

«Questa riflessione mi fa sorridere ma non è inopportuna. Da ragazzo, a vent'anni, avevo un senso della vanità meno controllato, mi volevo mostrare. Il punto era che non avevo un talento adeguato per essere cantante o cantautore. Non avevo la maturità necessaria. Ho imparato che ci sono cose che mi piace regalare e altre che tengo per me, perché penso di poterle fare meglio. E' questa la spiegazione del percorso anomalo della mia carriera. So stare dietro le quinte, come Cirano de Bergerac, ma so anche appagare la mia vanità. Cammino in equilibrio su un filo che è alto ma non spinato».

Impossibile non domandare di «Braccialetti rossi», di cui firmi la colonna sonora fin dalla prima serie. Un successo sconvolgente...

«Quando Carlo Degli Esposti di Palomar mi contattò la prima volta, mostrandomi il format spagnolo, compresi subito l'enorme potenzialità ma ebbi il dubbio che si potesse riuscire a ripetere la meraviglia e la ruvidezza dell'originale. Invece ce l'abbiamo fatta. Dall'essere considerato autore prima snob, poi elevato, sono passato all'improvviso a essere identificato come un punto di riferimento per gli adolescenti. Tutto questo senza aver cambiato una riga della mia grammatica. Da lì ho compreso che l'importante è come ti poni. Certamente finora nella mia vita non c'è stato nulla di così deflagrante come “Braccialetti rossi”, a livello emozionale e umano oltre che professionale. Ho almeno quattro nuovi amici».

A proposito di giovani, li conosci bene: hai un enorme seguito sui social.

«Mi seguono in 90mila su Istagram, per lo più giovanissimi. Quasi 60mila su Facebook. Ma con i ragazzi non si ha mai il polso, sono mutevoli: un giorno è una cosa e un giorno è un'altra. Bisogna rispettare la loro mutevolezza; difficile fare un sondaggio sul loro cuore. Occorre avere rispetto delle loro fragilità. Però, frequentandoli, sono tornato a ridere molto, come non facevo da tempo. Ho imparato da loro a prendermi in giro. Ed è bello vedere che tutto può cambiare; è vero per chi è ragazzo ma è vero anche per chi ha compiuto 40 anni. Certo, noi adulti abbiamo delle responsabilità e il dovere di mettere dei paletti».

In ottobre, oltre all'album di «Braccialetti rossi 3», hai pubblicato anche un libro, il primo tutto tuo dopo il romanzo «Ma la vita è un'altra cosa» con Alessandro Cattelan. Di cosa si tratta?

«Mi sono ispirato a una vicenda realmente accaduta. E' ambientato alle isole Azzorre, dove lo “strano” naufragio di una nave in avaria porta sull’isola un carico di cocaina. È qui che Pietro, protagonista del romanzo, incontra Vasco. Pietro ha 32 anni, l'altro è un ragazzino orfano da poco. Si aiutano reciprocamente a raddrizzare le loro esistenze storte. Alla fine, credo sia un romanzo non di formazione ma di più formazioni. Un romanzo sulle persone che si vogliono bene».

Dai l'impressione di essere una persona che scava per trovare il buono delle situazioni. E' così?

«Sì, ci ho lavorato tanto, da vent'anni anche con la psicoterapia. L'unica salvezza è sapere che il tunnel finisce. Ma per uscirne bisogna passarci attraverso».

La serata di sabato avrà inizio alle 21, presenterà il critico musicale Enzo Gentile. Con Agliardi ci sarà Edwyn Roberts. Ingresso gratuito. E' prevista una degustazione.

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